Lettura 19 2Re 1,2-17 A chi obbedire
Possiamo sintetizzare la qualità del comportamento di Elia visto nella lettura precedente con il termine “obbedienza“. Certo, una parola fuori moda nelle comprensione di oggi, ma della quale non dovremmo perdere la ricchezza del significato etimologico che proviene dal latino “ob-audire”, cioè ascoltare-per… E l’ascolto, lo shemah, sta alla radice della nostra fede il cui fondamento è: “Dio ha parlato“.
Se il problema dell’obbedienza sempre nella lettura precedente è presente in obliquo e riguarda solo Elia, nella lettura presente è messo proprio a tema, come espresso dal titolo: “A chi obbedire”.
I vv 1 e 17-18 che sono di redazione deuteronomistica e servono a collegare il nostro racconto al libro di 2 Re e pertanto non li consideriamo.
Osserviamo come l’agiografo ha intrecciato la narrazione con i termini: “scendere” e “salire” insieme a: “messaggero“,” messaggeri“, “mandare” e “ritornare” che strutturano il racconto.
Tutti elementi che la traduzione italiana, ossessionata dalle “ripetizioni”, fa regolarmente perdere.
Il re manda dei messaggeri v2.
Interviene il messaggero di JHWH (Cei: angelo) v3.
Il re manda per tre volte un alto dignitario con cinquanta soldati.
La conclusione è affidata ancora al messaggero di JHWH v15.
Elia sale in v6 e scende in v15.
Prima scena vv 1-8
2Re1,1 «Dopo la morte di Acab Moab si ribellò a Israele.2 Acazia cadde dalla finestra del piano di sopra in Samaria e rimase ferito. Allora mandò messaggeri con quest’ordine: «Andate e interrogate Baal-Zebub, dio di Ekròn, per sapere se guarirò da questa infermità».3 Ora il messaggero di JHWH disse a Elia il Tisbita: «Alzati, và incontro ai messaggeri del re di Samaria. Dì loro: Non c’è forse un Dio in Israele, perché andiate a interrogare Baal-Zebub, dio di Ekròn? 4 Pertanto così dice JHWH: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma di certo morirai». Ed Elia se ne andò.
5 I messaggeri ritornarono dal re, che domandò loro: «Perché siete ritornati?».
6 Gli dissero: «Un uomo è salito a incontrarci e ci ha detto: Andate, tornate dal re che vi ha inviati e ditegli: Così dice JHWH: Non c’è forse un Dio in Israele, perché tu mandi a interrogare Baal-Zebub, dio di Ekròn? Pertanto, dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma di certo morirai».
7 Domandò loro: «Com’era l’uomo che è salito a incontrarvi e vi ha detto simili parole?».
8 Risposero: «Era un uomo peloso; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi». Egli disse: «Quello è Elia il Tisbita!».
La caduta da una terrazza di re Acazia, figlio di Acab, segna l’inizio del racconto. L’archeologia ha mostrato che cadute di questo tipo erano frequenti perché usavano costruire torri con terrazze prive di parapetti. Il re “di Israele“, ferito, manda a consultare un dio straniero e per di più in una città filistea, Ekròn, ma i messaggeri reali sono intercettati da Elia. Essi non lo riconoscono come uomo di Dio e ancor meno come profeta, tanto che, tornati dal re, parlano semplicemente di “un uomo” vestito in modo strano.
Osserviamo i dialoghi che evidenziano ancora il nuovo stile di Elia il quale riceve il messaggio dal messaggero di JHWH, ma poi non lo troviamo mentre lo riporta ai messaggeri del re, mentre troviamo questi stessi messaggeri che dialogano con il re medesimo. Elia è ormai diventato del tutto trasparente alla Parola di Dio che sembra averlo fagocitato. Infatti non ha più bisogno di fare chiasso perché Dio è “qol demamah daqqah. La sua è ormai perfetta obbedienza.
Notiamo che il comando di Elia: “su tornate dal re che vi ha mandati” è in netto contrasto con il comando regale: essi non sono andati a Ekròn, ma sono tornati a Samaria. Hanno disubbidito al re.
È importante la descrizione che essi fanno di Elia perché è l’unica presente dopo la teofania del Sinai, letteralmente: “un uomo che porta peli“, che gli studiosi traducono con “vestito di pelli“, “e una cintura di cuoio ai fianchi“, cioè un perizoma.
Questi messaggeri descrivono il vestito, ma non ne conoscono il significato: è l’abbigliamento austero e severo di coloro che hanno dedicato tutta la loro vita a Dio, vivendo da eremiti in luoghi deserti, nella preghiera e nella penitenza. Se avessero conosciuto l’aspetto denotativo di quel “vestito di peli” avrebbero riconosciuto il “mantello” che identifica i profeti.
Così, per la seconda volta nel nostro racconto, appare il mantello che avevamo già incontrato nella narrazione dell’unzione di Eliseo. Il lettore è avvisato. Il numero due è simbolo di una mancanza che attende di essere completata; dovrà attendersi la ricomparsa di questo mantello.
Comunque il testo, quasi di sfuggita ci vuole avvertire che chi vuole seguire la via di Elia sa quale stile di vita lo attende.
Seconda scena: tre spedizioni di messaggeri regali
Prima spedizione- 9 «Allora gli mandò il capo di una cinquantina con i suoi cinquanta uomini che salì da lui. Questi andò da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli disse: «Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere!». 10 Elia rispose al capo della cinquantina: «Se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta». Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta».
Seconda spedizione- 11 «Il re mandò da lui ancora un altro capo di una cinquantina con i suoi cinquanta uomini che salì da lui. Questi andò da lui e gli disse: «Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere subito».12 Elia rispose: «Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta». Scese un fuoco di Dio dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta».
Terza spedizione- 13 «Il re mandò ancora un terzo capo con i suoi cinquanta uomini che salì da lui. Questo terzo capo di una cinquantina andò, si inginocchiò davanti ad Elia e supplicò: «Uomo di Dio, valgano qualche cosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di questi tuoi cinquanta servi. 14 Ecco è sceso il fuoco dal cielo e ha divorato i due altri capi di cinquantina con i loro uomini. Ora la mia vita valga qualche cosa ai tuoi occhi».
La seconda scena ci sconcerta perché sembra di ritornare al primo Elia che affermava il suo Dio nel compiere ammazzamenti.
Il capo di cinquanta uomini è un personaggio di alto rango nella gerarchia del regno e per di più, qui è seguito da cinquanta uomini, il che significa che il re ritiene importate il profeta, ma lo vuole anche impressionare o impaurire.
L’italiano perde l’imperatività del comando che i primi due messaggeri reali impongono a Elia: «Uomo di Dio il re dice: scendi».
Altrettanto categorica la risposta di Elia: «Se uomo di Dio io, scenda fuoco dal cielo…»
La scena si ripete in modo quasi identico per due volte; notiamo solo che nel primo caso è “fuoco del cielo” e nel secondo “fuoco di Dio“.
Non possiamo non rilevare la sottile ironia costituita dall’invio di cinquanta uomini per dire a uno solo, miseramente vestito, di recarsi dal re.
Allo stesso modo rimaniamo colpiti e imbarazzati da tutti qui morti per avere portato l’ambasciata; hanno semplicemente obbedito al re.
Terza scena
15 «Il messaggero di JHWH disse a Elia: «Scendi con lui e non aver paura di lui». Si alzò e scese con lui dal re 16 e gli disse: «Così dice il Signore: Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Ekròn, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai».
17 Difatti morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell’anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli.
18 Le altre gesta di Acazia, le sue azioni, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele».
Non sappiamo quanto nel racconto vi sia di storico e di didattico e lasciamo il giudizio in sospeso. Cerchiamo invece di cogliere l’insegnamento che vi è contenuto il quale emerge con l’invio della terza spedizione che si presenta con un atteggiamento di sottomissione all’uomo di Dio, della quale l’intervento del messaggero di JHWH ne modifica l’esito.
Elia, finalmente può scendere e non può che comunicare quanto già annuncia al v4.
Allora l’intento del racconto è chiaro: l’autorità di Dio deve prevalere su quella del re; l’obbedienza a Dio precede l’obbedienza al re.
Appendice
Diamo alcune coordinate per riflettere sui morti delle prime due spedizioni. Vedi anche in Glosse: nota esegetica 4 e 5.
1- Quei soldati ubbidivano ad un comando del re e non avrebbero potuto contestarlo e trasgredirlo perché la cultura e la teologia del tempo non avevano ancora guadagnato la prospettiva della responsabilità individuale. Il primo che, timidamente, inizia a trattare l’argomento è il profeta Ezechiele che arriverà tre o quattro secoli dopo.
2- Il fuoco che discende dal cielo e distrugge tutto quello che trova fa parte dell’armamentario religioso delle culture antiche e potrebbe essere solo un elemento narrativo introdotto per inculcare un insegnamento; e allora apparterrebbe al genere letterario didattico.
3- La nostra lettura della Bibbia è di tipo cristiano, cioè rispetta la compatibilità cristologica. Vale a dire per questo caso: il Dio rivelato da Gesù Cristo non manda meteore incandescenti sulla testa della gente, ma “dà il suo sole ai buoni ed ai cattivi e la sua pioggia ai giusti e agli ingiusti“.
4- Ci sia consentito un però… Però non dobbiamo dimenticare il tema del giudizio. La parabola di Mt 25 ci ricorda che il cristianesimo è anche questione di vita o di morte.