Lettura 87 Es 20,1-17 Il Decalogo, dodicesima parte

VI° Comandamento: Non farai adulterio

Es 20,14 «non tine’af commettere adulterio».

L’ebraico con “tine’af” suona letterariamente “non adultererai” che sarebbe chiarissimo se l’italiano non riservasse il verbo adulterare esclusivamente ai prodotti alimentari, mentre ha il sostantivo “adulterio” al quale però dobbiamo premettere un verbo.

Non possiamo trascurare il fatto che nel corso del tempo questo comandamento nella catechesi è stato formulato in vari modi nel tentativo di attualizzarlo alla sensibilità e alla realtà dell’epoca. Così troviamo: “non fornicare”, che deriva dai fornici esistenti nel Colosseo di Roma, noti come luoghi di appuntamento delle prostitute e allora il senso è: “non frequentare prostitute”.
Più di recente, come nel catechismo di Pio X, “non commettere atti impuri” tanto impreciso quanto totalizzante.

Tuttavia se rimaniamo sul testo ebraico e violentando la lingua italiana, nel “non adultererai” applicato alla sessualità emerge chiaramente l’intenzione dottrinale che i cristiani hanno sempre coltivato a partire da S. Paolo, quella di coltivare una disciplina della sessualità.
Non è questa la sede per entrare nei dettagli confrontando le pratiche sessuali ad esempio dell’antica Roma con quelle attuali, ma siamo sicuri che l’espressione della sessualità non debba avere alcun limite?

Ma restiamo al nostro testo che fondamentalmente si preoccupa di tutelare il matrimonio.

Dobbiamo anzitutto premettere un chiarimento di tipo biologico la cui ignoranza rischia di banalizzare le decisioni adottate dai nostri Padri. Essi infatti non sapevano che la formazione del bambino nel grembo materno si originasse dal seme maschile che feconda l’ovulo femminile per il semplice fatto che la scoperta dell’ovulo è avvenuta alla fine dell’800. Fino ad allora si pensava che la madre fornisse solo il nutrimento al feto, ma l’origine di tutto era dovuta solo ed esclusivamente al maschio. Da questo segue che i paragoni con il seme e la terra, oggi non reggono più.

Da questa comprensione nasce la puntigliosità di salvaguardare la discendenza che ovviamente avveniva in linea esclusivamente maschile.
Quindi si può capire come l’adulterio riguardasse soprattutto le donne, mentre con gli uomini si poteva chiudere un occhio e spesso, anche l’altro.

Ora, poiché i comandamenti si propongono di salvaguardare, nella libertà e nella responsabilità, la comunità dei “figli d’Israele” liberati dalla schiavitù d’Egitto, proteggere in modo rigoroso il vincolo matrimoniale e familiare diventa un imperativo indiscusso. Soprattutto perché esso non riguarda soltanto il rapporto uomo donna, ma anche la discendenza perché è ad essa che deve essere assicurata la “Terra”, dono di Dio, ricevuto al momento dell’insediamento. L’israelita è responsabile dell'”Eredità”, ossia la “Terra”, tanto verso le generazioni che l’hanno preceduto, quanto verso tutti i discendenti futuri.
È ancora il tema della “teologia della terra” che abbiamo trattato alla lettura 60.

Allora la scelta della moglie, la di lei fedeltà, e soprattutto la capacità di generare, devono essere traguardate in quest’ottica.
Così comprendiamo subito che il comandamento non mira a un controllo della sessualità fine a se stesso, ma guarda alla difesa del vincolo matrimoniale.
Mentre la donna è strettamente legata al marito, questi può avere concubine, può avere rapporti con altre donne purché non sposate o fidanzate.
In altre parole, la poligamia è ammessa o tollerata, la poliandria è tassativamente esclusa.

L’aspetto giuridico
Vediamo alcune norme per renderci conto in che mondo ci si trova.

Dt 22, 22 «Quando un uomo verrà colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che ha peccato con la donna e la donna. Così toglierai il male da Israele.
23 Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, 24 condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te. 25 Ma se l’uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza pecca con lei, allora dovrà morire soltanto l’uomo che ha peccato con lei; 26 ma non farai nulla alla fanciulla. Nella fanciulla non c’è colpa degna di morte: come quando un uomo assale il suo prossimo e l’uccide, così è in questo caso, 27 perché egli l’ha incontrata per i campi: la fanciulla fidanzata ha potuto gridare, ma non c’era nessuno per venirle in aiuto».

Lv 20,10 «Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adùltero e l’adùltera dovranno esser messi a morte».

Il capitolo 38 di Genesi (che raccomandiamo di leggere) racconta del sotterfugio fatto da Tamar, nuora di Giuda che rimasta vedova esigeva che fosse applicata la legge: un fratello del defunto doveva sposarla perché la discendenza potesse continuare. Ma Giuda tira per le lunghe e Tamar escogita un piano per avere un figlio da uno della famiglia: si traveste da prostituta e si unisce a Giuda. Tamar resta incinta e poi troviamo questo versetto:

Gn38,24 «Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: «Tamar, la tua nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa della prostituzione». Giuda disse: «Conducetela fuori e sia bruciata!».

Osserviamo bene: Giuda si era unito con una pseudo prostituta e non fa problema, ma alla donna, Tamar, non sono concessi sconti.

In Nm 5,11 troviamo la descrizione di una “ordalia“, una “prova di Dio”, cui deve sottoporsi una donna se il marito è colto dal semplice “sospetto” di infedeltà da parte di lei. Non sappiamo cosa sia “l’acqua amara” però se il ventre si gonfia la donna è colpevole. Quindi lapidata?
Essendo il testo di redazione sacerdotale P vuol dire che il rito era applicato anche in epoca recente.

Aspetto religioso
Nel comportamento degli uomini di quei tempi non è presente solo l’imperativo giuridico, ma c’è qualcosa di più profondo che riguarda l’orizzonte religioso e la stessa relazione con Dio. Nel brano che segue il protagonista è un re pagano. Abramo nel suo girovagare arriva a Gerar e siccome la moglie Sara è una bella donna, temendo che qualcuno lo possa uccidere per portarsela via si accorda con lei per dichiarare di essere fratelli.
Qui interviene direttamente Dio perché non sia consumato un adulterio.

Gn 20,1 «Abramo levò le tende di là, […] e soggiornò come straniero a Gerar. 2 Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: «È mia sorella», Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara. 3 Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: «Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito». 4 Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: «Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente? 5Non mi ha forse detto: È mia sorella? E anche lei ha detto: È mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo». 6 Gli rispose Dio nel sogno: «Anch’io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso che tu la toccassi. 7 Ora restituisci la donna di quest’uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi».

Allora l’adulterio oltre ad essere una trasgressione verso la legge è anche un peccato contro Dio.

 Più spirituale è il racconto di Giuseppe, figlio di Giacobbe che, diventato schiavo di Potifar, ha avuto un tale successo da diventare amministratore di tutta la casa. Poiché era un bel ragazzo, la moglie di Potifar vuole portarselo a letto e, in quanto schiavo, non potrebbe rifiutare.

Gn 39,7 «Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: «Unisciti a me!». 8Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. 9 Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?». 10 E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di unirsi, di darsi a lei».

Il rifiuto agli inviti della padrona gli costerà molto caro perché verrà falsamente accusato di averla violentata e così, finirà in prigione.
A noi interessa sottolineare che anche Giuseppe considera l’adulterio un grande male e un peccato contro Dio.

Più “malandrino” è il grande re Davide secondo il racconto di 2 Sam 11 ss., che raccomandiamo leggere integralmente. Davide vedendo la bellissima Betsabea, moglie di Uria, riesce a sedurla. Rimasta incinta l’adulterio verrebbe alla luce. Soluzione: fare fuori Uria che dietro suo ordine viene mandato in luogo dove la battaglia è tanto dura da restare ucciso. Così Davide è tranquillo. Ha ottenuto quello che voleva e si sposa Betsabea.
Ma ha fatto i conti senza l'”Oste”, il quale gli manda il profeta Natan che gli parla così:

2Sam 12,1 « JHWH mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. 2 Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; 3 ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. 4 Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui». 5 Allora l’ira di Davide si scatenò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita di JHWH, chi ha fatto questo merita la morte6 Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà».

Così Davide pronuncia la propria condanna. Poi si pente e compone il Miserere che inizia con queste parole:

Sal 50,3 «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; / nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
4 Lavami da tutte le mie colpe, / mondami dal mio peccato.
5 Riconosco la mia colpa, / il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro di Te, contro Te solo ho peccato, / quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto…
perciò sei giusto quando parli, / retto nel tuo giudizio»
.

Vogliamo attirare l’attenzione sul v 6. Davide ha fatto uccidere Uria e qui dice: “contro te contro te solo ho peccato“, che vuol dire che l’adulterio prima di essere un torto fatto al prossimo è un peccato verso Dio.
È Lui che provvede a vendicare l’offesa arrecata all’altro uomo, a Uria.

Aspetto affettivo, l’amore
Nella Bibbia è presente anche l’aspetto amoroso della relazione uomo donna. Osserviamo in questo racconto la presenza di due mogli: una con uno stuolo di figlie e l’altra, Anna, sterile 

1 Sam 1,4 «Un giorno Elkana offrì il sacrificio. Ora egli aveva l’abitudine di dare alla moglie Peninna e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti. 5 Ad Anna invece dava una parte sola; ma egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo6 La sua rivale per giunta l’affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. 7 Così succedeva ogni anno: tutte le volte che salivano alla casa del Signore, quella la mortificava».
Anna dunque si mise a piangere e non voleva prendere cibo. 8 Elkana suo marito le disse: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?».

Riflettiamo sull’ultimo versetto. Elkana poteva anche ripudiare la moglie a causa della sua sterilità, che per Israele era una grande vergogna, ma in questo caso l’amore vale di più di una squadra di calcio di figli.

Di testi analoghi nella Bibbia ne troviamo diversi, ma uno dei più significativi è di un profeta del IX secolo a. C., Osea, che dalla sua esperienza matrimoniale, ispirato da Dio, trova le parole per descrivere il rapporto di Dio con Israele considerato sua sposa infedele.
Forse possiamo dire che l’amore diventa folgorante proprio quando è ferito dall’infedeltà. E d’altra parte se esso è un legame affettivo, cioè un’affezione, in quanto tale fa soffrire… ma non ne puoi fare a meno.

Os 1:1 «Parola di JHWH rivolta a Osea figlio di Beerì, al tempo di Ozia, di Iotam, di Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e al tempo di Geroboàmo figlio di Ioas, re d’Israele.
2 Quando JHWH cominciò a parlare a Osea, gli disse: / «Va’, prenditi in moglie una prostituta
e abbi figli di prostituzione, / poiché il Paese non fa che prostituirsi / allontanandosi da JHWH ».

3 Egli andò a prendere Gomer, figlia di Diblàim: essa concepì e gli partorì un figlio. 4 E JHWH disse a Osea:
«Chiamalo Izreèl, perché tra poco / vendicherò il sangue di Izreèl sulla casa di Ieu / e porrò fine al regno della casa d’Israele.

5 In quel giorno / io spezzerò l’arco d’Israele nella valle di Izreèl».
6 La donna concepì di nuovo e partorì una figlia e JHWH disse a Osea: / «Chiamala Non-amata,
perché non amerò più / la casa d’Israele, / non ne avrò più compassione. […]

8 Dopo aver divezzato Non-amata, Gomer concepì e partorì un figlio. 9 E il Signore disse a Osea:
«Chiamalo Non-mio-popolo, / perché voi non siete mio popolo / e io non esisto per voi». […]

4 Accusate vostra madre, accusatela, / perché essa non è più mia moglie / e io non sono più suo marito!
Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni / e i segni del suo adulterio dal suo petto;

5 altrimenti la spoglierò tutta nuda / e la renderò come quando nacque
e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, / e la farò morire di sete.

6 I suoi figli non li amerò, / perché sono figli di prostituzione.
7 La loro madre si è prostituita, / la loro genitrice si è coperta di vergogna.
Essa ha detto: «Seguirò i miei amanti, / che mi danno il mio pane e la mia acqua,la mia lana, il mio lino, / il mio olio e le mie bevande».

8 Perciò ecco, ti sbarrerò la strada di spine / e ne cingerò il recinto di barriere / e non ritroverà i suoi sentieri.
9 Inseguirà i suoi amanti, / ma non li raggiungerà, / li cercherà senza trovarli.
Allora dirà: «Ritornerò al mio marito di prima / perché ero più felice di ora».

10 Non capì che io le davo / grano, vino nuovo e olio / e le prodigavo l’argento e l’oro
che hanno usato per Baal.

11 Perciò anch’io tornerò a riprendere / il mio grano, a suo tempo, / il mio vino nuovo nella sua stagione;
ritirerò la lana e il lino / che dovevan coprire le sue nudità.

12 Scoprirò allora le sue vergogne / agli occhi dei suoi amanti / e nessuno la toglierà dalle mie mani.
13 Farò cessare tutte le sue gioie, / le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue solennità.
14 Devasterò le sue viti e i suoi fichi, / di cui essa diceva:
«Ecco il dono che mi han dato i miei amanti». / La ridurrò a una sterpaglia
e a un pascolo di animali selvatici.

15 Le farò scontare i giorni dei Baal, / quando bruciava loro i profumi, / si adornava di anelli e di collane/e seguiva i suoi amanti / mentre dimenticava me! / – Oracolo di JHWH.

E qui ci aspetteremmo la messa in pratica di tutte queste minacce! E invece…

16 Perciò, ecco, la attirerò a me, / la condurrò nel deserto / e parlerò al suo cuore.
17 Le renderò le sue vigne / e trasformerò la valle di Acòr / in porta di speranza.
Là canterà / come nei giorni della sua giovinezza, / come quando uscì dal paese d’Egitto.

18 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH – / mi chiamerai: Marito mio,
e non mi chiamerai più: Mio padrone.

19 Le toglierò dalla bocca / i nomi dei Baal, / che non saranno più ricordati.
20 In quel tempo farò per loro un’alleanza / con le bestie della terra / e gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo; / arco e spada e guerra / eliminerò dal paese; / e li farò riposare tranquilli.

21 Ti farò mia sposa per sempre, / ti farò mia sposa / nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,

22 ti fidanzerò con me nella fedeltà / e tu conoscerai JHWH.
23 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH – io risponderò al cielo / ed esso risponderà alla terra;
24 la terra risponderà con il grano, / il vino nuovo e l’olio / e questi risponderanno a Izreèl. (primo figlio)
25 Io li seminerò di nuovo per me nel paese / e amerò Non-amata;
Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, / ed egli mi dirà: Mio Dio
».

Ma un innamorato che parla così è proprio “partito”. È una cotta di quelle…
Forse perché Dio è proprio così!
C’è qui un amore che va al di là della giurisprudenza, del diritto, dei doveri e resta solo la passione.

Dobbiamo osservare come le vicende personali del profeta si mescolano a quelle politiche e tutte si confondono nella relazione con Dio fino a perdere di vista di quale dei tre soggetti si stia parlando.Giganteggia solo questo profondo legame affettivo.

Che fa il paio con un’affermazione che si trova verso la fine del Cantico dei Cantici:

8,6 « più forte della morte è l’amore».

Appendice
In questo comandamento, che non può essere estrapolato dalla Bibbia in modo assoluto, dato che la Bibbia è un libro che deve essere compreso nella sua unità e complessità, confluiscono tre aspetti fondamentali:
1- La fecondità che intesa in senso lato è strettamente legata alla Creazione e alla Benedizione.
2- La sacralità del rapporto matrimoniale che vive e si ispira sul modello dell’amore di Dio per il suo popolo e viceversa… “viceversa” perché non è possibile determinare quale dei due sia l’archetipo, ma piuttosto si sostengono a vicenda.
Infatti possiamo balbettare circa l’amore di Dio perché abbiamo imparato cos’è l’amore all’interno delle relazioni famigliari. Oppure guardando a Gesù.
3- L’amore, il legame affettivo, lapidariamente enunciato definito dalla chiusa del Cantico dei cantici come detto sopra: «più forte della morte è l’amore».

Per una trattazione biblico sistematica,breve e di facile lettura suggeriamo un testo, un po’ datato, ma ancora molto valido: P. Grelot, La coppia umana nella sacra scrittura, VP.