-
Approfittiamo della domanda lasciata in sospeso al termine della lettura precedente: “Cosa pensa Dio della “Sua” eredità / vigna / Israele”, per soffermarci su un attributo di Dio che deve essere affiancato a quelli già visti. Esso appare molte volte nella Bibbia ed è il concetto di “Dio geloso“. Ovviamente l’analogia con la gelosia umana trova qualche limite perché nel caso umano l’altro, uomo o donna, è un soggetto esistente, ma nel caso di Dio, gli idoli sono oggetto di credenze prive di fondamento. Certo…
-
La teofania presenta un’esperienza mistica di Dio (5-6a) e ad un evento di parola (6b – 7) durante il quale Dio presenta la sua “carta d’identità” (vista nella precedente lettura) e la reazione di Mosè non può essere che la presentazione della “carta d’identità” di Israele. 34,8 «Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9 Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la…
-
Prese le distanze dal quotidiano, salito fino alla cima del monte «per Me», Mosè può finalmente vedere Dio, ma alle condizioni stabilite in Es 33,19 (lettura 57). Deve entrare nella cavità della rupe e, protetto dalla mano di Dio, lo vedrà passare, ma solo di spalle. Es 34,5 Allora JHWH scese nella nube e stette là presso di lui e proclamò il nome JHWH. 6 E passò JHWH davanti a lui proclamando: «JHWH, JHWH, Dio RAHAM (misericordioso) e HANAN (pietoso), lento all’ira e ricco di HESED (grazia) e di EMET (fedeltà) 7 che…
-
Tra la promessa della teofania e la sua attuazione c’è un intermezzo. Bisogna nuovamente salire al Sinai. Quando la Bibbia parla di “andare su un monte” (Gv 6,15) o “salire al piano superiore” (1Re 17,19), non vuole indicare una traslazione spaziale, ma un distacco dalle relazioni e dai problemi consueti. Significa: prendere le distanze da… Adesso anche Mosè deve prendere le distanze dal suo popolo, dagli animali, da ogni essere vivente: sul monte dovrà esserci solo lui con il suo Dio. Appare qui un complemento…
-
Incoraggiato dalle risposte di Dio e dalla rivelazione «hai trovato grazia ai miei occhi», Mosè osa chiedere l’impensabile: Es 33,18 « mostrami la tua Kavod – Gloria ». È una domanda non dettata da curiosità, ma dalla necessità di conoscere Dio per camminare nella Sua via ed essere quindi una buona guida per il suo popolo. Finora Mosè aveva conosciuto Dio come “qol”, voce proveniente dalla Nube e con essa poteva interloquire «faccia a faccia». Ora vorrebbe andare oltre la Nube che, in fin dei conti, mentre…
-
Gli studiosi dicono che è difficile identificare le tradizioni di appartenenza dei versetti del brano in esame perché sono stati pesantemente modificati. Però la redazione finale sembra aver fatto un buon lavoro perché non si trovano doppioni o contraddizioni e “standoci su” se ne coglie chiaramente il senso. Dobbiamo anche tenere conto, come abbiamo suggerito nella lettura 52, che l’autore di questi capitoli ha voluto mettere in evidenza i contrasti o confrontare scene che si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi. Ora, il racconto della Tenda…
-
33,7 Mosè a ogni tappa prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, ad una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del mohed convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore. 8 Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda. 9 Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con…
-
La preghiera di Mosè ha avuto successo? Potremmo parlare di successo parziale perché rimane in sospeso una minaccia. «…ma nel giorno della mia visita (paqad) punirò li punirò(paqad) per il loro peccato». Allora dobbiamo comprendere come Dio “punisce” e in cosa consiste la punizione. Di conseguenza dobbiamo esaminare la struttura dei brani successivi per cogliere il reale modo di agire di Dio e la mediazione di Mosè. La struttura che proponiamo tenendo presente i suggerimenti di B. Childs e G.A. Borgonovo è la seguente: 32,33…
-
Alla lettura secondo il metodo storico critico questo passaggio risulta un doppione perché inizia con la decisione di Mosè di “salire” a Dio per cercare di ottenere il Suo perdono. Infatti, già in 32,11 ss. c’era stata la richiesta terminata con: « E JHWH abbandonò il progetto di nuocere al suo popolo» 32,14. Se è così, dicono questi critici, allora ci sono state delle inserzioni, oppure qualcuno ha introdotto una spiegazione impertinente che complica il testo. Quindi incominciano a tagliare e spostare versetti, rimaneggiare e cambiare…
-
Mosè era riuscito a spegnere la collera di Dio, ma quando vede l’orgia di cui il “Suo” popolo è preda non riesce a trattenere la “sua” di collera. Anzitutto spezza le Tavole per mostrare apertamente che ormai l’Alleanza è stata infranta e, quasi, a smentire l’intercessione fatta a Dio poco prima perché non facesse male al “suo” popolo. Poi fatto a pezzi anche il Vitello, bruciato nel fuoco (il che fa pensare che non fosse una fusione di getto, ma una sagoma di legno ricoperta…
Non ci sono altri risultati.
Non ci sono altri risultati.