Lettura 63 Es 34,29-35 Il velo di Mosè
Il rinnovo dell’alleanza, come la prima volta, richiede delle clausole che impegnino i contraenti e infatti sceso dal monte, Mosè comunica agli anziani ciò che Dio ha detto. Però il testo attira la nostra attenzione al tema del velo.
34,29 «Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. 30 Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. 31 Mosè allora li chiamò e Aronne, con tutti i capi della comunità, andò da lui. Mosè parlò a loro. 32 Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. 33 Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. 34 Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. 35 Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando fosse di nuovo entrato a parlare con lui».
Trattiamo questo argomento per via delle elaborazioni che ne fa Paolo in 2 Cor 3,7-9
Anzitutto dobbiamo registrare la diffusione che in quelle culture aveva l’uso del velo da parte degli addetti al culto, ma in forma opposta rispetto al nostro testo.
Infatti, come atteggiamento di riguardo verso le loro divinità, i sacerdoti si velavano quando entravano al cospetto della statua di un dio. Gi dèi come i re non dovevano essere guardati direttamente, ma davanti a loro bisognava tenere gli occhi bassi.
Se è così allora comprendiamo la forza e la novità rivelativa dell’espressione «Mosè parlava con Dio faccia a faccia» che potrebbe anche alludere a “senza velo”.
Forse è già una anticipazione del Mistero dell’Incarnazione, cioè un Dio visibile.
Però il volto di Mosè conserva un segno del suo aver parlato «faccia a faccia con Dio» perché poi il suo volto è raggiante… e gli altri si spaventano!
Allora il velo diventa un gesto di protezione verso quelli del suo popolo.
Circa il tema dello splendore del volto questo non riguarda solo Mosè, al quale accade prodigiosamente, ma era uso presso i potenti di quel tempo di ungersi il volto perché apparisse più bello e riflettendo la luce sembrava raggiante. Non è che poi noi ci siamo troppo cambiati da questo punto di vista, perché dive e divi dello schermo e non solo, per esaltare la bellezza del loro fisico non risparmiano l’uso di creme che diano lucentezza all’epidermide. Forse rispetto ai tempi antichi è cambiato solo la qualità delle creme: allora era olio d’oliva, adesso…
Anche nella nostra tradizione, a sua volta, è invalso l’uso di dire che il volto dei santi è luminoso, ma per indicare una qualità dello spirito. Già, ma un pittore come può rappresentare un volto luminoso? Dovrebbe farlo molto bianco… e poi tutti dicono che quello è anemico. La soluzione è diventata l’aureola: un cerchio d’oro intorno alla testa.
Ora, se il velo esodico esprime una realtà materiale il brano di Paolo si riferisce esclusivamente ad una realtà spirituale non certo fisica.
2 Cor 3, 7 «Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore pure effimero del suo volto, 8 quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? 9 Se già il ministero della condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero della giustizia».
È lecito chiedersi come facesse Paolo a dire che lo splendore del volto di Mosè era effimero visto che la Bibbia non dice nulla al riguardo. Gli studiosi hanno proposto diverse soluzioni, ma quella più accreditata è la risposta che già dava la tradizione rabbinica dei tempi di Gesù e cioè che il volto di Mosè non restava per sempre illuminato e che dopo qualche tempo riprendeva la condizione normale. Quindi possiamo dire che Paolo, fariseo osservante prima di diventare apostolo di Gesù, condivideva la dottrina del suo tempo.
Però non possiamo liquidare il tema del volto così a buon mercato perché per gli umani esso è molto di più. Infatti il volto di una persona dice molte cose della condizione di un essere umano. A colpo d’occhio comprendiamo subito se uno è sofferente, preoccupato, spaventato, sereno, gioioso, ecc., cioè un complesso di giudizi che abbiamo appreso succhiando il latte materno. E non è una battuta.
Il neonato rassicurato dall’abbraccio materno, mentre soddisfa il suo bisogno di cibo e pone fine allo stimolo della fame, vede il volto della sua mamma. Impara così che il luogo dell’intimità e dei legami affettivi è il volto; a differenza degli altri mammiferi che quando sono allattati vedono il quarto posteriore della madre e quello, diventa il loro luogo dell’intimità. Senza dilungarci in citazioni scientifiche, basti osservare il comportamento dei cani.
Molto importante: il cucciolo d’uomo, succhiando il latte sviluppa i muscoli facciali che poi gli consentiranno di dare varie espressioni al suo volto, cosicché esso diventa un luogo importante per comunicare e stabilire relazioni.
Nel neonato poi, la prima forma di relazione intenzionale non è il pianto dell’inizio, che è solo istintuale, ma il sorriso. Di tutti gli animali l’unico capace di sorridere è l’uomo; e il neonato, quando è stimolato lo impara già nei primissimi mesi di vita. E il sorriso non riguarda solo la bocca, ma coinvolge tutto il viso.
Anche la Bibbia è consapevole di questo, tanto che il figlio di Abramo, il figlio della Promessa, viene chiamato Isacco, che in ebraico significa appunto: “Sorriso”.
Grazie a questa intrusione nel campo della psicologia, possiamo dare ragione tanto a Mosè quanto a Paolo.
Ma non sarebbe sensato concludere senza citare le formule di benedizione prescritte da Dio stesso, in cui emerge il ruolo del Volto di Dio e che la liturgia propone il giorno di Capodanno come prima lettura:
Nm22, 22 «Il Signore aggiunse a Mosè: 23 «Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
24 Ti benedica il Signore / e ti protegga.
25 Il Signore faccia brillare il suo volto su di te / e ti sia propizio.
26 Il Signore rivolga su di te il suo volto / e ti conceda pace.
27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti / e io li benedirò».
E dopo l’Incarnazione il volto di Dio può essere contemplato da tutti.
È il volto del Crocifisso.