Lettura 75 Es 23,10-19 Il Codice dell’Alleanza, ottava e ultima parte

Gli ultimi versetti del c 24 non appartengono al codice dell’Alleanza, ma alle parti successive e indicano il modo in ci avverrà l’insediamento nella Terra. Tra l’altro è presentata l’idea biblica di guerra santa: una guerra combattuta da JHWH per il suo popolo. Concezione ben diversa da quella corrente, soprattutto islamica: una guerra combattuta per Dio.

Come abbiamo visto il Codice dell’Alleanza si era aperto con delle norme cultuali Es 20,22-26 che abbiamo trattato nella Lettura 69, e ora si chiude ancora con norme cultuali.

L’anno sabbatico

Es 23, 10 «Per sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai il prodotto, 11 ma nel settimo anno la lascerai riposare [Cei: non la sfrutterai] e la lascerai incolta: ne mangeranno gli indigenti del tuo popolo e di ciò che lasceranno ne mangeranno le bestie della campagna. Così farai per la tua vigna e per il tuo oliveto.

12 Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno tu smetterai affinché riposi il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e lo straniero.

13 Osserverete [shamar] tutto quello che vi ho detto: non pronunciate il nome di altri dèi: non si sentano sulla tua bocca»!

Forse l’anno sabbatico per la terra è una forma primitiva di rotazione delle culture. Se si continua a seminare lo stesso prodotto, esso sottrae dal terreno sempre le stesse sostante nutrienti che, esaurite, rendono improduttivo il campo per quel prodotto. L’alternanza evita questo inconveniente. Ad esempio è noto che i legumi fissano nel terreno l’azoto dell’aria il quale è uno degli elementi fondamentali per la crescita dei vegetali, mentre altri lo assorbono completamente. Si sa anche che lasciando il terreno all’aria arato grossolanamente, cattura l’azoto atmosferico. 

Quanto fosse efficace questa tecnica di sei anni contro uno, può essere discutibile. Sappiamo che in Europa, già nel Medioevo, era usata la tecnica dei tre campi nel senso che ogni tre anni un campo era lasciato a riposo.

Abbiamo anche visto l’importanza dell’anno sabbatico (Lettura 70) perché in esso venivano liberati gli schiavi ebrei, condonati i debiti, ecc., il che ci fa cogliere l’aspetto positivo della norma, ma la sua attuazione non era priva di rischi.

Un anno senza raccolti significa che si doveva vivere con le scorte dei raccolti avvenuti negli anni precedenti, ma esse dipendevano da diversi fattori. Una gelata primaverile, una malattia fungina, un attacco di parassiti, la tipica invasione di cavallette e soprattutto, in quel clima, l’andamento delle piogge e la loro quantità potevano far sì che all’inizio dell’anno sabbatico i magazzini fossero vuoti.

E poi, come sarebbero stati i raccolti nell’anno successivo? Le carestie erano alquanto frequenti. 1 Re 17ss. rende l’idea di cosa accadde nel Regno del Nord durante una siccità durata ben nove anni.

In definitiva l’anno sabbatico richiedeva un impegno e una fiducia in Dio molto grandi.

E questo ci riporta nuovamente a riflettere sul senso teologico del Comandamento come “segno” del volere rimanere fedeli all’Alleanza e ci libera anche dal tentativo di trovare spiegazioni scientifiche dedotte dalle tecniche agricole di quei tempi.

Era rispettato il Comandamento dell’anno sabbatico?

Anzitutto i testi non ci dicono se l’anno sabbatico fosse contemporaneo per tutto il paese oppure se ogni proprietario seguisse una sua particolare cadenza. Ricordiamo che non esisteva un calendario universale e la data era riferita all’anno di incoronazione del sovrano e quando Israele si divide abbiamo due regni, due re e quindi due calendari. Poi il Regno del Nord viene conquistato dagli assiri e cambia calendario.

Neanche l’inizio dell’anno è coincidente perché in certi periodi viene fatto iniziare in primavera ed in altri in autunno.

Però, per rispondere alla nostra domanda ci aiuta il libro del profeta Geremia che riporta un fatto importante. Siamo attorno al 595 – 580 a. C., Gerusalemme è assediata dall’esercito babilonese condotto da Nabucodònosor, la situazione si fa sempre più grave per cui il re e tutto il popolo decidono di mettere in pratica ciò che prescrive la Legge:

Ger 34,10 «Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito all’alleanza, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il proprio schiavo e ognuno la propria schiava, così da non costringerli più alla schiavitù: acconsentirono dunque e li rimandarono effettivamente; 11 ma dopo si pentirono e ripresero gli schiavi e le schiave che avevano rimandati liberi e li ridussero di nuovo schiavi e schiave».

Questo ci dice che anche di fronte ad una situazione più che drammatica, di lì a poco Gerusalemme cadrà e verrà distrutta, neanche in tale frangente viene rispettato il comandamento dell’anno sabbatico.

Allora la trasgressione all’Alleanza non è avvenuta solo nell’episodio del Vitello d’oro, ma è una costante di questo popolo “di dura cervice“.

Se essa resiste nella storia è solo perché Dio è fedele, Lui sì, alla sua alleanza ed è sempre pronto a perdonare il suo popolo.

Le feste liturgiche

Es 23, 14 «Per tre volte all’anno mi festeggerai:

15 Osserverai la festa degli azzimi: mangerai azzimi durante sette giorni, come ti ho ordinato, nella ricorrenza del mese di Abib, perché in esso sei uscito dall’Egitto. Non si dovrà comparire davanti a me a mani vuote.

16 Osserverai la festa della mietitura, delle primizie dei tuoi lavori, di ciò che semini nel campo; la festa del raccolto, al termine dell’anno, quando raccoglierai il frutto dei tuoi lavori nei campi.

17 Tre volte all’anno ogni tuo maschio comparirà alla presenza del Signore Dio.

18 Non offrirai con pane lievitato il sangue del sacrificio in mio onore e il grasso della vittima per la mia festa non starà fino al mattino. 19 Il meglio delle primizie del tuo suolo lo porterai alla casa del Signore, tuo Dio. Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre».

Rileviamo che le feste prescritte sono tre:

1- La “festa degli Azzimi” (a-enzimi, senza enzimi), una festa primaverile durante la quale si mangia pane senza lievito in attesa che fermenti la farina del primo raccolto (vedi Lettura 26).

2- La “festa della mietitura” che avviene dopo cinquanta giorni o sette settimane.

3- La “festa del raccolto o tende“, celebrata in autunno al termine del raccolto delle olive e dell’uva.

Come si vede si tratta di antiche feste agricole che vengono “teologizzate”: «tre volte all’anno mi festeggerai».

Così gli Azzimi diventa Pasqua: uscita dall’Egitto e con diverso significato sarà accolta nel cristianesimo come memoria della risurrezione di Gesù Cristo.

La festa della mietitura diventerà “Pentecoste”: memoria del dono della Legge sul Sinai che passerà nel cristianesimo come memoria del dono della Nuova Legge: lo Spirito Santo.

Nell’ebraismo rimane la festa delle Tende come inizio dell’anno nuovo secondo l’usanza del regno del Nord.

La “teologizzazione: «mi festeggerai» richiede allora una sosta che faccia memoria della storia della Salvezza: la Liberazione, la Legge, la Terra e così “contemplare” l’opera di Dio nell’oggi di ogni credente.

Ma c’è di più, perché a queste tre feste viene aggiunta anche la festa a cadenza settimanale, il sabato.

Così il senso della festa secondo la Bibbia significa: riscattare il tempo dal grigiore e dall’insignificanza e viverlo come apertura al “tempo di Dio” che fa tutt’uno con il suo amore salvifico. Nella festa Dio introduce il “Suo tempo” nella cronologia umana e dà un senso al passato al presente, al futuro. Ci libera dalla “dittatura del presente“! (A. Manara, Questioni sul credere oggi, pg 19).

La festa trasforma il tempo cronologico, la differenza tra un prima e un poi, secondo Aristotele, in un tempo umano: quel tempo così come viene colto dalla coscienza, che non segue il calendario, ma il criterio di eventi “umani” significativi: la nascita del primo figlio, la morte della mamma, il giorno del matrimonio, il primo sì , il giorno della laurea, ecc. che Agostino definisce: “distensione dell’anima“.

Ecco perché la festa deve essere il giorno o il “tempo” della condivisione: con tutta la famiglia, con tutti i fratelli, con gli amici, con i vicini, con…, con… con Dio.

Già, ma io alla domenica preferisco gironzolare in un centro commerciale……. !?!