Lettura 64 Il santuario Es 25-31; 35-39, il progetto
A parte l’inserzione del tema del velo, visto nella lettura precedente, ci attenderemmo che, Mosè tornato a valle, sia celebrato un rito di Alleanza con sacrificio di animali e aspersioni di sangue, come era avvenuto prima dell’episodio del Vitello d’oro e invece tutta la comunità con i capi in testa si impegna a costruire il Santuario.
Non è fatica da poco se il racconto occupa ben cinque capitoli da 35 a 39. E non si deve trascurare il progetto che era già stato comunicato da Dio a Mosè nella precedente teofania e aveva occupato altri 7 capitoli.
In totale fanno 12 capitoli tutti di tradizione sacerdotale P.
Allora deve trattarsi di un’opera molto importante.
La esaminiamo rimanendo sul progetto, Es 25-31 commentando brevemente esclusivamente gli elementi che hanno avuto una ricaduta significativa nel cristianesimo.
Suggeriamo tuttavia di dare una veloce lettura a tutti capitoli per rendersi conto della precisione minuziosa con cui sono date tutte le prescrizioni.
Questo dice che la Liturgia è un momento importate della relazione con Dio e che non può essere modificata a piacimento dai celebranti.
Anzitutto il senso di tutto questo è espresso da:
Es 25, 8 Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. 9 Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi.
Vale a dire si tratta di costruire una struttura entro la quale Dio assicurerà la sua Presenza in mezzo al popolo.
25,10-ss. L’arca => Abbiamo visto nella Lettura 6 che “arca” è uno scrigno nel quale si conserva qualcosa di molto prezioso. In questo caso la Legge alla quale, più tardi, sarà aggiunta anche della manna.
Essa era un contenitore usato anche nelle religioni circostanti dentro il quale erano custoditi gli idoli e veniva anche portato in battaglia perché gli dèi vincessero i nemici.
Le dimensioni della nostra arca sono: 125 x 75 x 75 cm. Essa accompagnerà il popolo durante le peregrinazioni nel deserto e in certi casi sarà portata in battaglia; alla fine sarà collocata nel tempio di Gerusalemme nel luogo più santo, il Santo dei Santi.
25,17-ss. Il propiziatorio => È un lastra d’oro di 125 x 75 cm posta sopra l’arca. In ebraico fa “kapporet” la cui radice “kapar” significa: coprire, coperchio, copertura. Solo nel giorno dello “Yom kippur”, il “giorno dell’espiazione”, una delle feste più importanti dell’ebraismo, il Sommo Sacerdote, entrato nel Santo di Santi, aspergeva con incenso e il sangue delle vittime questo “coperchio” per cancellare i peccati commessi dal popolo durante l’anno trasgredendo le norme dell’Alleanza contenute nell’Arca sotto il “kapporet”; allora l’idea di “kapporet” e quella di “coprire” i peccati.
La cosa ci interessa perché la Bibbia greca dei LXX traduce “kapporet” con “hilasterion” un termine che ha a che fare con “espiazione”; la Vulgata latina traduce “propitiatorium”.
Allora possiamo comprendere Paolo che in Rm 3,25 parla di Gesù Cristo come “propiziatorio” (in altre traduzioni, con: “strumento di espiazione“) perché con quel termine vuole affermare che il vero, l’unico e definitivo “Kapporet” è Gesù Cristo.
25,18-ss. Cherubini => Gli antichi erano molto superstiziosi e vedevano spiriti maligni o benefici da tutte le parti, perciò circondavano e inserivano nelle loro case idoli, amuleti e immagini scaramantiche a non finire.
I cherubini erano spiriti protettori raffiguranti creature in parte umane e in parte animalesche usati prevalentemente come base per i troni di re e di personaggi importanti.
Ora, se l’arca costituisce in qualche modo, la sede della Presenza divina deve essere anch’essa una specie di trono con tanto di cherubini che qui hanno le ali… In prima battuta, per il semplice fatto che i troni si fanno così.
Essi sono presenti anche in altri luoghi della Bibbia. Ricordiamo solo Ezechiele 9-10, che alla vigilia della distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi, vede la Gloria di JHWH, la Kavod, la quale è sostenuta da Cherubini descritti come creature alate che si muovono rapidamente in tutte le direzioni.
Li ritroviamo anche nella teologia cristiana che li pone tra le schiere angeliche come categoria più vicina al trono di Dio.
25,23-ss. Tavola della Presentazione dei pani => Come per i templi pagani è la mensa sulla quale la divinità consuma i suoi pasti. Nel nostro caso i pani, fatti in modo tutto speciale, sono solo offerti a Dio e poi in parte bruciati e in parte mangiati dai sacerdoti del tempio.
25,31- ss. Candelabro => Non è roba da poco se pesava un talento, cioè 34 kg d’oro puro, e faceva gola a tutti gli eserciti invasori che appena potevano se lo portavano a casa. L’ultimo in ordine di tempo è stato Tito, alla presa di Gerusalemme nel 70 d. C. che l’ha portato a Roma come trofeo ed è anche rappresentato nel suo Arco di Trionfo che si trova nella zona dei Fori Imperiali.
Oggi un piccolo candelabro a sette braccia è diventato uno di simboli dell’ebraismo e viene acceso in ogni casa durante le cerimonie familiari, come la liturgia di apertura del giorno festivo, il sabato.
C. 26- La Dimora => La sua struttura e soprattutto la sua costruzione sono alquanto complicate, ma non ci interessa più di tanto. È invece importante il velo descritto dal v 31 in poi, perché divide la dimora in due parti.
Una parte ampia chiamata “il Santo” che ospita il Candelabro e la Tavola di Presentazione dei pani. In essa possono entrare i sacerdoti per svolgere i loro riti.
Una parte alquanto ridotta, “il Santo dei Santi” che contiene l’Arca con il Propiziatorio, ecc. e ritenuto il luogo della Presenza di Dio, la Kavod. Nessuno persona vi può entrare se non Il Sommo Sacerdote, una volta sola all’anno, nel giorno dello Yom Kippur, come detto sopra.
Dentro si dovrebbe vedere Dio, ma come tutti sanno, Dio è puro spirito e non si vede niente.
Però quando Gesù esala l’ultimo respiro accade un fatto impensabile: «Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo…» Mt 27,51.
E questo vuol dire Dio non è più nascosto da alcun velo, adesso è visibile a tutti: è il Crocifisso…
C. 27- Il Recinto => All’esterno della Dimora c’è il recinto fatto da teli le cui dimensioni sono 50 x 25 m. Una specie di grande cortile; tenuto conto delle condizioni climatiche il popolo sta all’aperto. D’altra parte anche la Dimora non è coperta da un tetto, ma da un telo.
Nei capitoli successivi sono descritti gli altri elementi richiesti per il culto: Le vesti dei sacerdoti c 28; il rito di consacrazione dei sacerdoti c 29; gli oli e i profumi che allora avevano una grande importanza, c 30.
Molto importante. Tutte le parti che costituiscono il Santuario devono avere anelli d’oro perché infilandoci delle stanghe potessero essere trasportate al seguito del popolo. Alla fine di ogni tappa il Santuario era montato e lla partenza veniva smontato.
31, 1ss Gli artefici del santuario. => Se abbiamo fatto lo sforzo di leggere questi capitoli ci possiamo porre legittimamente la domanda: ma come potevano costruire tutte queste strutture?
31,1 «Il Signore parlò a Mosè e gli disse: 2 «Vedi, ho chiamato per nome Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda. 3 L’ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, 4 per concepire progetti e realizzarli in oro, argento e rame, 5 per intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e compiere ogni sorta di lavoro. 6 Ed ecco gli ho dato per compagno Ooliab, figlio di Achisamach, della tribù di Dan. Inoltre nel cuore di ogni artista ho infuso saggezza, perché possano eseguire quanto ti ho comandato […] 11Essi eseguiranno ogni cosa secondo quanto ti ho ordinato».
Non si tratta di persone prese a caso, apprendisti o personale avventizio, ma “maestri”nel loro mestiere, nella loro “arte”. Tutti con una caratteristica speciale: «tutti riempiti dello Spirito di Dio in sapienza, intelligenza e scienza in ogni opera».
Sono termini che solitamente sono attribuiti esclusivamente a Profeti, Re, Sacerdoti, Sapienti, ma questo testo ci rivela che anche il “semplice” lavoro di un artigiano partecipa della Sapienza di Dio.
Quella “Sapienza” che solo Dio sa dove si trova Gb, 28,23 «Dio solo ne conosce la via, /lui solo sa dove si trovi» e che si trovava presso di Lui già da quando iniziò la creazione Pr 8,22.
Spingendo il testo alle sue logiche conseguenze possiamo tranquillamente affermare che senza quella “Sapienza” non riesci a piantare nemmeno un chiodo.
Perché questa è l’idea biblica della dignità del lavoro dell’uomo!