Ufficio delle letture - Ambrosiano

Ufficio delle letture - Ambrosiano

Martedì della IV settimana di Avvento

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria. Alleluia.

INNO

I       Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli. Amen.

II      Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Dio disse: «La terra produca germogli» (Gn 1,11).

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e con lo Spirito santo. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore
Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria.

SALMODIA
Salmo 101
Aspirazione e preghiere di un esule
Sia benedetto Dio il quale ci consola in ogni nostra tribolazione (2 Cor 1, 4).

I (2-12)

Ant. Signore, a te giunga il nostro grido.

Signore, ascolta la mia preghiera, *
a te giunga il mio grido.

Non nascondermi il tuo volto; †
nel giorno della mia angoscia piega verso di me l’orecchio. *
Quando ti invoco: presto, rispondimi.

Si dissolvono in fumo i miei giorni *
e come brace ardono le mie ossa.

Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce, *
dimentico di mangiare il mio pane.

Per il lungo mio gemere *
aderisce la mia pelle alle mie ossa.

Sono simile al pellicano del deserto, *
sono come un gufo tra le rovine.

Veglio e gemo *
come uccello solitario sopra un tetto.

Tutto il giorno mi insultano i miei nemici, *
furenti imprecano contro il mio nome.

Di cenere mi nutro come di pane, *
alla mia bevanda mescolo il pianto,

davanti alla tua collera e al tuo sdegno, *
perché mi sollevi e mi scagli lontano.

I miei giorni sono come ombra che declina, *
e io come erba inaridisco.

Gloria.

Ant. Signore, a te giunga il nostro grido.

II (13-23)

Ant. Sia annunziato in Sion il nome del Signore *
e la sua lode in Gerusalemme.

Ma tu, Signore, rimani in eterno, *
il tuo ricordo per ogni generazione.

Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, †
perché è tempo di usarle misericordia: *
l’ora è giunta.

Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre *
e li muovi a pietà la sua rovina.

I popoli temeranno il nome del Signore *
e tutti i re della terra la tua gloria,

quando il Signore avrà ricostruito Sion *
e sarà apparso in tutto il suo splendore.

Egli si volge alla preghiera del misero *
e non disprezza la sua supplica.

Questo si scriva per la generazione futura *
e un popolo nuovo darà lode al Signore.

Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario, *
dal cielo ha guardato la terra,

per ascoltare il gemito del prigioniero, *
per liberare i condannati a morte;

perché sia annunziato in Sion il nome del Signore *
e la sua lode in Gerusalemme,

quando si aduneranno insieme i popoli *
e i regni per servire il Signore.

Gloria.

Ant. Sia annunziato in Sion il nome del Signore *
e la sua lode in Gerusalemme.

III (24-29)

Ant. Tu, o Signore, hai fondato la terra, *
i cieli sono opera delle tue mani.

Ha fiaccato per via la mia forza, *
ha abbreviato i miei giorni.

Io dico: Mio Dio, †
non rapirmi a metà dei miei giorni; *
i tuoi anni durano per ogni generazione.

In principio tu hai fondato la terra, *
i cieli sono opera delle tue mani.

Essi periranno, ma tu rimani, *
tutti si logorano come veste,

come un abito tu li muterai *
ed essi passeranno.

Ma tu resti lo stesso *
e i tuoi anni non hanno fine.

I figlio dei tuoi servi avranno una dimora, *
resterà salda davanti a te la loro discendenza.

Gloria.

Ant. Tu, o Signore, hai fondato la terra, *
i cieli sono opera delle tue mani.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

Tu sei benedetto, Signore.
Amen.

Benedicimi, Padre.
Per Cristo, che è via e verità, la divina Maestà ci benedica.
Amen.

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaia
Is 35, 1-10

Il ritorno dei redenti attraverso il deserto

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio! Non temete;
ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
diventeranno canneti e giuncaie.
Ci sarà una strada appianata
e la chiameremo Via santa;
nessun impuro la percorrerà
e gli stolti non vi si aggireranno.
Non ci sarà più il leone,
nessuna bestia feroce la percorrerà,
vi cammineranno i redenti.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

RESPONSORIO
«Per il mio popolo, o monti d’Israele,
mettete semi e producete frutti.
Ecco, sto per venire»
– dice il Signore –.

Passate, passate per le porte,
spianate la vostra strada.
«Ecco, sto per venire»
– dice il Signore –.

Benedicimi, Padre.
La grazia dello Spirito santo illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
Amen.

SECONDA LETTURA
Dai «Discorsi» di san Pier Damiani, vescovo
Disc. 23

La novità della predicazione di Giovanni Battista

Vieni presso Giovanni e ascolta la voce della gioia, la voce della novità e del gaudio, la parola della misericordia, la proclamazione della gloria e del dono della grazia. Quello che Dio aveva nascosto, quello che l’angelo aveva passato sotto silenzio, quello che era rimasto celato ai patriarchi e che i profeti avevano ignorato, Giovanni lo proclama dicendo: «Fate penitenza: si avvicina infatti il regno dei cieli» (Mt 3, 2).
La dolce parola della penitenza, la parola del regno dei cieli – gloriosa, lieta e adorabile – conviene soprattutto a chi per primo pose le fondamenta del Nuovo Testamento. Questa è la voce della quale colui che più di tutti gli altri contemplò le cose celesti dichiara: «La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe» (Ap 14, 2).
Dal tempo di Adamo fino a quello di Giovanni il suono delle nostre cetre s’è mutato in lamento: la frequenza dei peccati e l’impossibilità della penitenza erano i due motivi del pianto. Uccidi? Ecco l’ordine che a tua volta devi essere ucciso. Raccogli legna in giorno di sabato? Ecco il comando che devi essere lapidato. La nascita di Giovanni invece indica la medicina per la ferita, la penitenza per il peccato, il perdono per la colpa.
Questa è la voce che per prima fece risuonare colui che grida nel deserto; con lui «la voce della tortora è stata udita nella nostra terra» (Ct 2, 12). Da allora essa pose sulle nostre labbra un canto nuovo, un inno al nostro Dio; da allora risuona sulla nostra bocca il cantico del ringraziamento e la voce della lode. La misericordia viene esaltata più del giudizio; ai peccatori viene elargito il perdono, regna la pietà; si passa sopra alla durezza della giustizia; e il misericordioso e benigno Signore cerca l’occasione non di percuotere ma di perdonare.
Cantano quindi sulle loro arpe coloro che con il rigore della penitenza castigano la rilassatezza della concupiscenza, e traendo un sospiro di sollievo dalla profonda voragine dei loro peccati, sommerso il Faraone, cantano sulle vie del Signore che «grande è la sua misericordia» (Sal 137, 5).
Giovanni è un patriarca, anzi è il termine e il capo dei patriarchi; Giovanni è un profeta e più che un profeta: infatti non solo annunzia ma indica con il proprio dito colui che viene. Giovanni è un agnello, il più nobile degli angeli, come il Salvatore stesso dichiara: «Ecco io mando il mio angelo, che preparerà la strada davanti a me» (Ml 3, 1). Giovanni è un apostolo; di più, è il primo e il capo degli apostoli, dal momento che «fu l’uomo mandato da DIo» (Gv 1, 6); Giovanni è un evangelista, anzi il primo che raccolse i frutti del vangelo, come predicatore del vangelo del regno.

INNO Laus angelorum magna (laudabiliter)
Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.

Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
accogli la nostra supplica.

Tu che siedi alla destra del Padre, *
abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.

Liberaci dai nemici *
e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,

Gesù Cristo, *
nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
e lodiamo il tuo nome per sempre.

Dégnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
mostrami il tuo volere.

Vedi la mia miseria e la mia pena *
e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
la lode al nostro Dio.

Possa io vivere per lodarti: *
mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
cerca il tuo servo
perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
perché siamo troppo infelici: *
aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
degno di lode e di gloria nei secoli. Amen.

ORAZIONE
Voce unanime e gioiosa
risuoni, o Cristo nell’assemblea dei credenti,
che ha conosciuto il mistero
nascosto ai padri antichi e ai profeti,
e ora rivelato in te, nostro Signore e nostro Dio,
che vivi e regni con il Padre,
nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Quando l’Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell’orazione riportata si può sempre dire l’orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.