Lettura 44 Mc 6,14 – 29 Il martirio di Giovanni il Battista
Mc 6,14 «Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». 15 Altri invece dicevano: «È Elia»; altri dicevano ancora: «È un profeta, come uno dei profeti». 16 Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».
17 Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. 18 Infatti Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». 19 Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, 20 perché Erode aveva timore di Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21 Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25 Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia immediatamente su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. 27 Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa. 28 La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. 29 I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro».
La narrazione del martirio di Giovanni Battista avvenuto per il capriccio di una ragazzina e l’incapacità di un re che non ha il coraggio di amministrare la giustizia con coerenza – anche in Galilea era in vigore la legge di Roma – rimanda ad un altro magistrato romano che di lì a poco tempo non avrà il coraggio di compiere il suo dovere di magistrato romano e dire di no al chiasso della folla.
Mt 27,24 «Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».
Un esempio diventato paradigma di tutti quei giudici che non amministrano la giustizia secondo la legge, tanto da avere generato l’aggettivo “pilatesco”, a perenne vergogna di quell’antico magistrato.
C’è un altro parallelismo che dobbiamo evidenziare e sono le domande e risposte sull’identità di Gesù, vale a dire i vv 14-16 che formano inclusione con la parte conclusiva della sezione:
Mc 8,27 «Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti».
Notiamo che le risposte sono esattamente le stesse anche se disposte in una differente successione.
Tuttavia dobbiamo formulare un’ipotesi storica che il testo non chiarisce, ma che ai lettori delle prime Chiese era perfettamente nota.
Cosa pensa Erode quando dice “risuscitato”? Egli era infatti idumeo di origine, educato in ambienti romano- ellenisti, con precarie conoscenze dell’ambiente di Israele che probabilmente disprezzava. La sua vita matrimoniale dice chiaramente che la Legge di Israele era per lui acqua fresca. Ma appunto lui, e la cultura che condivideva cosa pensava quando diceva “risurrezione”? E cosa pensava quando diceva: “morte”? E cosa credeva a proposito dei morti? E poi, se già temeva Giovanni il battezzatore quando era in vita, che cosa si attendeva, adesso che era “risuscitato”? I romani avevano una folle paura dei morti e i culti celebrati in loro onore avevano fondamentalmente lo scopo di tenerli buoni… e il più possibile lontani.
Noi quando diciamo “risurrezione” pensiamo agli aventi pasquali e post pasquali che hanno riguardato Gesù Cristo, ma Erode e tutta le gente di quel tempo non aveva mai incontrato uno che fosse risuscitato.
La risurrezione di Gesù Cristo porta nel mondo una nuova concezione della morte che abbiamo fatto nostra e che la cultura condivide senza neanche rendersene conto.
Essa, morte, non è più un evento irreparabile, perché segna il passaggio da una vita precaria, provvisoria, faticosa verso una nuova vita in cui non vi sarà più pianto. Una vita in cui Dio asciugherà ogni lacrima. Una vita piena in comunione con Dio e coloro che ci hanno e abbiamo amato. In breve diciamo che i nostri cari sono nello splendore di Dio.
Non è questo il luogo in cui sviluppare questo tema perché bisognerebbe fare un confronto tra l’antropologia innovata dal cristianesimo e le antropologie antiche e meno antiche prima che ne venissero a contatto.
Possiamo suggerire un testo di facile lettura, con ricca bibliografia: F. Agnoli, Indagine sul cristianesimo. Come si è costruito il meglio della civiltà, La Fontana di Siloe.
Il tema può essere approfondito anche su questo sito, in “approfondimenti – la teologia oggi – morte e resurrezione.
Per tornare al nostro testo vediamo che l’inizio di questa sezione mette subito in scena il tema del martirio. Per il momento è quello di Giovanni, ma i parallelismi cui abbiamo accennato sono già un prologo di ciò che avverrà a Gerusalemme.
Così l’ombra della croce si fa sempre più vicina.