Lettura 2 Giona 1,3 La reazione di Giona
Gio 1,3 «Giona si alzò ma per fuggire a Tarsis lontano da JHWH; scese / yarad a Giaffa, dove trovò una nave che salpava alla volta di Tarsis, pagò il prezzo e s’imbarcò con loro alla volta di Tarsis lontano da JHWH».
La reazione di Giona alla Parola è di partire per Tarsis. Come mai?
Questo è l’interrogativo che attraversa tutto il libro. Tentiamo qualche ipotesi.
1- Noi possediamo i documenti più antichi degli assiro-babilonesi perché scrivevano con alfabeto cuneiforme su tavolette di argilla che poi venivano cotte in un forno. Così di essi possediamo intere biblioteche perché la terracotta non viene deteriorata dagli agenti atmosferici.
Ci interessa riportare quanto proclama il re Assurnasirpal (884 – 859 a. C.) uno dei più sanguinari, a riguardo del trattamento che egli riservava a nemici ed oppositori:
«Innalzai una colonna presso la porta della città e scorticai tutti i capi della rivolta, e con la loro pelle rivestii la colonna; alcuni murai all’interno della colonna, alcuni infilzai su pali sopra la colonna, . . . e tagliai gli arti dei funzionari, dei funzionari reali che si erano ribellati… Molti prigionieri fra loro arsi nel fuoco, e molti presi vivi come prigionieri. Ad alcuni tagliai le mani e le dita, e ad altri tagliai il naso, gli orecchi e le dita, a molti cavai gli occhi. Feci una colonna coi viventi e un’altra con le teste, e legai le loro teste a pali (tronchi d’albero) tutt’attorno alla città. Bruciai nel fuoco i loro giovani e le loro ragazze… Venti uomini catturai vivi e murai nelle mura del palazzo… Il resto di loro [dei loro guerrieri] feci morire di sete nel deserto dell’Eufrate».
Bassorilievi spesso raffigurano prigionieri trascinati da corde attaccate a uncini che trapassano il naso o le labbra, o ai quali vengono cavati gli occhi con la punta di una lancia. Quindi sadiche torture caratterizzavano spesso le loro guerre e di esse se ne vantavano spudoratamente e le documentavano con cura.
E questo sarebbe l’ambiente al quale predicare una conversione morale!?!
2- Però, se vale quanto affermato nella lettura precedente, cioè che il testo è del III – II secolo, vuol dire che Ninive era già un cumulo di macerie da trecento anni. Allora si sta parlando della Ninive costruita sulle rive del Tigri o di qualche altra Ninive “la grande città il cui male è salito fino a Me“, costruita sulle rive di qualche altro fiume? Magari la Senna, o il Tamigi, o lo Hudson o, perché no, il Tevere?
Perché se è così allora anche noi ci siamo dentro fino al collo!
3- Il nostro profeta del terzo secolo fin da piccolo ha imparato a cantare i salmi e conosce benissimo il Sal 136
«Lungo i fiumi laggiù a Babilonia», il lamento che i deportati di Gerusalemme innalzavano a Dio quando si trovarono prigionieri in Mesopotamia. Questo salmo annoverato tra i cosiddetti “salmi imprecatori” (vedi in “Glosse” la nota esegetica 7) termina con i seguenti versetti:
Sal 136,7 «Ricordati, Signore, dei figli di Edom, / che nel giorno di Gerusalemme, / dicevano: «Distruggete, distruggete anche le sue fondamenta». / 8 Figlia di Babilonia devastatrice, / beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. /9 Beato chi afferrerà i tuoi piccoli / e li sbatterà contro la roccia».
Sono versetti durissimi che chiedono a Dio di “vendicare” quanto gli assiro-babilonesi hanno fatto agli abitanti di Gerusalemme… e arrivando perfino a proclamare “beato” chi eseguirà tale vendetta.
E adesso Giona ha finalmente la possibilità di annunciare l’attuazione di quella vendetta.
Questa idea dovrebbe spingerlo a recarvisi. Ma lui va da un’altra parte.
4- D’altra parte Giona conosce anche molto bene quale trattamento gli assiri riservavano agli stranieri. Ricordava come fossero stati trattati gli abitanti di Samaria alla caduta della città nelle mani di Salmanassar nel 721 a. C. dopo tre anni di assedio.
Perciò possiamo anche ritenere che Giona non voglia recarsi a Ninive per non fare la fine del martire.
Tanto più che deve andare a parlare di un Dio, JHWH, sconosciuto a quella gente, tra l’altro nota per la fedeltà alla loro religione che di solito imponevano ai popoli conquistati.
5- Ma tutte queste ipotesi non reggono perché per ben due il testo volte riporta: «lontano da JHWH».
Giona vuole allontanarsi da JHWH.
Allora il suo problema non è Ninive. Il suo problema è JHWH.
Tutto il libro di Giona viene elaborato per mostrare questo conflitto tra Dio e il suo profeta.
E riprendiamo quanto abbiamo affermato nell’introduzione alla prima lettura: “Giona conosce bene Dio“.
Ma allora se lo conosce bene perché vuole allontanarsi da Lui?
E andare a fino a Tarsis?
4- Tarsis è una località che gli studiosi non sono mai riusciti a identificare. È usato quando si vuole indicare un posto lontanissimo, al limite irraggiungibile; in genere viene collocato al di là delle Colonne d’Ercole che però segnavano anche la fine della Terra. Potremmo anche dire: un luogo che non c’è; il nostro “Vattelappesca”.
Ecco, Giona vuole mettere tra lui e Dio la maggior distanza possibile. Andare in un posto dove nessun o abbia mai sentito parlare di JHWH.
5- Scese /yarad. Tra lui e JHWH vuole porre una distanza che non si manifesta solo sul piano orizzontale ma che coinvolge anche quello verticale. Incomincia qui un movimento di discesa che proseguirà fino a raggiungere le “radici delle montagne” (2,7).
Eppure la sua conoscenza Dio lo rende consapevole del Salmo 138 quando dice:
Sal 138,7 «Dove andare lontano dal tuo spirito, / dove fuggire dalla tua presenza?
8 Se salgo in cielo, là tu sei, / se scendo negli inferi, eccoti».
Allora il suo movimento di allontanamento da Dio ha le connotazioni del tragico; non capricci o semplici impuntature, ma qualcosa di ben più profondo.
Infatti, come per tutti gli esseri nati sotto il sole, il rapporto con Dio è sempre questione di vita o di morte.