Lettura 4 1Re 17,8-16 Zarepta di Sidone, prima scena
1Re 17,8 «JHWH parlò a lui e disse:
9 «Alzati, và in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo».
10 Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva due legni. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso perché io possa bere».
11 Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane».
12 Quella rispose: «Per la vita di JHWH tuo Dio, non ho alcuna cosa cotta (provvista), ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
13 Elia le disse: «Non temere; va’, fa’ come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia (19,6) per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio,
14 poiché dice JHWH: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra».
15 Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni.
16 La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia».
Seccato il torrente Elia si trova nella situazione della terra priva di pioggia, condannato a morire di sete, come accadrà più avanti nel deserto, ma Dio interviene e lo manda a Zarepta di Sidone, dove una vedova ha ricevuto l’ordine di provvedere a lui. È lo stesso compito svolto prima dai corvi.
Zarepta è una città fenicia sulla costa a più di 200 Km da Samaria, e potremmo ritenere preservata dalla siccità.
Elia ubbidisce ma giunto a Zarepta dovrebbe attendere il segno che indichi la vedova che lo deve incontrare, invece alla prima donna che trova, senza alcuna grazia, le chiede da bere e poi pretende anche da mangiare. Lo fa con una prepotenza e con un’arroganza che ce lo rende insopportabile.
Elia poi aveva una presenza tutt’altro che gradevole perché 2 Re 1,8 lo descrive così: « era un uomo peloso e una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi».
In quel tempo gli orfani e le vedove erano le persone più fragili della società perché, senza il padre di famiglia, non avevano alcun sostentamento economico. Loro dovevano essere aiutate! È un ritornello che scandisce molte pagine della Bibbia; ma qui succede esattamente il contrario. E per giunta nella forma di “pretesa” avanzata senza un minimo di gentilezza.
Questa donna è straniera, della stessa stirpe della regina Gezabele sposata a suo tempo da re Acab, quella che aveva introdotto in Israele il culto di Baal, come abbiamo visto nella Lettura 2.
Sono due figure contrapposte che dovremo confrontare.
Il fatto che la vedova sia straniera suggerisce che l’itinerario spirituale proposto dal nostro libretto sia universale, cioè, non rivolto soltanto a Israele, ma tutti gli uomini compresi i Fenici che la Bibbia chiama Filistei, gli acerrimi nemici degli ebrei; un altro tema che dovremo tenere presente e sul quale riflettere.
Comunque questa vedova, forse impressionata dal personaggio inteso come uomo del Dio di Israele, con un giuramento su JHWH mette subito in chiaro la sua condizione: potrà mangiare solo una volta, lei e il figlio e poi attendere la morte. È ancora conseguenza della siccità voluta da Elia? Ma qui non siamo nel regno d’Israele per il quale era stata annunciata la siccità.
Ma tutto questo ad Elia non interessa perché vuole mangiare e non esita a tirare in ballo anche Dio (v 14).
Infatti se osserviamo la scena, notiamo che egli non muove un dito mentre tutti i verbi di movimento riguardano la donna che prepara la focaccia per l’ospite.
Nella sua frenetica attività in v10 e in v12 si parla della raccolta di “due pezzi di legno” e la vedova dice di “non avere niente di cotto“, elementi che al momento sembra che non abbiano alcun significato, ma c’è un allusione al fuoco: manca il fuoco. Esattamente quel fuoco che concluderà il ciclo di Elia.
Se rispettasse il buon senso questa donna (e soprattutto Elia) dovrebbe dare l’ultimo cibo di cui dispone al figlio e poi allo straniero, ma d’altra parte essa è vincolata al dovere dell’ospitalità, una norma sacra per tutti i popoli dell’Oriente.
E ci dobbiamo chiedere: prima il figlio o prima l’ospite?
E poi: al v14 abbiamo a che fare con la Parola del Signore o con la parola di Elia? Il dubbio è più che legittimo.
E la donna agisce in base alla promessa di questo tipaccio o al dovere dell’ospitalità?
Il v 16 sembra affermare che era parola di Dio.
Ma non è che Dio sia stato costretto ad intervenire per salvare la faccia del suo profeta?
Oppure qui è accaduto qualcosa di grandioso: questa condivisione dell’ultima manciata di farina e di olio che si è moltiplicata per molti giorni, non rimanda alla moltiplicazione dei pani e dei pesci che avverrà 900 anni più tardi sulle rive del lago di Tiberiade? Anche lì un ragazzino, l’unico “previdente”, che si era portato in tasca la sua merenda, l’ha messa a disposizione perché sfamasse a più di 5000 uomini?
Allora è lecito chiederci se il merito di questo prodigio sia di Elia o della vedova, che sottolineiamo, era straniera e nella sua miseria ha trovato il coraggio di condividere quel niente che aveva
… ma rimane il dubbio di fondo, della vedova e nostro: ma chi è questo Elia?
Uomo di Dio o sbruffone?