E’ del tutto illusorio
il cercare di portare pace ad altri
se prima
non la si ha in se stessi.
2a Domenica di Pasqua
nel rito Romano

E’ del tutto illusorio per te il cercare di portare pace a chi ti sta attorno, se prima tu la pace non la possiedi in te stesso. Ricevila da Gesù. Sarà lei a ispirati e a renderti contagioso nell’espanderla attorno a te.
Il giorno di Pasqua
la resurrezione di Gesù
ci è stata proposta
come una curiosa scelta divina:
Dio pone sulle mani del credente
la morte di Gesù e la sua resurrezione.
Il credente deve allora rispondergli
presentando quanto egli ha fatto diventare
ciò che Dio ha messo nelle sue mani.
In tal modo
la realtà della resurrezione
comporta un certo
prendersi cura del dono di Dio
che ha risvolti molteplici.
Oggi ci è detto
che è il tutto deve come partire
dal prendersi anzitutto cura di se stessi.
Gesù lo indica con chiarezza.
Lui parte dal riempire di pace i suoi discepoli.
Quasi a dire loro
che se il loro animo
non è colmo della sua pace,
tutto è impossibile.
Partire dalla pace.
Sembra facile. Scontato.
In realtà non lo è affatto.
Tutti lo vorrebbero,
soprattutto in determinati momenti.
Eppure, è maledettamente difficile.
Più volte, sembra addirittura impossibile.
Si rivive così
quell’andare avanti con le porte di casa sbarrate,
perché si teme il sopraggiungere di mali.
Il Vangelo ci riporta alla scoperta di un bene
che rigenera e rende capaci di rigenerare.
Un qualcosa di grande.
Paolo lo definisce nella seconda Lettura
una speranza viva, più preziosa dell’oro,
che però non va macchiata o fatta marcire.
Il fatto che è definita viva
chiede inoltre di non farla finire
in quell’intimismo
che rende tutto inefficace e inutile.
Ma al tempo stesso
mette in guardia dal tenere lontano
quel certo individualismo
sempre stracolmo di egoismo.
Prendersi dunque cura di se stessi
ma senza dimenticare gli altri,
Ricevere “pace” da Gesù
e, subito, diffonderla attorno a sé.
In tal modo si incontra il Dio vivo e vero
che perdona e fa rinascere a vita nuova.
Va comunque aggiunto
che solo vivendo tutto ciò
si giunge a scoprire pienamente
in che consista la remissione dei peccati.
E, così, si entra
in una gioia indicibile e gloriosa
che è fatta di continuo rivivere
dalla percezione luminosa
della salvezza della propria anima.
Percezione che solo lo Spirito Santo
può attivare e custodire.
Soprattutto può rendere operante.
Questa gioia di vivere
proietta infatti il credente
in una misteriosa capacità
di ricostruire la vita comune
in un modo per tutti imprevedibile e impossibile.
Ma ormai questo bene
diventa “normalità”
per il vivere dei credenti.
Lo spiega bene la prima Lettura.
Ma quello che va subito precisato
è che questa vita
in cui tutto è messo in comune
è soltanto un dono divino.
Un valore che, tra l’altro, è scritto
che bisogna avere paura di perdere.
In particolare, non è una scelta.
Tanto meno una imposizione.
Nasce dalla santità misericordiosa di Dio.
Solo Lui può fare nascere
un simile genere di vita.
Ogni comunità umana è infatti tutt’altro.
È un seguito di accordi umani
basati su un qualche genere di convenienza.
Qui, invece, l’organizzazione
ha un andamento sacro
reso evidente da un nesso concreto:
il perseverare nel culto
rende solidali nel vivere.
Quasi viene da pensare
che la Bibbia ci sta dicendo
che i cibi vengono presi
nella dispensa santa della casa di Dio.
Del resto, gli Atti mettono in evidenza
che questa forma di vita
costituisce per i non credenti
una manifestazione importante
della presenza misericordiosa di Dio.
E, ancora, Pietro fa riferimento
a una protezione particolare che Dio
ha cura di non fare mai mancare
a questa gente cui ha rinnovato la vita
fino al punto da renderla una buona notizia
per tutta la terra.
Ma questo rinnovamento
passa per un’apertura di occhi, mente, cuore. coscienza
che solo Gesù può compiere
e che termina
in quel fantastico.
“Mio Signore e mio Dio”.
Uno splendido stare bene
nel vivere quotidiano
che Gesù dice ai primi
di volere assicurare
anche a quanti in seguito
vivranno senza avere visto.
Vivranno allora
proprio come è scritto nel Salmo:
” Il suo amore è per sempre”.
Un Salmo da tenere sotto mano
ogni giorno della prossima settimana.
Prima lettura At 2,42-47
Dagli Atti degli Apostoli
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Salmo Sal 117
Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze. R
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! R
Seconda lettura 1Pt 1,3-9
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.
Vangelo Gv 20,19-31
Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.