Spunti per la lettura

Genesi

I PATRIARCHI:  CICLO DI ABRAMO  Gn 12- 25

13 - aprile - 2021

Lettura 62     Gn 15,1 - 6    Prima pala: la giustificazione per fede.

Gen 15:1 «Dopo tali fatti, questa parola di JHWH fu rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». 2 Rispose Abram: «JHWH mio Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». 4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola da JHWH: «Non costui sarà il tuo erede, ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà il tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6 Egli credette a JHWH, che glielo accreditò come giustizia».

Il brano inizia riportando una Parola avvenuta durante una visione, una teofania, ma si parla solo dell'evento di parola, della visione non si dice nulla. Non c'è alcun accenno ai consueti elementi che accompagnano le teofanie di qualunque divinità che si rispetti: lampi, tuoni, tempeste, terremoti, alluvioni, ecc.
Nella teofania ad Abramo mancano tutti questi elementi; c'è solo un accenno di sfuggita alla "visione".

Tutt'altra cosa il Dio del Sinai quando si mostra al popolo che sta ai piedi della montagna.

Es 19,17 «Allora Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. 18 Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso JHWH nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. 19 Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono. 20 JHWH scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e JHWH chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì. [...]
Es 24,15 Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte.
16 La Gloria / Kavod di JHWH venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il JHWH chiamò Mosè dalla nube.
17 La Gloria/ Kavod  del JHWH appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. 18 Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti».

In questa teofania abbiamo quasi tutti i simboli della presenza del divino: fuoco, fumo, nubi, terremoto, tuono

Anche il Dio di Isaia non scherzava.

Is 6:1 «Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Attorno a Lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 Proclamavano l'uno all'altro: «Santo, santo, santo è JHWH degli eserciti. / Tutta la terra è piena della sua gloria».
4 Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. 5 E dissi: «Ohimé! Io sono perduto, / perché un uomo dalle labbra impure io sono / e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; / eppure i miei occhi hanno visto / il re, JHWH degli eserciti».
6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. 7 Egli mi toccò la bocca e mi disse: / «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità / e il tuo peccato è espiato».

Quindi , un po' più modesto il Dio Isaia forse perché ci si trova in uno spazio ristretto, il tempio di Gerusalemme, però abbiamo il grido dei serafini, gli stipiti che tremano come ci fosse un terremoto e c'è anche il fuoco dei carboni ardenti.

Che dire poi del Dio di Ezechiele?

Ez 1,4 «Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. 5 Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l'aspetto: avevano sembianza umana 6 e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d'un vitello, splendenti come lucido bronzo. 8 Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d'uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, 9 e queste ali erano unite l'una all'altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé.
10 Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. 11 Le loro ali erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.
13 Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano come un baleno. 15 Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. [...]
22 Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, 23 e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24 Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. 25 Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste.
26 Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. 27 Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28 il cui aspetto era simile a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l'aspetto della Gloria / Kavod di JHWH. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava».

Ci sono diversi elementi dotati di splendore, c'è il fuoco che diffonde bagliori, nubi, arcobaleno, il fragore di una tempesta e un uragano. 

Ma non sempre la teofanie sono così "chiassose". Se riflettiamo un poco ci rendiamo conto che anche il Dio Mosè, nella prima manifestazione al suo profeta e liberatore, si presenta in modo alquanto modesto.

Es 3, 1 «Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. 2 L'angelo di JHWH gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3 Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4 E JHWH vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». 6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio».

La parte visibile è costituita soltanto da quel roveto che arde e non si consuma. Un piccolo trucco per attirare Mosè in quel luogo, perché poi l'incontro prosegue solo come evento di parola.

A differenza di tutte queste manifestazioni troviamo il Dio di Elia che nella teofania del Sinai non mostra alcunché, anzi....  (vedi in archivio Elia, Lettura 11ss)

1 Re 19,9 «Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco JHWH gli disse: «Che fai qui, Elia?». 10 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per JHWH degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». 11 Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza di JHWH». Ecco, JHWH passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti a JHWH, ma JHWH non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma JHWH non era nel terremoto. 12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma JHWH non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu: qol demamah daqqah /voce di silenzio svuotato (Cei: il mormorio di un vento leggero)». 13 Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».

Il messaggio è chiaro. Il nostro Dio non sta nel vento della tempesta, non sta nei terremoti, non sta nel fuoco e in nessuno dei fenomeni atmosferici. Dio sta nel silenzio; un silenzio ricercato, un silenzio "amato".
Ma soprattutto oggi sappiamo quanto sia difficile fare silenzio. Forse perché del silenzio abbiamo paura?

            Ora possiamo ritornare alla "visione" cui accenna il nostro testo. Abramo, nomade, vive nel praticamente nel deserto: una vita ridotta all'essenziale, in un ambiente estremamente silenzioso. Questo è il luogo più propizio per incontrare Dio. E infatti Dio gli si presenta in visione e parla con lui.
Il testo non dà alcuna indicazione circa la "visione", ma riteniamo non impertinente  ritenere che essa fosse analoga a quella descritta al capitolo 18, quando ad Abramo si presentano tre uomini, che solo in seconda battuta scoprirà che sono Dio.

Nel nostro brano Dio gli promette di essere il suo "scudo". Lo scudo è considerato un'arma, ma è un'arma di difesa. Esso è richiamato in molti salmi perché rende l'idea di una difesa insuperabile. Soprattutto se questo scudo è Dio stesso. 
            Dio gli parla anche di ricompensa, ma ad Abramo i conti non tornano. Avrà una grande discendenza che possederà tutta la terra sulla quale ora poggia i piedi, ma di figli non c'è traccia; Sarai era e resta sempre sterile. E lui ha già superato gli ottant'anni.
            C'è poi un altro elemento molto importante per la cultura di quei tempi. Allora non c'era l'idea di una possibilità di vita oltre la morte, cioè la risurrezione, e l'unico modo per tramandare una memoria di sé era la discendenza. Una discendenza numerosa era il mezzo attraverso il quale si pensava di proseguire in qualche modo la vita. I lunghi elenchi di genealogie / toledot che abbiamo incontrato testimoniano quanto fosse intenso il desiderio di essere ricordati.

Da qui le due domande di Abramo e la possibile soluzione "umana" in voga a quei tempi: lasciare l'eredità ad un servo. Ma un servo non è un figlio. Non è sangue del tuo sangue.

Due assicurazioni da parte di Dio:
"Avrai un figlio che uscirà dalle tue viscere". "La tua discendenza sarà numerosa".

Però Dio non si ferma alle parole, ma invita Abramo a contare le stelle in cielo.
Certo, che se noi guardiamo il cielo, al massimo vediamo la luna, perché la forsennata illuminazione di città e paesi ha spento il cielo, ma se abbiamo avuto la fortuna, in assenza di albedo, di vedere un cielo, ci siamo resi conto che è impossibile contare le stelle, tanto sono numerose. Così è anche per Abramo.
Questo è un altro modo, insieme ai "granelli di sabbia sulla riva del mare" per significare l'infinito, un concetto matematico che allora non era ancora stato guadagnato. La conseguenza è il v6:

            v6 «Egli credette / ʼaman  a JHWH, che glielo accreditò come giustizia».

Dobbiamo illustrare tre verbi.

1- Credette.  L'ebraico usa il verbo ʼaman che come sostantivo significa "roccia" o basarsi sulla roccia, elemento quanto mai stabile e sicuro; da cui il termine "Amen" che tradotto con "Così sia" non sempre rende l'idea originaria perché quel congiuntivo lo rende dubitativo. Corretto sarebbe tradurlo con "Così è".
Fuori di metafora questo credere / ʼaman indica un gioioso abbandono a Dio e al suo progetto.

2- Accreditò o computò. Il verbo ebraico era usato dai sacerdoti del tempio per approvare la correttezza di un sacrificio o di rito, cioè se l'azione svolta dal credente o dall'officiante fosse o meno coerente al rituale. Ma qui vediamo subito che Abramo non ha compiuto alcun sacrificio. Ha rocciosamente creduto / ʼaman a ciò che Dio gli aveva detto:   «Tale sarà la tua discendenza».
            Sia chiaro che a questo punto noi non siamo in grado di rilevare o misurare la fede di Abramo, soltanto Dio può comprendere questa dimensione. Noi possiamo parlare della fede di una persona osservando le sue opere; anche se l'esito non sempre è sicuro, perché potremmo avere a che fare con chi fa un sacco di cose per motivi diversi dalla fede. 

3- Giustizia. Per la cultura ebraica e l'Antico Testamento "giusto" è colui che è fedele all'Alleanza. Abramo è giusto per quello che ha fatto e farà in seguito.
Al momento lo troviamo ottanatenne a fare di tutto per cercare di avere un figlio, condizione necessaria perché tutte le promesse possano realizzarsi. E questo è il suo compito...

Che non avrà successo senza un intervento di Dio.

 

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