Lettura 45 Es 19,1-6 Promessa dell’Alleanza, terza parte

Una prima fenomenologia della fede

Es 19,1 «Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dal paese di Egitto, proprio in quel giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. 2 Levato l’accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. 3 Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo…»

Se stiamo attenti al testo 19,3 ci rendiamo conto che Mosè non è chiamato da Dio sul monte, ma è lui che ci sale di sua iniziativa e solo dopo «JHWH lo chiamò dal monte».

Già da questo rileviamo che non sono nello stesso luogo. Però l’idea corrente è che gli incontri sinaitici avvengano tutti in vetta al monte, luogo tutt’altro che ospitale.

La visione del roveto ardente era avvenuta “al monte” «… e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, Oreb / Sinai» Es 3,1, quindi non siamo in vetta al monte, ma sulle sue pendici; tra l’altro, portare il bestiame sulla cima di una montagna sarebbe assurdo. Cosa ci andrebbero a fare dato che non c’è erba e tantomeno acqua.

Anche nel nostro caso Mosè non è in vetta per cui è coerente che: «… Dio lo chiamò “dal” monte».

Ma perché Mosè ci è andato se solo “dopo” viene chiamato?La risposta è in quello strano segno promesso da Dio in Es 3,12 che abbiamo trattato nella lettura 18:

Es 3,11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti?». 12 Rispose: «Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

Ora Mosè è in grado di completare il segno, post eventum, “servendo Dio su questo monte”. Compiuto tutto il processo di liberazione, che a lui sembrava impossibile, il segno si è realizzato.

Possiamo allora dire che Mosè aveva acquisito la fede a seguito dell’esperienza mistica avvenuta nel racconto del roveto e questo è stato il suo modo di venire alla fede, la quale qui viene “confermata”.

Una seconda fenomenologia della fede

«… Sceso dal monte 7 « Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. 8 Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!».

Nota bene : «Quanto JHWH ha detto noi lo faremo». Ma Dio non ha ancora detto niente! Ha detto solo una frase al condizionale:«… “se” ascolterete la mia parola e custodirete la mia alleanza… » alleanza i cui contenuti sono sconosciuti… e infatti dopo troveremo diversi capitoli che espongono tutte le norme da osservare. E questi… ma come si fa a prendere una decisione senza sapere ancora cosa si dovrà fare? Non si sa dove si va a parare. Non è un salto nel buio? Come si fa a fidarsi di una proposta simile?

Il fondamento di questa decisione sta nell’esperienza che questo gruppo di fuggiaschi ha fatto, sintetizzata dalle parole: « 4 Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me».

Allora si tratta di una fiducia / fede fondata su una esperienza storica precedente, quindi tutt’altro che quel «moto cieco dell’anima» condannato dal Vaticano I° (1870).

È una fede accordata a Colui che parla a seguito di quello che ha fatto per me e allora anche per il futuro posso contare su di Lui.

Ed è esattamente quello che troviamo nel nostro linguaggio quando diciamo: «Di lui puoi “fidarti” perché è proprio un bravo ragazzo». Certo, perché la fede non una roba che vale solamente in chiesa, ma una cosa che opera tutti i giorni e rende possibile la vita sociale. Ci spieghiamo con un esempio: Quando prendi il treno vai a verificare che il macchinista non sia ubriaco? E quando vai dal medico gli chiedi prima il suo libretto universitario per controllare che abbia superato tutti gli esami con buoni voti? E quando prendi l’aereo…

Tra la Fede con la F maiuscola e le fedi della vita quotidiana cambiano solo i contenuti… e tutte queste “fedi” sono fondate su esperienze precedenti.

Tornando al nostro testo raccomandiamo la lettura del Salmo 107 che è una stupenda riflessione che fonda la fede e la lode di Israele su quattro precise esperienze storiche:

1- La traversata del deserto vv 4-9

2- I ribelli incarcerati vv 10-16

3- Degli ammalati alla fine della vita a seguito di comportamenti dissoluti vv 17-22

4- Dei marinai in balìa della furia del mare in tempesta vv 22- 33

Si noti il ritornello che segue la descrizione di ogni condizione di disagio:

«Nelle angosce “gridarono” a Dio / e fu Dio la loro salvezza» vv 6; 13; 19; 28.

E si ritorna sempre al tema del “grido” che abbiamo già incontrato più volte, grido che Dio non può non ascoltare… perché Dio “è” così!

Quindi, la fede, l’affidarsi a…, è sempre legato ad una esperienza “storica” precedente.

Però oggi conserviamo la memoria del passato?

Meglio: siamo in grado di cogliere la scansione passato, presente, futuro?

Nei primi decenni del ‘900 la filosofia aveva elaborato il tema della “dittatura del presente” e oggi diversi filosofi e teologi sono convinti che la nostra vita è passata dalla modalità temporale alla modalità spaziale. Con questo intendono dire che non viviamo più il nostro presente tra memoria del passato e progetto del futuro, ma abbiamo perso la temporalità tout court.

Di conseguenza le mie relazioni non possono essere più sospese perché non c’è più memoria né attesa, ma devono essere ininterrottamente continue. Ho bisogno di I-pod, I- pad, Tablet, smartphone, PC e compagnia per essere in relazione con… perdendo di vista il fatto che in realtà sono in relazione solo con uno schermo. Come giustamente dice il titolo di un libro uscito da poco: “Connessi ed isolati“.

Allora è ancora possibile una fede (f minuscola e maiuscola) se essa vive della memoria del passato e del progetto sul futuro?