Lettura 81 Il Decalogo 20,1-17, sesta parte

II° Comandamento: Non nominare il nome di Dio invano

Es 20,7« Non prenderai – pronuncerai il nome di JHWH tuo Dio invano (shaw’) perché JHWH non riterrà innocente chi prende – pronuncia il suo nome invano (shaw’)».

Il tema del Nome e il suo uso corretto

Il verbo usato nel testo originale, “prendere“, ha una componente più materiale del nostro “dire” o “pronunciare” e già questo rende l’idea di una concretezza del nome che noi non abbiamo o abbiamo perduto. Si è in parte già visto il senso che aveva il nome di una persona nelle antiche culture quando abbiamo trattato della rivelazione del nome di Dio fatta a Mosè nella teofania del roveto (Es 3 lettura 16). In breve, il nome coincide con la persona stessa: indica il suo destino, la forma della sua vita, il suo essere più profondo che si va dispiegando nello scorrere dei giorni. Quindi il nome non è una semplice “de-nominazione”, un suono che serve a distinguere Tizio da Caio, che è tanto più “in” quanto più è esotico, come si usa oggi.

Se vale tutto questo, attraverso il nome si era in grado di raggiungere la persona stessa: rapportarsi con essa anche in sua assenza e, addirittura a favore o contro di essa. Se poi questa persona è un dio, mi è possibile, attraverso il suo nome, coinvolgerlo nelle mie vicende per ottenere vantaggi a favore mio o di altri e perfino produrre eventi negativi verso i miei vicini, i miei concorrenti, i miei nemici ecc. Questo spiega la grande precauzione o ritrosia che avevano gli uomini dell’Antico Vicino Oriente a comunicare il proprio nome a persone sconosciute. Ad esempio “Baal” il più noto dio cananeo non è il vero nome di quella divinità, ma un generico “signore”, mentre il nome proprio resta a tutt’oggi ignoto.

Allora, quando Dio rivela a Mosè il suo nome, vuol dire che pone nelle mani di Israele le “Sue” potenzialità, cioè si mette a disposizione del Suo popolo.

È un’affermazione che può sembrare esagerata, ma non lo è se ci riflettiamo un poco. In fondo la preghiera è una “in-vocazione” (chiamare in) fatta a Dio perché ci dia una mano. A suo tempo confermata dal Figlio quando dice: «…qualunque cosa chiediate al Padre mio “nel mio nome“, vi sarà concessa». E sottolineiamo “nel mio nome“. E comunque Dio mantiene la sua libertà, certo, ma non in modo arbitrario bensì giudicando il contenuto della domanda ed eventualmente concedendo ciò che Egli ritiene più opportuno: l’esaudimento è vagliato dal Suo criterio. Non perdiamo di vista che il Padre Nostro comprende una successione di sette domande che mette al terzo posto: «sia fatta la Tua volontà».

Questo è l’uso corretto, non “shaw'”, del nome di JHWH.

Uso shaw’ del nome di Dio. I diversi significati di shaw’

Dobbiamo esplorare i diversi significati del termine shaw’ perché il suo orizzonte semantico è alquanto vasto e tradurlo con un solo vocabolo ne mortifica il senso.

Un primo cespite di significati proviene dal mondo dell’occulto. Sono le varie forme di magìa, di previsione del futuro, di spiritualismo, di satanismo, di negromanzia, di malocchio, di astrologia, ecc. che hanno in comune l’idea di forzare o vincere la volontà degli dèi appropriandosi della loro forza, della loro astuzia, della loro capacità di prevedere il futuro, ecc. per metterle al proprio servizio. Questo è un atteggiamento decisamente antiteologico, contro Dio

Se questo è un fatto che riguarda da vicino il mondo e le culture antiche che vedevano spiriti da tutte le parti, non è che nel nostro tempo, a leggere o sentire le varie pubblicità, si abbia messo in crisi questo settore.

In questo caso shaw’ indica un abuso del nome di Dio.

Shaw’ come “vano”

Riportiamo i vv di due salmi e un brano del profeta Geremia

Sl 60,13 «Nell’oppressione vieni in nostro aiuto / perché vana (shaw’) è la salvezza dell’uomo».

Sl 108,13 «Contro il nemico portaci soccorso, /poiché vana (shaw’) è la salvezza dell’uomo».

In quest’altra pericope Dio, sconsolato, parla per mezzo di Geremia denunciando l’idolatria di Israele che non arriva neanche a capire che i Suoi interventi sono vani (shaw’) non servono a nulla perché ormai il loro cuore (sede del pensiero per gli ebrei) si è indurito.

Ger 2,27«Dicono a un pezzo di legno: Tu sei mio padre,

e a una pietra: Tu mi hai generato. / A me essi voltan le spalle e non la fronte;

ma al tempo della sventura invocano: Alzati,salvaci!

28 E dove sono gli dèi che ti sei costruiti?/Si alzino, se posson salvarti / nel tempo della tua sventura; / poiché numerosi come le tue città / sono, o Giuda, i tuoi dèi!

29 Perché vi lamentate con me?/Tutti voi mi siete stati infedeli. / Oracolo di JHWH.

30 Invano (shaw’) ho colpito i vostri figli, / voi non avete imparato la lezione.

La vostra stessa spada ha divorato i vostri profeti / come un leone distruttore».

Shaw’ come “falso”.

Poiché i giuramenti sono fatti nel Nome di Dio, se la testimonianza è falsa, si profana, il nome di JHWH; ciò equivale a coinvolgere Dio nel sostegno di una menzogna. E il principe della menzogna è Satana.

Lv19,12 «Non giurerete il falso servendovi del mio nome; perché profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono JHWH».

Dt 6,13 «Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome».

Dt5,20 «Non pronunciare falsa (shaw’) testimonianza contro il tuo prossimo».

Shaw’ come “rovina”.

Queste due versioni del Sl 139, secondo il testo masoretico e la LXX, mostrano nel primo caso una forma di abuso e nel secondo la rovina causata dal parlare di Dio in modo scorretto. È un invito molto preciso anche per noi a stare molto attenti quando si parla di Dio: parlare di Dio non è come parlare del Milan o della Juventus. 

Sal 139,20 «Essi parlano contro di Te con inganno: / abusano (shaw’) del tuo nome».

Sal 139,20 «Essi parlano contro di Te con inganno: / sollevando la rovina (shaw’) delle tue città».

Shaw’ come “menzogna”.

In questo passaggio il profeta Osea usa shaw’ con il significato di menzogna: un modo falso di parlare di Dio.

Os12,12 «Se Gàlaad è una colpa,/ essi non sono che menzogna (shaw’);

in Gàlgala si sacrifica ai tori, / perciò i loro altari saranno / come mucchi di pietre / nei solchi dei campi».

Teologia della bestemmia

È noto che la bestemmia, che conosciamo molto bene, era condannata con la lapidazione (Lv 24,16), ma c’è un altro modo molto sottile per bestemmiare o pronunciare invano o rendere shaw’ il Nome del Signore. È quanto viene mostrato dal profeta Geremia ed Ezechiele di cui riportiamo il testo perché può riguardare anche noi. Possiamo presentare brevemente il testo riassumendo la situazione storica.

Il Regno del Nord aveva peccato costruendo i due vitelli d’oro, adorando gli idoli e alleandosi con le potenze straniere per cui viene abbandonato da Dio. Così, a metà del 700 a.C. cade sotto la dominazione assira e il popolo disperso tra le genti e quasi due secoli dopo la stessa cosa si ripete per il regno di Giuda ad opera dei babilonesi. Ora, poiché le guerre erano fatte nel nome del proprio Dio, se un popolo ha perso la guerra è sconfitto anche il suo dio, quindi JHWH è un Dio perdente, dicono i popoli vincitori. In questo modo il nome di Dio è bestemmiato dalle genti. I realtà la sconfitta è conseguenza dall’abbandono del popolo da parte di Dio, che ha voluto quel risultato.

Adesso Dio ha un solo modo per mostrare alle genti la grandezza e la santità del suo nome: riportare i figli d’Israele nella Terra cambiando loro il cuore perché non si diano nuovamente all’idolatria e osservino la Legge. È il tema della nuova Alleanza. Allora Egli consegna questo messaggio al profeta Ezechiele che si trova tra i deportati a Babilonia e già il fatto che JHWH si riveli anche in quel luogo vuol dire che egli è Dio anche di Babilonia, non solo di Israele. 

Ez 36,16 «Mi fu rivolta questa parola del Signore: 17 «Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava il suo paese, lo rese impuro con la sua condotta e le sue azioni. Come l’impurità di una donna nel suo tempo è stata la loro condotta davanti a me. 18 Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. 19 Li ho dispersi fra le genti e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.

20 Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e disonorarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese.

21 Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che gli Israeliti avevano disonorato fra le genti presso le quali sono andati. 22 Annunzia alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, gente d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete disonorato fra le genti presso le quali siete andati.

23 Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono JHWH – parola di JHWH – quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. 24 Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25 Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; 26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne27 Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. 28 Abiterete nella Terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio. 29 Vi libererò da tutte le vostre impurità: chiamerò il grano e lo moltiplicherò e non vi manderò più la carestia».

Allora non si tratta rispettare formalmente il comandamento, ma di mettere in pratica il suo significato più profondo: «santificare il Nome di Dio», che è la prima domanda che formuliamo quando recitiamo il Padre Nostro…

Tenendo presente anche l’ammonizione di Gesù:

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli… » Mt 7,21.