Lettura 4 Giona 1,4 La grande tempesta
Gio 1,4 «Ma JHWH scatenò/ tul sul mare un grande (gadol) vento sul mare e vi fu una grande (gadol) tempesta sul mare e la nave “pensava” di sfasciarsi».
Abbiamo cercato di mantenere la traduzione il più vicino possibile alla letteralità dell’ebraico per mostrare le tensioni e i rimandi presenti.
Giona sarebbe dovuto andare a “Ninive la grande (gadol) città”, località, come abbiamo visto, richiamata due volte nel primo versetto.
L’ostacolo messo da Dio sul percorso di fuga di Giona diventa un “grande vento sul mare” e una altrettanto “grande tempesta sul mare“.
Ma è subito chiaro che una nave che pensa fa problema, tanto che molte traduzioni non la prendono neanche in considerazione eliminandola a piè pari.
Noi riteniamo, invece, che questo fatto curioso metta in luce l’ironia del redattore, ma anche l’irrazionalità, se così si può dire, dei comportamenti.
Infatti l’azione di scatenare gli elementi cosmici, espresso mediante la coppia: “tul ruah“: scatenò vento, che è presente solo qui in tutto l’Antico Testamento, contrasta radicalmente la perenne azione creatrice e ordinatrice di Dio.
Dio è il Creatore che sin dall’inizio separa l’uno dall’altro gli elementi cosmici: la terra dalle acque, la luce dalle tenebre, il giorno dalla notte e così via. E allora il loro rimescolamento, la loro confusione costituirebbe un ritorno al caos originario.
Cerchiamo di spiegare in cosa consista questa azione creatrice e ordinatrice di Dio attraverso due testi:
Genesi 1:1 «In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». 7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. 8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10 Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona».
Un secondo testo è il libro di Giobbe che per 37 capitoli riporta la discussione tra Giobbe e i suoi amici che cercano di spiegargli che se egli è ammalato è causa dei suoi peccati. Giobbe continua protestare la sua innocenza, ma ad un certo punto Giobbe si rivolge direttamente a Dio, accusandolo di essere lui stesso all’origine di tutte le malattie e le disgrazie di cui è vittima, con un discorso del tipo: “vieni fuori dalle nubi e facciamo i conti”.
Dio, che tiene molto al suo servo Giobbe, ad un certo punto, squarcia le nubi e gli risponde:
Gb 38,1«JHWH rispose a Giobbe di mezzo al turbine: / 2 Chi è costui che oscura il progetto / con parole insipienti? […] 4 Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? / Dillo, se hai tanta intelligenza!
5 Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, /o chi ha teso su di essa la misura? / Dove sono fissate le sue basi / o chi ha posto la sua pietra angolare, / 7 mentre gioivano in coro le stelle del mattino / e plaudivano tutti i figli di Dio? / 8 Chi ha chiuso tra due porte il mare, / quando erompeva uscendo dal seno materno, / 9 quando lo circondavo di nubi per veste / e per fasce di caligine folta?
10 Poi gli ho fissato un limite / e gli ho messo chiavistello e porte / 11 e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre / e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde».
12 Da quando vivi, hai mai comandato al mattino / e assegnato il posto all’aurora, / 13 perché essa afferri i lembi della terra / e ne scuota i malvagi? […]
16 Sei mai giunto alle sorgenti del mare / e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? […]
19 Per quale via si va dove abita la luce / e dove hanno dimora le tenebre / 20 perché tu le conduca al loro dominio / o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa? […] 22 Sei mai giunto ai serbatoi della neve, / hai mai visto i serbatoi della grandine, […] / 24 Per quali vie si espande la luce, / si diffonde il vento d’oriente sulla terra? / 25 Chi ha scavato canali agli acquazzoni / e una strada alla nube tonante, / 26 per far piovere sopra una terra senza uomini, / su un deserto dove non c’è nessuno, / 27 per dissetare regioni desolate e squallide / e far germogliare erbe nella steppa»?
[consigliamo di leggere interamente i cc 38 -39 e tutto il Salmo 104)
In entrambi i testi rileviamo come l’azione creatrice di Dio si identifica con un processo di specificazione e di separazione dando a tutti gli elementi cosmici la propria “casa” perché ognuno di essi possa realizzare la propria essenza.
Invece nel nostro versetto è Dio stesso che crea un rimescolamento tra vento, acqua, tempesta, onde, ecc., e potremmo aggiungere anche la terra dato che a quel tempo si navigava sotto costa, una vera e propria “anti creazione”.
Potremmo dire che è la reazione all’atteggiamento irrazionale di Giona che cambia destinazione senza la minima giustificazione, anzi, senza dire una parola.
E in tutta questa baraonda, il nostro profeta cosa fa?
Dorme ! Come mai? (v 5 che esamineremo nella prossima lettura).
L’unico personaggio che mantiene i nervi saldi è la nave… e le navi non pensano!
Semplice ironia?
Oppure l’emersione della volontà di Dio a ricorrere anche a mezzi estremi e assurdi pur di realizzare il suo progetto?
Viene, quasi, da pensare che ci stiamo come travandoci di fronte al litigio di due innamorati.