La Domenica nel Rito Romano

Ecco la migliore buona notizia: nonostante tutto, la forza di Dio vince ogni male.

16 Domenica del tempo ordinario anno A
nel rito Romano

Le onde del mare si schiantano contro la scogliera

Ecco la migliore buona notizia: nonostante tutto, la forza di Dio vince ogni male. Nessuna oscurità è così profonda da spegnere la sua luce, nessuna sofferenza è così grande da superare il suo amore. Anche quando tutto sembra perduto, Dio continua ad agire con potenza, trasformando il dolore in speranza, la paura in fiducia e la morte in vita. In Lui il male non ha l’ultima parola, perché il suo amore è più forte di ogni tenebra e la sua vittoria è la promessa che sostiene il nostro cammino.

Oggi il Vangelo
ci propone la prosecuzione
dell’insegnamento che Gesù
ci ha rivolto la scorsa Domenica
con la parabola del seminatore.
Così, quanto là
era richiamato come di striscio,
oggi viene proposto
in modo aperto e anche con grande forza.

Anzitutto, va chiarito
quanto sta al centro
dell’odierno annuncio di Gesù.
Lui intende richiamare tutti
a fare perfetta chiarezza in se stessi.
E lo fa a modo suo:
Cioè, ancora una volta
Gesù non si limita a “parlare”.
Lui ha una “buona notizia”,
da dare a tutti.
E questa buona notizia
non interessa tanto
l’indicazione delle norme morali
quanto piuttosto riguarda
la possibilità concreta
della loro piena realizzazione
nella vita quotidiana.
La buona notizia sta qui:
dentro questo esercizio spirituale,
ognuno incontrerà Dio.
Da Lui riceverà misericordia
e diventerà così capace
di mettere al sicuro la sua vita.

Oggi più che mai
la vita è messa a rischio
da un fatale errore di valutazione.
A tutti è detto in continuazione
che primario è “conoscere”.
Solo che l’oggetto della conoscenza
riguarda tutto quanto sta attorno all’uomo.

Di per sé, già dall’antichità
diversi si sono preoccupati
di fare risaltare l’equivoco
nascosto in questo modo di pensare alla vita.
Socrate ripeteva ai discepoli e a tutti
“conosci te stesso”.
Altri hanno raccomandato questa arte
convinti che solo conoscendo se stessi
ognuno diventa capace di vivere al meglio
perché scopre le sue capacità.
Giunge a padroneggiarle.
In tal modo, si rende davvero libero
perché fa della sua vita
qualcosa che per lui è utile e bello.

Anche oggi questi pensieri
vengono fatti risuonare con insistenza.
Si parla infatti molto
di analisi e di autoanalisi.
Ormai l’intervento di ordine psicologico
è quasi istituzionalizzato
nella vita di tutti i giorni.
Per molti, giunge persino a sostituire
il lavorio spirituale
legato un tempo
al Sacramento della Riconciliazione.

Ma, qui, Gesù non propone una ammonizione
e non rimarca un obbligo.
Lui ha una buona notizia.
Annuncia che Dio si è fatto vicino
con tutta la sua forza.
Poi, in molti modi,
si mette a parlare delle capacità incredibili
insite in questa forza.
Soprattutto, mette in primo piano
l’amorevolezza misericordiosa.

Così, Gesù parla della preoccupazione di Dio.
Vuole che nessuno si perda,
anche se lo meriterebbe.
Tuttavia, mette in guardia
dal rischio di sottovalutare e di disprezzare
il giudizio di Dio.

A chi è entrato in se stesso
e si scoraggia
per tutta la negatività che lì vi trova,
Gesù parla del carattere prorompente e invincibile
della forza sanante di Dio.
E a costui dice allora
che chi si affida a questa forza
non resterà mai deluso.

Soprattutto, Gesù annuncia
la buona notizia
che la forza di Dio è proprio
simile a un lievito
destinato a fermentare tutta la pasta.
Vale a dire,
il male è molto diffuso nel mondo.
Dio è, comunque, in grado
di raggiungere tutti
e di realizzare ovunque la sua salvezza.

Fermati. Applica alla tua vita
e, insieme, al mondo in cui vivi
queste buone notizie.
Parlane in famiglia.
Modella sapientemente la tua coscienza.
Da una dimensione religiosa
alla ricerca spirituale
là dove essa sviluppa se stessa
a prescindere dalla “forza” di Dio.

A questo punto
vedrai come ti parleranno
La prima Lettura e lo stesso Salmo.

E tu, come afferma Paolo nella seconda Lettura,
ama colui che conosce i segreti dei cuori.
Alla pari, affidati
allo Spirito Santo
che Gesù ha inviato anche a te.

Prima lettura Sap 12,13.16-19
Dal libro della Sapienza

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo Sal 85

Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.

Seconda lettura Rm 8,26-27
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Vangelo Mt 13,24-43
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».