Lettura 47 Es 19-20 Il trattato di alleanza – berit, prima parte
Il mondo semitico antico strutturava gli scritti in un modo che non facilita la loro comprensione per noi che usiamo un procedimento lineare, che cioè espone in successione i vari argomenti e alla fine si tira la conclusione che costituisce il messaggio che si vuole comunicare. Nella Bibbia il più delle volte troviamo una struttura concentrica che mette al centro del racconto l’elemento più importante e quelli che lo sostengono o lo spiegano, prima e dopo secondo uno schema del tipo:
A => B => C =>=> D <=<= c <= b <= a
in cui “A” e “a” trattano in forma diversa lo stesso argomento e così anche per “B” e “b”, ecc. in un certo senso gli elementi secondari fanno corona a quello principale “D”.
Di conseguenza nel nostro testo è difficile cogliere la struttura dell’alleanza e allora riteniamo utile usare lo schema dei trattati assiri che risalgono al 8° e 9° secolo a. C., non molto diversi da quelli degli Ittiti che risalgono fino al 10° secolo e oltre. Ora, l’Alleanza sinaitica, stando a quanto già detto circa le datazioni, risale al 1200 a. C., ma possiamo ritenere che anch’essa abbia avuto una struttura analoga. Tuttavia non sappiamo quanta parte del racconto risalga effettivamente a quel tempo e quale sia il contributo delle redazioni successive che hanno unificato le diverse tradizioni orali. Di questo possiamo tenere conto in prima battuta, ma alla fine ci interessa il testo che la tradizione ci ha consegnato.
Ad ogni modo è molto probabile che al Sinai avvenne una alleanza di Dio con questo “popolo bambino”, perché essa sta al cuore della coscienza di Israele per cui dobbiamo dire che se c’è un “senso” così profondo all’origine c’è sicuramente “il fatto” che l’ha generato. (vedi in Glosse => Nota esegetica n. 1)
Questi trattati di alleanza sono in effetti trattati di vassallaggio che in conseguenza della sottomissione al “Grande Re” assicuravano al vassallo e al suo popolo, protezione dai nemici esterni a fronte del pagamento di tributi. Ne riportiamo lo schema cercando i collegamenti alle teofanie del Sinai.
1° Prologo. Il grande sovrano prima di stipulare un rapporto di alleanza ricordava tutti i benefici che aveva operato in passato a favore del vassallo. Nel nostro caso è Dio che ha ricordato al mediatore, Mosè, tutto quanto aveva fatto per il popolo fino al Sinai e che abbiamo trovato in:
19, 4 «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me».
In forma più dettagliata troviamo un analogo prologo con il richiamo a questo cammino, nel libro di Giosuè quando, terminata la conquista della Terra Promessa, si rinnova l’Alleanza con una solenne liturgia Gs 24,1-13.
2° Convocazione dei testimoni. Nei trattati di alleanza i testimoni erano gli dèi dei popoli coinvolti per cui la cerimonia acquisiva uno specifico carattere religioso. Nel nostro caso uno dei contraenti è Dio stesso e allora i testimoni non possono essere uomini, ma sono fenomeni del cosmo; infatti le nostre teofanie si svolgono all’interno di uno scenario cosmico: vento, nubi, tempesta, tuoni, lampi, eruzioni, terremoti, ecc. Se il loro senso della loro presenza è quello di testimoniare la stipulazione di un patto, possiamo tralasciare l’indagine scientifica che cerca vulcani, che vuole misurare la sismicità della regione e via dicendo.
Però riteniamo importante segnalare che di questi testimoni cosmici ne mancano due particolarmente importanti per le culture del tempo: il sole e la luna.
In Egitto, senza approfondire più di tanto le ultime ricerche archeologiche di quell’Olimpo, il sole era adorato con il nome di Ra e la luna con quello di Iside. A Babilonia, poi tutte le stelle erano adorate e usate per leggere il futuro.
La Bibbia, invece, mostra un atteggiamento di radicale negazione del valore divino di questi astri e lo troviamo in forma molto esplicita nel primo racconto della creazione.
Gn1,14 «Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno».
Si noti che sole e luna non sono chiamati con il loro nome, ma semplicemente con termini che specificano la loro funzione: “luminare maggiore e luminare minore per distinguere il giorno dalla notte”. Chiamandoli “sole e luna” potevano essere annoverati tra i soggetti e accolti nel mondo divino, ma in questo modo sono ridotti semplici creature. Una simile riduzione di stima lascia ovviamente trasparire valutazioni cosparse di un certo disprezzo. ( Viene da pensare che oggi si cerca di compiere il cammino inverso quando si pensa di sostituire “papà e mamma” con la loro funzione generativa).
3° Clausole del patto. Le clausole nel nostro testo sono redazionalmente divise in due parti: Il Decalogo 20,1-21 e il Codice dell’Alleanza 20,22 – 23,32. Il Decalogo ha valore fondativo, una sorta di Magna Charta o, se si vuole, di “Costituzione” che lo svolge la funzione di istruire, illuminare mentre il Codice dell’Alleanza ne costituisce l’applicazione in termini legislativi.
4° La scrittura del documento. La troviamo al capitolo 24:
«19,3 Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!». 4 Mosè scrisse tutte le parole del Signore… ».
5° La sanzione con le benedizioni e maledizioni. La sanzione può essere rappresentata da quanto narrato al capitolo 32,25 ss come conseguenza alla costruzione del vitello d’oro. Le benedizioni e maledizioni sono collocate al termine del Deuteronomio, che è un libro redatto attorno al periodo dell’esilio, quindi di epoca molto lontana dagli eventi del Sinai.
Per quanto riguarda le “clausole del patto” si tratterebbe semplicemente di mettere in pratica il Decalogo e il Codice dell’alleanza, ma avevamo a proposito della promessa dell’Alleanza:
19, 5 «Ora, se ascoltare ascoltate (shemah) la mia voce e osservate (shamar) la mia Alleanza allora sarete la mia segullah tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra!».
A cui il popolo risponde:
19,8 Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto JHWH ha detto, noi lo faremo!».
E avevamo osservato che il Signore non aveva dato alcuna prescrizione se non quel: «…ascoltare ascoltate la mia voce…».
Inoltre gli studiosi ci dicono che il Decalogo e il Codice dell’Alleanza, con l’aggiunta del Vitello d’oro non sono avvenuti al Sinai ma riguardano eventi successivi.
Se è così è in gioco qualcosa di più “grosso” che la semplice osservanza a delle leggi.