Lettura 3 Es 1,1 -7 La benedizione in terra d’Egitto

Es 1,1 «Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia: 2 Ruben, Simeone, Levi e Giuda, 3 Issacar, Zàbulon e Beniamino, 4 Dan e Nèftali, Gad e Aser. 5 Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.

6 Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. 7 I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno».

I primi versetti di Esodo descrivono la situazione dei figli di Giacobbe in Egitto, dove vivevano da 400 anni (Es 12,40) dopo avere abbandonato Canaan colpita dalla carestia.

Sono 400 anni durante i quali non accade nulla: non ci sono personaggi religiosi di rilievo, nessun profeta, nessun giudice, nessun capo di cui la storia abbia lasciato tracce. Anche Dio non rivela alcunché: non ci sono visioni, non ci sono rivelazioni, non parla; domina il silenzio. Oppure…

Oppure in questo “silenzio” Dio mette in atto la sua “benedizione”.

Già, ma cosa vuol dire “benedire”?

Il significato etimologico non aiuta. Né il “dire-bene” delle lingue occidentali né la radice ebraica”brk” che vuol dire “ginocchio, inginocchiare” indicando forse l’atteggiamento riverente di colui che riceve la benedizione.

Ora, i Salmi traboccano di richieste di benedizione e di benedizioni dirette a Dio. Anche la liturgia è scandita da benedizioni rivolte a Dio. In particolare le preghiera liturgica ufficiale del mattino, le Lodi, contiene il “Benedictus”: “Benedetto il Signore Dio d’Israele...” (Lc 1, 68-69)

Ma chi sono io per benedire Dio? A parte la lode, cosa ottiene Dio dal mio “dire-bene” di Lui?

Il significato può essere ricavato dalle attese di colui o di coloro che vengono benedetti. Lo studio o anche la semplice lettura di molti versetti della Bibbia, porta gli esperti ad affermare che il senso di “benedire” è: “Che tu sia quello che sei” o “che tu sia quello che devi essere” o “che tu sia te stesso” .

E infatti si benedicono i campi perché i raccolti siano abbondanti e perché la grandine o la siccità non li impoveriscano. Si benedicono gli animali perché siano pingui e prolifici. Si benedicono gli esseri umani perché la loro vita sia felice, gustosa, allietata da molti figli senza malattie e così via.

Cioè si benedicono le cose perché siano più pienamente se stesse.

Se è così allora ha senso anche benedire Dio, perché se Lui è se stesso e fa liberamente quello che deve o che vuole tutto andrà per il meglio «…perché Dio è amore» (1Gv 4).

Tornando a nostro testo, i 400 anni di “silenzio” sono preceduti dalla “benedizione” di Giacobbe invocata sui suoi figli (Gn 49) e dalla promessa benedizione di Giuseppe ai fratelli, quella di «far vivere un popolo numeroso» (Gn 50, 20).

In Egitto entrarono 70 figli di Giacobbe (Es 1,5) e ne uscirono 600.000 (Es 12,37).

La benedizione di Dio si è realizzata in silenzio.

Quando Dio agisce non fa chiasso.

Il Salmo 77così commenta il prodigioso attraversamento del Mar Rosso:

«Sul mare era la Tua strada / i Tuoi sentieri sulle acque profonde / e le tue tracce rimasero invisibili» (Sl 77,20).

Nessuna traccia prima per quelli lo avrebbero attraversato, nessuna traccia per quelli che sono venuti dopo.

Per gli uni e per gli altri solo la Sua Parola.