Lettura 82 Es 20,1-17 Il Decalogo, settima parte
III° Comandamento: Ricordati di santificare le feste, Ia parte
Per “santificare” la festa bisognerebbe sapere cos’è la festa ma ci accodiamo ad Agostino che dice: «Se nessuno mi chiede che cosa è oggi la festa, lo so; se voglio spiegare a qualcuno che me lo chiede, non lo so più». (Confessioni XI, 14-17).
Forse perché la festa è un avvenimento così originario che non può essere definito. E infatti oggi come ai tempi dei romani o dei sumeri, si continua a fare festa… anche se non sappiamo definirla.
Allora dovremmo lasciarsi istruire dal comandamento che lega indissolubilmente la festa al riposo e che la Bibbia ci presenta con due giustificazione vistosamente differenti che però conducono allo stesso risultato pratico.
Es 20,8 «Ricordati del giorno di sabato per “SANTIFICARLO“: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro».
Dt 5,12 «Osserva il giorno di sabato per “SANTIFICARLO“, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato».
Questo III comandamento è il primo dei due formulati positivamente; l’altro è quello che riguarda i genitori, ma nel nostro caso ci possiamo chiedere se non ci sia una componente negativa, perché comandare il riposo equivale a comandare il “non” lavoro.
E abbiamo già detto come il comando al negativo si carica di una imperatività che la formulazione positiva sbiadisce; basta confrontare “non uccidere” con “ama il tuo prossimo”.
A differenza degli altri, questi due comandamenti positivi promettono una ricompensa: l’imperativo del sabato il riposo e l’imperativo verso i genitori una lunga vita, cioè se rispetti chi ti ha dato la vita avrai vita.
«Sei giorni lavorerai…» si può discutere se sia un’imposizione a lavorare o semplicemente un elemento di contrasto che vuole fare risaltare il senso della seconda parte, «…tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te…», che essendo al negativo esalta l’imperatività .
Se è così, allora non siamo di fronte ad un comandamento del lavoro, ma del riposo, quasi per dire che l’uomo naturalmente lavora mentre non è tanto propenso a sospendere la sua attività.
Origine del sabato
Non è chiaro il significato etimologico di sabato. La maggior parte degli studiosi ritengono che derivi da un assomigliante termine accadico che identifica il plenilunio. E questo ci porta all’origine della divisione settimanale del tempo legata al ciclo della luna nelle sue quattro fasi: novilunio, crescente, plenilunio, calante, corrispondente alle quattro settimane del mese (4 x 7 = 28). Poi quando viene integrato il calendario solare con quello lunare emergono i mesi di trenta, trentuno e ventotto giorni semplicemente perché 365 non è multiplo di 28.
Teniamo presente che anticamente i calendari erano dettati da esigenze religiose che non accettavano pacificamente variazioni di calendario. Si pensi che ancora oggi cristiani ortodossi e cristiani cattolici seguono due calendari differenti!
Questo apre il problema che riguarda la “nascita” della festa del sabato.
Il profeta Amos vissuto nell’ VIII secolo a. C. sembra confondere il sabato con il plenilunio.
Amos 8,4 «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero / e sterminate gli umili del paese, 5 voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio / e si potrà vendere il grano?E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, / diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, / 6 per comprare con denaro gli indigenti / e il povero per un paio di sandali»?
Il profeta Osea, contemporaneo di Amos, che però non ha vissuto abbastanza per vedere la caduta di Samaria nel 721 a. C., denunzia le idolatrie di Israele paragonandolo ad una sposa adultera e rivela la minaccia di Dio con queste parole:
Os 2,12 «Scoprirò allora le sue vergogne / agli occhi dei suoi amanti / e nessuno la toglierà dalle mie mani.
13 Farò cessare tutte le sue gioie, / le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue solennità».
D’altra parte anche il libro del Levitico prescrive una festa del plenilunio di cadenza solo annuale, forse il residuo di una di festività lunari più frequenti.
Lv 23, 23 «Il Signore disse a Mosè: 24 «Parla agli Israeliti e ordina loro: Nel settimo mese, il primo giorno del mese sarà per voi riposo assoluto, una proclamazione fatta a suon di tromba, una santa convocazione. 25Non farete alcun lavoro servile e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore».
Alcuni esegeti ritengono addirittura che questi profeti non conoscessero il sabato o che esso non si era ancora affermato come accadrà più tardi.
La cosa non ci interessa più di tanto perché, come abbiamo affermato altre volte, noi seguiamo una lettura sincronica, cioè consideriamo la Rivelazione nella sua pienezza e nella sua compiutezza proprio perché tutti coloro che hanno scritto, trascritto, inserito glosse, tramandato in varie forme, erano tutti sotto l’azione dello Spirito. Quindi se anche il sabato ha dovuto farsi spazio per conquistare la sua rilevanza tra i giorni del calendario è stata comunque opera di Dio.
Santificare il sabato
Nell’enunciazione del comandamento abbiamo evidenziato il termine “SANTIFICARLO”.
“Santificare” vuol dire “fare santo”, vale a dire che il sabato è sacro cioè “separato”, ma non è santo di per sé, sei tu che lo rendi santo a seconda di come lo vivi.
Allora nasce la domanda: come santificare il mio sabato?
Forse ci può aiutare l’inizio del vangelo di Marco che ci mostra come Gesù ha santificato un suo sabato: è quel testo chiamato “Il sabato di Cafarnao”.
Mc 1,21 «Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. 22ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: 24 «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». 25 E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell’uomo». 26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». 28 La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.
29 E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli».
Osserviamo i contenuti.
Nel calendario ebraico il giorno inizia subito dopo il tramonto del sole, quindi il sabato era già iniziato la sera prima.
1- Gesù ha festeggiato l’inizio del sabato con il “Qiddush”, la cena di apertura del giorno festivo”celebrata” in famiglia, quindi con i primi suoi discepoli. Questo il vangelo non lo riporta perché è dato per scontato, è una cosa che sanno tutti.
2- Il mattino si reca nella sinagoga dove legge la Scrittura e la commenta. Cosa normalissima perché tutti potevano farlo. In definitiva partecipa ad un’azione liturgica… e incomincia ad insegnare.
3- In quell’ambito guarisce un indemoniato: una prima cacciata del demonio. Il primo intervento terapeutico. (Il termine “miracolo” è assente nei vangeli).
4- C’è una donna ammalata, a letto con la febbre che attraverso il tocco della mano (che scandalo toccare una donna!) può riprendere il “servizio”.
Se l’inizio della creazione era stato rovinato dal suggerimento ai progenitori del serpente / Satana nel Giardino (Gn 3), questa cacciata di Satana mediante e la Parola di Gesù e l’abilitazione di un essere umano al “servizio” segna l’inizio di una “nuova creazione“.
Se è così, allora “SANTIFICARE LA FESTA” è affare molto, molto serio!