Lettura 37 Es 17,1-7 La prova della sete
Es 17:1 Tutta la comunità degli Israeliti levò l’accampamento dal deserto di Sin, secondo l’ordine che il Signore dava di tappa in tappa, e si accampò a Refidim (grandi spazi).
Gli studiosi si sono affannati per cercare di individuare tra il mare e il Sinai questa località, ma i risultati sono deludenti. Anche perché in Nm 20 si racconta un episodio simile che avviene nei pressi di Kadesh che si trova nel sud di Israele. Alcuni propendono per assegnare a Refidim non un nome proprio ma un generico nome di spazio desertico.
A Mara, come abbiamo visto, c’era acqua ma non era potabile, più avanti mancava il cibo, qui la mancanza d’acqua è assoluta, per cui il problema è molto serio. Sembra fuori luogo argomentare subito il tema della mancanza di fede, mentre è doveroso valutare la reazione sproporzionata alla difficoltà.
In effetti se teniamo presenti tutte le reazione, dal prodigio del mare a questa, vediamo un crescendo sempre più aspro e perfino rabbioso nei confronti di Dio e del suo “rappresentante” .
17,2 «Il popolo protestò contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova (nasah = tentate) il Signore?». […] il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Mosè interpreta la contestazione (me-rib-a) come un nasah, tentare JHWH.
«4 Allora Mosè gridò a JHWH, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Non si scherza. Si parla di lapidazione. Nel capitolo successivo verremo a sapere che Mosè aveva rimandato a Ietro la moglie e i figli perché la sua attività in Egitto li avrebbe messi in pericolo. Ma là i nemici erano gli altri, qui sono quelli del suo popolo. Quelli che lui, con l’aiuto di Dio ha liberato dall’Egitto.
È la condizione di ogni “liberatore”. Se il vento si gira rischia la vita.
È presente anche il tema del grido che avevamo elaborato al c 3.
Ma Dio accetta quasi con indifferenza la sfida, quindi ritenendo pertinenti le proteste del popolo. Siamo ancora prima della teofania del Sinai
17,5 Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! 6 Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele.
Questi versetti sollevano qualche problema. Siamo in pieno deserto e poi si parla “della roccia” sull’Oreb – Sinai. L’articolo determinativo dice che non è una roccia qualsiasi,ma che tutti sanno di quale roccia si tratta.
Poi si specifica che questa roccia è sul Sinai; ma per arrivare al Sinai mancano ancora due capitoli.
Ovvio che ci sono stati studiosi che sono andati alla ricerca di una sorgente d’acqua sgorgante ai piedi di una roccia.
C’è anche una spiegazione pseudo scientifica: Mosè era un rabdomante. Ma la rabdomanzia ha qualche fondamento scientifico? Non pare proprio.
E poi, cosa ci fa Dio su quella roccia?
È interessante rilevare che Dio chiede la presenza di testimoni di rango e l’uso del bastone che era rimasto a riposo dal Mar Rosso in poi. In questo modo si stabilisce un collegamento tra la visione del roveto (Es 3), il racconto delle piaghe, il prodigio del Mare e questo cammino nel deserto. È sempre Lui che guida tutta la vicenda!
17,7 Si chiamò quel luogo Massa (da nasah) e Meriba (che ha come radice (rib), a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova (nasah) il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».
Per comprendere facilmente cosa si intende con “rib” suggeriamo di leggere il Sal 50 che è un rib a tutti gli effetti.
In esso Dio convoca tutta la terra e il cielo perché siano testimoni contro il suo popolo che ha infranto l’Alleanza. Segue poi il Sal 51 “Miserere” che è la manifestazione del pentimento del popolo.
Le ricorrenze di questo racconto nella Bibbia sono numerosissime perché quel dubbio e il tentativo di mettere alla prova Dio sono sempre tendenzialmente presenti in ogni uomo che si trova in difficoltà. Allora si tratta di decidere se Egli è l’Emanuele, cioè: “Dio con noi” e perciò accettare di essere da Lui “provati” e non invece ribaltare i termini.
Quella roccia percossa da un bastone ci rimanda inevitabilmente ad un’altra situazione che vede la ripetizione di un gesto analogo. È quella del Crocifisso il cui petto perforato dalla lancia del soldato ” emise sangue e acqua”. È l’acqua viva di cui Gesù aveva detto alla donna di Samaria vicino al pozzo: «… chi beve dell’acqua che io che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» Gv 4,14.