Spunti per la lettura

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Vangelo di Marco

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Sezione 2.2

Scontro finale      Mc 11,1-13,37     

 

12 - novembre -2018

Lettura 75           Mc 11,1-11        Ingresso messianico a Gerusalemme      

 

Mc 11, 1 «Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2 e disse loro: «Andate nel villaggio che sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un puledro legato, sul quale nessuno si è mai seduto. Slegatelo e portatelo a me. 3 E se qualcuno vi dicesse: Perché fate questo? rispondete: Il Signore / Kùrios ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». 4 Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. 5 E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, che slegate questo puledro?». 6 Ed essi risposero come aveva detto loro Gesù. E li lasciarono fare.

7 E portarono il puledro a Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. 8 E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. 9 Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:

Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Sal 118,25-26)

10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! / Osanna nel più alto dei cieli!

11 Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa intorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània.»

 

Gran parte della scena avviene alle porte di Gerusalemme verso il Monte degli Ulivi. Il riferimento va alle profezie di Zaccaria, vissuto a cavallo del 500 a. C. cioè tra la fine dell'esilio babilonese e l'inizio della ricostruzione di Gerusalemme.  In Zac 14 troviamo una profezia che ha per oggetto "il giorno del Signore", cioè quando Dio viene a compiere ogni giustizia. Ne riportiamo alcuni brani perché ancora una volta viene coinvolto il Monte degli Ulivi, ma consigliamo di leggere anche le parti omesse.

Zac 14:1 «Ecco, viene un giorno per il Signore [...] ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città. 3 Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combatté nel giorno della battaglia. 4 In quel giorno i suoi piedi si poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente, e il monte degli Ulivi si fenderà in due, da oriente a occidente, formando una valle molto profonda; una metà del monte si ritirerà verso settentrione e l'altra verso mezzogiorno. [...] 6 In quel giorno, non vi sarà né luce né freddo, né gelo: 7 sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà né giorno né notte; verso sera risplenderà la luce. 8 In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme...».

 

Come si vede lo scenario, ad esclusione delle immagini apocalittiche, è abbastanza simile a quello dell'ingresso di Gesù, per cui dobbiamo tenerlo sullo sfondo. Però, se il tema del brano è l'ingresso messianico a Gerusalemme sorprende che più di metà della pericope sia dedicata al problema dell'asinello. Segno che ci sta sotto qualcosa di significativo.

                Dobbiamo però ricordare anzitutto, che la costruzione del tempio avvenuta sotto Salomone attorno al 1000-900 a. C. aveva portato all'unificazione del culto concentrandolo tutto a Gerusalemme. Tutti gli altri santuari anche importanti, sparsi per il paese erano stati soppressi. Nessun sacrificio poteva essere compiuto al di fuori del tempio della Città Santa, e gli israeliti, teoricamente tutti i maschi al di sopra dei 12 anni, dovevano recarsi a Gerusalemme per potere sacrificare al Signore. Questo aveva trasformato la città in un luogo largamente dotato di alberghi e ricoveri per i pellegrini, strutture che non venivano di certo affittate gratuitamente.

Però, Gesù alloggia a Betania / Casa del povero, che si trova a qualche chilometro della città sulle pendici del Monte degli Ulivi e gli scavi archeologici hanno permesso di rilevare antichi sepolcri con nomi prevalentemente galilaici (Pesch). Questo fa pensare che la località fosse una sorta di colonia della Galilea frequentata soprattutto da pellegrini provenienti da quella regione.

Come abbiamo rimarcato nella sezione precedente Gesù è venuto dalla Galilea seguendo la via del Giordano fino a Gerico, per poi salire a Gerusalemme insieme "alle folle". Teniamo presente che siamo in prossimità della Pasqua, quindi in un periodo particolarmente affollato. Lc 2,44 ci segnala che a quei tempi non viaggiavano in modo isolato ma formavano delle carovane. I malintenzionati c'erano anche allora.

Non è da escludere che "i molti" del v8 e "quelli che andavano innanzi" del v9, fossero stati in qualche modo compagni di viaggio, anche se tra di loro potrebbero essersi poi aggiunti abitanti di Gerusalemme.

E questo dovrebbe già farci riflettere circa la differenza tra questo popolo osannante e quello che di lì a qualche giorno griderà a Pilato: "Crocifiggilo"; probabilmente i primi erano galilei i secondi gerosolimitani.

                A riguardo dell'asino lo stesso Zaccaria richiama un'antica tradizione che vede l'insediamento regale fatto su di un asino e non su di un cavallo. Gli ebrei hanno sempre nutrito una profonda avversione per i cavalli.

Infatti  già dopo il prodigioso attraversamento del Mar Rosso (circa 1225 a. C.) come narra il libro di Esodo, primo libro della Bibbia, alla vista dell'esercito egiziano travolto dalle acque appare questa insofferenza per i cavalli.

Es 15, 1 «Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

«Voglio cantare in onore del Signore: / perché ha mirabilmente trionfato,

ha gettato in mare / cavallo e cavaliere».

 

Anche perché in un ambiente montagnoso come la Palestina il cavallo non può essere utilizzato perché le strade sono praticamente assenti, sostituite da sentieri e mulattiere. Gli stessi muli, incrocio tra un asino e una cavalla cioè, mezzi cavalli, non erano ben visti perché ibridi e sterili.

L'animale usato dalla gente comune era l'asino, paziente e resistente alle fatiche, mentre il cavallo era usato dai ricchi e dai soldati per la guerra. Il primo era considerano un animale di pace il secondo animale per la guerra o per ostentare potere.

Già l'unzione del re Salomone figlio di Davide (siamo poco dopo l'anno 1000  a. C.) vede l'impiego di un asino:

1 Re 1,38 «Scesero il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sull'asina del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39 Il sacerdote Zadòk prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone al suono della tromba. Tutti i presenti gridarono: «Viva il re Salomone!». 40 Risalirono tutti dietro a lui, suonando i flauti e mostrando una grandissima gioia e i luoghi rimbombavano delle loro acclamazioni».

 

Ma troviamo anche l'uso dei mantelli nel racconto dell'unzione alla dignità regale di Ieu eseguita dal profeta Eliseo:

2 Re 9,11 «Quando Ieu si presentò agli ufficiali del suo padrone, costoro gli domandarono: «Va tutto bene? Perché questo pazzo [Eliseo] è venuto da te?». Egli disse loro: «Voi conoscete l'uomo e le sue chiacchiere». 12 Gli dissero: «Baie! Su, raccontacelo!». Egli disse: «Mi ha parlato così e così, affermando: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele». 13 Tutti presero in fretta i propri vestiti e li stesero sotto di lui sugli stessi gradini, suonarono la tromba e gridarono: «Ieu è re».

Ma quelli erano tutti re che miravano ad allargare il loro regno e il modo più naturale e usuale era quello della guerra.

Non è il caso di Gesù perché il suo Regno è altra cosa. Per lui vale un'altra profezia di Zaccaria:  

Zac 9,9 «Esulta grandemente figlia di Sion, / giubila, figlia di Gerusalemme!

Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso,

umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d'asina.

10 Farà sparire i carri da Efraim / e i cavalli da Gerusalemme,

l'arco di guerra sarà spezzato, / annunzierà la pace alle genti,

il suo dominio sarà da mare a mare / e dal fiume ai confini della terra».

 

In questo modo abbiamo trovato tutti gli elementi presenti nel nostro testo.

Gesù è colui che realizza queste profezie: un re di pace. Un re povero che non possiede neanche un asino per la sua intronizzazione... e deve farselo prestare.

Però c'è un corteo che inneggia al suo ingresso nella città santa. E ci sono anche alcuni che mettono i loro mantelli sulla strada, insieme alle fronde degli ulivi e cantano un salmo delle ascensioni. Sono i salmi che i pellegrini cantavano al termine del pellegrinaggio quando salivano a Gerusalemme  per entrare nel tempio.

In questo caso però cantano solo alcuni versetti:

9 «...Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Sal 118,25-26)

10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! / Osanna nel più alto dei cieli»

 

In qualche modo questa gente riconosce Gesù come il Messia, sebbene l'accenno al regno di Davide manifesta l'idea che si tratti di ripristinare l'antico regno nella sua potenza.

                Una potenza che anche nell'ultimo versetto del nostro brano si manifesta in modo singolare.

I vangeli riportano più volte il fatto che Gesù si ritirasse in solitudine, nel deserto o su di un monte a pregare, ma in questo caso, nel tempio, Gesù non si dice che abbia pregato, ma soltanto di « aver guardato ogni cosa intorno e poi uscì...».

Ma, se teniamo presente quanto detto nella lettura precedente, possiamo dire che la Kavod / Gloria di Dio è entrata nel tempio... e poi se n'è andata nella "Casa del Povero", cioè Betania...

E contrariamente al testo di Zaccaria, nessuno se n'è accorto!

Forse perché il nostro Dio non ha bisogno di chiasso!

 

 

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