Lettura 19 Es 4,24 – 31 Preghiera come lotta?
Al termine dell’incontro con Dio (4,14) a Mosè viene annunciato che il fratello, Aronne, gli sta venendo incontro.
Sembra che gli avvenimenti erano già in corso in modo autonomo.
Mosè ormai è quasi “costretto” a tornare in Egitto.
Ricevuta la benedizione-congedo da Ietro inizia il cammino verso un paese e un futuro per lui più che minacciosi.
E proprio lungo il percorso accade un fatto stranissimo che ci lascia sorpresi.
4,24« Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, il Signore gli venne contro e cercò di farlo morire. 25 Allora Zippora (o Sefora) prese una selce tagliente, recise il prepuzio del figlio e con quello gli toccò i piedi e disse: «Tu sei per me uno sposo di sangue». 26 Allora si ritirò da lui. Essa aveva detto “sposo di sangue” a causa della circoncisione».
Come? Neonato ha fatto sì che fosse salvato dalle acque del Nilo, poi l’ha fatto diventare un principe d’Egitto. Gli ha dato sentimenti di attenzione verso quelli della sua stirpe per cui ha dovuto fuggire. Poi l’ha fatto diventare pastore del deserto. Nell’incontro del roveto ha dovuto faticare non poco per “mandarlo” a compiere la sua missione e dopo tutto questo cerca di farlo fuori?
Fino al 1700, tanto per fissare una data, gli esegeti ebrei e cristiani ritenevano che Mosè non fosse stato circonciso oppure che la sua circoncisione era stata fatta secondo il culto egiziano e non quello ebraico. E questa sembrava una giustificazione plausibile: se non rispetti il rito… E questo era ammonizione per i fedeli che sentivano il racconto.
Quando poi sono iniziati gli studi secondo il metodo “storico critico” e successivamente con quello della “storia delle forme letterarie” gli esegeti sono impazziti perché non hanno saputo e ancora non sanno, spiegare questi versetti.
Vediamo alcune direttrici per guadagnare qualche spunto di riflessione.
In genere si ritiene che il rito della circoncisione facesse parte della stipula dell’Alleanza, ma gli studiosi hanno scoperto che esso si è affermato solo nel postesilio, cioè 800 anni dopo i fatti di cui stiamo parlando.
Inoltre il libro di Genesi presenta due racconti del trattato di Alleanza con Abramo: l’alleanza prototipale.
In Gn 15 di tradizione J, più antica, non ci sono circoncisioni, infatti mentre le vittime sono consumate dal fuoco, cioè mentre Dio opera, Abramo dorme.
Invece in Gn 17 di tradizione P quindi postesilica, all’uomo è richiesta la circoncisione.
Anche ai piedi Sinai (Es 24) dove è stipulata l’Alleanza con il tutto popolo, c’è la “consegna” dei Comandamenti, ma non si parla di circoncisioni.
Gli esperti oggi dicono che la circoncisione era una pratica molto antica la cui funzione era l’iniziazione alla vita sessuale o una prassi precedente il matrimonio (a debita distanza, ovviamente) e solo in epoca recente, appunto nel postesilio 400 a. C., ha assunto una valenza religiosa come segno di fedeltà.
Tornando al nostro brano, la frase “sposo di sangue” ci porta a pensare ad un rito matrimoniale. E veniamo anche a sapere che il figlio di Mosè non era circonciso. Per di più viene usato un coltello di selce e questo fa pensare effettivamente ad un rito molto antico. Certo, il ferro non era ancora usato, ma rame e bronzo erano disponibili.
Cosa sia effettivamente accaduto è difficile da ricuperare, ma forse l’elemento per noi più interessante è il tema di una “lotta con Dio”.
I mistici a volte parlano di questa “lotta con Dio” come un processo di purificazione, nel senso che Dio vuole togliere al prescelto ogni traccia di peccato.
Dobbiamo notare che chi la combatte è ancora una donna (vedi lettura 5- 6- 7) e quindi Sefora si connette alle due levatrici, alla madre di Mosè, alla sorella Maria, alla figlia del Faraone.
E si conferma il ruolo giocato dalle donne.
A questa lotta con Dio segue l’incontro con il fratello Aronne.
È un evidente parallelo con l’analoga lotta fatta da Giacobbe con Dio e il successivo incontro con il fratello Esaù al quale aveva sottratto i diritti di primogenitura. Leggiamo che Giacobbe porta dei doni per imbonire il fratello, ma se essi non fossero bastati era pronto ad usare le armi.
Ma prima c’è questo misterioso incontro con “un uomo” ma in ebraico: “un tale” (uomo? angelo? spirito?) con il quale lotta tutta la notte perché vuole essere benedetto. Durante la lotta Giacobbe viene colpito al femore per cui zoppicherà per il resto della vita. È un “segnato”. Però otterrà la benedizione e una rivelazione: «non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele perché hai combattuto con Dio e hai vinto» (Gn32,29)
Se abbiamo compreso il senso di “benedire” (lettura 3) possiamo capire come Giacobbe dopo questo incontro-scontro con Dio, diventato uomo nuovo, possa incontrare nella pace il fratello (di più in A. Manara Questioni sulla pratica della fede, Educatt, 102-ss).
Se è una lotta che ha come termine una benedizione, la possiamo chiamare a suo modo “preghiera”.
Anche la lotta di Mosè, nella mediazione di Sefora, ci porta sul versante della preghiera, perché il gesto che compie è essenzialmente un rito, così Mosè quasi spacciato riprende la sua vita, anch’egli abilitato ad riconciliarsi con il suo popolo nella persona del fratello Aronne. E versetti successivi lo confermano.
Es 4,27 «Il Signore disse ad Aronne: «Va’ incontro a Mosè nel deserto!». Andò e lo incontrò al monte di Dio e lo baciò. 28 Mosè riferì ad Aronne tutte le parole con le quali il Signore lo aveva inviato e tutti i segni con i quali l’aveva accreditato. 29 Mosè e Aronne andarono e adunarono tutti gli anziani degli Israeliti. 30 Aronne parlò al popolo, riferendo tutte le parole che il Signore aveva dette a Mosè, e compì i segni davanti agli occhi del popolo. 31 Allora il popolo credette. Essi intesero che il Signore aveva visitato gli Israeliti e che aveva visto la loro afflizione; si inginocchiarono e si prostrarono».
Anche nel Getzemani ci sarà una lotta-preghiera di Gesù con il Padre e anche Lui poi sarà pronto ad affrontare “risolutamente” la “sua ora” e a completare la sua opera (Mt 26,49-46 e paralleli).