La Domenica nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Tu, a cosa ti senti chiamato nella vita?

8a Domenica dopo Pentecoste
nel Rito Ambrosiano

La chiamata di Pietro e di Andrea

Tu, a cosa ti senti chiamato nella vita? Ci pensi mai a questa domanda? Pensi mai che Dio ti sta chiamando a vivere e a realizzare un qualcosa che lui ha pensato proprio per te?

Le Domeniche
che seguono la celebrazione della Pasqua
servono a noi cristiani
a mettere a fuoco
dimensioni importanti della fede in Gesù.
Poi, servono a capire come praticarle
nella vita quotidiana
con gioia ed efficacia.

Perché ciò avvenga,
di volta in volta Dio ci illumina.
Oggi con la prima Lettura
ci propone l’esperienza spirituale
di un giovinetto poco più che fanciullo.
Il suo nome è Samuele.

Nato miracolosamente,
la mamma lo ha votato
a servire il Signore nel Tempio
fin da bambino.
Certo, oggi, sulle prime
questa pagina della Bibbia
più che illuminare gli animi
li turba.
Forse addirittura li irrita.
Di questi tempi, la consacrazione
compare infatti raramente
nell’orizzonte delle scelte umane.
Pochi la capiscono.
Ancor meno la seguono.

Ma Dio non abbandona mai nessuno.
Parla a tutti, sempre,
perché ognuno possa ricevere vita da Lui.
Nonostante tutto.
Per questo, ogni pagina della Bibbia
racchiude in sé significati sempre nuovi.
È quanto mai simile alla rosa
che, in se stessa, non cambia.
Ma, secondo dove la si colloca,
evoca sensazioni inaspettate e particolari.

Osserva, ora, il caso di Samuele.
È giovanissimo ed inesperto.
Vive in un ambiente
svuotato di fervore religioso.
Al suo fianco trova ogni giorno
un sacerdote anziano e malato.
Per di più, i suoi due figli sacerdoti come lui
tengono una condotta perversa,
che il padre è del tutto incapace di correggere.

Ora, lasciati seriamente interrogare
dal comportamento di questo ragazzo.
Quando ti trovi nel mezzo delle difficoltà,
tu, come reagisci?
Anneghi in esse?
Che rapporto stabilisci con Dio?
Ti stizzisci e moltiplichi scuse?
Pretendi che Dio aggiusti tutto
come vuoi tu,
oppure accetti che Lui cambi tutto
come e quando Lui crede?
Sulle tue mani cosa hai:
fiducia serena e pronta a tutto
oppure pretese nervose e risentite?

Sovente nella vita
si finisce per mettersi contro Dio
semplicemente perché si giudica
ingiusto quanto sta accadendo
e lo si rifiuta categoricamente.

Ma, qui, la questione fondamentale
è un’altra.
Eccola.

Tu sei cristiano o pagano?

Il pagano crede in Dio, fermamente.
Ma non conosce nulla di Lui.
Lo cerca, come le sue forze umane
gli consentono di realizzare.
Gli parla e lo prega a modo suo.
Poi ha dubbi pesanti e invincibili.
Questo quadro, già di se stesso pesante,
è inoltre gravato da debolezze e colpe.
Insomma: il pagano
è il credente che procede nella vita
bloccato da pesi sostanzialmente invincibili.

Il cristiano è il pagano
che ha incontrato Gesù
e da Lui è stato chiamato a vita nuova.
Ora lui conosce Dio.
In particolare, lui conosce Dio
attraverso Gesù e la sua vita.
Anzitutto, il cristiano
sente Dio forte in se stesso.

E qui è davvero splendido
passare dal considerare
l’esperienza di Samuele
all’immergersi in quella vissuta
dai primi apostoli.
Già, il Vangelo odierno
non è scritto solo per vescovi o sacerdoti.
Questa pagina è scritta per ogni cristiano.
Ti senti, anche tu, chiamato
a vivere come pescatore di uomini?

Tu, chiediti:
cosa stai salvando ogni giorno?
Soldi? Carriera? Godimenti? Opportunità?
Come stai gestendo la tua famiglia?
Cosa porti in essa?
Cosa metti a disposizione degli altri?
Ti stai spendendo per salvare i tuoi
e guadagnare loro vita eterna?
Pensi mai a questo?

Tutto questo lo rivivi
in modo adeguato
sul lavoro, tra gli amici, nella società?

Ecco, pertanto, apparire
la questione fondamentale:
tu, sei cristiano o pagano?

Ma questo non è ancora tutto.

Passa alla seconda Lettura.
Essa può ridare entusiasmo alla tua fede
in modo fantastico e inaspettato.
Paolo testimonia molto efficacemente
che credere non è affatto
sentirsi schiacciati da pesi insopportabili.
Detto in una semplice parola,
il cristiano non subisce
la generosità amorevole
raccomandata dal Vangelo.
Lui la cavalca invece con gioia
perché è fiero di essere chiamato da Gesù
a vivere ogni giorno
qualche cosa di incredibilmente
meraviglioso.

LETTURA 1Sam 3, 1-20
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Allora il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l’udrà. In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte! ». Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. Eli chiamò Samuele e gli disse: «Samuele, figlio mio». Rispose: «Eccomi». Disse: «Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto». Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: «È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene». Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore.

SALMO Sal 62 (63)

Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R

EPISTOLA Ef 3, 1-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

VANGELO Mt 4, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.