Lettura 62 Es 34,10- 28 La nuova alleanza

Il rinnovo dell’alleanza, come la prima volta, richiede delle clausole che impegnino i contraenti.

L’impegno da parte di Dio è drasticamente sintetizzato dai v 10-11

34, 10 «Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale tu ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te11 Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo».

Si tratta dell’azione divina che ha permesso a questo gruppo di ex schiavi di diventare un popolo e insediarsi “prodigiosamente” in Canaan.

I versetti successivi definiscono alcune norme di comportamento che legano il popolo a JHWH.

Poiché qui viene data una Torah, una Legge, nasce il problema del suo rapporto con quella data precedentemente.

Alla ripresa degli studi biblici gli esperti si erano affannati a cercare un parallelo con il Decalogo del capitolo 20 senza riuscire a trovare risposte convincenti. Sicuramente esiste qualche somiglianza, ma essi sono prevalentemente concordi nel ritenere che queste due leggi appartengono a due tradizioni diverse: Elohista quella del c. 20 e Jahwista quest’altra.

Dobbiamo comunque ammettere che non possediamo l’effettivo testo dato sul Sinai e tuttavia non possiamo ignorare una Tradizione che insistentemente colloca su quel monte il dono della Torah.

Pur avendo deciso di rimandare l’esame dei testi legislativi, Decalogo (c 20) e Codice dell’Alleanza (c 22-23), al termine del cammino esodico perché meritano un’attenzione particolare, dobbiamo tuttavia soffermarci sulle norme di questo capitolo perché sono strettamente legate alle vicende narrate in questi capitoli.

Anche una lettura superficiale consente di rilevare che sono tutti comandi di carattere cultuale:

– il rifiuto del politeismo, del sincretismo e delle immagini vv 13-17;

– la festa degli Azzimi v 18;

– il sacrificio del primogenito vv 19 -20;

– l’offerta delle primizie agricole v 22 e 26;

– il rispetto del sabato v27.

Anche il divieto di fare alleanze con gli altri popoli e dare i figli in matrimonio agli stranieri ha la funzione di evitare commistioni religiose.

Alcune di queste norme le avevamo già incontrate e commentate nella riflessione sui cc 12 e 13 riguardanti la preparazione alla Notte di Pasqua. Non è una ripetizione banale perché la rottura dell’Alleanza era avvenuta per ragioni religiose: il Vitello d’oro, appunto e allora è più che mai opportuno ribadire la corretta prassi religiosa.

A prima vista potrebbe sembrare legalismo, ma Auzou, Dalla servitù al servizioIl libro di esodo, pg 281 così commenta: «Se non si dimentica che ogni israelita sentiva leggere il c 34 come continuazione del c 33 intendeva l’obbedienza a questi precetti cultuali come una risposta all’amore sorprendente di Dio per il suo popolo. Andare al santuario di JHWH per offrire il primogenito del gregge o i primi prodotti del raccolto, rispettare il sabato e celebrare in comunità le grandi feste annuali e riscattare con un sacrificio la vita del primogenito, sono altrettanto pratiche nelle quali era bello sentire che l’Alleanza lo avvolgeva come una tenerezza e una forza, una certezza e un’immensa speranza.

Precetti di questo genere non sono ritualismo: sono le vie della religione del cuore».

Noi possiamo aggiungere che tutto questo alimenta la speranza nella Promessa di Dio espressa nel v 10: «tutto il popolo in mezzo al quale tu ti trovi vedrà l’opera di JHWH», dove quel “tu” è diretto tanto a Mosè che ha raccolto questa rivelazione, quanto al pio israelita che celebra il culto.

E perché non anche all’uomo del XXI secolo?