Lettura 18 Es 3,12 A proposito dei segni

Il segno

Es 3, 12 «Rispose (Dio): io sono con te. Eccoti il “segno” che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

Viene da dire: strano segno! Un segno che non segna niente. Perché io avrei bisogno di un segno che mi rassicurasse che Dio mi ha effettivamente parlato e che non mi sono sognato. Ho bisogno di un segno per trovare la forza di iniziare un’impresa tremendamente impegnativa e pericolosa. E invece questo segno mi verrà dato a lavoro finito.

Ad opera finita saprò che Dio era con me, anzi che è sempre stato come… ma intanto devo andare avanti senza “vedere” niente.

Certo, è un segno che fa perno sulla fede e la fede non fa i calcoli con il computer… però…

Però, noi cosa faremmo con un segno come questo? Non è come tapparsi il naso e saltare nel vuoto?

I segni.

In Es 4,1-9 troviamo un’altra tipologia di segni. Questi sono chiesti da Mosè, non per sé, ma per gli altri: dei segni destinati ad accreditarlo presso il popolo.

Forse qui inizia l’opera di “mediazione” di Mosè tra Dio e il popolo (Es 32). Anche questi segni sono strani.

Il bastone che si trasforma in serpente e viceversa.

La mano che si copre di piaghe della lebbra e poi guarisce.

L’acqua del Nilo trasformata in sangue.

Questi segni ci sorprendono in direzione opposta rispetto al precedente: sembrano i trucchi di un mago o un prestigiatore che nulla hanno a che fare con Dio. E infatti i maghi d’Egitto riusciranno in parte a ripeterli.

Strani, anche perché tutta la Bibbia condanna duramente queste pratiche (vedi ad esempio 1Sam28), ma qui Dio dà a Mosè la possibilità di compiere queste opere. Come mai?

Potremmo dire che Dio viene incontro all’uomo usando un linguaggio che possa comprendere, quindi è per aiutare il popolo schiavo a compiere i primi passi verso la libertà.

Tuttavia questi segni mantengono la loro ambiguità, infatti verso faraone e relativa corte non avranno efficacia perché non cambieranno le loro decisioni.

Anche Gesù compirà dei segni che banalmente chiamiamo “miracoli” i quali però sono di tutt’altro tenore. C’è sempre di mezzo la liberazione un’esser umano: «…i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati…» e non sono mai chiamati miracoli, ma guarigioni. Sono sempre e solo segni di liberazione dal male.

L’aspetto del “prodigioso” è secondario e Gesù lo rifugge; a qualcuno che aveva guarito dice: «vai a casa e non dirlo a nessuno» . Se c’è un segno anomalo è quello del fico disseccato (Mt 20,20) che però è una azione simbolica.

Quei segni offerti al popolo schiavo, al faraone e alla sua gente nei Vangeli sinottici sarebbero chiamati “tentazioni messianiche” e sono proposti a Gesù da Satana. Come: “Buttati dal pinnacolo del tempio e fai un atterraggio in piena regola sulla spianata; io ti procuro le riprese TV a reti unificate e te li trovi tutti dalla tua parte“. Ma Gesù è categorico: “Vade retro Satana!” (libera attualizzazione di Mt 4 e paralleli).

E Mosè perché non chiede per sé qualche segno più consistente?

Semplicemente perché non è ha più bisogno. Ormai lui ha fatto l’esperienza (mistica) di Dio e la sua vita è radicalmente trasformata: è in costante riferimento a Dio «che parla con lui parla faccia a faccia» Es 33,11.

Infatti ci sono diversi modi di venire alla fede.

L’emorroissa tocca il mantello di Gesù e dopo un breve dialogo si sente dire: “La tua fede ti ha salvato” (Lc 8,40s)

Saulo, il persecutore dei cristiani, cade da cavallo, incontra Gesù, diventa Paolo e poi va avanti come un treno(At 9).

Pietro va dietro Gesù per tre anni, spesso rimproverato, qualche volta, molto raramente, lodato e arriverà fino a rinnegare il suo Maestro, tornerà sui suoi passi e sulle sue spalle sarà posto l’incarico di sostenere gli altri discepoli.

Ogni essere umano viene alla fede in un modo del tutto personale e singolare perché ogni rapporto uomo -Dio è una relazione tra due soggetti, tra due libertà che si incontrano nel rispetto reciproco.

Dio ci viene incontro nella nostra situazione; meglio: Dio “mi” viene incontro nella “mia” situazione che è sempre unica e irripetibile.