Tu fai ogni giorno un sacco di cose. Quante volte ti chiedi: perché lo faccio?
3a Domenica dopo Pentecoste
nel Rito Ambrosiano

Tu fai ogni giorno un sacco di cose. Quante volte ti chiedi: perché lo faccio? Per imprimere alla vita un andamento positivo è indispensabile fermarsi, calmarsi, pesare, riconoscere, correggersi, rinunciare, donare gratuitamente. Chi ha scelte costantemente immediate è assai difficile che riesca a non mettere da parte ciò che è indispensabile praticare per vivere in pace con se stessi e con gli latri. A partire da Gesù.
La scorsa Domenica
il Libro del Siracide
ci ha con forza incoraggiato
a guardare con fiducia alla vita.
Le sue parole riproponevano
il volere di Dio.
Ogni uomo deve essere
parte di un tutto
che ogni giorno i singoli uomini
sono chiamati a rendere
amico e solidale per tutti.
Oggi la prima Lettura
riprende da vicino i pensieri del Siracide.
Meglio li approfondisce.
Lo fa, collocandoli
dentro una possente visione generale
del mondo e della vita.
Va subito precisato
che gli autori della Genesi
scrivono seguendo
un interesse preciso e forte:
intendono spingere i credenti
a girare alla larga
da pensieri del tutto superficiali
sulla vita e sulla realtà della terra.
Essi generano visioni inconsistenti
su Dio, sull’uomo, sul mondo.
Pericolose perché riempiono la vita
di confusione e di ingiustizie varie.
Ben presto, l’uomo si ritrova
da loro spinto lontano da Dio.
Anzi, gli diventa addirittura seducente
mettersi contro di Lui.
Utilizzando il linguaggio primordiale dei miti
molto in uso nel mondo di quei tempi,
la Genesi parla al credente
delineandogli con alcune immagini semplicissime
una visione grandiosa
di Dio, del mondo, dell’uomo, della vita.
Due idee dominano questo pensiero.
Anzitutto, la prima,
afferma che Dio
è l’unica origine di tutta la realtà.
È lui che all’inizio elimina il caos.
Lui fa in modo che la terra
risulti rigogliosa e si carichi di fascino.
A tutto questo Dio assegna un unico fine:
assicurare all’uomo
una vita bella e gioiosa
La seconda idea
ricorda all’uomo
che Dio ha messo l’intera creazione
nelle sue mani.
Ma lo ha fatto a una condizione:
“Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire”.
Due idee cariche di mistero,
di indicibile.
Effettivamente, all’uomo
esse dicono “tutto”.
E al tempo stesso, gli chiedono “tutto”.
In tal modo, lo rinserrano nel silenzio
dove si può solo meditare e pregare.
Gli parlano e gli ricordano
che Dio non si è limitato
a creare “tutto”.
Chiede, infatti, all’uomo
di vivere dentro un rapporto pieno e sincero con Lui.
Quindi di vivere sempre consapevole
che, se si svincola da Dio,
la morte piomberà su di lui e sarà per lui la fine.
Pochissime parole.
Ma queste pochissime parole sono bastate
a intere generazioni
per scoprire la via vera della vita.
Tu, ti senti vicino a Dio?
Lo capisci? Cosa provi per Lui?
Oppure, Dio ti sfugge e ti è lontano?
Vedi chiaro attorno a te o vedi confuso?
Tu, che idea ti sei fatto della vita?
La colleghi a Dio? Come lo fai?
In genere, a cosa pensi nella tua giornata?
Con quale animo vai avanti?
Quanto pensi a Dio?
Quali concrete finalità stai dando alla tua vita?
Quando devi prendere decisioni,
parti dal volere di Dio?
Questo volere esalta
il tuo animo limpido e semplice
oppure deprime la tua superbia
che si sente ingiustamente
messa in discussione e compressa?
In una parola,
vivi come Gesù vuole,
cioè, tutto pieno di quel bene
di cui Dio è tutto pieno?
Il Vangelo, oggi, ancora una volta
rilegge le Scritture antiche
e le precisa in modo definitivo.
Anzitutto, Gesù affronta l’uomo
con decisione davvero implacabile.
Dice:
“la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie”.
Precisa, tuttavia,
di non essere venuto a condannare.
Non ce ne è del resto bisogno.
È l’uomo che condanna se stesso,
perché, scegliendo le tenebre,
si getta dentro le tenebre
e si condanna da solo a morire.
Ma tu hai incontrato Gesù?
Senti, davvero,
che Gesù ti ha tirato fuori “dalle tenebre”?
Vivi con la pace e con l’entusiasmo
di chi, come Paolo manifesta nella seconda Lettura,
sa e sente che lui
non fa più parte
del mondo oscuro e generalizzato
dominato dalla trasgressione.
Lui è stato da Gesù rigenerato alla vita,
quella vera.
LETTURA Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14
Lettura del libro del Siracide
Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.
SALMO Sal 103 (104)
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore. R
Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra. R
Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R
EPISTOLA Rm 1, 22-25. 28-32
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.
VANGELO Mt 5, 2. 43-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».