Lettura 9 1Re 19,1-3a Bersabea

1Re 19,1 «Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti.

2 Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli».

3 Elia, vide [Cei: impaurito], si alzò e se ne andò per mettersi in salvo. Arrivò a Bersabea che si trova in Giuda… »

Elia nella sfida del Carmelo è risultato vincitore alla grande e per di più è arrivata la pioggia che aveva annunciato; il popolo viste tutte queste cose è ritornato alla religione dei padri e così lo possiamo definire “Eroe di JHWH”.

Ma Gezabele non è dello stesso parere e, anche in questo caso, re Acab, succube alla moglie, non pensa a proteggere l’uomo di Dio.

La traduzione con “impaurito” è fuori luogo, perché il testo usa il verbo “vedere” e il problema non riguarda la paura, perché giace a tutt’altro livello.

Come al solito il nostro redattore, sempre criptico, ci costringe ad interrogare il testo, meglio, la Bibbia perché riferisce quasi di sfuggita che Elia è andato a Bersabea.

Ora, la vita di Elia era già stata in pericolo quando aveva annunciato la siccità; e Dio l’aveva protetto nascondendolo presso il torrente Cherit e poi a Zarepta di Sidone. Ci dovremmo aspettare che anche in questo caso Dio gli dicesse dove nascondersi. Ma qui non c’è alcuna “Parola” da parte Sua.

Se Elia volesse salvarsi dalla paura prenderebbe la via più breve, il deserto di Damasco, una regione straniera e invece attraversa tutto il Regno del Nord poi tutto il Regno di Giuda per recarsi a Bersabea all’estremo limite Sud delle zona abitata, in prossimità del deserto. È un posto così remoto che in diversi passaggi della Bibbia per indicare tutto Israele si usa la frase “da Dan a Bersabea”.

Allora dobbiamo individuare l’orizzonte simbolico legato a questa remota località per capire la vera intenzione di Elia.

►1- Un primo testo riguarda l’eziologia del nome di Bersabea e coinvolge il grande patriarca Abramo.

Gn 21,22 «In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quanto fai. 23 Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero». 24Rispose Abramo: «Io lo giuro». 25 Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato. 26 Abimèlech disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi». 27 Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un’alleanza. 28 Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. 29 Abimèlech disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?». 30 Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo».

31 Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, (Ber-shevah = giuramento + due) perché là fecero giuramento tutti e due. 32 E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei. 33 Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome di JHWH, Dio dell’eternità. 34 E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo».

Allora Bersabea è il luogo dove si pone fine a dei litigi, si stabilisce un’alleanza e, soprattutto, viene invocato il nome di JHWH e resta come segno il tamerice. Il primo passo verso la nascita di un santuario: un semplice albero. Comunque la località diventa un luogo sacro.

► 2- Un secondo brano riguarda l’intero capitolo 22 di Genesi che racconta il sacrificio di Isacco (che raccomandiamo di leggere) in cui ad Abramo è chiesto di sacrificare a Dio il figlio lungamente atteso. Sappiamo come il racconto finisce, e ci preme evidenziare la conclusione:

Gn22,19 «Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea».

Allora Bersabea è il nome di un luogo connesso ad una prova o alla fine di una prova che ha riguardato la fedeltà di Abramo verso Dio.

►3- Anche con Isacco, figlio di Abramo, si ripetono i litigi per l’acqua.

Gn 26,19 «I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva. 20 Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: «L’acqua è nostra!». Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui. 21 Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna. 22 Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: «Ora JHWH ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese».

23 Di là andò a Bersabea. 24 E in quella notte gli apparve JHWH che gli disse: «Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; / non temere perché io sono con te. / Ti benedirò / e moltiplicherò la tua discendenza / per amore di Abramo, mio servo».

25 Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome Di JHWH; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo. […] 26 Intanto Abimèlech di Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito… e dissero: «Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te: 29 tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore». 30 Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero. 31 Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace. 32 Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: «Abbiamo trovato l’acqua».

33 Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi».

Anche in questo caso abbiamo la spiegazione del nome “giuramento+due” o “alleanza tra due”, ma abbiamo anche un fatto molto più rilevante: a Bersabea Dio ha parlato ad Isacco rinnovando a lui la promessa fatta ad Abramo suo padre in Gn 12. E Isacco a memoria di questo intervento di Dio costruisce un altare. Viene ribadita la sacralità del luogo e abbiamo l’inizio della costruzione di un santuario.

►4- I capitoli 37-49 di Genesi raccontano la storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe venduto come schiavo, finito in Egitto che dopo molte vicende diventato viceré.

All’arrivo di una carestia tutta la gente di Giacobbe / Israele, invitata da Giuseppe, si trasferisce in Egitto dove c’era cibo in abbondanza; un viaggio pericoloso pieno di incognite e la partenza avviene da Bersabea.

Gn 46:1 «Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco. 2 Dio disse a Israele in una visione notturna: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». 3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo. 4 Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi».

5 Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo. 6 Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi discendenti; 7i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con sé in Egitto».

Anche in questo caso, a Bersabea, Dio ha parlato a Giacobbe assicurandogli la sua protezione prima di intraprendere quel viaggio difficile e pericoloso insieme tutta la sua gente.

Allora di Bersabea, oltre ad altri significati, l’aspetto più importante è che Dio ha parlato. E questo è il motivo per cui Elia vi si reca. Dopo tutte le vicende narrate, il nostro profeta si trova di fronte al silenzio di Dio.

Il “suo” Dio gli va bene quando punisce i re, castiga i popoli infedeli, trattiene le piogge, produce siccità, fa fuori i nemici, sgozza i sacerdoti idolatri, ecc. ma un Dio che tace è per lui insopportabile.

Elia ha vinto le sue battaglie (sue di Elia), ma ha perso il rapporto con il suo Dio. Allora va a cercarlo là dove ha parlato ai Padri.

Proprio per questo il viaggio dall’estremo Nord all’estremo sud del paese non è una fuga, ma un pellegrinaggio alle sorgenti delle fede in JHWH.

Perdere Dio è un dramma per ogni uomo, ma è la fine per un profeta perché resta una voce che grida senza un perché…

Ma questo agiografo sta parlando di Elia o del suo lettore implicito?