Ufficio delle letture - Romano

Ufficio delle letture - Romano

Sabato della V settimana di quaresima

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.

INNO
Protési alla gioia pasquale,
sulle orme di Cristo Signore
seguiamo l’austero cammino
della santa Quaresima.

La legge e i profeti annunziarono
dei quaranta giorni il mistero;
Gesù consacrò nel deserto
questo tempo di grazia.

Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore;
fratelli, è tempo di ascoltare
la voce dello Spirito.

Forti nella fede vigiliamo
contro le insidie del nemico:
ai servi fedeli è promessa
la corona di gloria.

Sia lode al Padre onnipotente,
al Figlio Gesù redentore,
allo Spirito Santo Amore
nei secoli dei secoli. Amen.

SALMO 104
Dio è fedele alle sue promesse
Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli (Rm 9, 4-5).

I (1-15)

Ant. Cantate e celebrate il Signore,
meditate tutti i suoi prodigi.

Lodate il Signore e invocate il suo nome, *
proclamate tra i popoli le sue opere.
Cantate a lui canti di gioia, *
meditate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome: *
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza, *
cercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiute, *
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:
voi, stirpe di Abramo, suo servo, *
figli di Giacobbe, suo eletto.

È lui il Signore, nostro Dio, *
su tutta la terra i suoi giudizi.

Ricorda sempre la sua alleanza: *
parola data per mille generazioni,
l’alleanza stretta con Abramo *
e il suo giuramento ad Isacco.

La stabilì per Giacobbe come legge, *
come alleanza eterna per Israele:
«Ti darò il paese di Cànaan *
come eredità a voi toccata in sorte».

Quando erano in piccolo numero, *
pochi e forestieri in quella terra,
e passavano di paese in paese, *
da un regno ad un altro popolo,

non permise che alcuno li opprimesse *
e castigò i re per causa loro:
Non toccate i miei consacrati, *
non fate alcun male ai miei profeti».

Gloria.

Ant. Cantate e celebrate il Signore,
meditate tutti i suoi prodigi.

II (16-22)

Ant. Il Signore non ha abbandonato il giusto tradito,
ma lo ha salvato dai peccatori.

Chiamò la fame sopra quella terra *
e distrusse ogni riserva di pane.
Davanti a loro mandò un uomo, *
Giuseppe, venduto come schiavo.

Gli strinsero i piedi con ceppi, *
il ferro gli serrò la gola,
finché si avverò la sua predizione *
e la parola del Signore gli rese giustizia.

Il re mandò a scioglierlo, *
il capo dei popoli lo fece liberare;
lo pose signore della sua casa, *
capo di tutti i suoi averi,

per istruire i capi secondo il suo giudizio *
e insegnare la saggezza agli anziani.

Gloria.

Ant. Il Signore non ha abbandonato il giusto tradito,
ma lo ha salvato dai peccatori.

III (23-45)

Ant. Dio ha ricordato la sua santa promessa:
guida il suo popolo alla libertà.

E Israele venne in Egitto, *
Giacobbe visse nel paese di Cam come straniero.
Ma Dio rese assai fecondo il suo popolo, *
lo rese più forte dei suoi nemici.

Mutò il loro cuore e odiarono il suo popolo, *
contro i suoi servi agirono con inganno.
Mandò Mosè suo servo *
e Aronne che si era scelto.

Compì per mezzo loro i segni promessi *
e nel paese di Cam i suoi prodigi.

Mandò le tenebre e si fece buio, *
ma resistettero alle sue parole.
Cambiò le loro acque in sangue *
e fece morire i pesci.

Il loro paese brulicò di rane *
fino alle stanze dei loro sovrani.
Diede un ordine e le mosche vennero a sciami *
e le zanzare in tutto il loro paese.

Invece delle piogge mandò loro la grandine, *
vampe di fuoco sul loro paese.
Colpì le loro vigne e i loro fichi, *
schiantò gli alberi della loro terra.

Diede un ordine e vennero le locuste *
e bruchi senza numero;
divorarono tutta l’erba del paese *
e distrussero il frutto del loro suolo.

Colpì nel loro paese ogni primogenito, *
tutte le primizie del loro vigore.
Fece uscire il suo popolo con argento e oro, *
fra le tribù non c’era alcun infermo.

L’Egitto si rallegrò della loro partenza *
perché su di essi era piombato il terrore.
Distese una nube per proteggerli *
e un fuoco per illuminarli di notte.

Alla loro domanda fece scendere le quaglie *
e li saziò con il pane del cielo.
Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque, *
scorrevano come fiumi nel deserto,

perché ricordò la sua parola santa *
data ad Abramo suo servo.

Fece uscire il suo popolo con esultanza, *
i suoi eletti con canti di gioia.
Diede loro le terre dei popoli, *
ereditarono la fatica delle genti,

perché custodissero i suoi decreti *
e obbedissero alle sue leggi.

Gloria.

Ant. Dio ha ricordato la sua santa promessa:
guida il suo popolo alla libertà.

VERSETTO
Chi fa la verità, viene alla luce:
le sue opere si riveleranno a tutti.

PRIMA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei
8, 1-13

Il sacerdozio di Cristo nella nuova alleanza

Fratelli, il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda che ha costruito il Signore, e non un uomo.
Ogni sommo sacerdote infatti viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anch’egli abbia qualcosa da offrire. Se Gesù fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la legge. Questi però attendono a un servizio che è una copia e un’ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire la Tenda: Guarda, disse, di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte (Es 25, 40).
Ora invece egli ha conseguito un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, essendo questa fondata su migliori promesse. Se la prima alleanza fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:
Ecco, vengono giorni, dice il Signore,
nei quali io stipulerò con la casa d’Israele
e con la casa di Giuda
un’alleanza nuova;
non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d’Egitto;
poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza,
anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
E questa è l’alleanza che io stipulerò
con la casa d’Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
né alcuno il proprio fratello, dicendo:
Conosci il Signore!
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
Perché io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più
dei loro peccati (Ger 31, 31-34).
Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire.

RESPONSORIO
Cfr. Eb 8, 1. 2; 9, 24

Noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra dell’Onnipotente nei cieli, ministro del santuario e della vera Tenda, *
per presentarsi davanti a Dio in nostro favore.

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso,

per presentarsi davanti a Dio in nostro favore.

SECONDA LETTURA
Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
(Disc. 45, 23-24; PG 36, 654-655)

Saremo partecipi del mistero pasquale

Saremo partecipi della Pasqua, presentemente ancora in figura (certo già più chiara di quella dell’antica legge, immagine più oscura della realtà figurata), ma fra non molto ne godremo di una più trasparente e più vera, quando il Verbo festeggerà con noi la nuova Pasqua nel regno del Padre. Allora ci manifesterà e insegnerà quelle realtà che non ci mostra ora se non di riflesso.
Infatti quali siano la bevanda e il cibo del nuovo banchetto pasquale, il nostro compito è solo di apprenderlo. Spetta al Verbo di insegnarcelo e comunicarcene il significato. L’insegnamento effettivamente è come un cibo, il cui possessore è colui che lo distribuisce. Entriamo, dunque, nella sfera della legge, delle istituzioni e della Pasqua antica in modo nuovo per poter arrivare alle realtà nuove simboleggiate dalle figure antiche.
Diveniamo partecipi della legge in maniera non puramente materiale, ma evangelica, in modo completo e non limitato e imperfetto, in forma duratura e non precaria e temporanea. Facciamo nostra capitale adottiva non la Gerusalemme terrena, ma la metropoli celeste, non quella che viene calpestata dagli eserciti, ma quella acclamata dagli angeli.
Sacrifichiamo non giovenchi, né agnelli, con corna e unghie, che appartengono più alla morte che alla vita, mancando d’intelligenza. Offriamo a Dio un sacrificio di lode sull’altare celeste insieme ai cori degli angeli. Superiamo il primo velo del tempio, accostiamoci al secondo e penetriamo nel «Santo dei santi». E più ancora, offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività. Facciamo come le parole stesse ci suggeriscono. Con le nostre sofferenze imitiamo le sofferenze, cioè la passione di Cristo. Con il nostro sangue onoriamo il sangue di Cristo. Saliamo anche noi di buon animo sulla sua croce. Dolci sono infatti i suoi chiodi, benché duri.
Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.
Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fa’ come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia fuori con la sua bestemmia.
Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, va’ incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo.

RESPONSORIO
Cfr. Eb 13, 12-13; 12, 4

Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città. Usciamo anche noi dall’accampamento, *
andiamo verso di lui, portando la sua croce.

Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato:

andiamo verso di lui, portando la sua croce.

ORAZIONE
O Dio, che operi sempre per la nostra salvezza e in questi giorni ci allieti con un dono speciale della tua grazia, guarda con bontà alla tua famiglia, custodisci nel tuo amore chi attende il battesimo e assisti chi è già rinato alla nuova vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.