Lettura 44 Es 19,1-6 Promessa dell’Alleanza, seconda parte
19, 5 «Ora, se ascoltate (shemah) la mia voce e osservate (shamar) la mia Alleanza allora sarete la mia segullah tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra!».
L’effetto dell’Alleanza “osservata / shamar è «sarete la mia segullah» tradotto il più delle volte con “eredità” e più raramente con “proprietà”.
Eredità fa pensare a qualcuno che deve morire e ad un figlio che eredita i beni del defunto, e qui chi deve morire?
Anche “proprietà” non ci va tanto bene perché nella nostra cultura, nessuno accetterebbe di essere proprietà di qualcun altro.
Ma in 1 Cr 29,1-5 (troppo lungo per essere riportato ma che si raccomanda di leggere) il re Davide, prossimo alla fine dei suoi giorni, con il Regno al tempo massimo splendore dopo avere designato Salomone come suo successore elenca tutti i materiali: oro, argento, bronzo, pietre preziose, ecc. che durante la sua vita ha accumulato per costruire la “Dimora”, cioè il tempio di Gerusalemme. Al v3 chiama tutta questa ricchezza accumulata: “segullah” che allora dovremmo tradurre con “tesoro reale“.
Nel libro di Qoelet sono messe in bocca a Salomone queste parole:
Qo 2,4 «Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. 5 Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; 6 mi sono fatto vasche, per irrigare con l’acqua le piantagioni. 7 Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa e ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero più di tutti i miei predecessori in Gerusalemme. 8 Ho accumulato anche argento e oro, ricchezze (segullah) di re e di province; mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con le delizie dei figli dell’uomo. 9 Sono divenuto grande, più potente di tutti i miei predecessori in Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza».
Anche in questo caso il concetto rappresentato da segullah è quello di “tesoro reale” in cui “reale” sta a dire: al di fuori del comune. In Qoelet poi questo tesoro è un plurale perché “re”, che in italiano è soltanto singolare, in ebraico è plurale, cioè “melakim” e quindi si potrebbe tradurre: “tesoro di molti re“.
Allora Dio, con “segullah” attribuisce a questo “suo popolo bambino” il senso di un tesoro che per Lui è la cosa più preziosa.
C’è però la condizione «se ascoltare ascoltate la mia voce e osservate la mia alleanza».
Il versetto prosegue con una specificazione: «tra tutti popoli della terra».
Siamo così messi di fronte al tema dell’Elezione. Esso è iniziato con Abramo, il Primo Eletto
Gen 12:1 «Il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria / e dalla casa di tuo padre, / verso il paese che io ti indicherò.
2 Farò di te un grande popolo / e ti benedirò, / renderò grande il tuo nome / e diventerai una benedizione.
3 Benedirò coloro che ti benediranno / e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette / tutte le famiglie della terra».
Abramo è oggetto della Benedizione di Dio perché diventi a sua volta Benedizione per «tutte le famiglie della terra». Quindi una elezione / benedizione destinata a tutti, che però non data indifferentemente a tutti, ma solo a chi benedice Abramo. Come mai? Che giustizia è se Abramo diventa il collo di bottiglia per tutti gli altri? Che democrazia è? Non è un capriccio di Dio?
In verità una benedizione data a tutti indistintamente senza essere cercata, risulta inflazionata: sarebbe “acqua fresca”. Per valorizzarla occorre una condizione: chi vuole ottenerla deve benedire Abramo.
Ora, questa elezione passa da Abramo a Isacco e poi, grazie ai trucchi di Rebecca, a Giacobbe / Israele, poi a Mosè e adesso, tornando al nostro testo, al popolo, che diventa Popolo Eletto.
Ma sempre ad una condizione: «ascoltare la mia voce e custodire la mia alleanza».
Questo «ascoltare ascoltate la mia voce» mette in luce la particolare relazione con Dio, cioè un rapporto continuo e costante con Lui che vada oltre alla semplice osservanza delle clausole dell’Alleanza.
Se questa condizione non sarà rispettata Dio dovrà suscitare ” un Resto d’Israele”, secondo la teologia dei profeti del post esilio.
L’altra specificazione è: «perché mia è tutta la terra».
Ora, “se mia è tutta la terra e voi siete il mio tesoro, avete un compito da svolgere per essa (terra) e per tutti i popoli che l’abitano.
Non è lo sviluppo di Gn 2,15 «Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse / servisse e custodisse» che avevamo visto nella lettura precedente?
Un’ultima specificazione:
Es 19,6 «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».
Infatti “essere benedizione per tutti i popoli della terra” richiede un’attività di intermediazione, di preghiera e di intercessione per tutti gli altri, che è propriamente attività sacerdotale.
È lo stesso compito che svolgono tutti i cristiani rimesso in luce dal Vaticano II con la denominazione di «Sacerdozio comune dei fedeli».