Lettura 20  2Re 2,1-7 Verso l’estasi, il maestro e i discepoli

Anche in questo caso il testo è strutturato nella forma 3+1 di cui la quarta parte è la più importante; esaminiamo le prime tre e lasciamo la quarta alla prossima lettura.

2, 1 «Poi, volendo Dio rapire in cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo.

DA GALGALA A BETEL => 2 Elia disse a Eliseo: «Rimani qui, perché JHWH mi manda fino a Betel». Eliseo rispose: «Per la vita di JHWH e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Scesero fino a Betel.
3 I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: «Non sai tu che oggi JHWH ti toglierà il tuo padrone?». Ed egli rispose: «Lo so anch’io. Silenzio!

DA BETEL A GERICO => 4 Elia gli disse: «Eliseo, rimani qui, perché JHWH mi manda a Gerico». Quegli rispose: «Per la vita di JHWH e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Andarono a Gerico.
5 I figli dei profeti che erano in Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: «Non sai tu che oggi JHWH ti toglierà il tuo padrone?». Rispose: «Lo so anch’io. Silenzio!

DA GERICO AL GIORDANO =>6 Elia gli disse: «Rimani qui, perché JHWH mi manda al Giordano». Quegli rispose: «Per la vita di JHWH e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E tutti e due si incamminarono.

7 Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono a distanza dalla parte opposta; loro due si fermarono sul Giordano».

La Bibbia Cei intitola questo capitolo e i successivi “Il ciclo di Eliseo” e in effetti il ciclo di Elia si interseca con quello di Eliseo, ma il lettore implicito, come sempre, è invitato a scoprire se il discepolo è stato capace di comprendere la via spirituale del maestro.
Le scene sono tutte raccontate come se il protagonista fosse Eliseo, al quale poi si aggiungono i “figli dei profeti” che fanno da “gruppo di confronto”. Anche per essi il lettore deve verificare se comprendono la via elianica oppure se sono solo spettatori curiosi.
Elia, come negli altri racconti successivi all’esperienza dell’Oreb / Sinai è sempre passivo, meglio: obbediente e in disparte.

Figli dei profeti” era il nome che si dava a comunità di persone che avevano fatto la scelta di Dio e vivevano in confraternite come monaci itineranti.
Elia invece segue un’altra strada, un altro stile, perché, come abbiamo visto nella Lettura precedente, viveva da solo sulla cima di una montagna e, in altri passaggi, nel deserto. Questa differenza è importante perché la vita di gruppo è nemica del silenzio.

v1 «Volendo Dio sollevare / rapire»… Siamo avvertiti che si tratta di un’esperienza mistica non ottenuta con esercizi più o meno strampalati, ma donata da Dio.
Eliseo è testimone prossimo a quello che accade ed è anche discepolo, cioè uno che deve imparare e segue passo passo il maestro. Avrà imparato?
Dobbiamo già rilevare che ad ogni annuncio ad Eliseo fatto dai figli dei profeti: “Non sai tu che oggi JHWH ti toglierà il tuo padrone?», egli impone il silenzio perché non vuole separarsi dal su maestro.
Il lettore implicito dovrà valutare se questo attaccamento è positivo o pietra d’inciampo.

Le tre tappe

Il percorso fino al Giordano avviene in tre tappe.

Elia, il maestro segue un itinerario che adempie alla volontà di Dio: tre volte viene ripetuto: «JHWH mi manda…».
Sono tre tappe che mettono alla prova anche il discepolo circa la sua decisione di seguire… il maestro o il suo itinerario? Tre tappe di formazione per il discepolo. Supererà l’esame finale?
Tre volte il discepolo ripete il giuramento: «Per la vita di JHWH...». Allora è proprio deciso!
Ma non è lo stesso tipo di giuramento che faceva quello spaccone di Elia, pieno di sé, nei primi capitoli?
Occhio! Il redattore ci vuole invitare a stare attenti al comportamento del discepolo.
Qui appare il ruolo dei gruppi di profeti che per confronto ci permettono di valutare il comportamento di Eliseo.
Questi gruppi di profeti sono attratti dall’aspetto miracolistico di quanto sta per accadere, che invece per Elia sta del tutto su di un secondo piano.

I passaggi Galgala => Betel => Gerico => Giordano rappresentano un cammino progressivo verso est e quindi verso la regione in cui Elia era nato: Galaad. Il Giordano, lì presso il Mar Morto è anche in assoluto il punto più basso della terra: più di 400 m sotto il livello del mare. Non sappiamo se allora erano in grado di sapere che fosse sotto il livello del mare ma comunque sapevano che era il punto più basso della regione.

È anche la direzione opposta a quella di Giosuè e Mosè che avevano guidato il popolo da est verso ovest per raggiungere la Terra Promessa, quindi una antientrata.

È un cammino verso il luogo da cui “nasce” il sole. Allora c’è una nuova nascita?

Galgala, Betel, Gerico, erano i luoghi di importanti santuari, dove erano avvenuti fatti rilevanti per la storia della salvezza, allora si deve tener conto del richiamo spirituale di quei luoghi… allora non un semplice itinerario geografico, ma un cammino spirituale.
Infatti ad ogni spostamento Elia dice: «… JHWH mi manda a…»
Però non è nello spazio sacro di quei luoghi in cui Elia raggiunge l’estasi, ma nel Giordano. E il Giordano non è un luogo sacro, non è un santuario, anche se importante per la storia d’Israele, ma uno spazio profano come era stato il deserto.

Qualcosa di simile era accaduto a Bersabea quando Elia deluso cercava il suo Dio… e non l’aveva trovato nello spazio del sacro… ma dopo il tentativo di suicidio, nel deserto.
Questo cammino non solo si muove verso Est, là dove nasce il sole, ma è una continua discesa verso il Giordano; interessante rilevare che la radicale di Giordano “jrd” in ebraico è comune quella di “scendere”.
La cosa ci dovrebbe sorprendere perché in genere, tutti i luoghi sacri sono costruiti su luoghi elevati, ma qui si va verso il punto più basso di tutta la terra: la depressione del Mar Morto.
Poiché ogni tappa presenta il medesimo schema, ciò che conta è il significato religioso di ogni luogo.

Gàlgala era un santuario costruito a Nord Est di Betel a circa 1000 m sul livello del mare, nel quale si intendeva ricordare l’altro Gàlgala il luogo prossimo al punto in cui gli ebrei provenienti dal deserto, dopo quarant’anni di cammino, avevano attraversato il Giordano. Lì Giosuè aveva posto dodici stele, era stata celebrata la prima pasqua nella Terra promessa ed era stata eseguita una circoncisione di massa perché questo rito nel deserto era stato abbandonato (Gs 3-5). Possiamo dire che l’ubicazione geografica ci interessa relativamente; dobbiamo invece stare al senso religioso che il termine richiama.
Ma non è a Gàlgala che avviene il rapimento.

Betel, letteralmente: “casa di Dio“, 500 metri sul livello del mare, è il luogo in cui Giacobbe, in marcia verso Carran per trovare una moglie all’interno del clan di appartenenza, si ferma durante la notte a dormire su di una pietra e riceve la visione di una scala che giunge sino al cielo usata dagli angeli per salire e scendere. Egli erige quella pietra come stele che diventerà l’origine di un santuario famoso (Gn 28,10 ss). Betel è una sorta di ombelico che congiunge la terra al cielo.
Ma non è a Betel che avviene il rapimento

Gerico, si trova nella valle del Giordano ad una decina di km dal fiume e si trova a ca. 300 m sotto il livello del mare. È la prima città in terra di Canaan che gli ebrei conquistarono in modo prodigioso. Le sue possenti mura la rendevano imprendile, ma per intervento divino si frantumarono al suolo al suono della tromba di Israele (Gs 6).
Ma non è a Gerico che avviene il rapimento.

In tutti questi luoghi sacri non avviene nulla di quanto annunciato al primo versetto!