Lettura 8 Giona 1,1-15 Intermezzo
La riflessione sul libro di Giona risulterebbe alquanto sterile se non tenesse conto della ricezione che nel corso del tempo ha avuto sia nel mondo ebraico che in quello cristiano.
Tuttavia teniamo sempre separata l’analisi esegetica, che deve restare rigorosamente fedele al testo, dalla sua attualizzazione spirituale e omiletica attente anche alla realtà religiosa, politica, culturale, storica in cui viene letto.
Leggerlo, ad esempio, al tempo della rivolta dei Maccabei nel II° secolo a. C. o in un villaggio tedesco al tempo di Hitler, sicuramente produrrebbe risonanze notevolmente diverse. E questo vale per tutti i libri della Bibbia.
Ecco cosa dicono alcuni saggi di Israele:
«Anche gli scritti biblici hanno parlato a epoche successive. Ossia, non c’è solo la Bibbia: c’è anche una storia della recezione della Bibbia» (J. Petuchowskj)
«La Scrittura ha sempre molteplici significati perché la Parola di Dio è come un martello che frantuma la roccia; da esso scaturiscono molteplici schegge, ovvero molteplici “sensi”» (Rabbi Aqiba’).
«E ogni parola che, sul Sinai, usciva dalla bocca del Signore si divideva in settanta lingue» (Rab Shabbath).
Immagine che ritroviamo negli Atti per descrivere la Pentecoste come Spirito che scende come molte lingue di fuoco e consente a Pietro di parlare contemporaneamente a persone provenienti da diverse nazioni ed essere comprese da ciascuno nella propria lingua (At 2,5ss).
Ovviamente non possiamo passare in rassegna tutte le comprensioni che il nostro libro ha avuto nel corso del tempo per cui accenneremo soltanto ad alcune che possono risultare, in qualche modo, utili anche a noi.
Ora, la cosa più rilevante che colpisce l’ebreo devoto è che il profeta disobbediente dicendo semplicemente chi è il suo Dio, certo, nello scenario della tempesta, salva e soprattutto, produce la conversione dei marinai, i quali offrono sacrifici e voti a JHWH.
I commenti ebraici si dividono circa il luogo in cui il sacrificio è avvenuto: ancora sulla nave per alcuni, appena guadagnata la riva per altri.
Ad esempio, Rabbi Eliezer entra nei dettagli di questo sacrificio. Se si sono convertiti a JHWH allora devono essere stati circoncisi, quindi il sacrificio è fatto con il sangue della circoncisione. In questo modo il rabbino sottolinea ai suoi uditore il valore e l’importanza della circoncisione che li rende figli di Abramo.
San Girolamo (347-420), grande Padre della chiesa latina, autore della prima traduzione in latino di tutta la Bibbia, mette in luce come Giona, disobbediente e fuggitivo, salva dal mare infuriato e converte quei i marinai, mentre tutti i profeti che hanno predicato in Israele hanno sempre trovato orecchi tappati e per di più la maggior parte di loro ha fatto una brutta fine.
Girolamo è tifoso di Giona e sembra interpretare il testo in chiave antiebraica; al lettore verificare se questa interpretazione del nostro libro è corretta.
Diversi maestri di Israele sostengono che Giona non fugge per paura ma, per amore del suo popolo. Infatti se egli si recasse dai gentili ed essi si convertissero, l’ira di Dio si riverserebbe su Israele perché essendo «un popolo di dura cervice» (Es 32,9) rimarrebbe sempre sordo alla parola profetica e alla conversione.
Così ci rendiamo conto che il nostro testo spinge a prendere in considerazione il rapporto esistente tra credenti e non credenti, tra ebrei e gentili, tra cristiani e pagani.
E questo è un altro cespite di significati che devono essere esplorati.