Settimana autentica – Giovedì
Liturgia del 2 aprile 2026
Calendario
Liturgia della Parola al mattino
Signore, ascolta la nostra preghiera.
E il nostro grido giunga fino a te.
I LETTURA
Lettura del profeta Daniele
Dn 13, 1-64

Susanna, ingiustamente accusata dai vecchi giudici, ma giustificata per intervento di Dio
In quei giorni. Abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkia, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi. Erano colpiti tutti e due dalla passione per lei, ma l’uno nascondeva all’altro la sua pena, perché si vergognavano di rivelare la brama che avevano di unirsi a lei. Ogni giorno con maggior desiderio cercavano di vederla. Un giorno uno disse all’altro: «Andiamo pure a casa: è l’ora di desinare». E usciti se ne andarono. Ma ritornati indietro, si ritrovarono di nuovo insieme e, domandandosi a vicenda il motivo, confessarono la propria passione. Allora studiarono il momento opportuno di poterla sorprendere da sola.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno». Esse fecero come aveva ordinato: chiusero le porte del giardino e uscirono dalle porte laterali per portare ciò che Susanna chiedeva, senza accorgersi degli anziani, poiché si erano nascosti.
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkia, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Susanna era assai delicata e bella di aspetto; aveva il velo e quei perversi ordinarono che le fosse tolto, per godere almeno così della sua bellezza. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte. Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separateli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò». Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentisco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due». Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un leccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente. Chelkia e sua moglie resero grazie a Dio per la figlia Susanna, insieme con il marito Ioakìm e tutti i suoi parenti, per non aver trovato in lei nulla di vergognoso. Da quel giorno in poi Daniele divenne grande di fronte al popolo.
Oppure:
I LETTURA
Lettura del profeta Daniele
Dn 6, 2-29

Daniele nella fossa dei leoni
In quei giorni. Dario volle costituire nel suo regno centoventi sàtrapi e ripartirli per tutte le province. A capo dei sàtrapi mise tre funzionari, di cui uno fu Daniele, ai quali i sàtrapi dovevano rendere conto perché nessun danno ne soffrisse il re. Ora Daniele era superiore agli altri funzionari e sàtrapi, perché possedeva uno spirito straordinario, tanto che il re pensava di metterlo a capo di tutto il suo regno. Perciò tanto i funzionari che i sàtrapi cercavano di trovare qualche pretesto contro Daniele nell’amministrazione del regno. Ma non potendo trovare nessun motivo di accusa né colpa, perché egli era fedele e non aveva niente da farsi rimproverare, quegli uomini allora pensarono: «Non possiamo trovare altro pretesto per accusare Daniele, se non nella legge del suo Dio».
Perciò quei funzionari e i sàtrapi si radunarono presso il re e gli dissero: «O re Dario, vivi in eterno! Tutti i funzionari del regno, i governatori, i sàtrapi, i ministri e i profeti sono del parere che venga pubblicato un severo decreto del re secondo il quale chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni. Ora, o re, emana il decreto e fallo mettere per iscritto, perché sia immutabile, come lo sono le leggi di Media e di Persia, che sono irrevocabili». Allora il re Dario ratificò il decreto scritto.
Daniele, quando venne a sapere del decreto del re, si ritirò in casa. Le finestre della sua stanza si aprivano verso Gerusalemme e tre volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio, come era solito fare anche prima.
Allora quegli uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. Subito si recarono dal re e gli dissero riguardo al suo decreto: «Non hai approvato un decreto che chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni?». Il re rispose: «Sì. Il decreto è irrevocabile come lo sono le leggi dei Medi e dei Persiani». «Ebbene – replicarono al re –, Daniele, quel deportato dalla Giudea, non ha alcun rispetto né di te, o re, né del tuo decreto: tre volte al giorno fa le sue preghiere».
Il re, all’udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise in animo di salvare Daniele e fino al tramonto del sole fece ogni sforzo per liberarlo. Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli dissero: «Sappi, o re, che i Medi e i Persiani hanno per legge che qualunque decreto emanato dal re non può essere mutato».
Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: «Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!». Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. Quindi il re ritornò al suo palazzo, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
La mattina dopo il re si alzò di buon’ora e allo spuntare del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?». Daniele rispose: «O re, vivi in eterno! Il mio Dio, ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male».
Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni si avventarono contro di loro e ne stritolarono tutte le ossa.
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: «Abbondi la vostra pace. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l’impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele,
perché egli è il Dio vivente,
che rimane in eterno;
il suo regno non sarà mai distrutto
e il suo potere non avrà mai fine.
Egli salva e libera,
fa prodigi e miracoli in cielo e in terra:
egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni».
Questo Daniele fu in grande onore sotto il regno di Dario e il regno di Ciro il Persiano.
SALMELLO
Sorgevano testimoni violenti,
mi interrogavano su ciò che ignoravo,
mi rendevano male per bene.
Io, quando mi affliggevo, vestivo di sacco,
mi mortificavo col digiuno, ed essi
mi rendevano male per bene.
II LETTURA
Lettura del libro della Sapienza
Sap 2, 1a. 12 – 3, 9

Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama sé stesso figlio del Signore. Se è figlio di Dio, egli lo libererà. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, condanniamolo a una morte infamante.
In quei giorni. Gli empi dicono fra loro sragionando:
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati;
la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio,
non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.
ORAZIONE
Il Signore nostro Gesù Cristo,
nella sua passione accordò ai due ladroni ricompense diverse,
avendo essi diversamente meritato;
concedi a noi, o Dio onnipotente,
che sciolti dagli errori dell’uomo vecchio,
possiamo conseguire la grazia di Cristo risorto.
Egli è Dio e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONGEDO
Il Signore ci benedica e ci esaudisca.
Amen.
Oppure:
La santa Trinità ci salvi e ci benedica.
Amen.
Messa crismale

ALL’INGRESSO
Gesù Cristo ha fatto di noi un regno
e ci ha costituito sacerdoti per Dio, Padre suo;
a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.
ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA
O Dio, che hai consacrato il tuo unico Figlio
con la misteriosa unzione dello Spirito Santo
e lo hai costituito Messia e Signore,
concedi a noi, partecipi della sua consacrazione,
di essere nel mondo testimoni della sua opera di salvezza.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

I LETTURA
Lettura del libro dell’Esodo
Es 30, 22-32
L’olio dell’unzione per la consacrazione dei sacerdoti e dell’altare
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè: «Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamomo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna aromatica, duecentocinquanta; cassia, cinquecento sicli, conformi al siclo del santuario; e un hin d’olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra. Con esso ungerai la tenda del convegno, l’arca della Testimonianza, la tavola e tutti i suoi accessori, il candelabro con i suoi accessori, l’altare dell’incenso, l’altare degli olocausti e tutti i suoi accessori, il bacino con il suo piedistallo. Consacrerai queste cose, che diventeranno santissime: tutto quello che verrà a contatto con esse sarà santo.
Ungerai anche Aronne e i suoi figli e li consacrerai, perché esercitino il mio sacerdozio. Agli israeliti dirai: “Questo sarà per me l’olio dell’unzione sacra, di generazione in generazione. Non si dovrà versare sul corpo di nessun uomo e di simile a questo non ne dovrete fare: è una cosa santa e santa la dovrete ritenere”».
II LETTURA
Lettura del primo libro di Samuele
1 Sam 16, 1-5, 10-13b
L’unzione di Davide
In quei giorni. Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli dissero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
III LETTURA
Lettura del profeta Isaia
Is 61, 1-3. 6. 8-9
Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore
In quei giorni. Isaia disse: «Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,
ministri del nostro Dio sarete detti.
Vi nutrirete delle ricchezze delle nazioni,
vi vanterete dei loro beni.
Perché io sono il Signore che amo il diritto
e odio la rapina e l’ingiustizia:
io darò loro fedelmente il salario,
concluderò con loro un’alleanza eterna.
Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore».
IV LETTURA
Lettura della Prima lettera di san Pietro apostolo
1 Pt 2, 4-10
Il nuovo popolo sacerdotale
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura:
Ecco, io pongo in Sion
una pietra d’angolo, scelta, preziosa,
e chi crede in essa non resterà deluso.
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono
la pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata pietra d’angolo
e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciamparono perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.
V LETTURA
Lettura della Lettera di san Giacomo apostolo
Gc 5, 13-16
L’unzione degli infermi nella Chiesa
Fratelli, chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto.
VI LETTURA
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Ap 1, 5b-8
Gloria a Colui che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della terra
si batteranno il petto.
Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!
SALMO
Sal 88 (89), 16-17. 21-22. 25. 27
Rit. Canterò in eterno l’amore del Signore.
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. Rit.
Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza. Rit.
La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui
e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte.
Egli mi invocherà: «Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza». Rit.

I EPISTOLA
Lettera agli Ebrei
Eb 5, 1-10
Cristo, sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek
Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela conferì come è detto in un altro passo:
Tu sei sacerdote per sempre,
secondo l’ordine di Melchìsedek.
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.
II EPISTOLA
Lettera agli Ebrei
Eb 1, 5-13
Cristo, l’unto di Dio
Fratelli, a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre
ed egli sarà per me figlio?
Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli simili al vento,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco,
al Figlio invece dice:
Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli; e:
Lo scettro del tuo regno è scettro di equità;
hai amato la giustizia e odiato l’iniquità,
perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni.
E ancora:
In principio tu, Signore, hai fondato la terra
e i cieli sono opera delle tue mani.
Essi periranno, ma tu rimani;
tutti si logoreranno come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai,
come un vestito anch’essi saranno cambiati;
ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine.
E a quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia messo i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi?
III EPISTOLA
Lettera agli Ebrei
Eb 7, 15b-27
Il nuovo sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedek e il suo unico sacrificio
Fratelli, sorge, a somiglianza di Melchisedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza:
Tu sei sacerdote per sempre
secondo l’ordine di Melchisedek.
Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio.
Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice:
Il Signore ha giurato e non si pentirà:
tu sei sacerdote per sempre.
Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.
Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso.
IV EPISTOLA
Lettera agli Ebrei
Eb 9, 1-14
Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri
Fratelli, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare dei particolari.
Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di vari abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
V EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostoli ai Corinzi
1 Cor 1, 10-13
Non vi siano divisioni tra voi
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?

CANTO AL VANGELO
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Lo Spirito del Signore Dio è su di me:
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
I VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Marco
Mc 6, 7-13
Il mandato apostolico di ungere con olio gli infermi
In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto il vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
II VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca
Lc 4, 16-21
Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha consacrato con l’unzione per portare il lieto annuncio
In quel tempo. Il Signore Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
DOPO IL VANGELO
Lo Spirito del Signore è su di me,
mi ha consacrato con l’unzione
e inviato ad annunziare ai poveri la buona novella.
Mi ha mandato a risanare le piaghe dei cuori affranti,
a predicare la venuta del Signore.

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE SACERDOTALI
Dopo l’omelia, il vescovo si rivolge ai presbiteri con queste parole o con altre simili:
Figli carissimi,
nell’annuale commemorazione del giorno in cui Cristo Signore
comunicò agli apostoli e a noi il suo sacerdozio,
volete rinnovare le promesse, che al momento dell’ordinazione
avete fatto davanti al vostro vescovo e al popolo santo di Dio?
Presbiteri: Lo voglio.
Volete unirvi intimamente al Signore Gesù,
modello del nostro sacerdozio,
rinunciando a voi stessi
e confermando i sacri impegni
che, spinti dall’amore di Cristo,
avete assunto liberamente verso la sua Chiesa?
Presbiteri: Lo voglio.
Volete essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio
per mezzo della santa eucaristia
e delle altre azioni liturgiche,
e adempiere il ministero della parola di salvezza
sull’esempio del Cristo, capo e pastore,
lasciandovi guidare non da interessi umani,
ma dall’amore per i vostri fratelli?
Presbiteri: Lo voglio.
Quindi, rivolgendosi al popolo, il vescovo continua:
E voi, figli carissimi,
pregate per i vostri sacerdoti:
che il Signore effonda su loro
l’abbondanza dei suoi doni,
perché siano fedeli ministri di Cristo, sommo sacerdote,
e vi conducano a lui, unica fonte di salvezza.
Noi ti preghiamo: ascoltaci, o Signore.
E pregate anche per me
perché sia fedele al servizio apostolico,
affidato alla mia umile persona,
e tra voi diventi, ogni giorno di più,
immagine viva e autentica
del Cristo sacerdote, buon pastore,
maestro e servo di tutti.
Noi ti preghiamo: ascoltaci, o Signore.
Il Signore ci custodisca nel suo amore
e conduca tutti noi, pastori e gregge,
alla vita eterna.
Amen.
A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
Concedi, o Dio onnipotente,
che una degna celebrazione di questo rito
ci ottenga i rimedi necessari alla fragilità umana
e ci doni di usarli con viva fede
a nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
INNO
Rit. Accogli, o Redentore, il canto della nostra lode.
Giudice dei morti, unica
speranza degli uomini,
ascolta la voce di chi ti offre
un dono simbolo della pace. Rit.
Cresciuto ai raggi fecondi della luce,
un albero ha prodotto l’olio che oggi
consacriamo: i fedeli lo offrono
adoranti al Salvatore del mondo. Rit.
Presso l’altare, supplice
nella solennità del rito, fedele
al suo ministero il vescovo
consacra il Crisma. Rit.
Dégnati tu, eterno Re del cielo,
di consacrare il frutto dell’ulivo,
segno vivo di vittoria
contro le forze del Maligno. Rit.
Il sacro Crisma
rinnovi ogni uomo;
la sua dignità ferita dalla colpa
ne sia gloriosamente risanata. Rit.
Lavata al sacro fonte,
l’anima è purificata dalle colpe;
la fronte riceve il sacro segno, i doni
dello Spirito scendono nel cuore. Rit.
Tu che sei nato dal seno del Padre
e abitasti il grembo della Vergine
effondi la tua luce e allontana
la morte da quelli che ricevono il tuo Crisma. Rit.
Sia per questo per noi giorno di festa,
senza fine, sia giorno consacrato
che non conosce volgere del tempo,
né tramonto. Rit.
SUI DONI
O Dio di misericordia,
la tua forza mirabile di questo sacrificio
tolga da noi tutto ciò che è vecchio e corrotto
e ci faccia crescere come nuove creature.
Per Cristo nostro Signore.
BENEDIZIONE DEL CRISMA
Fratelli carissimi, rivolgiamo la nostra preghiera a Dio Padre Onnipotente, perché benedica e santifichi quest’olio misto a profumo, e coloro che ne riceveranno l’unzione siano interiormente consacrati e resi partecipi della missione di Cristo Redentore.
(Pausa di preghiera silenziosa)
O Dio, fonte prima di ogni vita e autore di ogni crescita nello spirito, accogli il gioioso canto di lode che la Chiesa ti innalza con la nostra voce.
Tu in principio facesti spuntare dalla terra alberi fruttiferi e tra questi l’olivo, perché dall’olio fluente venisse a noi il dono del crisma. Il profeta Davide, misticamente presàgio dei sacramenti futuri, cantò quest’olio, che fa splendere di gioia il nostro volto.
Dopo il diluvio, lavacro espiatore dell’iniquità del mondo, la colomba portò il ramoscello d’olivo, simbolo dei beni messianici, e annunziò che sulla terra era tornata la pace.
Nella pienezza dei tempi si sono avverate le figure antiche quando, distrutti i peccati nelle acque del Battesimo, l’unzione dell’olio ha fatto riapparire sul volto dell’uomo la tua luce gioiosa.
Mosè, tuo servo, per tua volontà purificò con l’acqua il fratello Aronne e con la santa unzione lo consacrò sacerdote.
Il valore di tutti questi segni si rivelò pienamente in Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.
Quando egli chiese il battesimo a Giovanni nelle acque del fiume Giordano, allora tu hai mandato dal cielo in forma di colomba lo Spirito Santo e hai testimoniato con la tua stessa voce, che in lui, tuo Figlio unigenito, dimora tutta la tua compiacenza.
Su di lui a preferenza di tutti gli altri uomini, hai effuso l’olio di esultanza profeticamente cantato da Davide.
Ora ti preghiamo, o Padre: santifica con la tua benedizione † quest’olio, dono della tua provvidenza; impregnalo della forza del tuo Spirito e della potenza che emana dal Cristo dal cui santo nome è chiamato crisma l’olio che consacra i sacerdoti, i re, i profeti e i martiri.
Confermalo come segno sacramentale di salvezza e vita perfetta per i tuoi figli rinnovati nel lavacro spirituale del Battesimo. Questa unzione li penetri e li santifichi, perché, liberi dalla nativa corruzione e consacrati tempio della tua gloria, spandano il profumo di una vita santa.
Si compia in essi il disegno del tuo amore e la loro vita integra e pura sia in tutto conforme alla grande dignità che li riveste come re, sacerdoti e profeti. Quest’olio sia crisma di salvezza per tutti i rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo; li renda partecipi della vita eterna e commensali al banchetto dalla tua gloria. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
BENEDIZIONE DELL’OLIO DEI CATECUMENI
O Dio, sostegno e difesa del tuo popolo, benedici † quest’olio nel quale hai voluto donarci un segno della tua forza divina; concedi energia e vigore ai catecumeni che ne riceveranno l’unzione, perché, illuminati dalla tua sapienza, comprendano più profondamente il Vangelo di Cristo; sostenuti dalla tua potenza, assumano con generosità gli impegni della vita cristiana; fatti degni dell’adozione a figli, gustino la gioia di rinascere e vivere nella tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
PREFAZIO
È veramente cosa buona e giusta
celebrarti, o Padre,
ed esaltare il disegno
della tua infinita misericordia.
Con l’unzione dello Spirito
hai costituito il Figlio tuo unigenito
pontefice della nuova ed eterna alleanza
e hai voluto che il suo unico sacerdozio
fosse perpetuato nella Chiesa.
Egli, acquistando con il sangue un popolo nuovo,
gli concede l’onore del sacerdozio regale
e imponendo le mani ad alcuni prescelti,
li rende partecipi del suo ministero di salvezza.
Nel suo nome
essi rinnovano il sacrificio della croce
e preparano ai tuoi figli la cena pasquale;
come servi premurosi del tuo popolo,
spezzano il pane della parola
e offrono la grazia dei sacramenti.
Con la vita spesa per te a redenzione dei fratelli,
seguendo da vicino l’esempio del loro Maestro,
diano testimonianza di fede e di amore.
Per questo dono ineffabile,
insieme con gli angeli eleviamo a te, o Padre,
unico Dio col Figlio e con lo Spirito Santo,
l’inno della triplice lode:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.

CANONE I
Padre clementissimo, noi ti supplichiamo e ti chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, di accettare questi doni, + di benedire queste offerte, questo santo e immacolato sacrificio.
Noi te l’offriamo anzitutto per la tua Chiesa santa e cattolica, perché tu le dia pace e la protegga, la raccolga nell’unità e la governi su tutta la terra, con il tuo servo il nostro Papa, il nostro Vescovo [con me indegno tuo servo] e con tutti quelli che custodiscono la fede cattolica, trasmessa dagli Apostoli.
Ricòrdati, Signore, dei tuoi fedeli.
Ricòrdati di tutti i presenti, dei quali conosci la fede e la devozione: per loro ti offriamo e anch’essi ti offrono questo sacrificio di lode, e innalzano la preghiera a te, Dio eterno, vivo e vero, per ottenere a sé e ai loro cari redenzione, sicurezza di vita e salute.
In comunione con tutta la Chiesa, mentre celebriamo il giorno santissimo nel quale Gesù Cristo nostro Signore fu consegnato alla morte per noi, ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, san Giuseppe, suo sposo, i santi apostoli e martiri: Pietro e Paolo, Andrea, e tutti i santi; per i loro meriti e le loro preghiere donaci sempre aiuto e protezione.
Accètta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia, nel giorno in cui Gesù Cristo nostro Signore: affidò ai suoi discepoli il mistero del suo Corpo e del suo Sangue, perché lo celebrassero in sua memoria. Disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti.
Santifica, o Dio, questa offerta con la potenza della tua benedizione, e degnati di accettarla a nostro favore, in sacrificio spirituale e perfetto, perché diventi per noi il corpo e il sangue del tuo amatissimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo.
In questo giorno, vigilia della sua passione, sofferta per la salvezza nostra e del mondo intero, egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, e alzando gli occhi al cielo a te Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
Prendete, e mangiatene tutti:
questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi.
Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e, alzando gli occhi al cielo a te, Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
Prendete, e bevetene tutti:
questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza,
versato per voi e per tutti in remissione dei peccati.
Diede loro anche questo comando:
ogni volta che farete questo lo farete in memoria di me:
predicherete la mia morte. annunzierete la mia risurrezione,
attenderete con fiducia il mio ritorno
finché di nuovo verrò a voi dal cielo.
Mistero della fede.
Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo.
Per questo, Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo celebriamo il memoriale della passione, della mirabile risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione al cielo di Cristo tuo Figlio e nostro Signore; e offriamo alla tua maestà divina, tra i doni che ci hai dato, la vittima pura, santa e immacolata, il pane santo della vita eterna e il calice dell’eterna salvezza.
Tu che hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdote, volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno.
Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del corpo e sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e di ogni benedizione.
Ricòrdati, o Padre, dei tuoi fedeli che ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace.
A loro, o Padre, e a tutti quelli che riposano in Cristo, dona la beatitudine, la luce e la pace.
Anche a noi, tuoi ministri, ultimi e peccatori, ma fiduciosi nella tua infinita misericordia, concedi, o Signore, di aver parte nella comunità dei tuoi santi apostoli e martiri: Giovanni il Battista e Giovanni l’Apostolo, Stefano, Barnaba, Agnese e Tecla e tutti i santi: ammettici a godere della loro sorte beata non per i nostri meriti, ma per la ricchezza del tuo perdono.
BENEDIZIONE DELL’OLIO DEGLI INFERMI
O Dio, Padre di ogni consolazione, che per mezzo del tuo Figlio hai voluto recare sollievo alle sofferenze degli infermi, ascolta la preghiera della nostra fede: manda dal cielo il tuo Spirito Santo Paràclito su quest’olio, frutto dell’olivo, nutrimento e sollievo del nostro corpo; effondi la tua santa † benedizione perché quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore. Questo dono della tua creazione diventi olio santo da te benedetto per noi, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, per il quale tu, o Dio, crei e santifichi sempre, fai vivere, benedici e doni al mondo ogni bene per accrescere la nostra fede e liberarci dai nostri peccati.
Per Cristo Signore nostro tu, o Dio, crei e santifichi sempre, fai vivere, benedici e doni al mondo ogni bene per accrescere la nostra fede e liberarci dai nostri peccati.
Da Cristo, per Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, ogni magnificenza, ogni gloriosa lode, ogni sovranità su noi e sul mondo nell’unità dello Spirito Santo, per gli infiniti secoli dei secoli.
Amen.
ALLO SPEZZARE DEL PANE
Canterò senza fine
la pietà del Signore
con la mia bocca
annunzierò a tutte le genti la tua verità.
ALLA COMUNIONE
Difensore dei deboli, protettore dei disprezzati,
salvezza di chi non spera,
Dio dei nostri padri di Israele tua eredità,
Signore dei cieli e della terra.
Creatore delle acque, Sovrano di tutto il creato,
ascolta le nostre preghiere.
DOPO LA COMUNIONE
Concedi, o Dio forte e buono,
che, nutrìti e rinnovati dai santi misteri,
diffondiamo nel mondo il buon profumo di Cristo,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Ufficio delle Letture

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Lotta gloriosa, cruenta vittoria
oggi celebri il canto:
sul Calvario il Signore
immolato trionfa.
L’albero del primo giardino
disseminò la morte;
dall’albero della croce
rifiorisce la vita.
È l’ora, il disegno del Padre
mirabilmente si compie:
ecco il Figlio di Dio
da grembo vergine nasce;
vive con noi, cammina
sulle sordide strade;
docile agnello, sospira
l’altare della croce.
Strazio crudele! Muore
di sete, di insulti, di spasimi;
scorre il sangue e purifica
il mondo contaminato.
A te sia lode nei secoli,
o Trinità beata;
conserva nella tua grazia
i cuori dei redenti. Amen.
RESPONSORIO
Gli iniqui mi perseguitano senza motivo.
Liberami, Signore, mio Dio.
Ho agito secondo diritto e giustizia:
non abbandonarmi ai miei oppressori.
Liberami, Signore, mio Dio.
SALMODIA
Salmo 40
Preghiera nella sventura
«Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà» (Mc 14, 18).
Ant. Lui che mangiava il mio pane, *
alza contro di me il suo calcagno.
Beato l’uomo che ha cura del debole: *
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore, †
lo farà vivere beato sulla terra, *
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore. *
Gli darai sollievo nella sua malattia.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore, *
risanami: contro di te ho peccato».
I miei nemici mi augurano il male: *
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
Chi viene a visitarmi dice il falso, †
il suo cuore accumula malizia *
e uscito fuori sparla.
Contro di me sussurrano invece i miei nemici, *
contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto, *
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
Anche l’amico in cui confidavo, †
anche lui, che mangiava il mio pane, *
alza contro di me il suo calcagno.
Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami, *
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami *
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni, *
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, *
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Gloria.
Ant. Lui che mangiava il mio pane, *
alza contro di me il suo calcagno.
Salmo 7, 2-10
Preghiera di un giusto calunniato
«Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica» (Gv 8, 50).
Ant. Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
salvami e liberami da chi mi perseguita. †
Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
salvami e liberami da chi mi perseguita,
† perché non mi sbrani come un leone, *
non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.
Signore mio Dio, se così ho agito: *
se c’è iniquità sulle mie mani,
se ho ripagato il mio amico con il male, *
se a torto ho spogliato i miei avversari,
il nemico m’insegua e mi raggiunga, †
calpesti a terra la mia vita *
e trascini nella polvere il mio onore.
Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, †
levati contro il furore dei nemici, *
alzati per il giudizio che hai stabilito.
L’assemblea dei popoli ti circondi: *
dall’alto volgiti contro di essa.
Il Signore decide la causa dei popoli: †
giudicami, Signore, secondo la mia giustizia, *
secondo la mia innocenza, o Altissimo.
Poni fine al male degli empi; †
rafforza l’uomo retto, *
tu che provi mente e cuore, Dio giusto.
Gloria.
Ant. Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
salvami e liberami da chi mi perseguita.
Salmo 39, 2-9
Ringraziamento e domanda di aiuto
Imparò l’obbedienza dalle cose che patì (Eb 5, 8).
Ant. Allora ho detto: «Ecco io vengo. *
Sul rotolo del libro di me è scritto».
Ho sperato: ho sperato nel Signore †
ed egli su di me si è chinato, *
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto dalla fossa della morte, *
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia, *
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, *
lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore *
e confideranno nel Signore.
Beato l’uomo che spera nel Signore †
e non si mette dalla parte dei superbi, *
né si volge a chi segue la menzogna.
Quanti prodigi hai fatto, Signore Dio mio, †
quali disegni in nostro favore! *
Nessuno a te si può paragonare.
Se li voglio annunziare e proclamare *
sono troppi per essere contati.
Sacrificio e offerta non gradisci, *
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. *
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro, di me è scritto *
di compiere il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero, *
la tua legge è nel profondo del mio cuore».
Gloria.
Ant. Allora ho detto: «Ecco io vengo. *
Sul rotolo del libro di me è scritto».
Salmo 54, 2-15
L’amico che tradisce
Gesù cominciò a sentire paura e angoscia (Mc 14, 33).
Ant. Io aspetto che Dio mi difenda *
dalla furia del vento e dell’uragano.
Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera, †
non respingere la mia supplica; *
dammi ascolto e rispondimi.
Mi agito nel mio lamento *
e sono sconvolto al grido del nemico, al clamore dell’empio.
Contro di me riversano sventura, *
mi perseguitano con furore.
Dentro di me freme il mio cuore, *
piombano su di me terrori di morte.
Timore e spavento mi invadono *
e lo sgomento mi opprime.
Dico: «Chi mi darà ali come di colomba, *
per volare e trovare riposo?
Ecco, errando, fuggirei lontano, *
abiterei nel deserto.
Riposerei in un luogo di riparo *
dalla furia del vento e dell’uragano».
Disperdili, Signore, †
confondi le loro lingue: *
ho visto nella città violenza e contese.
Giorno e notte si aggirano sulle sue mura, †
all’interno iniquità, travaglio e insidie *
e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno.
Se mi avesse insultato un nemico, *
l’avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario, *
da lui mi sarei nascosto.
Ma sei tu, mio compagno, *
mio amico e confidente;
ci legava una dolce amicizia, *
verso la casa di Dio camminavamo in festa.
Gloria.
Ant. Io aspetto che Dio mi difenda *
dalla furia del vento e dell’uragano.
Salmo 138, 1-12
Dio vede tutto
Guardaci, Signore Gesù, perché sappiamo piangere il nostro peccato (S. Ambrogio).
Ant. «Io ti dico, Pietro: prima che il gallo canti, *
mi avrai rinnegato tre volte».
Signore, tu mi scruti e mi conosci, *
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri, *
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie; †
la mia parola non è ancora sulla lingua *
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi *
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, *
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito, *
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, *
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora *
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano *
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra *
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure, †
e la notte è chiara come il giorno; *
per te le tenebre sono come la luce.
Gloria.
Ant. «Io ti dico, Pietro: prima che il gallo canti, *
mi avrai rinnegato tre volte».
Salmo 128
Rinasce la fiducia nel popolo provato
«Avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo» (Gv 16, 33).
Ant. Ho offerto le mie spalle alle percosse, *
la mia faccia all’umiliazione degli sputi.
Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
– lo dica Israele –
dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
ma non hanno prevalso.
Sul mio dorso hanno arato gli aratori, *
hanno fatto lunghi solchi.
Il Signore è giusto: *
ha spezzato il giogo degli empi.
Siano confusi e volgano le spalle *
quanti odiano Sion.
Siano come l’erba dei tetti: *
prima che sia strappata, dissecca;
non se ne riempie la mano il mietitore, *
né il grembo chi raccoglie covoni.
I passanti non possono dire: †
«La benedizione del Signore sia su di voi, *
vi benediciamo nel nome del Signore».
Gloria.
Ant. Ho offerto le mie spalle alle percosse, *
la mia faccia all’umiliazione degli sputi.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
Tu sei benedetto, Signore.
Amen.
Benedicimi, Padre.
La divina Maestà ci benedica in eterno.
Amen.
PRIMA LETTURA
Dal libro delle Lamentazioni
Lam 2, 10-22
Condizione miseranda della città e implorazione
Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion,
han cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme.
Si son consumati per le lacrime i miei occhi,
le mie viscere sono sconvolte;
si riversa per terra la mia bile
per la rovina della figlia del mio popolo;
mentre vien meno il bambino
e il lattante nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano:
«Dov’è il grano e il vino?».
Intanto venivan meno come feriti
nelle piazze della città;
esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
Con che cosa ti metterò a confronto?
A che cosa ti paragonerò,
figlia di Gerusalemme?
Che cosa eguaglierò a te per consolarti,
vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina;
chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
di cose vane e insulse,
non hanno svelato le tue iniquità
per cambiare la tua sorte;
ma ti han vaticinato lusinghe,
vanità e illusioni.
Contro di te battono le mani
quanti passano per la via;
fischiano, scrollano il capo
sulla figlia di Gerusalemme.
«È questa la città che dicevano bellezza perfetta,
gioia di tutta la terra?».
Spalancano contro di te la bocca
tutti i tuoi nemici,
fischiano e digrignano i denti,
dicono: «L’abbiamo divorata!
Questo è il giorno che aspettavamo,
siamo arrivati a vederlo».
Il Signore ha compiuto quanto aveva decretato,
ha adempiuto la sua parola
decretata dai giorni antichi,
ha distrutto senza pietà,
ha dato modo al nemico di gioire di te,
ha esaltato la potenza dei tuoi avversari.
Grida dal tuo cuore al Signore,
vergine figlia di Sion;
fa’ scorrere come torrente le tue lacrime,
giorno e notte!
Non darti pace,
non abbia tregua la pupilla del tuo occhio.
Alzati, grida nella notte
quando cominciano i turni di sentinella;
effondi come acqua il tuo cuore,
davanti al Signore;
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame all’angolo di ogni strada.
«Guarda, Signore, e considera;
chi mai hai trattato così?
Le donne divorano i loro piccoli,
i bimbi che si portano in braccio!
Sono trucidati nel santuario del Signore
sacerdoti e profeti!
Giacciono a terra per le strade
ragazzi e vecchi;
le mie vergini e i miei giovani
sono caduti di spada;
hai ucciso nel giorno della tua ira,
hai trucidato senza pietà.
Come a un giorno di festa hai convocato
i miei terrori dall’intorno.
Nel giorno dell’ira del Signore
non vi fu né superstite né fuggiasco.
Quelli che io avevo portato in braccio
e allevato li ha sterminati il mio nemico».
RESPONSORIO
Nel giardino degli ulivi Gesù pregò dicendo:
«Padre, se è possibile, passi da me questo calice.
Lo spirito è pronto, ma la carne è debole:
sia fatta la tua volontà.
Padre, se questo calice non può passare da me
senza che io lo beva,
sia fatta la tua volontà».
Benedicimi, Padre.
Iddio accenda nel nostro cuore la fiamma del suo amore.
Amen.
SECONDA LETTURA
Dalla «Esposizione del vangelo secondo Luca» di sant’Ambrogio, vescovo
L. X, 56-58
Ha preso su di sé la nostra tristezza
«Padre, se è possibile, allontana da me questo calice» (Lc 22, 42). Parecchi in questo passo restano perplessi; intendono la tristezza del Salvatore come prova di una debolezza, che in lui sarebbe stata originariamente intrinseca, non temporaneamente assunta; e si studiano così di travisare il significato della spiegazione più naturale. Quanto a me, invece, non solo non penso di non doverlo scusare, ma resto anzi stupìto, più che in nessun altro punto, davanti alla sua pietà e alla sua maestà: egli infatti mi sarebbe stato di minor giovamento, se non avesse preso su di sé i miei sentimenti.
Perciò si è rattristato per me, egli che non aveva nessuna causa di rattristarsi per sé stesso, e, messo da parte il godimento della eterna divinità, prova il tedio della mia infermità.
Egli ha preso su di sé la mia tristezza, per farmi dono della sua gioia, ed è disceso con i nostri passi fino all’affanno della morte, per farci ritornare con i suoi passi fino alla vita. Perciò io non ho paura di nominare questa tristezza, perché proclamo la croce: egli ha accettato non l’apparenza, ma la realtà dell’incarnazione. Perciò doveva accettare anche il dolore per vincere, non per tener lontana la tristezza; e, di fatto, non meritano il nome glorioso dei forti coloro a cui le ferite sopportate provocano torpore piuttosto che dolore: ed egli è «uomo dei dolori, che sa sopportare il patire» (Is 53, 3).
Ci ha voluto ammaestrare, affinché, come in Giuseppe avevamo appreso a non temere la prigionia, così in Cristo apprendessimo a vincere la morte, e, ben di più, vincessimo la tristezza di dover un giorno morire. E come ti potremmo imitare, Signore Gesù, se non ti seguissimo come uomo, se non ti credessimo morto, se non avessimo visto le tue piaghe? Come avrebbero fatto i tuoi discepoli a credere che doveva morire, se non si fossero accorti dell’angoscia di uno che stava per morire? Così essi ancora dormono e ignorano che cosa sia rattristarsi, mentre Cristo si rattristava per loro: leggiamo infatti che egli «porta i nostri peccati e soffre per noi» (Is 53, 4).
Tu dunque, Signore, soffri non per le tue, ma per le mie ferite, non per la tua morte, ma per la nostra debolezza: e noi invece abbiamo creduto che tu fossi immerso nei dolori, mentre tu soffrivi non per te, ma per me; sì, «sei stato indebolito», ma «per i nostri peccati» (Is 53, 5), non perché avevi ricevuto quella debolezza dal Padre, ma perché l’avevi presa per me: era utile per me che il castigo che ci dà la pace si abbattesse sopra di te, e che per le tue lividure tu guarissi le nostre piaghe.
Ma perché dobbiamo stupirci se egli è rattristato per tutti, quando ha pianto per uno solo? Perché stupirci se prova disgusto quando sta per morire per tutti, se versa lacrime quando sta per far risorgere Lazzaro? Però là egli si fa commuovere dal pianto della sorella pietosa, perché l’umano destino turbava il suo spirito, e qui opera con una profonda intenzione affettuosa, ed è questa: poiché distruggeva nella sua carne i nostri peccati, egli voleva che l’affanno della sua anima cancellasse anche l’affanno della nostra anima. E forse per questo è triste: perché, dopo la caduta di Adamo, era necessario che noi lasciassimo questo mondo con un passaggio siffatto, dovendo morire ineluttabilmente: infatti «Dio non creò la morte e non gode per la distruzione dei viventi» (Sap 1, 13), e per questo prova ripugnanza per una cosa che non ha creato.
ORAZIONE
Donaci, Dio Padre santo,
di piangere sinceramente i nostri peccati;
e, perché nei cuori dilegui la colpa
e sovrabbondi la grazia,
guardi anche noi, come ha guardato Pietro,
Cristo, nostro Redentore e Signore,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l’Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell’orazione riportata si può sempre dire l’orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.
Lodi

O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria.
Lode a te Signore, re di eterna gloria.
PRIMA ORAZIONE
Preghiamo (Pausa di preghiera silenziosa)
Padre onnipotente,
che nella morte salvifica del Figlio tuo
operi la riconciliazione del mondo e la proclami,
colma gli animi nostri dei tuoi doni d’amore
e raduna tutti gli uomini,
che ancora vagano lontani dalla via della verità,
nel popolo dei tuoi eletti.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
SALMODIA
Salmo 50
Pietà di me, o Signore
Se Gesù ha guardato Pietro, e l’apostolo pianse, quanto più dobbiamo pensare che già sia stato sotto lo sguardo del Signore Davide che a lungo versò lacrime sulla sua colpa (S. Ambrogio).
Ant. Il sacrificio delle vittime tu non gradisci, *
se ti offro olocausti, non li accetti.
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; *
nel tuo grande amore cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe, *
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa, *
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato, *
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli, *
retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa sono stato generato, *
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore *
e nell’intimo m’insegni la sapienza.
Purificami con issòpo e sarò mondato; *
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia, *
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati, *
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, *
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza *
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato, *
sostieni in me un animo generoso.
Insegnerò agli erranti le tue vie *
e i peccatori a te ritorneranno.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, *
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra *
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio *
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito *
è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato *
tu, o Dio, non disprezzi.
Nel tuo amore fa’ grazia a Sion, *
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti, *
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime *
sopra il tuo altare.
Gloria.
Ant. Il sacrificio delle vittime tu non gradisci, *
se ti offro olocausti, non li accetti.
Salmi laudativi
Salmo 148
Glorificazione di Dio Signore e Creatore
A colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli (Ap 5, 13).
Ant. Per la tua immensa grandezza *
noi ti lodiamo, Signore.
Lodate il Signore dai cieli, *
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, *
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
Lodatelo, sole e luna, *
lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.
Lodatelo, cieli dei cieli, *
voi acque al di sopra dei cieli.
Lodino tutti il nome del Signore, *
perché egli disse e furono creati.
Li ha stabiliti per sempre, *
ha posto una legge che non passa.
Lodate il Signore dalla terra, *
mostri marini e voi tutti abissi,
fuoco e grandine, neve e nebbia, *
vento di bufera che obbedisce alla sua parola,
monti e voi tutte, colline, *
alberi da frutto e tutti voi, cedri,
voi fiere e tutte le bestie, *
rettili e uccelli alati.
I re della terra e i popoli tutti, *
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le fanciulle, †
i vecchi insieme ai bambini *
lodino il nome del Signore:
perché solo il suo nome è sublime, †
la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli. *
Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.
È canto di lode per tutti i suoi fedeli, *
per i figli d’Israele, popolo che egli ama.
Salmo 149
Festa degli amici di Dio
I figli della Chiesa, i figli del nuovo popolo esultino nel loro re, Cristo (Esischio).
Cantate al Signore un canto nuovo; *
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore, *
esultino nel loro Re i figli di Sion.
Lodino il suo nome con danze, *
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo, *
incorona gli umili di vittoria.
Esultino i fedeli nella gloria, *
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca *
e la spada a due tagli nelle loro mani,
per compiere la vendetta tra i popoli *
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi, *
i loro nobili in ceppi di ferro;
per eseguire su di essi *
il giudizio già scritto:
questa è la gloria *
per tutti i suoi fedeli.
Salmo 150
Ogni vivente dia lode al Signore
A Dio la gloria, nella Chiesa e in Gesù Cristo (Ef 3, 21).
Lodate il Signore nel suo santuario, *
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi, *
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con squilli di tromba, *
lodatelo con arpa e cetra;
lodatelo con timpani e danze, *
lodatelo sulle corde e suoi flauti.
Lodatelo con cembali sonori, †
lodatelo con cembali squillanti; *
ogni vivente dia lode al Signore.
Salmo 116
Invito universale alla lode di Dio
Questo io dico: Le nazioni pagane glorificano Dio per la sua misericordia (Rm 15, 8. 9).
Lodate il Signore, popoli tutti, *
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi *
e la fedeltà del Signore dura in eterno.
Gloria.
Ant. Per la tua immensa grandezza *
noi ti lodiamo, Signore.
Salmo diretto
Salmo 139, 1-9. 13-14
Tu sei il mio rifugio
Il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori (Mt 26,45).
Salvami, Signore, dal malvagio, *
proteggimi dall’uomo violento,
da quelli che tramano sventure nel cuore *
e ogni giorno scatenano guerre.
Aguzzano la lingua come serpenti; *
veleno d’aspide è sotto le loro labbra.
Proteggimi, Signore, dalle mani degli empi, +
salvami dall’uomo violento: *
essi tramano per farmi cadere.
I superbi mi tendono lacci +
e stendono funi come una rete, *
pongono agguati sul mio cammino.
Io dico al Signore: «Tu sei il mio Dio; *
ascolta, Signore, la voce della mia preghiera».
Signore, mio Dio, forza della mia salvezza, *
proteggi il mio capo nel giorno della lotta.
Signore, non soddisfare i desideri degli empi, *
non favorire le loro trame.
So che il Signore difende la causa dei miseri, *
il diritto dei poveri.
Sì, i giusti loderanno il tuo nome, *
i retti abiteranno alla tua presenza.
Gloria.
SECONDA ORAZIONE
Gesù Redentore,
che hai sopportato le ferite delle tue membra
perché da tanto efficace medicina
fossero risanate le piaghe delle nostre colpe,
conforta i cuori di chi contempla e venera
i misteri di un amore così grande,
e disponili ad accogliere degnamente
i doni stupendi della tua Pasqua.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
INNO
Albero santo e nobile,
croce di Cristo,
tronco su tutti amabile,
dolce è il tuo frutto!
Piega i tuoi rami, mitiga
la ruvidezza,
il tuo legno sia morbido
al Re che muore.
Tu presenti la Vittima
che tutti salva,
tu sei del sangue rorida
che ci redime.
Al Padre, all’Unigenito
morto e risorto
e al Paracléto Spirito
salga la lode. Amen.
ACCLAMAZIONI A CRISTO SIGNORE
A Cristo Signore, che tutto si è donato per la nostra salvezza e la nostra vita, rivolgiamo umilmente la nostra voce.
Tu che, crocifisso, hai portato nel tuo corpo i peccati degli uomini, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Tu che, innocente, hai accettato di patire per gli iniqui, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Tu, che risorgendo da morte, hai ridonato al mondo la grazia divina, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Tu che non rifiuti di accogliere la supplica di chi arriva tardi a pregarti, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Tu che chiami i tuoi fratelli al convito mirabile del tuo corpo, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Tu che oggi elargisci più copiosamente alla tua Chiesa i rimedi della salvezza, Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Padre nostro.
CONCLUSIONE
Il Signore ci benedica e ci esaudisca.
Amen.
Oppure:
La santa Trinità ci salvi e ci benedica.
Amen.
Ora media

O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria.
Lode a te Signore, re di eterna gloria.
INNI
– verso le 9 del mattino
si dice l’inno di TERZA
Tu che invocato ti effondi,
con il Padre e col Figlio unico Dio,
o Spirito, discendi
senza indugio nei cuori.
Gli affetti, i pensieri, la voce
cantino la tua lode;
la tua fiamma divampi
e gli uomini accenda d’amore.
Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
vive e governa nei secoli. Amen
– verso le 12
si dice l’inno di SESTA
O Dio glorioso, altissimo sovrano,
che i tempi diversi alternando,
orni di dolce chiarità il mattino
e l’infuocato meriggio avvampi,
placa la furia delle discordie,
spegni il funesto ardore dell’odio,
dona alle membra sanità e vigore,
agli animi la pace.
Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
vive e governa nei secoli. Amen
– verso le 15
si dice l’inno di NONA
Perpetuo vigore degli esseri,
che eterno e immutabile stai
e la vicenda regoli del giorno
nell’inesausto gioco della luce,
la nostra sera irradia
del tuo vitale splendore;
premia la morte dei giusti
col giorno che non tramonta.
Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
vive e governa nei secoli. Amen
SALMODIA
Salmo 118
Meditazione della legge di Dio
XI 81-88 (Caf)
Colui che è giusto e teme il Signore, desidera solo la salvezza di Dio, che è Cristo Gesù. Lo brama, lo desidera, lo ricerca con tutte le forze, lo custodisce nell’intimo della sua anima (S. Ambrogio).
Ant. Dissero gli empi: «Tendiamo insidie ai giusto, *
perché è contrario alle nostre azioni».
Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, *
spero nella tua parola.
Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, *
mentre dico: «Quando mi darai conforto?».
Io sono come un otre esposto al fumo, *
ma non dimentico i tuoi insegnamenti.
Quanti saranno i giorni del tuo servo? *
Quando farai giustizia dei miei persecutori?
Mi hanno scavato fosse gli insolenti *
che non seguono la tua legge.
Verità sono tutti i tuoi comandi; *
a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.
Per poco non mi hanno bandito dalla terra, *
ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.
Secondo il tuo amore fammi vivere *
e osserverò le parole della tua bocca.
Gloria.
Ant. Dissero gli empi: «Tendiamo insidie ai giusto, *
perché è contrario alle nostre azioni».
XII 89-96 (Lamed)
Custodisci la parola di Dio e custodiscila nel tuo cuore, così che tu non abbia mai a dimenticarla. Custodisci e medita la legge, perché i precetti del Signore non cadano mai dalla tua mente (S. Ambrogio).
Ant. Sii tu la mia garanzia presso di te! *
Qual altro vorrebbe stringermi la destra?
La tua parola, Signore, *
è stabile come il cielo.
La tua fedeltà dura per ogni generazione; *
hai fondato la terra ed essa è salda.
Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, *
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la, mia gioia, *
sarei perito nella mia miseria.
Mai dimenticherò i tuoi precetti: *
per essi mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami, *
perché ho cercato il tuo volere.
Gli empi mi insidiano per rovinarmi, *
ma io medito i tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il limite,
ma la tua legge non ha confini.
Gloria.
Ant. Sii tu la mia garanzia presso di te! *
Qual altro vorrebbe stringermi la destra?
XIII 97-104 (Mem)
Il santo riflette sulla legge giorno e notte: il giorno è troppo breve per la meditazione dell’insegnamento divino (S. Ambrogio).
Ant. Dormite ormai e riposate! *
Ecco è venuto Giuda che sta per tradirmi.
Quanto amo la tua legge, Signore; *
tutto il giorno la vado meditando,
Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, *
perché sempre mi accompagna.
Sono più saggio di tutti i miei maestri, *
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più senno degli anziani, *
perché osservo i tuoi precetti.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, *
per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi, *
perché sei tu ad istruirmi.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: *
più del miele per la mia bocca.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, *
per questo odio ogni via di menzogna.
Gloria.
Ant. Dormite ormai e riposate! *
Ecco è venuto Giuda che sta per tradirmi.
TERZA
LETTURA BREVE
Eb 2,17
Carissimi, il Signore doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
RESPONSORIO
Io sono povero e infelice.
Io sono povero e infelice; *
vieni presto mio Dio.
Tu sei mio aiuto e mio salvatore.
Vieni presto, mio Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Io sono povero e infelice; *
vieni presto mio Dio.
ORAZIONE
Dio che disponi gli animi dei fedeli
alla degna celebrazione dei divini misteri,
purifica i cuori con i tuoi doni di grazia,
perché possiamo compiere con coscienza illibata
il rito ineffabile e santo.
Per Cristo nostro Signore.
CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.
SESTA
LETTURA BREVE
Eb 5, 7
Fratelli, Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà.
RESPONSORIO
Non nascondere il volto al tuo servo.
Non nascondere il volto al tuo servo, *
poiché sono in pericolo.
Presto, Signore, rispondimi.
Poiché sono in pericolo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Non nascondere il volto al tuo servo, *
poiché sono in pericolo.
ORAZIONE
Tu vuoi, o Dio, che si corregga
e non vada perduto
ogni uomo che sa riconoscere le sue colpe;
distogli da noi lo sdegno della tua giustizia
e perdona tutti i nostri peccati.
Per Cristo nostro Signore.
CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.
NONA
LETTURA BREVE
Eb 5,8-10
Fratelli, Gesù pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek.
RESPONSORIO
Sacrificio e offerta non gradisci.
Sacrificio e offerta non gradisci; *
allora ho detto: «Ecco io vengo.
Per compiere il tuo volere, Dio mio».
Allora ho detto: «Ecco io vengo».
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Sacrificio e offerta non gradisci; *
allora ho detto: «Ecco io vengo».
ORAZIONE
Dio che disponi gli animi dei fedeli
alla degna celebrazione dei divini misteri,
purifica i cuori con i tuoi doni di grazia,
perché possiamo compiere con coscienza illibata
il rito ineffabile e santo.
Per Cristo nostro Signore.
Oppure:
Tu vuoi, o Dio, che si corregga
e non vada perduto
ogni uomo che sa riconoscere le sue colpe;
distogli da noi lo sdegno della tua giustizia
e perdona tutti i nostri peccati.
Per Cristo nostro Signore.
CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.
Salmodia Complementare
Salmo 118
Meditazione della legge di Dio
I 1-8 (Alef)
Il fine della legge è Cristo. Molti si mettono su questa via, ma non camminano sino alla fine. Fino a Cristo cammina la vera fede, che accoglie la legge e conosce la pienezza della legge (S. Ambrogio).
Beato l’uomo di integra condotta, *
che cammina nella legge del Signore.
Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti *
e lo cerca con tutto il cuore.
Non commette ingiustizie, *
cammina per le sue vie.
Tu hai dato i tuoi precetti *
perché siano osservati fedelmente.
Siano diritte le mie vie, *
nel custodire i tuoi decreti.
Non dovrò arrossire *
se avrò obbedito ai tuoi comandi.
Ti loderò con cuore sincero *
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.
Voglio osservare i tuoi decreti: *
non abbandonarmi mai.
Gloria.
II 9-16 (Bet)
Fa bene colui che conserva le parole del Signore nel suo cuore, come Maria che nel suo cuore custodiva tutte le parole del Signore Gesù (S. Ambrogio).
Come potrà un giovane tenere pura la sua via? *
Custodendo le tue parole.
Con tutto il cuore ti cerco: *
non farmi deviare dai tuoi precetti.
Conservo nel cuore le tue parole *
per non offenderti con il peccato.
Benedetto sei tu, Signore; *
mostrami il tuo volere.
Con le mie labbra ho enumerato *
tutti i giudizi della tua bocca.
Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia *
più che in ogni altro bene.
Voglio meditare i tuoi comandamenti, *
considerare le tue vie.
Nella tua volontà è la mia gioia; *
mai dimenticherò la tua parola.
Gloria.
III 17-24 (Ghimel)
È veramente straniero sulla terra colui che è concittadino dei santi, familiare di Dio, e possiede in cielo il suo tesoro (S. Ambrogio).
Sii buono con il tuo servo e avrò la vita, *
custodirò la tua parola.
Aprimi gli occhi *
perché io veda le meraviglie della tua legge.
Io sono straniero sulla terra, *
non nascondermi i tuoi comandi.
Io mi consumo nel desiderio dei tuoi precetti, *
in ogni tempo.
Tu minacci gli orgogliosi; *
maledetto chi devìa dai tuoi decreti.
Allontana da me vergogna e disprezzo, *
perché ho osservato le tue leggi.
Siedono i potenti, mi calunniano, *
ma il tuo servo medita i tuoi decreti.
Anche i tuoi ordini sono la mia gioia, *
miei consiglieri i tuoi precetti.
Gloria.
IV 25-32 (Dalet)
Ha la vita l’anima che percorre le vie di Cristo, è morta al peccato e vive per Dio (S. Ambrogio).
Io sono prostrato nella polvere, *
dammi vita secondo la tua parola.
Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto; *
insegnami i tuoi voleri.
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti *
e mediterò i tuoi prodigi.
Io piango nella tristezza; *
sollevami secondo la tua promessa.
Tieni lontana da me la via della menzogna, *
fammi dono della tua legge.
Ho scelto la via della giustizia, *
mi sono proposto i tuoi giudizi.
Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore, *
che io non resti confuso.
Corro per la via dei tuoi comandamenti, *
perché hai dilatato il mio cuore.
Gloria.
V 33-40 (He)
La via perfetta è Cristo. Perciò colui che è in Cristo come può non distogliere lo sguardo dalle cose vane, dal momento che Cristo ha crocifisso ogni vanità del mondo nella sua carne? (S. Ambrogio).
Indicami, Signore, la via dei tuoi precetti *
e la seguirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge *
e la custodisca con tutto il cuore.
Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, *
perché in esso è la mia gioia.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti *
e non verso la sete del guadagno.
Distogli i miei occhi dalle cose vane, *
fammi vivere sulla tua via.
Con il tuo servo sii fedele alla parola *
che hai data, perché ti si tema.
Allontana l’insulto che mi sgomenta, *
poiché i tuoi giudizi sono buoni.
Ecco, desidero i tuoi comandamenti; *
per la tua giustizia fammi vivere.
Gloria.
VI 41-48 (Vau)
La salvezza è Cristo ed è vicina a chi lo teme. Egli è disceso in terra, si è fatto vicino, e noi abbiamo cominciato a non avere più paura, poiché chi teme Cristo non è sottomesso alla paura ma all’amore (S. Ambrogio).
Venga a me, Signore, la tua grazia, *
la tua salvezza secondo la tua promessa;
a chi mi insulta darò una risposta, *
perché ho fiducia nella tua parola.
Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera, *
perché confido nei tuoi giudizi.
Custodirò la tua legge per sempre, *
nei secoli, in eterno.
Sarò sicuro nel mio cammino, *
perché ho ricercato i tuoi voleri.
Davanti ai re parlerò della tua alleanza *
senza temere la vergogna.
Gioirò per i tuoi comandi *
che ho amati.
Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, *
mediterò le tue leggi.
Gloria.
VII 49-56 (Zain)
La promessa di Dio ha incitato alla grazia celeste noi che eravamo abbattuti e depressi, affinché desideriamo l’eternità, trascuriamo le ricchezze presenti, e, non più solleciti delle cose temporali, aspiriamo ai beni futuri e invisibili (S. Ambrogio).
Ricorda la promessa fatta al tuo servo, *
con la quale mi hai dato speranza.
Questo mi consola nella miseria: *
la tua parola mi fa vivere.
I superbi mi insultano aspramente, *
ma non devìo dalla tua legge.
Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore, *
e ne sono consolato.
M’ha preso lo sdegno contro gli empi *
che abbandonano la tua legge.
Sono canti per me i tuoi precetti, *
nella terra del mio pellegrinaggio.
Ricordo il tuo nome lungo la notte *
e osservo la tua legge, Signore.
Tutto questo mi accade *
perché ho custodito i tuoi precetti.
Gloria.
VIII 57-64 (Het)
Partecipa alla sorte di Cristo colui che consola con affetto accorato chi piange; colui che non nega la propria assistenza a chi è in carcere; colui che cura il malato al suo capezzale (S. Ambrogio).
La mia sorte, ho detto, Signore, *
è custodire le tue parole.
Con tutto il cuore ti ho supplicato, *
fammi grazia secondo la tua promessa.
Ho scrutato le mie vie, *
ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.
Sono pronto e non voglio tardare *
a custodire i tuoi decreti.
I lacci degli empi mi hanno avvinto, *
ma non ho dimenticato la tua legge.
Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode *
per i tuoi giusti decreti.
Sono amico di coloro che ti sono fedeli *
e osservano i tuoi precetti.
Del tuo amore, Signore, è piena la terra; *
insegnami il tuo volere.
Gloria.
IX 65-72 (Tet)
Quanto più uno desidera porsi al servizio di Dio, tanto più provoca gli avversari e, come un campione che vuole conquistare la corona della giustizia, irrita contro di sé molti che non sopportano il nostro crescere nella perfezione (S. Ambrogio).
Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, *
secondo la tua parola.
Insegnami il senno e la saggezza, *
perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.
Prima di essere umiliato andavo errando, *
ma ora osservo la tua parola.
Tu sei buono e fai il bene, *
insegnami i tuoi decreti.
Mi hanno calunniato gli insolenti, *
ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.
Torpido come il grasso è il loro cuore, *
ma io mi diletto della tua legge.
Bene per me se sono stato umiliato, *
perché impari ad obbedirti.
La legge della tua bocca mi è preziosa *
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Gloria.
X 73-80 (Iod)
Il profeta grida a Dio: Signore, non abbandonare l’opera delle tue mani; io faccio appello a colui che mi ha fatto, tengo obbligato il mio Creatore, non cerco altre difese (S. Ambrogio).
Le tue mani mi hanno fatto e plasmato;
fammi capire e imparerò i tuoi comandi.
I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia, *
perché ho sperato nella tua parola.
Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi *
e con ragione mi hai umiliato.
Mi consoli la tua grazia, *
secondo la tua promessa al tuo servo.
Venga su di me la tua misericordia e avrò la vita, *
poiché la tua legge è la mia gioia.
Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono; *
io mediterò la tua legge.
Si volgano a me i tuoi fedeli *
e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.
Sia integro il mio cuore nei tuoi precetti, *
perché non resti confuso.
Gloria.
XI 81-88 (Caf)
Colui che è giusto e teme il Signore, desidera solo la salvezza di Dio, che è Cristo Gesù. Lo brama, lo desidera, lo ricerca con tutte le forze, lo custodisce nell’intimo della sua anima (S. Ambrogio).
Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, *
spero nella tua parola.
Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, *
mentre dico: «Quando mi darai conforto?».
Io sono come un otre esposto al fumo, *
ma non dimentico i tuoi insegnamenti.
Quanti saranno i giorni del tuo servo? *
Quando farai giustizia dei miei persecutori?
Mi hanno scavato fosse gli insolenti *
che non seguono la tua legge.
Verità sono tutti i tuoi comandi; *
a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.
Per poco non mi hanno bandito dalla terra, *
ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.
Secondo il tuo amore, fammi vivere *
e osserverò le parole della tua bocca.
Gloria.
XII 89-96 (Lamed)
Custodisci la parola di Dio e custodiscila nel tuo cuore, così che tu non debba mai a dimenticarla. Custodisci e medita la legge, perché i precetti del Signore non cadano mai dalla tua mente (S. Ambrogio).
La tua parola, Signore, *
è stabile come il cielo.
La tua fedeltà dura per ogni generazione; *
hai fondato la terra ed essa è salda.
Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, *
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia gioia, *
sarei perito nella mia miseria.
Mai dimenticherò i tuoi precetti: *
per essi mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami, *
perché ho cercato il tuo volere.
Gli empi mi insidiano per rovinarmi, *
ma io medito i tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, *
ma la tua legge non ha confini.
Gloria.
XIII 97-104 (Mem)
Il santo riflette sulla legge giorno e notte: il giorno è troppo breve per la meditazione dell’insegnamento divino (S. Ambrogio).
Quanto amo la tua legge, Signore; *
tutto il giorno la vado meditando.
Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, *
perché sempre mi accompagna.
Sono più saggio di tutti i miei maestri, *
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più senno degli anziani, *
perché osservo i tuoi precetti.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, *
per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi, *
perché sei tu ad istruirmi.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: *
più del miele per la mia bocca.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, *
per questo odio ogni via di menzogna.
Gloria.
XIV 105-112 (Nun)
Il nostro occhio interiore si pasce della luce di questa lampada spirituale, che splende per noi nella notte del mondo (S. Ambrogio).
Lampada per i miei passi è la tua parola, *
luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo, *
di custodire i tuoi precetti di giustizia.
Sono stanco di soffrire, Signore, *
dammi vita secondo la tua parola.
Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, *
insegnami i tuoi giudizi.
La mia vita è sempre in pericolo, *
ma non dimentico la tua legge.
Gli empi mi hanno teso i loro lacci, *
ma non ho deviato dai tuoi precetti.
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, *
sono essi la gioia del mio cuore.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, *
in essi è la mia ricompensa per sempre.
Gloria.
XV 113-120 (Samech)
Non ho sperato nei profeti, non ho sperato nella legge, ma ho sperato nella tua parola, cioè nella tua venuta; ho sperato che tu venga ad accogliere i peccatori, a perdonare le colpe, a sollevare sulla tua croce, come il buon pastore sulle sue spalle, la pecorella sfinita (S. Ambrogio).
Detesto gli animi incostanti, *
io amo la tua legge.
Tu sei mio rifugio e mio scudo, *
spero nella tua parola.
Allontanatevi da me, o malvagi, *
osserverò i precetti del mio Dio.
Sostienimi secondo la tua parola e avrò la vita, *
non deludermi nella mia speranza.
Sii tu il mio aiuto e sarò salvo, *
gioirò sempre nei tuoi precetti.
Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, *
perché la sua astuzia è fallace.
Consideri scorie tutti gli empi della terra, *
perciò amo i tuoi insegnamenti.
Tu fai fremere di spavento la mia carne, *
io temo i tuoi giudizi.
Gloria.
XVI 121-128 (Ain)
Il Signore illumina i suoi santi e brilla nel cuore dei giusti. Perciò quando vedrai un sapiente, riconosci che la gloria di Dio è discesa su di lui e ha illuminato la sua mente con lo splendore della conoscenza divina (S. Ambrogio).
Ho agito secondo diritto e giustizia; *
non abbandonarmi ai miei oppressori.
Assicura il bene al tuo servo; *
non mi opprimano i superbi.
I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza *
e della tua parola di giustizia.
Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore *
e insegnami i tuoi comandamenti.
Io sono tuo servo, fammi comprendere *
e conoscerò i tuoi insegnamenti.
È tempo che tu agisca, Signore; *
hanno violato la tua legge.
Perciò amo i tuoi comandamenti *
più dell’oro, più dell’oro fino.
Per questo tengo cari i tuoi precetti *
e odio ogni via di menzogna.
Gloria.
XVII 129-136 (Pe)
Consapevole del suo diritto e della sua giustizia, il profeta non esita a dirsi servo del Signore: il servo del Signore non deve niente agli altri (S. Ambrogio).
Meravigliosa è la tua alleanza, *
per questo le sono fedele.
La tua parola nel rivelarsi illumina, *
dona saggezza ai semplici.
Apro anelante la bocca, *
perché desidero i tuoi comandamenti.
Volgiti a me e abbi misericordia, *
tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.
Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola *
e su di me non prevalga il male.
Salvami dall’oppressione dell’uomo *
e obbedirò ai tuoi precetti.
Fa’ risplendere il volto sul tuo servo *
e insegnami i tuoi comandamenti.
Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, *
perché non osservano la tua legge.
Gloria.
XVIII 137-144 (Sade)
Noi che eravamo piccoli e disprezzati per le nostre colpe, ora partecipiamo mirabilmente ai celesti misteri e siamo accolti con onore al divino convito (S. Ambrogio).
Tu sei giusto, Signore, *
e retto nei tuoi giudizi.
Con giustizia hai ordinato le tue leggi *
e con fedeltà incomparabile.
Mi divora lo zelo della tua casa, *
perché i miei nemici dimenticano le tue parole.
Purissima è la tua parola, *
il tuo servo la predilige.
Io sono piccolo e disprezzato, *
ma non trascuro i tuoi precetti.
La tua giustizia è giustizia eterna *
e verità è la tua legge.
Angoscia e affanno mi hanno colto, *
ma i tuoi comandi sono la mia gioia.
Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, *
fammi comprendere e avrò la vita.
Gloria.
XIX 145-152 (Cof)
L’uomo, anche se fosse santo e giusto, deve sempre pregare perché il Signore lo ascolti secondo la sua grazia e non secondo i meriti della virtù umana: la virtù infatti è scarsa e i peccati sono molti (S. Ambrogio).
T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; *
custodirò i tuoi precetti.
Io ti chiamo, salvami, *
e seguirò i tuoi insegnamenti.
Precedo l’aurora e grido aiuto, *
spero sulla tua parola.
I miei occhi prevengono le veglie della notte *
per meditare sulle tue promesse.
Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; *
Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.
A tradimento mi assediano i miei persecutori, *
sono lontani dalla tua legge.
Ma tu, Signore, sei vicino, *
tutti i tuoi precetti sono veri.
Da tempo conosco le tue testimonianze *
che hai stabilite per sempre.
Gloria.
XX 153-160 (Res)
Anche se la salvezza è lontana dai peccatori, tuttavia nessuno deve disperare perché le misericordie di Dio sono grandi: coloro che stanno andando in perdizione per le loro colpe, sono liberati dalla misericordia del Signore (S. Ambrogio).
Vedi la mia miseria, salvami, *
perché non ho dimenticato la tua legge.
Difendi la mia causa, riscattami, *
secondo la tua parola fammi vivere.
Lontano dagli empi è la salvezza, *
perché non cercano il tuo volere.
Le tue misericordie sono grandi, Signore, *
secondo i tuoi giudizi fammi vivere.
Sono molti i persecutori che mi assalgono, *
ma io non abbandono le tue leggi.
Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, *
perché non custodiscono la tua parola.
Vedi che io amo i tuoi precetti, *
Signore, secondo la tua grazia dammi vita.
La verità è principio della tua parola, *
resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.
Gloria.
XI 161-168 (Sin)
Se vuoi che ti sia data la divina presenza, deve regnare sulla tua anima non solo la pace, ma una grande pace. Non ti scuotano le guerre delle diverse passioni, non ti ecciti l’ira né la libidine, e, se c’è battaglia, sia all’esterno e non dentro di te (S. Ambrogio).
I potenti mi perseguitano senza motivo, *
ma il mio cuore teme le tue parole.
Io gioisco per la tua promessa, *
come uno che trova grande tesoro.
Odio il falso e lo detesto, *
amo la tua legge.
Sette volte al giorno io ti lodo *
per le sentenze della tua giustizia.
Grande pace per chi ama la tua legge, *
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore, *
e obbedisco ai tuoi comandi.
Io custodisco i tuoi insegnamenti *
e li amo sopra ogni cosa.
Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti: *
davanti a te sono tutte le mie vie.
Gloria.
XXII 169-176 (Tau)
Vieni, Signore Gesù, cerca il tuo servo; vieni, pastore buono, cerca la tua pecora stanca. È andata errando, mentre ti attardavi sui monti; ora lascia le altre novantanove del tuo gregge e vieni a cercare l’unica che si è smarrita (S. Ambrogio).
Giunga il mio grido fino a te, Signore, *
fammi comprendere secondo la tua parola.
Venga al tuo volto la mia supplica, *
salvami secondo la tua promessa.
Scaturisca dalle mie labbra la tua lode, *
poiché mi insegni i tuoi voleri.
La mia lingua canti le tue parole, *
perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.
Mi venga in aiuto la tua mano; *
poiché ho scelto i tuoi precetti.
Desidero la tua salvezza, Signore, *
e la tua legge è tutta la mia gioia.
Possa io vivere e darti lode, *
mi aiutino i tuoi giudizi.
Come pecora smarrita vado errando; †
cerca il tuo servo, *
perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.
Gloria.
Salmo 18B
Lode a Dio, Signore della legge
I giudizi del Signore sono dolci per chi li custodisce, ma sono amari certamente per chi li trascura (S. Ambrogio).
La legge del Signore è perfetta, *
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace, *
rende saggio il semplice.
Gli ordini del Signore sono giusti, *
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi, *
danno luce agli occhi.
Il timore del Signore è puro, dura sempre; *
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell’oro, di molto oro fino, *
più dolci del miele e di un favo stillante.
Anche il tuo servo in essi è istruito, *
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze chi le discerne? *
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
Anche dall’orgoglio salva il tuo servo *
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile, *
sarò puro dal grande peccato.
Ti siano gradite *
le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore, *
Signore, mia rupe e mio redentore.
Gloria.
Salmo 111
Beatitudine dell’uomo giusto
È contro la giustizia che il tuo simile non venga aiutato da te, dal momento che il Signore Dio nostro ha voluto dare la terra come possesso comune di tutti gli uomini e a tutti ha destinato i suoi frutti (S. Ambrogio).
Beato l’uomo che teme il Signore *
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe, *
la discendenza dei giusti sarà benedetta.
Onore e ricchezza nella sua casa, *
la sua giustizia rimane per sempre.
Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, *
buono, misericordioso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito, *
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno: *
il giusto sarà sempre ricordato.
Non temerà annunzio di sventura, *
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme, *
finché trionferà dei suoi nemici.
Egli dona largamente ai poveri, †
la sua giustizia rimane per sempre, *
la sua potenza s’innalza nella gloria.
L’empio vede e si adira, †
digrigna i denti e si consuma. *
Ma il desiderio degli empi fallisce.
Gloria.
Salmo 119
Desiderio della pace minacciata dai malvagi
Cristo è la via che ci riconduce alla patria; quaggiù abbiamo una dimora provvisoria (S. Ambrogio).
Nella mia angoscia ho gridato al Signore *
ed egli mi ha risposto.
Signore, libera la mia vita dalle labbra di menzogna, *
dalla lingua ingannatrice.
Che ti posso dare, come ripagarti, *
lingua ingannatrice?
Frecce acute di un prode, *
con carboni di ginepro.
Me infelice: abito straniero in Mosoch, *
dimoro fra le tende di Kedar!
Troppo io ho dimorato *
con chi detesta la pace.
Io sono per la pace, *
ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra.
Gloria.
Salmo 120
Il custode di Israele
Il Creatore del mondo custodisce gli abitanti del mondo. Perciò alza, alza sempre lo sguardo, poiché gli occhi del giusto sono sempre rivolti al Signore (S. Ambrogio).
Alzo gli occhi verso i monti: *
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore, *
che ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede, *
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenta, non prende sonno, *
il custode d’Israele.
Il Signore è il tuo custode, †
il Signore è come ombra che ti copre, *
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole, *
né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male, *
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri, *
da ora e per sempre.
Gloria.
Salmo 121
Saluto alla città santa di Gerusalemme
Bisogna fermarsi in Gerusalemme e bisogna fuggire da Babilonia: così ci è stato insegnato di non attardarci sulla via dei peccatori, ma di fermarci nella pratica della virtù (S. Ambrogio).
Quale gioia, quando mi dissero: *
«Andremo alla casa del Signore».
E ora i nostri piedi si fermano *
alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita *
come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, †
secondo la legge di Israele, *
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio, *
i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme: *
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, *
sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e i miei amici *
io dirò: «Su di te sia pace!»
Per la casa del Signore nostro Dio, *
chiederò per te il bene.
Gloria.
Salmo 122
La fiducia del popolo è nel Signore
Sono un servo, e aspetto il cibo dal mio padrone; sono un soldato, e chiedo lo stipendio dal mio comandante; sono stato chiamato, e domando da chi mi ha invitato l’adempimento delle promesse (S. Ambrogio).
A te levo i miei occhi, *
a te che abiti nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni; *
come gli occhi della schiava alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio, *
finché abbia pietà di noi.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi, †
già troppo ci hanno colmato di scherni, noi siamo troppo sazi degli scherni dei gaudenti, *
del disprezzo dei superbi.
Gloria.
Salmo 123
Il nostro aiuto è nel nome del Signore
Sii come un passero che con circospetta attenzione riesca ad accorgersi in anticipo dei lacci e, pur rischiando di essere catturato dalle lusinghe dei peccatori, tuttavia possa dire, una volta sfuggito: sono stato liberato (S. Ambrogio).
Se il Signore non fosse stato con noi, – lo dica Israele – †
se il Signore non fosse stato con noi, *
quando uomini ci assalirono,
ci avrebbero inghiottiti vivi, *
nel furore della loro ira.
Le acque ci avrebbero travolti; †
un torrente ci avrebbe sommersi, *
ci avrebbero travolti acque impetuose.
Sia benedetto il Signore, *
che non ci ha lasciati in preda ai loro denti.
Noi siamo stati liberati come un uccello *
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato *
e noi siamo scampati.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore, *
che ha fatto cielo e terra.
Gloria.
Salmo 124
Il Signore custodisce il suo popolo
Siamo diventati come il monte Sion per mezzo della grazia di Cristo e del sacramento del battesimo (S. Ambrogio).
Chi confida nel Signore è come il monte Sion: *
non vacilla, è stabile per sempre.
I monti cingono Gerusalemme: †
il Signore è intorno al suo popolo, *
ora e sempre.
Egli non lascerà pesare lo scettro degli empi *
sul possesso dei giusti,
perché i giusti non stendano le mani *
a compiere il male.
La tua bontà, Signore, sia con i buoni *
e con i retti di cuore.
Quelli che vanno per sentieri tortuosi †
il Signore li accomuni alla sorte dei malvagi. *
Pace su Israele!
Gloria.
Salmo 125
Dio nostra gioia e nostra speranza
Questi sono i frutti spirituali e i raccolti felici della vera fatica, che non possono venir infradiciati da nessun acquazzone (S. Ambrogio).
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, *
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, *
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli: *
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, *
ci ha colmati di gioia.
Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, *
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime *
mieterà con giubilo.
Nell’andare, se ne va e piange, *
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo, *
portando i suoi covoni.
Gloria.
Salmo 126
Ogni fatica è vana senza il Signore
La Chiesa è un fiore che annunzia il frutto, cioè il Signore Gesù Cristo, in riferimento al quale è stato detto: Benedetto il frutto del tuo grembo (S. Ambrogio).
Se il Signore non costruisce la casa, *
invano vi faticano i costruttori.
Se la città non è custodita dal Signore *
invano veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino, †
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore: *
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Ecco, dono del Signore sono i figli, *
è sua grazia il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un eroe *
sono i figli della giovinezza.
Beato l’uomo *
che piena ne ha la farètra:
non resterà confuso quando verrà alla porta *
a trattare con i propri nemici.
Gloria.
Salmo 127
La pace di Dio nella famiglia che gli è fedele
La tua anima, avendo ricevuto il seme della parola di Dio, sia consapevole della sua fecondità (S. Ambrogio).
Beato l’uomo che teme il Signore *
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani, *
sarai felice e godrai d’ogni bene.
La tua sposa come vite feconda *
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo *
intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore. *
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme *
per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. *
Pace su Israele!
Gloria.
Rito della lavanda dei piedi

SALMODIA
Salmo 118 (119), 1-16
Ant. Il Signore si alzò da tavola, versò acqua in un catino *
e incominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli.
«Se io, Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, *
tanto più voi li dovete lavare gli uni agli altri»
Beato chi è integro nella sua via *
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti *
e lo cerca con tutto il cuore.
Non commette certo ingiustizie, *
e cammina nelle sue vie.
Tu hai promulgato i tuoi precetti *
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie, *
nel custodire i tuoi decreti.
Non dovrò allora vergognarmi, *
se avrò considerato tutti i tuoi comandi.
Ti loderò con cuore sincero, *
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti: *
non abbandonarmi mai.
Come potrà un giovane tenere pura la sua via? *
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco: *
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.
Ripongo nel cuore la tua promessa *
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore; *
Insegnami i tuoi decreti.
Con le mie labbra ho raccontato *
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia *
più che in tutte le ricchezze.
Voglio meditare i tuoi precetti, *
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia, *
non dimenticherò la tua parola.
Gloria.
Ant. Il Signore si alzò da tavola, versò acqua in un catino *
e incominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli.
«Se io, Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, *
tanto poi voi li dovete lavare gli uni agli altri».
Celebrazione nella Cena del Signore

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
RITO DELLA LUCE
O Dio, tu sei la mia luce.
Dio mio, rischiara le mie tenebre.
Per te sarò liberato dal male.
Dio mio, rischiara le mie tenebre.
O Dio, tu sei la mia luce.
Dio mio, rischiara le mie tenebre.
INNO
Sciogliamo a Cristo un cantico,
che venne a redimere
nel sangue purissimo
l’umanità colpevole.
Segue la notte al vespero,
notte di sangue gravida:
Gesù sopporta il perfido
bacio che morte provoca.
Vile bagliore argenteo
vinse il fulgor dei secoli;
Giuda, mercante pessimo,
vende il sole alle tenebre.
Grida la turba immemore,
Gesù vuol crocifiggere:
la Vita, stolti, uccidono
che i morti fa risorgere.
Onore, lode e gloria
al Padre, all’Unigenito,
a te, divino Spirito,
negli infiniti secoli. Amen.
RESPONSORIO
Questa stessa notte voi tutti resterete
scandalizzati per causa mia.
Infatti sta scritto:«Ucciderò il pastore.
e le pecore del gregge saranno disperse».
Così, non avete trovato la forza
di stare svegli un’ora con me,
voi che vi esortavate a vicenda a morire con me?
Ma Giuda, vedete come non dorme
e si affretta a consegnarmi ai Giudei.
Alzatevi, andiamo. Ormai l’ora è venuta.
Infatti sta scritto: «Ucciderò il pastore.
e le pecore del gregge saranno disperse».
LETTURA VIGILIARE
Lettura del profeta Giona
Gn 1, 1 – 3, 5. 10

Il segno di Giona
In quei giorni. Fu rivolta a Giona, figlio di Amittài, questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me». Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e vi fu in mare una tempesta così grande che la nave stava per sfasciarsi. I marinai, impauriti, invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più in basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: «Che cosa fai così addormentato? Àlzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo».
Quindi dissero fra di loro: «Venite, tiriamo a sorte per sapere chi ci abbia causato questa sciagura». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: «Spiegaci dunque chi sia la causa di questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». Egli rispose: «Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra». Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?». Infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva lontano dal Signore, perché lo aveva loro raccontato.
Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia».
Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano, perché il mare andava sempre più infuriandosi contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di quest’uomo e non imputarci il sangue innocente, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere». Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e gli fecero promesse.
Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, suo Dio, e disse:
«Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha risposto;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.
Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare,
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
Io dicevo: “Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio”.
Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l’abisso mi ha avvolto,
l’alga si è avvinta al mio capo.
Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore, mio Dio.
Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino al tuo santo tempio.
Quelli che servono idoli falsi
abbandonano il loro amore.
Ma io con voce di lode
offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore».
E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia.
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.
Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».
I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.
SALMELLO
Vegliate e pregate,
per non entrare nella tentazione,
perché il Figlio dell’uomo
sta per essere consegnato
nelle mani dei peccatori!
Alzatevi, andiamo:
è qui colui che mi consegnerà
nelle mani dei peccatori!
ORAZIONE
Preghiamo.
O Dio giusto e buono,
ricordando il castigo che Giuda trovò nel suo stesso delitto
e il premio che il ladro ricevette per la sua fede,
ti imploriamo che arrivi fino a noi l’efficacia della tua riconciliazione,
e come a quelli fu data, nella passione redentrice,
la ricompensa secondo la disposizione del loro cuore,
così a noi, liberati dall’antica colpa, sia concessa la grazia
della beata risurrezione con Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Oppure:
Preghiamo.
Ci hai convocato, o Padre, a celebrare la santa cena
nella quale il tuo unico Figlio, consegnandosi alla morte,
affidò alla Chiesa come convito del suo amore
il nuovo ed eterno sacrificio;
concedi che dalla celebrazione di così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
1 Cor 11, 20-34

La cena del Signore
Fratelli, quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, siamo da lui ammoniti per non essere condannati insieme con il mondo.
Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.
CANTO AL VANGELO
«Siete venuti a prendermi armati di spade,
come fossi un ladro!
Ogni giorno ero in mezzo a voi
a insegnare
e non mi avete arrestato!
Adesso mi consegnate,
perché sia crocifisso!».
Mentre ancora stava parlando,
ecco arrivare la folla,
e anche l’apostolo di nome Giuda
si avvicinò a Gesù per dargli un bacio.
«Giuda, Giuda, con un bacio
tradisci il figlio dell’uomo,
perché sia crocifisso!».
PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo
Mt 26, 17-75

L’ultima cena e l’avvio della Passione del Signore
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
DOPO IL VANGELO
Oggi, Figlio dell’Eterno, come amico
al banchetto tuo stupendo, tu mi accogli.
Non affiderò agli indegni il tuo mistero
né ti bacerò tradendo come Giuda,
ma ti imploro, come il ladro sulla croce,
di ricevermi, Signore, nel tuo regno.
A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
Dona, o Padre di misericordia, a tutti i credenti
la salvezza operata dalla passione redentrice
e infrangi per il tuo amore infinito
i vincoli dell’antica condanna
in cui ricadiamo continuamente
a motivo della nostra fragilità umana.
Per Cristo nostro Signore.
SUI DONI
Signore santo, Dio onnipotente,
ti sia gradito questo nostro sacrificio:
colui che te lo offre, e insegna oggi ai discepoli
a rinnovarlo come suo memoriale,
è lo stesso tuo Figlio Gesù Cristo,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
PREFAZIO
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo,
a te, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Il tuo unigenito Figlio, che possiede con te la natura divina,
per cancellare le nostre colpe si è fatto uomo;
venuto a liberarci, pur essendo il Signore
è venduto a sacrilego prezzo da un servo;
e colui che giudica gli angeli
è trascinato davanti al tribunale di un uomo.
Così strappò dalla morte coloro cui aveva dato la vita.
Per questo mistero d’amore uniti agli angeli e ai santi
eleviamo a te, o Padre,
unico Dio col Figlio e con lo Spirito Santo,
l’inno della triplice lode:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.

CANONE V
Veramente santo, veramente benedetto sei tu, o Dio; tu ci hai voluto in comunione di vita col Figlio tuo, eredi con lui del tuo regno, cittadini del cielo e compagni degli angeli, se però conserviamo con fede pura il mistero cantato dalle schiere celesti.
E noi, elevati a tale dignità da poter presentare a te, per l’efficacia dello Spirito santo, il sacrificio sublime del corpo e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, tutto possiamo sperare dalla tua misericordia.
Per la redenzione del mondo, egli andò incontro liberamente alla passione che ricordiamo con venerazione e con amore.
E per istituire un sacrificio quale sacramento di imperitura salvezza, per primo offrì se stesso come vittima e comandò di ripresentarne l’offerta.
In questo giorno, alla vigilia di patire per la salvezza nostra e del mondo intero, stando a mensa tra i suoi discepoli, egli prese il pane e alzando gli occhi al cielo a te, Dio, Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse:
Prendete, e mangiatene tutti: questo e il mio corpo
offerto in sacrificio per voi.
Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e alzando gli occhi al cielo a te, Dio, Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse:
Prendete, e bevetene tutti:
questo e il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati.
Diede loro anche questo comando:
ogni volta che farete questo lo farete in memoria di me: predicherete la mia morte, annunzierete la mia risurrezione, attenderete con fiducia il mio ritorno finchè di nuovo verrà a voi dal cielo.
Mistero della fede.
Tu ci hai redento con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo.
Obbedendo al divino comando, noi celebriamo, o Padre, questo mistero e, ricercando nel convito del corpo del Signore una comunione inseparabile con lui, ne annunziamo la morte.
Manda a noi, o Padre onnipotente, l’unigenito tuo Figlio,
tu che ce lo hai mandato con amore spontaneo prima ancora che l’uomo potesse cercarlo.
Da te, che sei Dio ineffabile e immenso, lo hai generato Dio ineffabile e immenso, a te uguale.
Donaci ora, quale fonte di salvezza, il suo corpo che ha sofferto per la redenzione degli uomini.
Guarda propizio a questo popolo che è tuo possesso e a tutta la tua famiglia, che in comunione col nostro papa… e col nostro vescovo.., rinnovando il mistero della passione del Signore, proclama le tue opere meravigliose e rivive i prodigi che l’hanno chiamata a libertà.
Tu che ora ci raduni col vincolo di un amore sincero nell’unità della Chiesa cattolica, serbaci per il banchetto del cielo e per la partecipazione alla tua gloria con la beata vergine Maria, con sant’Ambrogio e tutti i santi.
Con il Signore nostro Gesù Cristo, nell’unità dello Spirito santo, a te, o Padre, è l’onore, la lode, la gloria, la maestà e la potenza, ora e sempre, dall’eternità e per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
ALLO SPEZZARE DEL PANE
«Questo è il corpo che è dato per voi;
questo calice è la nuova alleanza
nel mio sangue – dice il Signore –.
Ogni volta che ve ne cibate,
fate questo in memoria di me».
ALLA COMUNIONE
Sono triste fino alla morte:
rimanete qui e vegliate con me.
Ora vedrete una folla circondarmi
e voi fuggirete,
mentre andrò a immolarmi per voi.
PANGE LINGUA
Il mistero dell’altare canti lieto l’animo;
il suo corpo e il suo sangue Cristo ci comunica;
pegno certo di salvezza offre a tutti gli uomini.
È mandato a noi dal Padre, nasce dalla Vergine;
nella terra che l’attende il vangelo predica;
con noi vive, con noi soffre: ama senza limiti.
Dai fratelli si congeda col banchetto mistico;
e nel rito della Pasqua, che devoto celebra,
egli dona come cibo tutto se medesimo.
Rende il pane carne viva, benedice il calice;
muta il vino in sangue vero; ogni attesa supera.
Ed è Cristo che l’afferma: noi dobbiamo credergli.
La divina eucaristia adoriamo supplici;
Cristo fonda un’era nuova che non ha più termine;
e la fede ci rivela che tra noi egli abita.
Lode al Padre, onore al Figlio, ch’egli sempre genera;
sommo gaudio, eterno osanna, esultante cantico;
gloria all’infinito Amore, il divino Spirito. Amen.

CONCLUSIONE DEI VESPERI
SALMODIA
Ant. Ascolta, il Maestro ti dice: *
«Da te voglio fare la pasqua con i miei discepoli».
Salmo 69 (70)
O Dio, vieni a salvarmi, *
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Siano svergognati e confusi *
quanti attentano alla mia vita.
Retrocedano, coperti d’infamia, *
quanti godono della mia rovina.
Se ne tornino indietro pieni di vergogna *
quelli che mi dicono: «Ti sta bene!».
Esultino e gioiscano in te *
quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Dio è grande» *
quelli che amano la tua salvezza.
Ma io sono povero e bisognoso: *
Dio, affréttati verso di me.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore: *
Signore, non tardare.
Salmo 133 (134)
Ecco, benedite il Signore, *
voi tutti servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore *
durante la notte.
Alzate le mani verso il santuario *
e benedite il Signore.
Il Signore ti benedica da Sion: *
egli ha fatto cielo e terra.
Salmo 116 (117)
Genti tutte, lodate il Signore, *
popoli tutti, cantate la sua lode,
perché forte è il suo amore per noi, *
e la fedeltà del Signore dura per sempre.
Gloria.
Ant. Ascolta, il Maestro ti dice: *
«Da te voglio fare la pasqua con i miei discepoli».
DOPO LA COMUNIONE
Concedi, o Dio nostro,
a noi che nella cena del tuo Figlio unigenito
abbiamo partecipato al suo corpo e al suo sangue,
di non essere coinvolti nelle tenebre del discepolo infedele,
ma di riconoscere in Cristo il nostro Salvatore,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio † e Spirito Santo.
Amen.
Andiamo in pace.
Nel nome di Cristo.
Vespri

Per coloro che non partecipano alla Messa vespertina della Cena del Signore.
Signore, ascolta la nostra preghiera.
E il nostro grido giunga fino a te.
RITO DELLA LUCE
O viva fiamma della mia lucerna,
O Dio, mia luce!
Illumina, Signore, il mio cammino,
sola speranza nella lunga notte.
Se l’animo vacilla o s’impaura,
rinvigorisci e salva.
Illumina, Signore, il mio cammino,
sola speranza nella lunga notte.
O viva fiamma della mia lucerna,
O Dio, mia luce!
Illumina, Signore, il mio cammino,
sola speranza nella lunga notte.
INNO
Sciogliamo a Cristo un cantico,
che venne per redimere
nel sangue suo purissimo
l’umanità colpevole.
Segue la notte al vespero,
notte di sangue gravida:
Gesù sopporta il perfido
bacio che morte provoca.
Vile bagliore argenteo
vinse il fulgor dei secoli;
Giuda, mercante pessimo,
vende il sole alle tenebre.
Grida la turba immemore,
Gesù vuol crocifiggere:
la Vita, stolti, uccidono
che i morti fa risorgere.
Onore, lode, gloria
al Padre, all’Unigenito,
a te, divino Spirito,
negli infiniti secoli. Amen.
RESPONSORIO
Questa stessa notte
voi tutti resterete scandalizzati per causa mia.
Infatti sta scritto: «Ucciderò il pastore,
e le pecore del gregge saranno disperse».
Così non avete trovato la forza
di stare svegli un’ora con me,
voi che vi esortavate a vicenda
a morire con me?
Ma Giuda vedete come non dorme
e si affretta a consegnarmi ai Giudei.
Alzatevi, andiamo. Ormai l’ora è venuta.
Infatti sta scritto: «Ucciderò il pastore,
e le pecore del gregge saranno disperse».
SALMODIA
Salmo 69
O Dio, vieni a salvarmi
Beato il legno del Signore, che ha crocifisso i peccati di tutti. Beata la carne del Signore, che a tutti ha procurato il nutrimento (S. Ambrogio).
Ant. Ascolta, il Maestro ti dice: *
«Da te voglio fare la pasqua con i miei discepoli».
Vieni a salvarmi, o Dio, *
vieni presto, Signore, in mio aiuto.
Siano confusi e arrossiscano *
quanti attentano alla mia vita.
Retrocedano e siano svergognati *
quanti vogliono la mia rovina.
Per la vergogna si volgano indietro *
quelli che mi deridono.
Gioia e allegrezza grande per quelli che ti cercano; +
dicano sempre: «Dio è grande» *
quelli che amano la tua salvezza.
Ma io sono povero e infelice, *
vieni presto, mio Dio;
tu sei mio aiuto e mio salvatore; *
Signore, non tardare.
Salmo 133
Invito alla preghiera notturna
Ecco, benedite il Signore, *
voi tutti, servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore *
durante le notti.
Alzate le mani verso il tempio *
e benedite il Signore.
Da Sion ti benedica il Signore,
che ha fatto cielo e terra.
Salmo 116
Invito universale alla lode di Dio
Lodate il Signore, popoli tutti, *
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi *
e la fedeltà del Signore dura in eterno.
Gloria.
Ant. Ascolta, il Maestro ti dice: *
«Da te voglio fare la pasqua con i miei discepoli».
ORAZIONE
O Dio giusto e buono,
ricordando il castigo
che Giuda trovò nel suo delitto
e il premio che il ladro ricevette per la sua fede,
ti imploriamo che arrivi fino a noi
l’efficacia della tua riconciliazione,
e come a quelli fu data, nella passione redentrice,
la ricompensa secondo la disposizione del loro cuore,
così a noi, liberati dall’antica colpa,
sia concessa la grazia
della beata risurrezione con Cristo,
tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
INTERCESSIONI
Nella notte in cui fu tradito, il nostro Salvatore affidò alla Chiesa il memoriale della sua morte e della sua risurrezione.
Riconoscenti per questo dono d’amore, a lui rivolgiamo la nostra preghiera:
Donaci sempre, Signore, questo pane.
Tutti in questa notte si sono scandalizzati di te, e le pecore del tuo gregge si sono disperse;
– conservaci sempre, o Cristo, coraggiosamente a te fedeli.
Al popolo redento offri il tuo corpo immolato e il sangue della nuova alleanza:
– infondi nei credenti il desiderio di sedersi con pura coscienza a questo santo convito.
Hai detto: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amate tra voi, come io vi ho amati»;
– fa’ che tutti gli uomini sperimentino nella loro convivenza la forza rinnovatrice della tua carità.
Maestro e Signore, che hai lavato i piedi degli apostoli,
– donaci di riconoscerti e di servirti nei nostri fratelli più poveri.
Tu che hai mangiato la pasqua con i tuoi discepoli,
– accoglici tutti alla cena eterna con i nostri defunti che sono morti nella fede cattolica.
Memori dell’ammonizione del Signore che ha detto:
«Vegliate e pregate per non cadere in tentazione»,
con cuore sincero diciamo:
Padre nostro.
CONCLUSIONE
Il Signore ci benedica e ci custodisca.
Amen.
Oppure:
La santa Trinità ci salvi e ci benedica.
Amen.
Compieta

Convertici, Dio, nostra salvezza.
E placa il tuo sdegno verso di noi.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Tu che le tenebre al giorno
sapientemente alterni,
così alleviando nel sonno
le membra affaticate,
ascolta chi nella notte
timoroso ti implora:
se il corpo nel torpore si abbandona,
vegli lo spirito nella tua luce.
Ansia di ignoto pericolo,
Padre pietoso, non ci impauri,
incubi vani non ci inquietino
né fatue visioni ci illudano.
Ogni affanno si perda
nel sonno ristoratore;
ma vigili il cuore e ti sogni,
Ospite dolce di chi crede in te.
A te si innalza, o Dio, la nostra supplica
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
vive con te nei secoli. Amen.
SALMODIA
Salmo 15
Il Signore è la mia eredità
Dio ha risuscitato Gesù, sciogliendolo dalle angosce della morte (At 2, 24).
Ant. Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio. +
Proteggimi, o Dio: *
in te mi rifugio.
+ Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, *
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: †
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, †
esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, †
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria.
Ant. Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio.
LETTURA BREVE
1 Ts 5, 23
Fratelli, il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.
RESPONSORIO BREVE
Rallegra la vita del tuo servo.
Rallegra la vita del tuo servo, *
perché tu sei buono, Signore.
Sii attento alla voce della mia supplica.
Perché tu sei buono, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Rallegra la vita del tuo servo, *
perché tu sei buono, Signore.
CANTICO DI SIMEONE
Lc 2, 29-32
Cristo, luce delle genti e gloria d’Israele
Simeone sapeva che beati sarebbero stati gli occhi che avrebbero visto (S. Ambrogio).
Ant. In te, Signore, la tua famiglia abbia un cuor solo e un’anima sola *
O datore di pace, unico Re, da tutti i mali salvaci.
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo *
vada in pace secondo la tua parola.
perché i miei occhi han visto la tua salvezza, *
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti *
e gloria del tuo popolo Israele.
Gloria.
Ant. In te, Signore, la tua famiglia abbia un cuor solo e un’anima sola *
O datore di pace, unico Re, da tutti i mali salvaci.
ORAZIONE
O Creatore dei secoli e ordinatore dei tempi,
che giorni e notti avvicendi,
a te devota sale la supplica:
tu che hai dato di sostenere fino alla sera
la fatica diurna,
donaci di attraversare la tenebra
sereni al riparo delle tue ali.
Per Cristo nostro Signore.
ANTIFONA ALLA BEATA VERGINE MARIA
Salve Regina, madre di misericordia,
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
ESAME DI COSCIENZA
Alla fine di Compieta si può fare l’esame di coscienza, che nella celebrazione comune o è compiuto in silenzio, oppure è inserito nell’atto penitenziale secondo le formule del Messale.
CONCLUSIONE
Dormiamo in pace.
Vigiliamo in Cristo.
Il santo del giorno
Giovedì Santo

Arriviamo dunque al cuore del mistero pasquale con il Triduo Santo, tre giorni che sono da sempre il centro e il «roveto ardente» della nostra fede. Oggi in particolare, attraverso il mistero eucaristico, siamo invitati a sedere a mensa con Gesù, a essere tra coloro che ricevono il dono che il Signore Gesù fa di se stesso, il suo corpo e il suo sangue, nella memoria di quell’ultima cena. Non si tratta però di ricordare un evento del passato, poiché
qui e ora il Signore si dona a noi, si fa cibo per la nostra vita. Oggi e in ogni celebrazione eucaristica non siamo e non potremo mai essere spettatori, ma sempre e comunque protagonisti e destinatari di quel dono, del pane e del vino che sono la sua persona. Ma se siamo noi i protagonisti, se nei nomi dei Dodici dobbiamo riconoscere i nostri nomi, allora quel dramma è il nostro dramma: lì ci sono i nostri tradimenti, nel tradimento dell’apostolo Giuda; lì ci sono i nostri rinnegamenti, nel rinnegamento dell’apostolo Pietro; lì ci sono le nostre fughe, nella fuga di tutti gli altri: E tutti, abbandonatolo, fuggirono. Nei gesti e nelle parole che il Signore ha pronunciato quella sera, e che l’apostolo Paolo ci ricorda nella Prima lettera ai Corinzi, si anticipa quello che di lì a poco accadrà sul Calvario: non solo l’esecuzione di
una condanna a morte, ma il dono di sé, per noi e per tutti. È il passo decisivo che il Signore compie, ma – ci ricorda l’evangelista Matteo – si gioca nella lotta e nell’angoscia: compiere la volontà del Padre non è scontato neppure per il Signore Gesù: Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu! Così Gesù accetta di bere il calice della sua passione, accetta di entrare nella volontà del Padre, lottando con l’angoscia e la tristezza. Tutti noi, nei momenti difficili e drammatici della nostra vita, siamo tentati di fuggire, per questo possiamo sentire la vicinanza del Signore: lui ci può capire e accogliere perché ha sperimentato la nostra fragilità umana, indicandoci però anche la via d’uscita: l’abbandono nelle mani del Padre.