Lettura 83 20,1-17 Il Decalogo, ottava parte
III° Comandamento: Ricordati di santificare le feste, IIa parte
La “santificazione” del sabato ha prodotto e può essere in grado di produrre, una rivoluzione culturale.
La demitologizzazione e la storicizzazione
Il primo elemento che dobbiamo sviluppare in relazione a questo comandamento è la demitologizzazione della realtà e la sua conseguente storicizzazione.
Riprendiamo allora il comandamento del sabato secondo il libro di Deuteronomio:
Dt 5,12 «Osserva il giorno di sabato per “SANTIFICARLO“, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato».
La giustificazione del comandamento è costituita dalla prodigiosa liberazione dalla schiavitù d’Egitto, la sconfitta dell’esercito di faraone, i puntuali interventi di Dio lungo tutto il cammino verso Canaan e l’altrettanto prodigioso insediamento nella “Terra in cui scorre latte e miele“.
Allora la “santificazione” del sabato consiste nel fare memoria di tutti gli antichi eventi, oltre a quelli sperimentati dal pio israelita nella realtà quotidiana, nei quali si mostra il “legame affettivo” di Dio per il suo popolo…
E non possiamo aggiungere “e viceversa” perché il legame del popolo verso il suo Dio è sempre precario.
Preme sottolineare che si tratta di fare memoria di avvenimenti “storici” con tanto di date e siti geografici reperibili. Questa è una specificità esclusiva e innovativa rispetto alle culture vicine nelle quali i riferimenti erano sempre mitologici. Uno per tutti.
La Guerra di Troia è scatenata da un “concorso di bellezza” tra Era (Giunone), Atena (Minerva) e Afrodite (Venere), un litigio tra dee residenti sulla cima dell’Olimpo, poco più che una lite di condominio o di ringhiera, che come conseguenza impegna greci e troiani in una sanguinosa guerra durata dieci anni, che porta alla distruzione di una delle più importanti città dell’Asia Minore semplicemente perché Giunone e Minerva hanno vinto contro Venere e Marte.
Al contrario i figli d’Israele non conoscono un Olimpo mitologico, ma un Dio che si coinvolge nella loro storia perché Lui, puro Spirito, del quale non si possono fare immagini, Lui è il Signore della storia.
Il comandamento del sabato riportato sul libro di Esodo è giustificato diversamente.
Es 20,8 «Ricordati del giorno di sabato per “SANTIFICARLO“: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni JHWH ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò JHWH ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro».
Il v 11espone perché il sabato debba essere santificato.
In prima battuta diremmo: “È ancora mitologia”! Cosa vuol dire che Dio si mette lì a separare le acque, ad accendere le stelle, a fare un omino di fango e poi buffandogli un po’ di fiato… paff, ecco l’uomo!
La scienza ci dice che le cose sono andate ben diversamente! 15 miliardi di anni fa c’è stato il Big Bang… Vero che qualcuno dice 13,7, ma cosa vuoi che sia una miliardata di anni in più o in meno! Poi durante il primo microsecondo (1×10-6) -guarda che precisione!- la materia ha prevalso sull’antimateria e comunque oggi siamo in grado di arrivare a vedere cosa è successo fino a 1×10-43 secondi, (43 zeri dopo la virgola) dal Big Bang. E sappiamo anche che nell’universo conosciuto ci sono 100 miliardi di galassie e ogni galassia contiene 100 miliardi di stelle. Purtroppo manca all’appello, nelle stime più ottimistiche, lo 85% della materia, e qualcuno dice 95%, chiamata appunto “materia oscura”.
Quale delle due ipotesi facciamo nostra? Quale delle due dice qualcosa di valido per nostra vita?
La necessità di una verità storica e “sensata”
Ora, nessuno si sogna di negare la scientificità del Big Bang, ma ci possiamo chiedere se questa “verità” sia dotate di senso per l’uomo d’oggi.
Già, perché l’uomo non si aspetta una semplice verità, ma ha bisogno di una verità “sensata”.
Ci spieghiamo con un esempio. È vero che la somma degli angoli di un triangolo fa 180° e il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti, ma dopo che hai superato l’esame di matematica, con la tua morosa o con il tuo moroso, ti metti a parlare di triangoli, quadrati, trapezi o parallelepipedi? Forse le tue attese di senso sono in tutt’altra direzione.
Eppure quelle teorie sui triangoli sono vere! Fanno parte delle famose “idee chiare e distinte“. Esattamente come quelle relative all’universo, (anche se quest’ultime sono da prendere con molta prudenza).
Verità per l’uomo non è quella che un malato dopo due mesi di esami si sente dire dal medico tutto soddisfatto: “finalmente ce l’abbiamo fatta. L’abbiamo beccato. Lei ha un tumore. Due mesi di vita”!
Verità sensata è quella che può aggiungere: “… ma la guariremo. C’è ancora un futuro davanti a lei”.
Ecco, la promessa inscritta nella Rivelazione è quella di una verità, non solo vera, ma anche giusta, carica di senso. Una verità che alimenta il desiderio di vita. Perché la fine di ogni desiderio è mortale.
Uno si lascia morire quando non ha più desideri.
Come i vecchi sbattuti in un ricovero! Togliere loro il desiderio è un modo per farli morire velocemente.
Ritorniamo al nostro testo.
Nessuno oggi si sogna di dire che il mondo è stato creato secondo il racconto di Genesi, ma quel racconto, come tutta la Bibbia, non vuole insegnarci a diventare padreterni, ma ci vuole comunicare qual è l’intenzione di Dio verso la sua creazione e in particolare verso quel “bipede” che sembra faccia di tutto per rovinarla.
Stiamo con Galileo Galilei (che secondo l’ordinamento scolastico del tempo aveva studiato teologia), il quale diceva: “La Bibbia non ci insegna come è fatto il cielo, ma come andare in cielo“.
Allora il racconto della creazione in sette giorni è mitologico?
Quel racconto non è mitologico, ma sapienziale. Una sapienza che fonda la “storia”.
È il primo tentativo di costruire un calendario universale. Che usa come anno zero, l’anno della creazione.
Infatti sono presenti nella Bibbia in più luoghi le “toledot“, cioè le genealogie, la successione delle generazioni, nelle quali si elencano i nomi dei padri, dei figli, ecc., con tanto di durata della vita di ciascuno e l’età in cui il figlio è stato generato. In questo modo si è in grado di sapere quanti anni sono trascorsi da un patriarca ad un discendente, per esempio, della decima generazione. Questi elenchi per gli ebrei e non solo per loro, costituivano la carta d’identità di ogni individuo: Ogni israelita era in grado di ripercorrere all’indietro tutta la successione fino a raggiungere un capostipite conosciuto dall’interlocutore e così essere riconosciuto.
Uno di questi elenchi lo troviamo in Gn 5,1-11 e collega Adamo a Noè.
Gn 11,10-32 collega Sem, primogenito di Noè fino ad Abramo.
Il Nuovo Testamento riporta addirittura due genealogie di Gesù, quella di Mt 1,1-12 che inizia da Abramo. Poi quella di Luca, più preciso, in Lc 3,22- 33 che arriva fino ad Adamo.
Non ci interessa ricercare la precisione o la veridicità di questi elenchi, bensì il loro significato, che è esattamente quello di un fondamento storico e di un calendario universale. È una convinzione durata fino al XIX e parte del XX secolo… ma ancora oggi gli ebrei calcolano gli anni a partire dalla creazione, infatti questo mese di ottobre 2014 si trova nell’anno 5775 del loro calendario.
Ancora la demitologizzazione
Che lo scrittore ispirato volesse prendere le distanze da possibili interpretazioni mitologiche a riguardo della creazione lo troviamo all’interno del IV giorno:
Gn 1,14 «Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno».
Il sole e la luna, considerati dèi in tutte le culture del tempo, non sono chiamati con il loro nome, ma ridotti puramente a funzione regolativa del giorno e della notte.
Inoltre i calendari di quelle antiche culture abbondavano di giorni nefasti. Roma aveva un sacco di giorni negativi che hanno lasciato una traccia anche ai nostri giorni, ad esempio il proverbio: ” Di venere e di marte non si sposa e non si parte“.
Abbiamo già visto nella lettura precedente quale funzione avesse la luna nel determinare il calendario e la divisione settimanale del tempo e come i calendari avessero una grande valenza religiosa, mentre in Israele viene tutto storicizzato.
Intanto i giorni della settimana sono contraddistinti da numeri : 1-2-3-4… e solo il sabato ha un nome proprio.
Schema confluito nel calendario liturgico cristiano, ma caduto nella vita pratica, perché continuiamo a ricordare gli antichi dèi: Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e gli anglosassoni hanno Saturno invece del nostro sabato.
In definitiva il racconto genesiaco della creazione vuole comunicare al lettore un senso alla sua fatica affinché il suo riposo non sia un semplice intermezzo per accrescere la produzione la settimana dopo, ma perché il suo “fare” non sia un semplice “produrre”, ma diventi un “agire”.
Il semplice produrre lascia l’uomo così com’è. L’agire lo cambia!
Il fare è del robot, l’agire è dell’uomo libero e responsabile.
Se è così, allora il racconto genesiaco della creazione, l’agire di Dio, vuole comunicare all’uomo un profondo orizzonte di senso che si manifesta nella santificazione del sabato e pertanto deve essere esplorato.