Lettura 80 20,1-17 Il Decalogo, quinta parte

I° Comandamento: Io sono il signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me. (seconda parte)

All’interno della cornice di cui abbiamo parlato nella lettura precedente, troviamo tre comandi apodittici. Il loro significato va nella direzione di sostenere l’unicità di Dio articolandola in tre forme.

Es 20, 3 «Non sarà per te altri dèi (al ‘panai) di fronte a me».

L’ultima parola “al ‘panai”suona letteralmente “a facce di me” e mette in subbuglio gli esegeti perché può essere tradotta in molti modi: in faccia a me; di fronte a me; di fianco a me; contro di me, ma non ci sembra il caso di sottilizzare più di tanto perché il senso resta comunque l’unicità di JHWH.

L’uso nel testo ebraico del verbo essere: “sarà“, anziché del verbo: “avrai” come fa la traduzione Cei, può indurre a pensare ad una affermazione ontologica del tipo: “Io sono, gli altri non sono”. Questo potrebbe essere possibile in testi più tardi come il Deuteronomio o il Deutero Isaia, ma è molto improbabile in epoca esodica quando si pensa ancora la divinità in senso enoteistico o monolatrico, vale adire: ci sono tanti dèi, ma il nostro Dio è solo JHWH e gli altri non li prendiamo in considerazione.

Un comando analogo, presente nel Codice dell’Alleanza in Es 22,19 (lettura 72 ) dice: «Chi sacrifica agli altri dèi e non solo a JHWH sia sterminato», che chiaramente non mette in discussione l’esistenza di altri dèi, ma esclusivamente il culto verso di loro. In questo modo non è tanto la valenza teoretica o ontologica a farsi strada, ma la relazione privilegiata tra Dio e il suo popolo, così che, ancora una volta, approdiamo al tema dell’Alleanza.

Ben diversa è la posizione di testi esilici e postesilici come il Deuteronomio, una sorta di lunga riflessione su tutti gli eventi della liberazione, del quale segnaliamo questo passaggio:

Dt 4,25 «Arrivati nella Terra, quando avrete generato figli e nipoti e sarete invecchiati nel paese, se vi corromperete, se vi farete immagini scolpite di qualunque cosa, se farete ciò che è male agli occhi del Signore vostro Dio per irritarlo, 26 io chiamo oggi in testimonio contro di voi il cielo e la terra: voi certo perirete, scomparendo dal paese di cui state per prendere possesso oltre il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati. 27 Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete più di un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. 28 Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano».

Il v 28 mostra chiaramente come attraverso le immagini antropomorfiche del vedere, del mangiare, dell’odorare questi idoli sono dichiarati semplici oggetti privi di vita.

Ancora più radicale è il Salmo 115

Sl 115, 2 «Perché i popoli dovrebbero dire: / «Dov’è il loro Dio?». 3 Il nostro Dio è nei cieli, / egli opera tutto ciò che vuole./ 4 Gli idoli delle genti sono argento e oro, / opera delle mani dell’uomo.

5 Hanno bocca e non parlano, / hanno occhi e non vedono,

6 hanno orecchi e non odono, / hanno narici e non odorano.

7 Hanno mani e non palpano, / hanno piedi e non camminano; / dalla gola non emettono suoni.

8 Sia come loro chi li fabbrica /e chiunque in essi confida».

In definitiva questo primo comando apodittico con quel “al ‘panai”«non prescrive l’unicità di Dio, ma l’unicità del Partner» (M. Buber).

Terzo comando apodittico

Es 20,5 «Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai».

Anticipiamo questo terzo comando apodittico al secondo perché è una specificazione del primo. 

“Prostrarsi” e “servire” sono due verbi che rimandano all’esercizio del culto e nelle prime letture abbiamo visto che tutto il movimento di Esodo è un’uscita (yazah) dalla schiavitù per il servizio.

L’ebraico è più sibillino perché, come il greco, non ha un termine specifico per “schiavitù” e si può distinguere dal servizio solo dal contesto in cui i termini sono usati.

Allora potremmo intendere questo comando come impedimento ad un culto che ti rende schiavo.

Solo il vero culto, il vero servizio, quello che hai scelto liberamente ti fa uomo libero. E anche oggi abbiamo sotto gli occhi la condizione di coloro che “servono” i nuovi “padroni”, i nostri idoli: droga, sesso, TV, PC, ecc.

Secondo comando apodittico

Es 20,4 «Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra».

È un comando ambiguo: sono vietate solo le immagini dei molti dèi presente sul mercato o anche quelle di JHWH?

In quelle culture, ma anche in molti strati di quelle odierne, si riteneva che l’immagine di un dio fosse in grado di rendere disponibile al possessore la potenza divina, quindi un modo per diventare potenti attraverso la divinità che diventava tuo servitore. Che è esattamente il contrario del vero servizio, che, invece, è reso a Dio.

Ora, nell’Antico Testamento è ribadito in molti passaggi il divieto di fare immagini degli dèi stranieri. Più raramente quello di fare immagini di JHWH.

D’altra parte la controversia nata dalla costruzione dei due vitelli d’oro costruiti nel Regno del Nord come immagini di JHWH (2 Re 12,26 ss.) e come simbolo dello scisma religioso dopo quello politico, ha segnato pesantemente questa tematica. Infatti:

Dt 27,15 «Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, abominio per JHWH, lavoro di mano d’artefice, e la pone in luogo occulto! Tutto il popolo risponderà e dirà: Amen».

Questo testo porta decisamente a pensare che il divieto riguardi anche il Dio d’Israele. Non è questa la sede per approfondire l’argomento più di tanto per cui facciamo solo alcune considerazioni su cui riflettere.

Nelle teofanie sinaitiche la presenza di JHWH è rivelata da segni cosmici: tempesta, tuoni, fuoco, grandine, terremoto, ecc., ma lì nessuno ha visto Dio. Anche Mosè che «parlava con Dio faccia a faccia» (Es 33,11), quando Gli chiede di vedere la Sua Gloria si sente rispondere:

Es 33, 20 «Dio soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». Quindi un limite invalicabile. Allora nessuna immagine di Dio?

Il libro di Genesi ci fornisce qualche dritta.

Gn 1,26 «E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».27 Dio creò l’uomo a Sua immagine; / a immagine di Dio lo creò; / maschio e femmina li creò».

Qui il termine “immagine” ricorre tre volte, il che vuol dire che è molto importante. Allora l’unica immagine di Dio disponibile è l’uomo… maschio e femmina… due esseri in relazione tra loro!

Il Sal 8 è ancora più esplicito. Lo riportiamo nella versione poetica di D. M. Turoldo e G. F.Ravasi, Lungo i fiumi. I salmi, EP

Sal 8,2 «Come splende, Signore Dio nostro, / il tuo nome su tutta la terra:

la bellezza tua voglio cantare, / essa riempie i cieli immensi.

Dalla bocca di bimbi e lattanti / liberare tu ami la lode,

per confonder superbi avversari /e ridurre a silenzio i ribelli.

4 Quando il sole contemplo e la luna / e le stelle che accendi nell’alto,

5 io mi chiedo davanti al creato: / cosa è l’uomo perché lo ricordi ?

Cosa è mai questo figlio dell’uomo / che tu abbia di lui tale cura ?

6 Inferiore di poco a un dio, / coronato di forza e di gloria !

Tu l’hai posto signore al creato / a lui tutte le cose affidasti :

8 ogni specie di greggi e d’armenti / e animali e fiere dei campi.

9 Le creature dell’aria e del mare / e i viventi di tutte le acque :

10 come splende, Signore Dio nostro, / il tuo nome su tutta la terra!»

Il testo si apre e si chiude a mo’ di cornice (inclusione), con l’osservazione stupita dell’agiografo davanti allo splendore, manifestazione del nome di Dio. Ma quando si passa ai contenuti di questo splendore troviamo “lattanti che riducono a silenzio i ribelli”… e i lattanti sanno solo piangere o balbettare qualche sillaba! (3).

Anche il creato rimanda all’uomo (4-5) tanto piccolo e tanto grande da essere “di poco inferiore a un Dio” ed essere eletto a “Signore di tutto il creato” (7).

In conclusione: lo splendore di Dio, la sua gloria e, ancora, la sua immagine, è l’uomo.

Questa è la comprensione dell’immagine di Dio presente nell’Antico Testamento. Ma lo studio delle ricorrenze presenti nell’Antico Testamento mostra che in esso prevale il verbo udire / ascoltare, da cui il famoso “Shemah Israel, Ascolta Israele” come inizio di ogni preghiera. 

Il Nuovo Testamento volta pagina perché in esso domina il verbo vedere / guardare; un invito spesso ripetuto agli uditori.

Il massimo della visione è il Risorto Crocifisso.

Da questo momento in poi si possono “fare” immagini di Dio…

Ma vedrai sempre un Uomo!