Lettura 21 2Re 2, 7-17 Il maestro e i discepoli
L’ultima tappa riguarda una sorta di attraversamento del Giordano, ma non possiamo tralasciare gli echi provenienti da quattro o cinque secoli precedenti. Riportiamo sinteticamente i testi ma è consigliabile leggere anche gli antefatti.
Anzitutto l’attraversamento del Giordano da parte di Giosuè, il condottiero che ha sostituito Mosè:
Gs 3, 14 «Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza camminavano davanti al popolo. 15 Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque […]16 si fermarono le acque che fluivano dall’alto e stettero come un solo argine a grande distanza […] mentre quelle che scorrevano verso il Mar Morto, se ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico. 17 I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore si fermarono immobili all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano».
Quarant’anni prima un episodio analogo era avvenuto sulla riva del Mar Rosso che tagliava la via di fuga ai figli d’Israele in uscita dall’Egitto:
Es 14,15 «Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. […] 21 Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22 Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra».
In entrambi i casi c’è un oggetto usato come mezzo per dividere le acque, ma in realtà ciò accade perché si tratta di azioni compiute su comando di Dio.
Riprendiamo ora il nostro testo lasciato in sospeso nella Lettura precedente.
La struttura è sempre quella del 3+1che in questo caso corrisponde ad un primo passaggio incompiuto del Giordano, il momento dell’estasi, un secondo passaggio e l’epilogo.
2 Re 2,7 «Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono a distanza dalla parte opposta; loro due si fermarono sul Giordano.
PASSAGGIO => 8 Elia prese il mantello, l’avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull’asciutto.
9 Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te». Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito diventino miei».
10 Quegli soggiunse: «Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso».
ESTASI => 11 Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nella tempesta / saharah (Cei: turbine) verso il cielo.
12 Eliseo mentre stava vedendo gridò: «Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere».
PASSAGGIO => E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.
13 Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.14 Prese il mantello, che era caduto a Elia, e colpì con esso le acque, dicendo: «Dove è JHWH, Dio di Elia?». Quando ebbe percosso le acque, queste si separarono di qua e di là; così Eliseo passò dall’altra parte.
EPILOGO => 15 Visto (Eliseo) da lontano, i figli dei profeti di Gerico dissero: «Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo». Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui.16 Gli dissero: «Ecco, fra i tuoi servi ci sono cinquanta uomini di valore; vadano a cercare il tuo padrone nel caso che lo spirito del Signore l’avesse preso e gettato su qualche monte o in qualche valle». Egli disse: «Non mandateli!».
17 Ma essi insistettero tanto che egli confuso disse: «Mandateli!». Mandarono cinquanta uomini che cercarono per tre giorni, ma non lo trovarono.
18 Tornarono da Eliseo, che stava in Gerico. Egli disse loro: «Non vi avevo forse detto: Non andate?».
vv 8-4 Il Giordano
Osserviamo le azioni di Elia. Avvolge il mantello e colpisce l’acqua. sembra di poter stabilire un parallelo con i testi precedenti di Mosè e Giosuè, ma in questo caso non c’è alcun comando divino che ordini quell’azione e tuttavia attraversano o, più esattamente, entrano nel Giordano a piedi asciutti.
Ma il “mantello avvolto” acquista un altro significato. Abbiamo già visto che il “mantello avvolto su Eliseo” mentre arava lo ha trasformato in discepolo di Elia (1Re 19,19
Lettura 16).
Qui “mantello avvolto” è inteso come arrotolato, cioè “chiuso in sé”, quindi allude ad una via che ha un inizio e una fine. Forse vuole annunciare che la via di Elia è giunta al suo compimento.
I due entrano nel letto del fiume le cui acque si sono divise, ma Elia non lo attraversa perché viene rapito nel bel mezzo del Giordano.
Invece Eliseo al v13 si dice che tornò indietro e solo al v 14 attraversa il Giordano ripetendo il gesto del mantello di Elia ancora avvolto.
Mentre attraversano i due parlano.
Eliseo chiede i due terzi o il doppio dello spirito di Elia che, secondo le usanze ereditarie del tempo, è l’eredità lasciata al primogenito. Cioè, Eliseo chiede di diventare il discepolo primogenito o prediletto del maestro. Però non abbiamo mai incontrato altri discepoli di Elia perché egli dopo l’Oreb, viveva come eremita o monaco in luoghi appartati: nel deserto o sulla cima della montagna, comunque lontano dai luoghi abitati e dalla confusione delle città. Dopo farà così anche Eliseo?
Inoltre se Eliseo è discepolo prediletto allora ci devono essere altri discepoli dei quali il testo non parla.
Il nostro redattore ci costringe ancora a riflettere.
Elia risponde alla richiesta di Eliseo con una profezia v10 «Sarà così se mi vedrai mentre vengo preso da te, altrimenti non sarà». Come dire: “Sei stato esigente nel chiedermi di diventare mio successore, tuttavia se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, cioè, se prenderai parte alla mia visione, ciò ti sarà concesso, in caso contrario non ti sarà concesso”.
Questa non è una limitazione, ma il fatto che quanto viene dato ad Elia è disponibile a tutti purché vi sia partecipazione o adesione alla sua via e, in questo caso, nella sperimentazione della stessa visione.
Così mentre camminano nel letto asciutto del fiume Elia viene preso da un carro e cavalli di fuoco.
Ma Eliseo, mentre sta guardando, si mette a gridare perché non vuole separarsi dal maestro… e la visione svanisce ai suoi occhi.
Possiamo dire che la visione viene interrotta dal grido di Eliseo perché ha spezzato il qol demamah daqqah: voce di silenzio sottile.
Gli elementi della visione
Nella visione dell’Oreb avevamo la presenza di tre dei quattro elementi cosmici: aria / vento, terra /terremoto e fuoco, ma Dio era presente solo nel qol demamah daqqah: voce di silenzio sottile. Qui al Giordano è presente anche il quarto elemento: l’acqua. Questo suggerisce che Elia ha guadagnato l’unità del suo io con il tutto e con Dio.
I quattro elementi cosmici simboleggiano l’unità raggiunta
L’acqua è un elemento che tende al basso, il Giordano in questo punto, come abbiamo detto, è il luogo più basso della terra e ricordiamo che la radice della parola “Giordano” è la stessa del verbo “scendere” (jrd).
Gli altri due elementi: fuoco e aria tendono verso l’alto.
Allora l’esperienza mistica di Elia ha guadagnato l’unione degli opposti: egli ha raggiunto l’unità del reale entrando in una dimensione divina che gli ha fatto superare la morte. Come Enoch uno dei patriarchi antidiluviani.
Gn 5,21 «Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. 22 Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. 23 L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. 24 Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso».
Ancora Elia viene rapito nel carro di fuoco e nella tempesta “saharah” diversa da quella dell’Oreb che era “ruah”. Non è tempesta “castigo” come descritto in altre parti per esempio: Is 29,6; 40,24, ecc. ma si tratta di uno scenario adatto ad una teofania come per Mosè sul Sinai / Oreb o in Gb 38; 40,6.
Ricordiamo che nella teofania dell’Oreb c’era stato il vento ruah, poi terremoto e infine il fuoco, ma Dio non era presente in quei fenomeni. La Sua presenza è nel silenzio: qol demamah daqqah. Comunque mancava l’acqua.
Il simbolismo religioso delle tre tappe
Ora possiamo cercare cogliere il simbolismo religioso contenuto nelle tappe di avvicinamento al Giordano.
Non le pietre rizzate a Galgala Gs 4,19, non la scala di Giacobbe a Betel né l’attraversamento del Giordano tramite l’arca di Gs 3 (per cui la Gloria di Dio sarebbe nell’arca), non l’abbattimento di tutte le mura come a Gerico (Gs 6), ma il coraggio di abbassarsi nell’umiliazione più profonda, cioè il Giordano = scendere, fino al punto di raggiungere l’illuminazione rappresentata dal carro fiammeggiante.
Questa sarebbe l’interpretazione della parziale visione di Eliseo; “parziale” perché il suo grido l’ha interrotta.
“Di Eliseo” in quanto solo lui l’ha vista, almeno in parte, perché i “figli dei profeti si fermarono a distanza dalla parte opposta” v7; e possiamo sempre chiederci se si trattasse di una distanza spaziale o spirituale.
Eliseo poi “lacera in due parti il suo vestito” ed è un segno di lutto. Ma Elia non è mica morto!
I due pezzi di vestito vogliono rimarcare la frattura dell’unità della scena della visione prodotta dal suo grido.
La domanda del lettore implicito e nostra è: Eliseo è l’erede di Elia?
Sì e no. Nella visione non è rimasto fedele alla via di Elia, ma subito dopo, grazie al mantello del maestro e ripetendo la sua azione può attraversare il Giordano all’asciutto.
Ora, se resterà fedele a quella via, Eliseo sarà grande come il maestro, ma quando se ne allontana cade nell’ambiguità.
Ogni volta dovrà decidere se stare con il Dio combattente, il Dio vittorioso che polverizza i nemici, oppure con il Dio dell’Oreb, il Dio del silenzio che è sempre Dio anche di fronte all’apparente sconfitta.
Se è così, la figura di Eliseo da un lato rappresenta il “discepolo” che segue la via di Elia e dall’altro il discepolo che non ha seguito quella via… E noi restiamo nel dubbio!
vv 15-18 Epilogo
Ora sono rimasti i figli dei profeti ed Eliseo con tutta la sua ambiguità.
I figli dei profeti dicono che lo spirito di Elia si è posto su Eliseo perché hanno visto l’acqua del Giordano separarsi quando l’ha percossa con il mantello.
Però del rapimento di Elia non hanno visto nulla perché “stavano lontano sul lato opposto”. E siccome non hanno capito niente «si prostrano in terra davanti a Eliseo» (no comment!) e vogliono andare a cercare Elia perché hanno una strana ideo di Dio: prende uno di qua e lo sbatte di là, ne prende un altro e lo scaraventa chissà dove…
v16 Eliseo prima dice no, poi al v17 cambia idea e dice : sì.
v18 quando tornano a mani vuote dice: ve l’avevo detto.
Ambiguo!
Conclusione
Tentiamo di capire se Eliseo ha seguito la via di Elia o è andato per altre strade.
La scena finale lo rappresenta circondato da cinquanta figli dei profeti (o discepoli?) nel chiasso, un quadro radicalmente contrastante con la scena dell’Oreb.
Ma Eliseo è il successore di Elia? Tentiamo una risposta osservando alcuni avvenimenti della sua missione:
Noi possiamo immaginare Eliseo che mogio, mogio si avvia verso Gerico
2Re 2,19 «Gli abitanti della città dissero a Eliseo: «Ecco è bello soggiornare in questa città, come tu stesso puoi constatare, signore, ma l’acqua è cattiva e la terra è sterile».
20 Ed egli disse: «Prendetemi una pentola nuova e mettetevi del sale». Gliela portarono.
21 Eliseo si recò alla sorgente dell’acqua e vi versò il sale, pronunziando queste parole: «Dice JHWH: Rendo sane queste acque; da esse non si diffonderanno più morte e sterilità».
22 Le acque rimasero sane fino ad oggi, secondo la parola pronunziata da Eliseo».
Beh uno che può fare questi miracoli non può non essere da Dio! Però…
2 Re 2,23 «Di lì Eliseo andò a Betel. Mentre egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: «Vieni su, pelato; vieni su, calvo!».
24 Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome di JHWH. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli.
25 Di là egli andò al monte Carmelo e quindi tornò a Samaria».
Chiaramente un Dio che fa fuori quarantadue ragazzi perché hanno detto “crapa pelada” ad un profeta non ha molto da spartire con il Dio di Gesù Cristo! ( Vedi in Glosse, nota esegetica 5)
In definitiva sembra di poter dire che Eliseo non ha compreso la via di Elia e quindi non è il suo discepolo.
Allora Elia non ha lasciato neanche un discepolo fedele alla sua esperienza?
Certamente sì.
È quello che ha scritto il nostro libretto, ma che non ha tramandato il suo nome perché è stato integralmente fedele al “qol demamah daqqah / voce di silenzio sottile…“
È il discepolo che ha voluto rendere disponibile ad altri, al lettore implicito, a noi, la via elianica. Quella via capace di riconoscere la Parola di Dio nella forma del Silenzio e la Sua Presenza nella forma dell’Assenza (Jüngel).
Due forme che si integrano perfettamente con il Mistero dell’Incarnazione.