Lettura 52 Es 24,12-18; 31,18; 32,1-35 Il vitello d’oro e la rottura dell’Alleanza – berit, terza parte

Mosè era riuscito a spegnere la collera di Dio, ma quando vede l’orgia di cui il “Suo” popolo è preda non riesce a trattenere la “sua” di collera.

Anzitutto spezza le Tavole per mostrare apertamente che ormai l’Alleanza è stata infranta e, quasi, a smentire l’intercessione fatta a Dio poco prima perché non facesse male al “suo” popolo.

Poi fatto a pezzi anche il Vitello, bruciato nel fuoco (il che fa pensare che non fosse una fusione di getto, ma una sagoma di legno ricoperta di lamine d’oro) e ridotto in polvere quello che era rimasto lo disperde nell’acqua fatta bere poi ai figli d’Israele.

È uno strano rito che crea problemi agli studiosi.

Però, nelle culture del tempo si trovano riti simili che si differenziano alla fine perché le polveri sono disperse nei campi. Si tratterebbe del rito di annullamento di un dio. Per noi è un cosa molto strana, ma laddove esistevano molti dèi si potevano facilmente aumentare o diminuire. Qualcosa come: “Mi hai fatto perdere la guerra… e io ti cancello”! In questo modo gli dèi (idoli) andavano e venivano a seconda delle vicende storiche.Fare poi bere anche la polvere residua vuol dire eliminare definitivamente tutto ciò che era rimasto dell’idolo, nel timore che anche la polvere potesse essere ancora portatrice di significati divini o magici.

Tuttavia sullo sfondo rimane l’ordalia di Nm 5, ma nel nostro caso non si tratterebbe di un’ordalia.

Lo scontro con Aronne

32,21 Mosè disse ad Aronne: «Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?». 22 Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male. 23 Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. 24 Allora io dissi: Chi ha dell’oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello».

La difesa di Aronne più che puerile è vile perché cerca di discolparsi accusando il popolo di essere incline al male.

Mosè aveva difeso il popolo di fronte a Dio, Aronne invece accusa il popolo di fronte a Mosè.

Mosè si era identificato con il popolo davanti a Dio, Aronne prende le distanze dal popolo davanti a Mosè.

Aronne si discolpa quasi che la fabbricazione dell’idolo fosse avvenuta senza di lui, ma lui non era stato messo come guida del popolo in sostituzione di Mosè?

Come mai Aronne indicato da Dio stesso come interprete e sostituto di Mosè in Es 4, finisce la sua “carriera” in modo così meschino? Infatti, dopo questo fatto, nel libro di Esodo, di lui non si sentirà più parlare.

Dicono gli esperti che probabilmente siamo di fronte a lotte tra famiglie sacerdotali avvenute in epoche successive e letterariamente riportate al momento fondativo del Sinai per dare agli assetti raggiunti una valenza istitutiva fuori discussione.

Possiamo aggiungere che, in Israele, come nell’Antico Oriente, il sacerdozio era ereditario; passava di padre in figlio e risulta da testimonianze antiche, che i discendenti di Levi si erano specializzati nell’esercizio del culto svolto in diversi santuari sparsi per il paese.

Quando nasce la monarchia e viene costruito il tempio di Gerusalemme e in esso viene concentrato il culto, i santuari sparsi decadono e le famiglie sacerdotali declassate; anche perché in molti casi i riti si erano mescolati con culti cananaici.

Nel corso del tempo vi furono diverse riforme religiose molto severe che eliminarono, dove possibile, i culti eterodossi insieme ai santuari di campagna legando poi tutti i leviti al Tempio con servizi secondari rispetto ai sacerdoti veri e propri. Questa soluzione si rese necessaria perché quando la terra venne divisa tra le dodici tribù a quella di Levi non venne assegnato alcun territorio perché ad essi spettava la decima di tutte le entrate di ogni israelita. I leviti erano destinati interamente al culto e non avevano altre fonti di reddito.Dicono gli studiosi che probabilmente questo brano ha la funzione di “consacrare” in qualche modo i leviti alla funzione sacerdotale. Per saperne di più: Auzou, Dalla schiavitù al servizio, EDB, pg. 271.

Questo spiegherebbe anche il ruolo giocato dai leviti in questo frangente in cui si schierano dalla parte di Mosè. Segno che l’eliminazione del Vitello d’oro fu tutt’altro che indolore.

A prima vista sembrerebbe che i figli di Levi fossero in modo compatto schierati “dalla parte di JHWH e di Mosè“, ma in realtà uccisero fratelli, padri, figli, quindi si tratta di una guerra all’interno della stessa tribù di Levi, cioè della classe sacerdotale.

Mosè aveva detto:

32, 27 Mosè gridò loro: «Dice JHWH Dio d’Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente». 28 I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. 29 Allora Mosè disse: «Ricevete oggi l’investitura da JHWH; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione».

Comunque sia alla fine i morti sono 3000, e come “premio” ricevono l’investitura da JHWH.

Certo si tratta di una cifra simbolica però chiaramente un comando cristologicamente incompatibile e assolutamente non imputabile a Dio. (Vedi in Glosse nota esegetica 5)

P. Beauchamp sostiene che questi testi facessero parte della liturgia del rinnovamento dell’Alleanza che periodicamente si celebrava nel Tempio, perché Israele era ontologicamente incapace di restare fedele.

Se è così questo brano svolge una funzione liturgico – didattica, che vuole mostrare quali sono le conseguenze della scelta di servire un idolo. (Vedi in Glosse nota esegetica 4 sui generi letterari)

È una scelta mortale in quanto l’idolo esige molto, ma non dà nulla perché non è in grado di fare alcunché.

Per contro distoglie l’uomo dal seguire l’unico vero Dio, quello che dà la vita e apre sempre ad un futuro ulteriore.

Al di fuori di Lui c’è solo morte, per cui la scelta del vero Dio è questione di vita o di morte.

Questo è richiamato molto bene dal Salmo 114 del quale riportiamo una parte:

3 Il nostro Dio è nei cieli, / egli opera tutto ciò che vuole.

4 Gli idoli delle genti sono argento e oro, / opera delle mani dell’uomo.

5 Hanno bocca e non parlano, / hanno occhi e non vedono,

6 hanno orecchi e non odono, / hanno narici e non odorano.

7 Hanno mani e non palpano, / hanno piedi e non camminano; / dalla gola non emettono suoni.

8 Sia come loro chi li fabbrica / e chiunque in essi confida.

Gli idoli venivano sempre rappresentati con statue mastodontiche, con sguardi truci perché dovevano incutere paura e terrore ai fedeli.

Dal nostro Dio, invece è lontana l’idea di incutere paura.

Viene al mondo come un bambino.

Un bambino dei nostri.

E attorno ad un bambino non c’è paura, ma solo tenerezza.