Lettura 41 Es 18 Incontro con Ietro, seconda parte

La lettura precedente si è aperta con una “notitia Dei” e si chiude con una liturgia; il tutto “presso la Montagna di Dio”.

Per “notitia Dei” intendiamo che quando Ietro viene a sapere della liberazione dei figli d’Israele non fa commenti simili ai nostri correnti, del tipo:- Beh, si vede che Faraone troppo impegnato con tutte le sue donne e tutti i suoi festini se li è lasciati scappare.

Però sono stati furbi gliel’hanno fatta sotto il naso

Toh, guarda: adesso sono liberi! È stato un caso! Chissà come hanno fatto, problemi loro…

Invece il testo riporta: «Ietro udì ciò che Dio aveva fatto...». Ietro è sicuro come l’oro che quella liberazione è opera di Dio. Da parte sua la capacità di correlare tra loro una successione di fatti.

E da parte di Dio…?

La liturgia finale è un sacrificio di comunione. Per tutti i popoli dell’antichità e per gli ebrei solo fino a Davide, l’uccisione di un animale era sempre un gesto religioso. Il principio che regge questa comprensione è che ogni vita è sacra. Noi abbiamo perso questa idea perché non mangiamo mucche, ma bistecche, non galli o galline, ma cosce o petti o nodini o braciole ecc. ma non vediamo la vita che è stata spenta.

“Sacrificio di comunione” perché nel nostro caso i commensali avendo mangiato dello stesso animale si sono uniti in comunione tra loro e con un altro Invitato, Dio, al quale sono state riservate alcune parti dell’animale, che bruciate «salgono al cielo come soave profumo gradito al Signore»; frase ripetuta molte volte nel Levitico, che però, al momento, non è ancora stato scritto.

Ovviamente ogni riferimento all’Eucaristia è tutt’altro che casuale.

Ma dobbiamo evidenziare un punto fondamentale: prima che Dio abbia rivelato alcunché a riguardo dei riti, esiste già una liturgia. L’uomo da sempre ha celebrato riti religiosi come da sempre, in tutte le culture e a tutte le latitudini, ha pregato.

In particolare, questo rito di comunione porta a pensare che il culto di JHWH fosse già praticato dai madianiti. Se è così, l’alleanza tra Israele e Madian poggia sulla medesima fede religiosa.

Anche la seconda parte del capitolo, l’istituzione dei giudici, rinforza questa idea.

Però dobbiamo essere prudenti a cogliere il senso delle parole calandole nella cultura di quel tempo.

A noi la parola “giudice” richiama l’aula di un tribunale nella quale i “giudici”, appunto, applicano le leggi, ma noi viviamo in una cultura nella quale le funzioni politiche si sono fortemente specificate, ma non così in quel tempo. Allora per capire la funzione di questi “giudici” dobbiamo osservare quello che fa Mosè.

v13 «Mosè sedette per rendere giustizia al popolo…». Qui siamo sul versante giudiziario, però non c’era ancora una legge.

v 15 «Mosè disse al suocero: “Il popolo viene da me per consultare Dio“» e sembra la richiesta di un oracolo alla divinità come si usava nelle religioni antiche; e allora sarebbe una funzione sacerdotale e profetica.

v 16a «Quando hanno qualche questione, vengono da me e io giudico le vertenze tra l’uno e l’altro…» Questo fa pensare al compito di un giudice di pace per evitare che semplici questioni divengano conflitti insanabili.

v 16b «… e faccio conoscere i decreti di Dio e le sue leggi». Qui siamo a mezzo tra il versante religioso e quello giuridico.

vv 19-20 «Ora ascoltami: ti voglio dare un consiglio e Dio sia con te! Tu sta’ davanti a Dio in nome del popolo e presenta le questioni a Dio. 20 A loro spiegherai i decreti e le leggi; indicherai loro la via per la quale devono camminare e le opere che devono compiere». Qui la funzione di Mosè è quella di stabilire le leggi fondamentali in relazione a Dio.

v 21«Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio, uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine». E questa è la struttura gerarchica tipica di un esercito che viene poi ribadita anche al v 25.

Allora possiamo dire che in quel contesto politico i “capi” svolgevano tutte le funzioni necessarie alla vita della società per cui erano: condottieri, giudici, legislatori, sacerdoti, profeti, re, ecc. Questo aspetto sorprende ad esempio chi legge per la prima volta il libro dei Giudici nel quale i protagonisti hanno poco in comune con i nostri magistrati.

Che l’aspetto religioso sia importante risulta da Nm 11,2 ss., nel quale lo stesso fatto è raccontato secondo un’altra tradizione. Infatti sugli anziani scelti da Mosè:

Nm 11,24 «Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore; radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno alla tenda del convegno. 25 Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo Spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani: quando lo Spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono…».

Il testo prosegue riferendo che lo Spirito di Dio scese anche su due uomini che Mosè non aveva scelto e questo mostra la libertà di Dio anche nei confronti dello stesso Mosè.

Viene da dire che la giustizia separata da un riferimento al divino rischia sempre di diventare arbitrio. Infatti tornando al nostro testo, il suggerimento di Ietro è: «Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio, uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine» (18,21), del quale la sottolineatura va su: « che temono Dio».

E questo dovrebbe valere anche per noi oggi.

Data questa primitiva struttura ai “figli d’Israele usciti dall’Egitto” essi sono diventati “popolo” che adesso è abilitato ad incontrare il suo Dio sulla “di Lui” Montagna.