Lettura 49 Es 19-24 Il trattato di alleanza – berit, terza parte

I testi riguardanti Abramo commentati nella lettura precedente dovrebbero aiutarci a non meravigliarci per il fatto che al Sinai non sia stato rivelato il Decalogo, ma come dicono gli esperti, è stato ispirato da Dio in periodi successivi. Questo ci mostra una grande verità: la rivelazione si è dispiegata nel corso del tempo, durante lo scorrere della storia. Dio sin dall’inizio è sempre stato attento alla capacità di comprensione del suo Mistero da parte dell’uomo. Ad esempio: non ci sono rimproveri per le numerosi mogli e concubine di Davide e Salomone menzionate come indice di ricchezza e potenza del regno d’Israele, ma con Gesù viene esclusa tanto la poligamia che il divorzio.

Ritorneremo sul Decalogo quando lo esamineremo in dettaglio e teniamo fermo il fondamento della “mia Alleanza” che lì al Sinai , viene accettata da “tutto il popolo” per ben due volte quasi con le stesse parole:

19,8 «Tutto il popolo rispose insieme e disse: “Quanto JHWH ha detto noi lo faremo».

e dopo la lettura della Torah – Legge costituita dal Decalogo (20,1-7) e dal Codice dell’Alleanza (20,22-23,19):

«Quindi Mosè prese il Libro dell’Alleanza e lo lesse alla presenza di tutto il popolo. Dissero: “Quanto JHWH ha ordinato noi lo faremo e lo eseguiremo“»24,7.

Tra le due accettazioni da parte del popolo esiste una differenza radicale: mentre la seconda riguarda la Legge, la prima riguarda l’accadimento promettente, cioè qualcosa di molto più ampio che riguarda tutta la vita e la storia della relazione tra Dio e il suo popolo.

Si noti che per la prima volta nella Bibbia si parla di “libro” a dire che ai piedi del Sinai inizia una stesura scritta del Libro Sacro.

Ad ogni modo da questo momento in poi la redazione finale tiene conto del fatto che il popolo ha ricevuto la Torah le trasgressioni alla quale saranno sanzionate. Il che accadrà subito dopo.

Però l’Alleanza deve essere ratificata con un rito religioso (24,3-8). Esso è composto da diversi momenti che cerchiamo di spiegare perché sono alquanto lontani dalla nostra sensibilità.

Costruzione di un altare

L’altare in uso presso Israele non era una tavola, una mensa come il nostro, ma una sorta di cippo sul quale era possibile sgozzare l’animale del sacrificio. Ora, poiché l’altare è simbolo di Dio il sacrificio dell’animale su di esso vuole significare la signoria di Dio e che la vita dell’offerente gli appartiene: la vita dell’animale sostituisce quella dell’uomo. Ricordiamo che secondo la Bibbia i sacrifici umani sono abominio (vedi lettura 27 sulla morte dei primogeniti egiziani).

Le 12 stele

Non si pensi a monumentali lastre di marmo con tanto di iscrizione, ma a semplici pietre abbastanza grandi da non essere facilmente logorate dal tempo e dagli agenti atmosferici. La loro funzione è quella di memoriale, cioè fare memoria a coloro che passeranno anche a distanza di molto tempo ciò che lì è stato celebrato. Era un’usanza molto diffusa tra gli antichi che non avevano altri mezzi per lasciare un segno del loro passaggio o di un evento importante.

In questo caso le stele sono 12 per indicare che tutto il popolo è coinvolto nell’Alleanza.

Nella Bibbia questi simboli commemorativi sono costruiti diverse volte, ad esempio: Gn28,18 ss; Gs 4,4ss; 24,4 ss, ecc. Le due menzioni del libro di Giosuè descrivono con precisione il senso di quelle pietre. 

Olocausto

In questo caso l’animale ucciso viene interamente bruciato, quindi destinato a Dio; il fumo che sale verso il cielo, luogo in cui risiederebbe Dio, rende plasticamente l’idea (vedi Lev 1 che dettaglia nei minimi particolari il rito),

Sacrificio di comunione ( Lv 3 dettaglia il rito nei minimi particolari)

Nel nostro testo è presente anche un sacrificio di comunione. Una parte dell’animale viene bruciata per cui raggiunge Dio mentre il resto viene mangiato. La comunione dipende dal fatto che Dio e uomo “si nutrono” dello stesso cibo, quasi che siedano allo stesso tavolo.

È quanto viene narrato nei in 24,9-11dove addirittura il pranzo è accompagnato da una visione: «i privilegiati d’Israele mangiarono e bevvero mentre vedevano il Dio d’Israele».

Il fatto che questi riti siano descritti minuziosamente nel libro del Levitico fa dire agli studiosi che facevano parte della liturgia del Tempio. Riportati ai piedi del Sinai portano a pensare che al racconto originale siano state aggiunte note rituali per dare ad esse valore fondativo; e in questo senso devono essere intese.

Il rito del sangue

In tutta la Bibbia l’aspersione del popolo con il sangue avviene solo qui per cui il testo si presta a diverse interpretazioni. Ne vediamo alcune:

1- Lv 8,24 ss. La cerimonia di consacrazione dei sacerdoti prescrive di spruzzare con il sangue della vittima il neofita, ovviamente dopo averlo sparso intorno all’altare. È una cerimonia che non viene ripetuta perché il sacerdote rimane tale per sempre. Se è così potremmo interpretare la cerimonia del Sinai come conferma rituale di quanto Dio aveva affermato in Es 19,6 «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (lettura 44), quindi un rito che si celebra una sola volta nella vita del popolo, al Sinai appunto.

2- Era ed è tutt’ora in uso nel mondo orientale siglare un patto praticando una piccola incisione nella pelle dei due contraenti e poi accostare l’una all’altra in modo che si avrebbe una mescolanza del sangue.

3- L’interpretazione più probabile è che per gli antichi il sangue è la vita come recita Lv 17,4 «La vita di ogni carne è il suo sangue». L’idea che regge questa comprensione è che finché il sangue c’è e si muove c’è anche la vita e quando il sangue non scorre più e si rapprende anche la vita non c’è più. Allora l’aspersione con il sangue della vittima vuole significare l’acquisizione di una vita nuova e in questo caso simile a quella di Dio perché fatta tanto sull’altare che sul popolo.

Il riferimento non casuale va all’Eucaristia che alla consacrazione ripete le parole di Gesù all’ultima cena:

Mt 26,27 «Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue dell’ALLEANZA, versato per molti, in remissione dei peccati».

Come si vede sono in gioco, grosso modo, gli stessi elementi del Sinai che diventano più concreti quando si passa dalla Cena a ciò di cui essa è simbolo (vale a dire, identità nella differenza), cioè quanto accadrà il giorno dopo sul Calvario.

E anche qui è in gioco l’ALLEANZA.

Ma è la “nuova”, termine che nell’antica accezione latina significa: “definitiva“.