Lettura 42 Es 19-40 Le teofanie del Sinai, uno sguardo d’insieme
Le teofanie del Sinai impegnano tutti i capitoli dal 19 alla fine del libro. Sono testi alquanto complessi nei quali la narrazione del cammino dei “figli d’Israele” usciti dall’Egitto è interrotta dall’inserzione di documenti legislativi di epoche molto più tarde. Esamineremo questi documenti a parte per non interrompere il racconto che riguarda direttamente questi ex schiavi, quasi come se osservassimo gli accadimenti dal loro punto di vista.
Gli esegeti hanno lavorato ( e litigato) molto per cercare le fonti originali degli scritti che ci sono pervenuti: hanno spostato capitoli, hanno tagliato brani, hanno cambiato parole, li hanno confrontati con i documenti delle culture vicine ritrovati duranti gli scavi archeologici, in particolare quelli degli Ittiti (un popolo che fino a metà ‘900 era ritenuto un’invenzione biblica perché non c’erano altri documenti che parlassero di loro. Oggi sappiamo che furono gli “inventori” dell’uso del ferro). Però il risultato, secondo il parere di B. S. Childs, Esodo, è che dopo tutte queste elaborazioni del testo non si capisce più niente.
La tensione esistente in campo esegetico è in molti modi aiutata dal testo stesso. Una lettura veloce consente già in prima battuta di cogliere diversi elementi che sconcertano, ne riportiamo alcuni.
Mosè sale e scende più volte dal monte senza alcun motivo.
Il popolo, a volte, ha paura e sta lontano; a volte bisogna impedirgli di avvicinarsi e altre volte ancora gli viene richiesto di purificarsi perché possa avvicinarsi.
In certi passaggi sembra che Dio abiti sulla montagna, in altri invece scende sulla cima della montagna e a volte Mosè deve aspettare che arrivi.
Talvolta la teofania è accompagnata da eruzioni vulcaniche, altre da terremoto, altre ancora da temporali. Comunque le” Nubi” la fanno sempre da padrone.
In definitiva si tratta di un testo complesso leggendo il quale non ci si deve lasciar impressionare dalle tensioni interne.
Un altro problema che ha impegnato gli studiosi riguarda il rapporto fra tradizione del Sinai, quella del Egitto e del Deserto: all’inizio erano separate? E se sono state accorpate, come e quando? È un problema che lasciamo agli esperti perché noi intendiamo fare una lettura “sincronica”, cioè riflettere il testo così come ci è stato consegnato dalla Tradizione, anche se non rinunciamo alla storia della redazione del libro se ci può aiutare a comprenderlo meglio.
Possiamo strutturare queste Teofanie come segue:
19 – 20,21 Promessa e preparazione dell’Alleanza e proclamazione del Decalogo (comandamenti).
20,22 – 23,33Codice dell’Alleanza. Si tratta dell’inserzione di testi legislativi tardivi impensabili al Sinai.
24 Conclusione dell’Alleanza.
32 – 33 Il Vitello d’oro, rottura dell’Alleanza e Mediazione di Mosè.
34 Rinnovamento dell’Alleanza infranta.
35 – 39 Costruzione del Santuario.
40 Consacrazione del Santuario e ripresa del cammino.
Anticipiamo subito che il c. 34 è in realtà un’altra tradizione della medesima Alleanza che un redattore ha separato interponendo tra i due racconti la narrazione del Vitello d’oro (32 – 33).
Può certamente sorprendere che un redattore o un copista abbia fatto una cosa simile, ma il Canone delle Scritture nasce proprio così: quel redattore non lo sapeva, ma Dio attraverso di lui stava componendo la “Sua” Parola.
Già da questa breve anticipazione può emergere quelle che vengono chiamate le carte d’identità di Israele e di Dio: «Israele non può non peccare (Vitello d’oro), Dio non può non perdonare (rinnovamento dell’Alleanza)».