Lettura 2 1Re 17,1 La reazione di re Acab

La reazione di re Acab alla profezia di Elia è un assurdo silenzio.

“Assurdo” perché non è richiesta una spiegazione, una preghiera, un eventuale domanda di perdono, nulla, solo silenzio.

Eppure la siccità in quella terra, senza fiumi importanti e in quel clima costituisce un pericolo mortale perché alla siccità segue inevitabilmente la carestia. Poi quando le riserve d’acqua si riducono bisogna uccidere gli animali e infine segue la morte del popolo. Vedremo più avanti.

Però di fronte a questa terribile prospettiva abbiamo da parte del re solo il suo imbarazzante silenzio, per di più aggravato dalla prevista durata della siccità minacciata da Elia: “in questi anni“. Quindi non una stagione, ma un lungo tempo.

Possiamo tentare di spiegare il perché di un “castigo” così duro. E allora dobbiamo riferirci agli eventi precedenti narrati dal libro di 1Re.

Nel 931 a. C. abbiamo lo scisma politico seguito alla morte di Salomone. La parte più grande e ricca del territorio, che è anche oggetto del nostro testo, con Geroboamo, costituisce a Nord il Regno d’Israele e capitale Samaria mentre a Sud rimane il piccolo Regno di Giuda in parte arroccato sulle montagne e in parte costituito da grandi pianure desertiche inabitabili.

Raccontati questi fatti il libro di1Re, come poi farà anche 2Re, passa in rassegna la successione dei regnanti i due regni, riportando sinteticamente le loro imprese ed esprimendo via via un giudizio su di essi. È un giudizio che prende in considerazione non tanto la grandezza storico-politica, ma soprattutto la fedeltà all’Alleanza, tema fondamentale per il popolo di Dio. Dell’Alleanza abbiamo trattato lungamente nel libro di Esodo.

Ora, il Regno del Nord viene considerato “geneticamente” infedele perché Geroboamo, allo scisma politico, aveva aggiunto lo scisma religioso per troncare anche i legami religiosi con Gerusalemme. Aveva quindi ricostruito due templi a Betel e a Dan ponendovi i famosi due vitelli d’oro, come narrato in 1Re 12,26 ss.

Di Acab viene espresso questo giudizio:

1Re 16,27 «Le altre gesta di Omri, tutte le sue azioni e le sue prodezze, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. 28 Omri si addormentò con i suoi padri e fu sepolto in Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Acab.

29 Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell’anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni. 30 Acab figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi di JHWH, peggio di tutti i suoi predecessori. 31 Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32 Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. 33 Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando JHWH Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori.

34 Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun».

Quindi Acab, oltre a proseguire nel solco tracciato dai suoi predecessori, sposa una principessa straniera, Gezabele, che introduce nel paese culti di altri dèi.

Il v 34 a mo’ di giudizio conclusivo, denuncia la rifondazione di Gerico la cui prosperità sarebbe assicurata dal sacrificio rituale di due ragazzi, pratica idolatrica particolarmente raccapricciante.

Ma tutto questo giustifica la siccità annunciata da Elia?

Un governante così “infedele” può giustificare un castigo tanto duro da parte di Dio?

E nel popolo sono tutti idolatri?

Il lettore implicito è perciò costretto a riflettere e continuare ad interrogare il testo.