Lettura 85 Es 20,1-17  Il Decalogo, decima parte

IV° Comandamento: Onora il padre e la madre

Es 20,12 «Onora – kavod tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà JHWH tuo Dio».

Abbiamo già incontrato il termine “kavod” alla lettura 34 e ora lo dobbiamo riprendere.
“Kavod” ha diversi significati astratti anche se quello materiale è molto semplice: peso, pesante, essere grave, da cui: aggravarsi, dura battaglia, essere accorato, glorificato, onorato…
Allora la traduzione letterale del versetto potrebbe essere: “Dà peso a tuo padre e tua madre perché siano lunghi i tuoi giorni sulla terra che JHWH tuo Dio ti dà“.

Quindi il significato di “dare peso” ad una persona in senso astratto, diventa dare importanza, dare onore, dare gloria.Questo insieme di significati risulta suggestivo perché lo possiamo collegare alla “Kavod” che è il sostantivo per indicare la Gloria di Dio. Dio è grande, immenso, sta nei cieli, ma di Lui qualcosa può essere presente sulla terra: la parte più “pesante”, ovviamente, ciò che è “Kavod“, tradotto nella Bibbia greca con “Doxa” e in latino / italiano con “Gloria“. La cui Presenza, però, è sempre rivelata e nascosta dalla Nube, anch’essa trattata alla Lettura 34.

Se è così, questo comandamento, solitamente indicato tra quelli che riguardano il prossimo, in realtà ha un legame tutto particolare con i tre precedenti, una sorta di identificazione tra Padre e padre.
Infatti anche se non possiamo affermare un legame diretto, l’orizzonte di senso del termine lega la figura di Dio a quella dei genitori: l’Uno e gli altri sorgenti di vita. Dio sorgente originaria, i genitori, sorgente di vita derivata, “trasmessa”.
E possiamo pensare a due forme di vita, quella più ovvia, la vita biologica e poi quella più sottile e altrettanto importante: la vita dell’esperienza e della tradizione.

Ma dove collocare il contributo dell’esperienza?
Si trova esattamente laddove la conoscenza si unisce all’esperienza e diventa sapienza.
È il sapere del “saggio” che ti dice: ero sicuro come l’oro che fosse giusto fare così; l’ho fatto, ma dopo ho capito che era sbagliato.
Per questo i figli devono ascoltare i genitori, i nonni, i vecchi perché questi consigli potrebbero evitare loro amare sconfitte.

Dobbiamo essere attenti alla realtà della tradizione e non pensare che l’esperienza ce la procuriamo con i libri o con internet perché gran parte di quello che siamo l’abbiamo ricevuto dai nostri genitori e loro da quelli prima ancora… seconda una catena che giunge fino ai primi uomini. In fondo la”Tradizione” è la sedimentazione dell’esperienza di migliaia e migliaia di generazioni, ciascuna delle quali ha lasciato il suo contributo.

Responsabilità dei figli
Questo comandamento era particolarmente sentito ed osservato nel mondo nomade e ancora, fino a qualche decennio fa, in quello rurale.
La sua trasgressione comportava castighi severissimi.

Es 21,17 «Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte».

Lv 20,9 «Chiunque maltratta suo padre o sua madre dovrà essere messo a morte; ha maltrattato suo padre o sua madre: il suo sangue ricadrà su di lui».

Dt 27,16 «Maledetto chi maltratta il padre e la madre! Tutto il popolo dirà: Amen».

Pr 22,26 «Chi rovina il padre e fa fuggire la madre / è un figlio disonorato e infame».

Quindi anticamente l’obbedienza e il rispetto dei genitori era un argomento molto serio. Ricordiamo che il “Pater familias” nell’antica Roma aveva il diritto di vita e di morte su tutti i membri della famiglia ed era ritenuto responsabile davanti alla Stato, pagando eventualmente di persona, se un figlio teneva una condotta pubblica contraria alle legge.
Accanto alle condanne penali nella Bibbia non mancano le esortazioni a prendersi cura dei genitori:

Sir 3,12 «Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, / non contristarlo durante la sua vita.
 13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo / e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
 14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, / ti sarà computata a sconto dei peccati.
15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; / come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati».

L’onore dovuto ai genitori è analogo a quello verso Dio perché da loro viene la vita e tutto ciò che essa comporta.

Responsabilità dei genitori
Non è corretto ritenere che il comandamento riguardi solo il dovere dei figli verso i genitori perché l’accostamento di questi a Dio è anche segno della “cura” che essi devono avere per i figli.
Infatti i cuccioli di tutti i mammiferi venuti al mondo hanno bisogno della madre per un certo periodo di tempo, ma tra di essi il cucciolo d’uomo è quello che necessita del periodo più lungo.
Non si tratta solo del latte, le pappe e via di seguito, ma di tutto quel processo che fa del bambino un uomo adulto, libero e responsabile (e sottolineiamo “responsabile), per cui il compito dei genitori non si esaurisce in qualche anno, ma prosegue… forse per sempre…

È una responsabilità enorme! Che non è possibile in questa sede affrontare esaustivamente, ma possiamo fare alcuni accenni.
Abbiamo detto che secondo la Bibbia l’autorità dei genitori viene da Dio.
Ma il termine “autorità” non è più di moda perché non si distingue più tra autorità e autoritarismo.
L’ansia di non essere autoritari porta spesso a forme di genitorialità “democratiche” o “amicali” che non sono più educative. Spesso una fuga dalla responsabilità.
Al momento opportuno, un padre, una madre deve essere capace di dire: “Si fa cosi”. E all’ennesimo “perché” del figlio la risposta deve avere il coraggio di affermare: “Perché lo dico io”! troncando ogni ulteriore discussione.
I ragazzi devono poter contare sui genitori non solo per il soddisfacimento dei bisogni, ma anche nel discernimento tra veri e falsi bisogni.
In definitiva genitori e figli sono legati tra loro da un forte vincolo di responsabilità reciproca.

È un vincolo troppo pesante?
Certamente no… se vive all’interno di legami affettivi.
Gli unici capaci di superare ogni difficoltà.