Lettura 90 Es 20,1-17 Il Decalogo, quindicesima parte

IX° Comandamento: « non desiderare la donna d’altri » 

X° Comandamento: « non desiderare la roba degli altri »

Nel libro di esodo questi due comandamenti sono contenuti in un unico versetto:

Es 20,17 «Non bramerai / hamad la casa del tuo prossimo, non bramerai / hamad la donna del tuo prossimo, il suo servo, la sua serva, il suo bue, il suo asino e tutto ciò che ha il tuo prossimo».

Essi richiamano ancora il problema della suddivisione di questa Legge in Dieci Parole. Tralasciamo questo argomento perché l’abbiamo già trattato nella lettura 78.

Si può concordare con quegli esegeti che sostengono che la forma originale sintetica fosse semplicemente: «non bramerai / lo hamad» con il verbo assoluto o forse seguito anche da un complemento: il primo della lista, cioè la casa. Ma non possiamo fare a meno di notare la differenza tra la formulazione scritturistica e quella dottrinale.
Ciò segnala la presenza di un problema.

Il tema del desiderio
L’antropologia ci insegna che l’uomo è fondamentalmente struttura desiderante: la vita dell’uomo è alimentata dal desiderio. Quando il desiderio si ammala e l’uomo non desidera più, si lascia morire, come i vecchi relegati negli ospizi o chi soffre di depressione.
Però il desiderio si presenta con due evidenti anomalie o contraddizioni.

La prima è quella di dover rinunciare alla vita che c’è per raggiungere una vita che non c’è. È l’aspetto sacrificale del desiderio: rinunciare alla settimana bianca per preparare l’esame. Darci dentro come un matto per cinque anni per laurearsi il più presto possibile, e così via.

La seconda anomalia sta nel fatto che il raggiungimento del traguardo desiderato induce, prima o poi, quella delusione che ci fa dire: tutto qui?
Questo è fondamentale che accada perché si possa subito instaurare un altro o altri desideri che spingano la vita a continuare.

Ora, se il comandamento vietasse il semplice “desiderare” la vita non potrebbe sussistere: saremmo condannati all’apatia, ma non è questo che la scrittura comanda. E non è questa la cosiddetta “pace dei sensi”.
Sono invece censurate forme di desiderio che sono già diventate irrefrenabili: progetti, azioni, che cioè, partono dall’avidità. Quindi è corretto tradurre “hamad” con bramosia perché senza bisogna di consultare il dizionario, riceviamo subito l’idea di un desiderio morboso.

La casa
Avevamo trovato questo concetto senza evidenziarlo già nelle prime letture a riguardo delle levatrici che si erano rifiutate di obbedire all’ordine di Faraone che imponeva loro di uccidere i nascituri ebrei maschi quando stavano per uscire dal grembo materno:

Es 1, 21 «E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa “bet” casa (La Cei traduce con: “famiglia”, ma il concetto di “casa” è più ampio)».

Questo termine ricorre di sovente nella Bibbia che cita la “casa” di Davide, la “casa” di Giacobbe, ecc… ad esempio, Gesù era della “casa” di Davide. Comprendiamo subito che si tratta più esattamente di “casato” e non di edifici. 
Però con “casa”, anche in Occidente, si intende tutto ciò che riguarda la vita dell’uomo compresa la moglie.
Non perché la moglie sia ridotta al rango di “cosa”, ma perché “casa” dice molto di più che “due locali più i servizi”.
La casa è il luogo dove si ritrova la famiglia nella sua intimità; il luogo che consente dopo una giornata di lavoro di chiudere fuori il mondo, pure rimanendo aperto agli amici.

Il senso di “casa” può essere immediatamente colto da chi ha subito una visita dei ladri: la perdita è molto più grande che non la semplice mancanza degli oggetti rubati perché senti che è stata violata la tua intimità; dopo vivi con la paura che questo possa ancora ripetersi.
La lingua inglese ci suggerisce che un uomo senza casa è un “homless”, vocabolo più penetrante che non il nostro semplice “barbone”.

Però, per i figli di Israele con “casa” si richiama soprattutto l”Eredità” e la “Teologia della Terra”. I doni di Dio al suo popolo sono simbolizzati nella “Terra” che una volta suddivisa tra le famiglie nel momento dell’insediamento in Canaan, costituisce l’eredità che la famiglia /casa deve custodire gelosamente: essa non può essere venduta né trascurata perché è il segno della benevolenza di Dio, non solo per sé, ma anche per tutti i futuri discendenti.

È sorprendente il fatto che dopo ogni pasto il pio ebreo ringrazia Dio, non per il cibo, ma per la Terra dalla quale ha tratto il cibo con il lavoro delle proprie mani. Allora la “Terra” è il luogo della relazione tra ogni figlio d’Israele e Dio. Abbiamo già ricordato questa teologia nelle letture 60 e 74.

Ecco questa casa deve essere rispettata da tutti gli altri, a tal punto da non essere neanche “bramata”.

Interiorizzazione della Legge
Dicono gli studiosi che l’enumerazione degli elementi che costituiscono “la casa” è un’aggiunta successiva che dettaglia ciò che non deve essere “bramato”.
Però se abbiamo presente il decalogo sappiamo che già il VI° comandamento dice: “Non commettere adulterio” e il successivo” Non rubare“.
In altre parole l’agire verso la “casa” del prossimo è già interdetto, ma il nostro comandamento invece di rivolgersi all’azione va direttamente nel luogo in cui le azioni prendono forma: pensieri, fantasie, intenzioni, rimuginamenti, progetti, ecc. cioè a tutto quello che nasce e si sviluppa nel cuore dell’uomo. È lì che bisogna intervenire perché quando questi pensieri hanno già preso vita, i rapporti con l’altro sono ormai condizionati e feriti.

Alcuni studiosi mettono in dubbio che quegli uomini del deserto fossero capaci di una riflessione così elevata.
Certo, essi non conoscevano Kant, nemmeno Cartesio e neanche Aristotele, ma la vita nomade o seminomade concedeva loro grandi spazi e tempi di silenzio, di riflessione, e relazioni interpersonali molto profonde che noi non riusciamo neanche ad immaginare. E oltretutto le ricevevano dalle generazioni precedente e le tramandavano a loro volta a quelle che seguivano: di generazione in generazione. Dobbiamo essere molto attenti a non sottovalutarli.
Ma possiamo anche dire che è stata la stessa rivelazione divina a “ispirare” nella mente di queste persone i suggerimenti che lentamente daranno vita ad un popolo libero e responsabile e a leggi che consentiranno una vita pacifica e gustosa.

Infatti un desiderio libero da ogni controllo diventa cupidigia e, nei confronti dei beni del prossimo, “invidia” che la dottrina colloca tra i “vizi capitali“, cioè quelle abitudini che portano ad altri cattivi comportamenti. Così l’invidia finisce per generare “tristezza” in relazione ai beni e ai successi altrui… e ogni riferimento ai danni di quello che chiamiamo “carrierismo” non è casuale.

Il contrario dell’invidia è l’amore che invece gioisce dei successi del prossimo.
La necessità di questo processo di interiorizzazione è richiamato in molti passaggi della Scrittura nei quali il punto cruciale è sempre il cuore. Ne riportiamo alcuni che lasciamo alla riflessione personale.

Nm 15,37 «Il Signore aggiunse a Mosè: 38 «Parla agli Israeliti e ordina loro che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. 39 Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica; non andrete vagando dietro il vostro cuore e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituite».

Pr 4,20 «Figlio mio, fa’ attenzione alle mie parole, / porgi l’orecchio ai miei detti;
21 non perderli mai di vista, / custodiscili nel tuo cuore,
22 perché essi sono vita per chi li trova / e salute per tutto il suo corpo.
23 Con ogni cura vigila sul cuore / perché da esso sgorga la vita».

Sir14,10 «Un occhio cattivo è invidioso anche del pane / e sulla sua tavola esso manca».

Quest’altro brano del libro della Sapienza spiega l’esistenza della morte come causata dall’invidia del diavolo rappresentato dal Serpente nel Giardino di Gn 3.

Sap 2,23 «Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; / lo fece a immagine della propria natura.
24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; / e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono».

Anche per Gesù il nocciolo della questione è ancora il cuore dal quale iniziano tutto i comportamenti dell’uomo.

Lc 12,13 «Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». 14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15 E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».

Molto importante è questo brano che confronta l’aspetto corporale e quello delle intenzioni, della mente, del cuore secondo la cultura di quel tempo per cui non sono in causa questioni emotive o sentimentali, ma le intenzioni. Queste parole sono pronunciate a seguito della discussione con i farisei sulla purità dei cibi. Secondo Gesù tutto si decide nel cuore dell’uomo.

Mt 15,10 «Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! 11 Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!». 12 Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14 Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuoreQuesto rende immondo l’uomo19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».

Quest’altro brano non ha bisogno di spiegazioni perché “più chiaro di così si muore”

Mt 5,27 «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».

La posizione della donna
Se stiamo al comandamento riportato al v 20,17 ci sorprende la posizione della donna che è semplicemente enumerata tra gli altri oggetti della casa posseduti dal “prossimo”. Allora la donna è un oggetto?
Il capitolo 5 del Deuteronomio riporta una versione del decalogo leggermente diversa da quella di Esodo e gli esperti sono divisi nel decidere quale dei due testi sia più antico. In realtà l’originario sinaitico non lo possiede nessuno; quello che abbiamo ricevuto è frutto di molte riflessioni ed elaborazioni successive.
Comunque il nono e il decimo comandamento deuteronomici separano la posizione della donna da quella degli oggetti.

Dt 5,21 «Non bramare / hamad la moglie del tuo prossimo.
Non desiderare / tahawah la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo».

Tra i due verbi “hamad” e “tahwah” non c’è grande differenza circa l’intensità del desiderare, ma il primo è più usato nelle relazioni uomo donna, per cui dobbiamo registrare che Deuteronomio mette a parte, al primo posto, la donna rispetto agli altri oggetti della “casa”.
In verità una reale distinzione tra la donna e le cose la troviamo solo tra il VI° e il VII° comandamento come abbiamo già visto.

Questo fatto è tanto più strano perché nella Bibbia troviamo figure femminili poste alla pari con quelle maschili e spesso superiori ad esse, a partire dalle due matriarche Lia e Rachele, alla astuta Rebecca, e Ruth a cui possiamo aggiungere Debora, Giuditta e tante altre. Esistono poi molti midrash in cui le donne segnano molti punti verso gli uomini.
Purtroppo nell’Antico Testamento non troviamo un discorso di uguaglianza o di parità tra uomini e donne.
Per trovarlo dobbiamo riferirci al Nuovo Testamento.

La posizione della donna nel Nuovo Testamento
Gesù non ha mai fatto discorsi sulla parità uomo donna, ma i suoi comportamenti hanno scardinato sin dai primi momenti della sua predicazione, i fondamenti delle usanze, delle tradizioni e persino della Legge.

Un primo testo su cui riflettere è quello della Samaritana di Gv 4,4-42 che non riportiamo integralmente ma trattiamo solo le parti che interessano il nostro tema. Comunque raccomandiamo di leggerlo integralmente.
Gesù deve andare dalla Galilea in Giudea e perciò deve attraversare la Samarìa.
L’incontro avviene a mezzogiorno e in quel clima a quell’ora, il sole è così violento che in poco tempo cuoce tutti i neuroni. In tutta la Bibbia non si dice mai che qualcuno sia andato ad attingere a mezzogiorno: vanno tutti al fresco del mattino o della sera. Invece qui c’è una donna di Samarìa che va ad attingere a mezzogiorno: semplicemente perché non poteva andarci quando c’erano le altre donne e laspiegazione la troviamo nei versetti successivi:

v16 «Gesù le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Allora questa samaritana non poteva andare con le altre donne perché la sua vita matrimoniale (?) era molto discutibile: così essa era un’esclusa! 
Quindi Gesù conosce sin dall’inizio con chi ha a che fare, ma non esita a parlare con lei, cosa che gli uomini e soprattutto gli uomini di Dio di quel tempo non potevano praticare.
Questo fatto è tanto sorprendente che:

v9 «Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani».

Così c’è in gioco un problema religioso perché i samaritani erano considerati eretici e un problema morale perché un uomo di Dio non si ferma a parlare con una donna per strada e per giunta con una donna “di facili costumi”. Sono sorpresi anche i discepoli di ritorno dalla città dove erano andati a fare la spesa:

v27 «In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».

La cosa è tanto fuori dalle consuetudini che non hanno neanche il coraggio parlare.
Conclusione: sconvolti i discepoli, sconvolta la donna / samaritana.
Ma nessuna “parola” sulla parità uomo donna, ma Gesù ha frantumato la tradizione.
Ma c’è un’altra conclusione molto importante che non riguarda direttamente il nostro tema:

v28 «La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui».

L’esclusa dalla comunità diventa quella che va a chiamare gli altri: l’esclusa è diventata discepola che include gli altri. E quando accade una cosa come questa accade un miracolo!

Un secondo brano è ancora più eloquente:

Mt 8,14 «Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. 15 Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo».

Ma da quando in qua un uomo che non sia il marito prende per mano una donna? Come si può permettere a uno che si fa passare per uomo di Dio di toccare una donna? Per giunta ammalata e molto probabilmente impura?
Uno così bisogna farlo fuori perché non rispetta né leggi né tradizioni. E infatti finirà crocifisso.

Un terzo racconto costituisce il vertice della rottura.

Lc 8,42 «…Durante il cammino, le folle gli si accalcavano attorno. 43 Una donna che soffriva di emorragia emorroidiaria da dodici anni e aveva speso tutte le sue sostanze con i medici e che nessuno era riuscito a guarire, 44gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. 45 Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Mentre tutti negavano, Pietro disse: «Maestro, le folle ti stringono e ti premono ». 46 Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». 47 Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l’aveva toccato, e come era stata subito guarita. 48 Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace!».

Osserviamo l’atteggiamento della donna che non può essere compreso se non si conosce il retroterra legalistico e tradizionale.
Ad essa avevano detto sin da bambina: stai bene attenta che quando avrai il mestruo o per qualunque motivo perdi sangue, sei impura e rendi impuro tutto quello che tocchi: oggetti, animali, persone. E se lo fai finisci all’inferno in un baleno! Così tutte le donne sane ogni mese diventavano impure.
Ma lei da dodici anni perde continuamente sangue a causa delle emorroidi e ha speso tutto quello che aveva dai medici senza ottenere risultati.
Lei deve rimanere sempre appartata, separata dal resto del mondo, perché tutto quello che tocca diventerebbe impuro; e se lo facesse, apriti cielo, chissà che cosa gli succederebbe. Ma questa, come le hanno sempre detto, è la Legge di Dio e bisogna obbedire se non si va negli inferi!
Però in lei matura una convinzione: Dio non può essere principio e causa di questa separazione e isolamento.
Così trova il coraggio di toccare l’uomo di Dio, “il profeta potente in parole ed opere“.
Scoperta, vorrebbe sparire, perché adesso chissà che cosa le fanno; chissà che cosa succede!
Ma Gesù porta alla luce la sua condizione e le conferma non solo la guarigione, ma anche la fede: «la tua fede ti ha salvata»!
Che è come dire: quello che hai fatto toccandomi il mantello ti è stato suggerito dal Padre mio.

Lo scandalo per tutti i benpensanti è evidente! Non solo tocca un’ammalata, non solo parla con un’eretica di facili costumi, ma oltretutto si lascia toccare da una donna che per di più è impura… Bisogna proprio farlo fuori!

Potremmo trovare altri racconti di questo tipo, ma preferiamo sinteticamente riferire che il rapporto di Gesù con le donne va subito all’aspetto concreto, senza discorsi o giri di parole. E loro capiscono al volo.
C’è un’intesa tra il Maestro e lo donne che mette indubbiamente in cattiva luce tutte le perplessità, i dubbi e le incertezze degli uomini, discepoli compresi, con i quali egli è costretto a fare lunghi discorsi, estenuanti dibattiti, spiegazioni a non finire che spesso restano sospesi e senza soluzione.

Per concludere il nostro tema: Gesù non ha mai teorizzato come devono essere i rapporti tra uomini e donne, li radicalmente rivoluzionati.

Forse è proprio per questa impensabile relazione con le donne, che a condividere il dolore di Gesù sotto la croce oltre a un ragazzino, Giovanni, ci sono solo le donne, mentre gli altri, così bravi a discutere, avevano tutti tagliato la corda!