Nota esegetica 5 Compatibilità cristologica

Premessa

Nel leggere la Bibbia troviamo espressioni che risultano dure ai nostri orecchi: guerra santa, sterminio dei nemici, herem, lapidazioni, impiccagioni e così via, tutte attuate nel nome di Dio. Abbiamo perciò il problema di interpretarle correttamente. Cerchiamo di farlo sinteticamente in questo scritto.
L’ultimo versetto del Prologo di Giovanni dice:

«Dio finora nessuno l’ha mai visto/ il Figlio Unigenito / che è nel grembo del Padre / lui lo ha rivelato» Gv 1,18

Però, se Lui ha “rivelato” il Padre tutti quelli che sono venuti prima: patriarchi, profeti, sacerdoti, giusti, ecc. cosa hanno comunicato? non hanno “rivelato” anche loro?

Il versetto segnala subito una differenza sostanziale: «prima nessuno l’ha mai visto » mentre il Figlio Unigenito è addirittura «nel grembo del Padre». E questo ribadisce Gv 1,1.

Allora la rivelazione di Gesù è in grado di mettere a punto, di correggere, purificare tutte le rivelazioni precedenti dalle “precomprensioni” introdotte dalle varie culture in si sono manifestate. E non sono poche dato che stiamo parlando di un arco di tempo di quasi 2000 anni, da Abramo (circa 1800 a. C.) fino a Gesù.

“Precomprensione” nel nostro caso vuol dire che quando uno dice: “Dio” io so già di che cosa si parla perché io ho già la “mia” idea di Dio, ma appunto la “mia”.
Se invece voglio sapere com’è Dio e come agisce devo “guardare” Gesù.

Ora, i vangeli non raccontano tutto ciò che Gesù ha fatto perché non sono una descrizione cronachistica, ma solo le parole e i gesti che hanno colpito i suoi discepoli e i suoi interlocutori, talvolta antagonisti. Sono questi gesti e queste parole che gli stessi discepoli hanno ritenuto essenziali tramandare a noi venuti dopo e costituiscono la memoria evangelica. In particolare essi ci hanno tramandato alcune “anomalie” rispetto alla cultura religiosa di quel tempo perché anche per loro sono state difficili da digerire. E infatti non hanno esitato a segnalarci anche le figuracce che essi hanno fatto, quasi per dirci: guardate che si prendono cantonate e bisogna fare fatica.

Passiamo in rassegna alcune di queste anomalie più importanti.
[ Chi non vuole seguire tutto lo sviluppo può passare alla conclusione]

I Anomalia – Comunione con i peccatori

Peccatori in quel tempo erano le persone colpite da discredito religioso o morale. E non occorreva molto per esserlo o diventarlo, bastava nascere ciechi o zoppi o prendersi la lebbra ecc. Un malato era peccatore o figlio di peccatori, vedi Gv 9 e il libro di Giobbe. Era sufficiente toccare una donna durante il mestruo o non lavarsi le mani fino al gomito prima di mangiare, per finire in una esclusione di tipo teologico, perché c’era anche la teoria che li considerava maledetti da Dio.

Queste persone erano escluse dai rapporti sociali e chi li frequentava diventava come loro.

Invece Gesù non esita a frequentare questi personaggi esclusi: entra nella casa dei pubblicani (Zaccheo), si lascia toccare da una prostituta (Maddalena), difende un’adultera che i benpensanti volevano lapidare, Egli deliberatamente viola queste prescrizioni e, per farla breve, diciamo che va a cercare tutte queste figure che stano sotto il segno dell’esclusione. Sono gesti che gettano il discredito su di lui come uomo di Dio, ma Egli mostra chiaramente e duramente quando è il caso, di non esserne intaccato. Anzi usa parole molto dure e taglienti verso coloro che lo chiamano al rispetto della tradizione. (Riportiamo solo questi versetti, ma è consigliabile leggere tutto il capitolo)

Mc 2,15 «Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16 Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». 17 Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».

Sono rotture clamorose a riguardo della consuetudine. Ma Gesù insiste!
Vuol dire che queste “rotture” con il passato sono per lui molto importanti. Anzi essenziali!

II Anomalia – Univocità dei gesti di liberazione dal male

Tutti siamo pronti a sostenere che Gesù ha compiuto molti miracoli, ma questo termine non è usato nei Vangeli che invece parlano di guarigioni e cacciate dei demoni.
“Miracolo” è un termine molto ambiguo perché mette sullo stesso piano l’evento fausto e l’evento infausto verso l’uomo. Ci spieghiamo con un esempio.

Dopo che Elia è stato rapito verso il cielo su un carro di fuoco, Eliseo, il discepolo rimasto senza maestro resta per un po’ di tempo a Gerico e poi leggiamo:

2 Re 2,23 «Di lì Eliseo andò a Betel. Mentre egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: «Vieni su, pelato; vieni su, calvo!». 24 Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli. 25 Di là egli andò al monte Carmelo e quindi tornò a Samaria».

La Bibbia di Gerusalemme intitola questo fatto come “Miracolo di Eliseo”.

Bene, il teatro della rivelazione occupato da Gesù, cioè da Betlemme all’Ascensione non presenta mai, assolutamente mai, eventi di questo genere.
Se ci sono “miracoli” sono solo ciechi che vedono, zoppi che camminano, lebbrosi mondati, morti che risorgono.
E, importante, tutti questi gesti di Gesù sono coperti da un velo di discrezione; a qualcuno dice: “non dirlo a nessuno”, a qualcun altro: “vai casa tua”… Sembra che Gesù voglia evitare il successo facile o trasformare la “liberazione di un uomo dal male” come strumento per acquisire un potere per sé.

Le guarigioni, a noi sembra impossibile, non hanno come fine il proselitismo o la propaganda.
Giovanni li chiama semplicemente “segni”, cioè ci invita a vedere il contenuto, non il contorno.

Dobbiamo allora ricordare le “tentazioni nel deserto” (Mt 4 e paralleli) che gli sono suggerite da Satana: le pietre trasformate in pane, il buttarsi in caduta libera dal pinnacolo del tempio, il potere politico sul mondo intero accogliendone i suoi criteri (del mondo, cioè di Satana).
Tutte queste sono vie per il successo della missione che non liberano l’uomo dal male e lo lasciano ancora come prima e come sempre.

Che i cosiddetti “miracoli” siano solo “gesti di liberazione dell’uomo dal male” lo vediamo chiaramente quando si entra sulla scena della Passione. Lì non c’è nessun evento straordinario. Un soldato che cade dai gradini del Pretorio e si rompe una gamba, l’infartino ad un sacerdote o ad un funzionario romano avrebbero modificato radicalmente l’esito di quel processo… Ma non sarebbe emerso tutto l’orrore prodotto dal male / peccato. Uno che ha fatto solo del bene che viene crocifisso… in nome di Dio! E l’uomo non sarebbe stato liberato dal male, anzi qualcuno sarebbe stato colpito dal male. Qui che nel nome di Dio, a sostegno della sua causa, non accade neanche la sbucciatura di un ginocchio: neanche un miracolino piccolo piccolo

C’è un bel contrasto tra lo sbranamento di quarantadue bambini che hanno detto “crapa pelata” ad un profeta e quello che si svolge a Gerusalemme.
Divaricante! Assolutamente divaricante!

III Anomalia – Autorevolezza – exousia

Nella sinagoga di Cafarnao Gesù scaccia il demonio da un indemoniato. La scena dovette essere impressionante perché la gente commenta come segue:

Mc 1,27 «Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». 28 La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea».

La sorpresa degli uditori di Gesù si può cogliere se teniamo presente il metodo di insegnamento usato da rabbini e maestri di quel tempo che era fatto di continue citazioni di maestri precedenti, quindi una autorevolezza basata sul riferimento ai giusti e ai sapienti del passato, mentre molto raramente Gesù cita i maestri del passato.

Infatti siamo di fronte ad «Una dottrina nuova insegnata con autorità». Da sottolineare “novità” oltre che “autorità”.

La gente di Cafarnao rileva una cosa sconcertante in Gesù: l’inaudita rivendicazione di pieni poteri a riguardo dell’interpretazione delle Scritture, della Legge e soprattutto delle tradizioni.

Infatti nessun profeta, compreso Mosè, si è mai presentato ai suoi interlocutori dicendo: “Io vi dico…”, ma sempre con le formule del messaggero del tipo: “Dice il Signore” oppure “Oracolo di JHWH“. Gesù invece afferma categoricamente: “Io vi dico…” o addirittura: “Vi fu detto, ma io vi dico…”

Tutto ciò che appartiene alla tradizione della verità di Dio è confermato o sospeso in relazione alla sua approvazione o negazione.

La seconda parte del versetto riguarda l’azione «Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono».

Allora non si tratta solo di parole, ma anche di opere mai accadute prima, per cui vale l’espressione sintetica usata dai due discepoli che, dopo la Risurrezione, vanno verso Emmaus che lo definiscono: «Profeta potente in parole e opere davanti a Dio e davanti agli uomini» Lc 24,19.

Questa reazione delle persone semplici, come poteva essere la gente di Cafarnao, pescatori, lassù in Galilea, fa contrasto con le reazioni rabbiose che in seguito avverranno da parte di scribi, farisei, sadducei, a Gerusalemme.

Già da queste prime battute il conflitto appare inevitabile.

IV Anomalia – Legittimazione della speranza dell’uomo nel bisogno

L’autorevolezza di Gesù non è destinata ad affermare il suo potere, a specificare la sua grandezza, ma a sostenere e legittimare la speranza di una pienezza di vita di ogni uomo iniziando da quelli che sono nelle difficoltà: malati, emarginati, vecchi, peccatori, ecc.

Il desiderio di una vita che non sia meno che eterna, per Gesù è assolutamente pertinente. Eterna non definisce solo un tempo senza fine, ma l’insieme di tutto ciò che l’uomo può desiderare. Anche per questo egli risuscita i morti: Lazzaro, la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Naim, ecc.

Anche all’uomo che si trova nella condizione più misera ed estrema Gesù assicura la speranza di un oltre, l’apertura di una futuro ulteriore.

Il desiderio di vita buona è sempre da lui apprezzato e sostenuto mentre l’idea precedente era del tipo: “Sei nato cieco, allora tu o qualcuno dei tuoi ha peccato quindi resta cieco perché sei un maledetto”.

Un altro strappo netto verso la tradizione!

V – Anomalia del discepolato

L’uso dell’epoca era che i genitori pregassero un maestro che istruisse il figlio facendolo suo discepolo. Questo non avveniva molto pacificamente: il maestro sottoponeva il neofita a dure prove, esigeva un compenso molto salato e bastava un niente per rimandarlo a casa.

Gesù è del tutto fuori dal coro. Alcuni stanno pescando, altri stavano assettando le reti, un altro era seduto al banco delle tesse, altri gli chiedono dove abita e poi “stettero con lui”, ecc.

A nessuno di loro sono richiesti titoli accademici, percorsi religiosi precedenti, esame vocazionale, colloquio con uno psicologo, basta invece un semplice “Vieni e seguimi“.

Forse una scelta casuale, oppure no, oppure “volutamente ” casuale… e uno aveva anche la moglie e relativa suocera.

E loro gli trotterellano dietro per tre anni: a volte capiscono, a volte lo contestano, ma tengono duro.

Alla fine uno lo tradisce, l’altro lo rinnega e tutti, tranne il ragazzino, tagliano la corda.

Però a loro è stata affidata la parola della speranza… e non pare sia stato un fiasco!

Più anomalo di così!

VI – Anomalia della preghiera

Anche il suo modo di pregare è del tutto anomalo a riguardo della tradizione.

Un maestro che si rispetti deve pregare insieme a tutti i suoi discepoli, magari sulle piazze così che tutti possano vedere ed imparare. Dovrebbe lasciare un bel libro di preghiere, magari con la musica, così che tutti possano dire: ma che bravo! E invece no!

«Non fate come gli ipocriti che pregano nelle piazze… ma quando preghi entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto... ». Mt 6,5 ss

Assolutamente divaricante! Ed è esattamente quello che fa lui.

In diversi momenti si allontana dai suoi «e da solo pregava».

Una sola volta chiede a tre dei suoi di pregare con lui, ma loro si addormentano e anche quella volta resta solo. Di lì a poco sarà arrestato!

Però in questo caso qualcuno dei tre sente come Gesù chiama Dio: «Abbà Padre» (Mc14,36).

È l’appellativo degli affetti famigliari. Il termine ebraico indica la tenerezza che c’è tra un papà e il suo piccolino. Ed è stupendo e dobbiamo ringraziare Marco che lo ha registrato.

A dire la verità una preghiera ce l’ha lasciata, ma hanno dovuto quasi strappargliela di bocca. Lui stava pregando in disparte come al solito e discepoli riescono a metterlo con le spalle al muro: “Giovanni B. ha insegnato a pregare ai suoi discepoli e tu...” E lui consegna loro il Padre nostro. Tutto qui!

Anche per la preghiera l’intenzione di Gesù è di evitarne al fine di legittimare la sua rappresentanza di Dio, ma di manifestare la “dedizione incondizionata di Dio” stesso verso ogni uomo, per cui anche la preghiera non può essere che un gesto di estrema confidenza personale verso l’Abbà… che coincide con il desiderio di compiere la Sua volontà.

Più anomalo di così!

VII – Anomalia rispetto a Giovanni Battista e i profeti precedenti

Possiamo pensare il Battista come ultimo rappresentate dei profeti dell’Antico Testamento nel quale si concentra in qualche modo il loro stile di predicazione.

Il senso del messaggio di Giovanni B. si può sintetizzare in questo modo: “Sta per arrivare il Regno di Dio perciò dovete fare penitenza e convertirvi perché quello sarà un giorno di giudizio, un dies irae. Razza di vipere, la scura è già posta alle radice dell’albero e chi non si dà da fare sarà tagliato fuori” (Vedi Mt 3 e paralleli).

Arriva Gesù e dice: “Beati i poveri… il Regno di Dio è in mezzo a voi… allora adesso potete convertirvi…”

Vale a dire: non è la conversione che fa venire il Regno di Dio, ma è il Regno che rende possibile la conversione.

In sostanza, grazie a Dio, il suo Regno non dipende da noi perché altrimenti…

Divaricante!

E Giovanni va in fibrillazione per cui manda a Gesù dei messaggeri: «sei tu quello che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro»?

Risposta: «I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati… ai prigionieri è annunciata la liberazione».

Allora il Regno di Dio coincide con la liberazione dal male, ogni male perché per Gesù Dio è questo e nient’altro che questo.

E proprio per questo Egli può rappresentarlo

1- in mezzo ai peccatori senza paura di esserne contaminato

2- attraverso i segni di liberazione dal male (non semplici miracoli)

3- con un’autorevolezza inaudita nei confronti della tradizione religiosa precedente

4- legittimando la speranza di vita dell’uomo nel bisogno

5- e i discepoli devono apprendere questa figura di Dio che non si impara sui libri

6- ma in una relazione continua e segreta con Dio coltivata nella forma dell’Abbà

VIII – Anomalia della rappresentanza di Dio

Tutto quanto detto può essere riassunto dicendo che Gesù si presenta sulla scena religiosa con una pretesa di alto profilo: essere il rappresentate assoluto di Dio. Ma le sue credenziali non sono quelle tipiche della divinità: fulmini, tuoni, incenerimento di avversari, qualche segno nei cieli, almeno un terremotino… Per dirla con il linguaggio della filosofia, i segni di un Dio alla Feuerbach, che per molti versi coincide con l’idea di Dio esistente nell’immaginario collettivo di tutti i tempi, compresi i nostri, anche se siamo venuti dopo.

1- Il piano dei sacerdoti e dei capi del popolo

I sacerdoti, i capi del popolo e ci mettiamo anche il procuratore romano Pilato perché siamo in un regime tipicamente teocratico, organizzano una dimostrazione teologica. Se lo si condanna alla pena capitale si giunge alla verità perché se viene da Dio, Egli verrà in suo aiuto e impedirà che gli si faccia del male; se in vece è un impostore morirà come un cane. In entrambi i casi il problema è risolto.

Ovviamente essi pensano che la verità sia la seconda.

2- I discepoli di Gesù

Paradossalmente anche i discepoli condividono la stessa teologia, ma sono sicuri come l’oro che al momento buono Gesù tirerà fuori tutte le sue artiglierie, farà fuori tutti gli avversari e finalmente instaurerà il suo regno che dominerà tutta la terra.

Abbiamo racconti evangelici che ci fanno intendere questa teologia, anche se quando vengono messi per iscritto qualche decennio dopo, probabilmente si vergognavano di avere pensato così.

La IV sezione del vangelo di Luca presenta l’inizio del viaggio finale che porterà Gesù a Gerusalemme e devono attraversare un villaggio di samaritani:.

 Lc 9,51 «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52 e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55 Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56 E si avviarono verso un altro villaggio».

Sono già tre anni che vanno dietro a Gesù, ma sono ancora sintonizzati sul prima: incenerire qualcuno fa sempre un bel effetto ai fini della propaganda!

D’altra parte dopo la Passione, la Morte e la Risurrezione ed essere stato con loro altri 40 giorni al momento dell’Ascensione la loro preoccupazione è ancora quella:

 At 1,6 «Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». 7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8 ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». 9 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo».

Più chiara è la cosiddetta “Confessione di Cesarea”

Mc 8,27 «Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». 29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. 32 Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Il rimprovero a Pietro la dice lunga: ritiene che Gesù, il suo eroe, sia colto non tanto da un momento di stanchezza, ma da una vera e propria crisi di fede e lo rimprovera: “Come? noi ti abbiamo seguito fin qui perché vogliamo ricostruire il regno d’Israele e tu adesso ti tiri indietro”? Che guarda caso è esattamente la terza tentazione proposta da Satana nel deserto: un governo universale che domini su tutto il mondo…

E Pietro si becca del “Satana”! Da Uno che aveva affermato: «chi dice “raca” (sciocco) al suo fratello è degno del fuoco della Geenna (discarica dei rifiuti di Gerusalemme)».

3- La posizione di Gesù

Gesù si trova all’incrocio di un dilemma drammatico che riguarda la fedeltà / infedeltà alla sua testimonianza

Se Gesù resta fedele testimone all’immagine del Dio Abbà che ha praticato per tutta la sua vita, deve lasciarsi sopraffare dagli avversari e così tradire la fede che i discepoli hanno posto in lui.

Se tradisce la figura del Dio Abbà i suoi discepoli continueranno ad avere fede in lui, non subiranno dispersioni; certo dovrà fare fuori qualche sacerdote o capo del popolo, qualcosa non tanto grave perché tutto sommato è a fin di bene. Ma in questo modo però continuerebbe a sopravvive nell’uomo l’altra immagine di Dio, quella di un Dio che guarisce o ammazza, che benedice o maledice a seconda dei suoi disegni o capricci… che tanto «quanto il cielo è alto sopra la terra tanto lontano sono i pensieri di Dio dai nostri» come dice Isaia.

Come si vede è in gioco fede e tradimento in entrambi i casi… e due figure radicalmente diverse di Dio.

Essere fedele alla sua testimonianza tradendola nella figura della sopraffazione.

Essere fedele alla sua testimonianza tradendola nella figura nella figura dell’essere sopraffatto.

Ma possiamo dire anche:

essere infedele alla testimonianza del Dio Abbà introducendo per la prima volta una sopraffazione violenta verso i suoi oppositori infliggendo loro del male, cioè se fino ad oggi ha dato la vista ai ciechi, accecarne qualcuno, azzopparne altri, ecc.

Oppure: essere fedele alla testimonianza del Dio Abbà lasciandosi sopraffare? Sì, ma poi chi sostiene il suo buon diritto? E che ne sarà poi di quelli che fino ad oggi l’hanno seguito?

E poi tutte le sue parole saranno giudicate false, i gesti di liberazione dal male fasulli o opere del maligno.

Passi pure essere sopraffatto, ma qui si tratta di essere sopraffatto nel nome di Dio… e tutta la baracca che va a ramengo! Questo dilemma è la ragione delle lacrime e del sangue del Getsemani.

Poiché Gesù sceglierà quest’ultima ipotesi, di fronte a Pilato produce un disastro di autodifesa e di fronte ai sommi sacerdoti fa una figura meschina. Non appare per niente «profeta potente in parole ed opere», ma un poveraccio confuso.

E i discepoli che non vedono alcuna reazione, alcun miracolo si sentono autorizzati a pensare: “è proprio venuta meno la sua fede”… e restano scandalizzati.

L’uscita dal dilemma

Gesù esce dal dilemma anticipando con un simbolo reale la sopraffazione: si consegna alla memoria dei suoi come Pane e Vino separati, che significano, nella ritualità del tempio, una morte violenta . E i discepoli dovranno poi rileggere tutto questo alla luce di quanto avverrà il giorno dopo: «un profeta potente in parole ed opere» che non apre bocca e si lascia crocifiggere proprio come un poveraccio qualunque, anzi: come un malfattore qualunque. La compagnia dei due ladroni crocifissi con lui la dice lunga!

La consegna ai discepoli sta proprio in quel «fate questo in memoria di me» che non indica semplicemente un gesto liturgico ma soprattutto una scelta di vita.

Il «fate questo in memoria di me» è bene interpretato da Luca

Lc 22,24 «Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. 25 Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. 26 Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. 27 Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve».

Sono parole che vogliono dire: “Io non voglio instaurare un dominio politico o religioso o morale come fanno i re e i sacerdoti che tutti si riferiscono ad un Dio nel nome del quale poi giustificare ogni loro violenza e sopraffazione perché quello è il “loro” Dio si chiami pure: Shaddai, El, Dio dei Padri, JHWH, Allah, Essere Supremo, Assoluto, Motore Immobile, Grande Entone che governa il mondo, ecc. Questo è il Dio che sta nell’immaginario collettivo, ma che non ha nulla a che fare con il Dio Abbà Padre la cui essenza è dedizione incondizionata. E appaia molto chiaramente che è quel loro dio che fa crocifissi, mentre il Dio Abbà, se proprio un crocifisso ci deve essere è disposto a prendersi Lui la croce. Ma neanche un grammo di male sarà inflitto ad un uomo nel suo nome”.

Questo vuol dire e viene a costare la difesa dell’immagine del Dio di Gesù!

Giovanni è forse più radicale nell’elaborare il tema del servizio perché invece del racconto dell’istituzione dell’Eucaristia riporta la “Lavanda dei piedi”

Gv 13:1 «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, […]4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. […] 12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese levesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

Nel dialogo con Pietro che non permette che gli lavi i piedi dice: «Quello che io faccio tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Non è lo stesso senso del «fate questo in memoria di me»?

Si noti la dissimmetria: «Come ho lavato i piedi a voi», non voi lavateli a me, ma «lavateli l’un l’altro»

Proprio come il Comandamento Nuovo del v 34 «Come ho amato voi» non voi amate me ma «amatevi gli uni gli altri».

Conclusione

Abbiamo cercato di evidenziare brevemente ciò che Gesù ha fatto per comunicarci la “sua” immagine di Dio, quella che egli conosce fin dal “principio” (archè Gv 1), l’immagine del Dio Abbà Padre.

Par fare questo non solo si è incarnato, ma ha dovuto fare anche un grande lavoro e una grande fatica per contrastare le precedenti immagini di Dio sedimentate nell’immaginario collettivo, fino a “consegnarsi” alla morte di croce.

La lezione è stata compresa? Non del tutto se ancora all’interno del Nuovo Testamento troviamo il racconto di Anania e Saffira (At 5) nel quale per una menzogna restano fulminati prima l’uno e poi l’altra.

La causa? Avere mentito allo Spirito Santo.

Certo, gli esegeti ci dicono che è un racconto didattico, ma qui non c’è lo Spirito di Gesù, la fatica di Gesù viene vanificata e lo Spirito Santo ne esce male.

Abbiamo sempre la necessità di purificare la nostra idea di Dio e in passi come questo o come quello di Eliseo dobbiamo decidere se uscire con Gesù e il Dio Abbà Padre o restare con il Dio dei filosofi, il Giustiziere, il Dio Vendicatore, il Dio di Feuerbach, ecc. Ma in questo caso tutte le nostre preghiere, i nostri sacrifici, le nostre penitenze non si sa dove ci possano portare perché lasciate al capriccio di un dio Imprevedibile.

L’Eucaristia, memoria di ciò che Gesù ha fatto dovrebbe istruirci e rammentarcelo ogni volta.