Lettura 29 Es 12-14 La seconda Pasqua: il passaggio del popolo, seconda parte
Lasciato Ramses, il luogo della schiavitù, il popolo segue un itinerario inconsueto:
13, 17 «Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio pensava: «Altrimenti il popolo, vedendo imminente la guerra, potrebbe pentirsi e tornare in Egitto».
Questo vuol dire che Dio ha un piano che non ha interamente rivelato. Infatti non si tratta semplicemente di cambiare il luogo in cui vivere, ma qualcosa di molto più profondo e difficile da modificare.
Nel linguaggio biblico si dice “cuore”, cioè la sede delle nostre intenzioni, delle nostre decisioni e quindi delle nostre relazioni con il mondo, con gli altri, con Dio.
I versetti successivi parlano per la prima volta della “Nube” che esamineremo a fondo in una prossima riflessione.
13,21 «Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. 22 Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte».
Ora, se è Dio che stabilisce l’itinerario e guida i figli d’Israele la responsabilità è sua: è Lui che cammina davanti e questo dovrebbe infondere di sicurezza. Ma occorre fidarsi di Dio!
Questi testi sono di tradizione Elohista e Jahvista cioè di quattro o cinque secoli più tardi, quando di tanto in tanto Israele era una guerra con i popoli vicini o assediato dalle due superpotenze del tempo Egitto e Assiria; è come se questo redattore si rivolgesse ai suoi contemporanei dicendo loro: guardate che Dio ha un “piano” anche per noi pur se noi non conosciamo interamente il suo progetto, quindi non dobbiamo lasciarci abbattere dalle difficoltà perché Lui ci è sempre vicino e ci protegge.
E non vale anche per noi che viviamo qualche millennio più tardi e abbiamo conosciuto la vicenda del Suo Figlio?
Ma questi figli d’Israele hanno qualche scusante.
Anzitutto 12,38 specifica: «inoltre una grande massa di gente “promiscua” partì con loro» che letteralmente è «grande folla». Il libro dei Numeri, che in parte integra Esodo per quanto riguarda il cammino nel deserto, in 11,14 parla di «accozzaglia». Questo è importante perché mostra che i «figli d’Israele» usciti dall’Egitto non era un gruppo etnicamente coeso, ma un insieme di persone costituito da più etnie, egiziani compresi, legati tra loro esclusivamente dal lavoro alienante che per molti anni erano stati costretti a svolgere; e comunque tutti fortemente egizianizzati.
Possiamo anche aggiungere che in qualche documento egizio si parla di “hapiru” da cui deriverebbe il nome di “ebrei”, che non indica un etnia, ma una condizione servile posta all’ultimo gradino della scala sociale.
Allora possiamo capire perché i testi legislativi e rituali facciano sempre riferimento «allo straniero che vive presso di te» a partire da Es 13,49 e poi tutti i libri successivi. E comprendiamo anche perché durante il cammino nel deserto, che dura quarant’anni, di tanto in tanto si manifestano mormorazioni, contestazioni, ribellioni, rivolte vere e proprie, verso Mosè e le sue decisioni.
Se è così il riconoscimento nel capostipite Giacobbe riguarda solo una parte degli schiavi liberati e si spiega anche la scarsa “fiducia” collettiva nei confronti del “Dio dei Padri”.
Da questo punto di vista è significativo il silenzio dei “figli d’Israele” durante il racconto delle piaghe: sono completamente fuori campo, assenti dalla scena e anche a proposito dell’ultima sono coinvolti solo per lo svolgimento dei riti degli azzimi e degli agnelli. Tutto accade come se quei fatti terribili non li riguardassero.
Ma è Dio che converte. È Dio che dona la fede. Infatti il suo piano diventa un ordine consegnato a Mosè perché si mostri la Sua potenza:
14:1 «Il Signore disse a Mosè: 2 “Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi accamperete presso il mare. 3 Il faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il deserto li ha bloccati! 4 Io renderò ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguirà; io mostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che Io sono JHWH”!».
Deve accadere un prodigio molto grande, che li riguardi da vicino, perché tutti, egiziani ed ebrei, comprendano chi è JHWH.
Ma prima Faraone deve ancora pronunciare la sua ultima parola.
Come mai egli cambia idea ed inizia ad inseguirli «con tutto il suo esercito»?
Vediamo le scansioni dell’itinerario.
12,37 «Gli israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot…». => I° giorno
13,20 «Partirono da Succot e si accamparono a Etam sul limite del deserto…». => II giorno.
14,1 Il Signore disse a Mosè: 2 «Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi accamperete presso il mare». => III giorno.
Il terzo giorno avrebbero dovuto rientrare. Non l’hanno fatto. È un atto di insubordinazione se non di guerra, allora bisogna farli fuori tutti…
Così tutti, senza rendersene conto, mettono in opera il piano predisposto da JHWH.