Lettura 16 Giona 3,5-10 La conversione

Se Sodoma è stata “ribaltata / hapak” malgrado l’intercessione di Abramo allora il lettore avvertito si attende un esito analogo anche per Ninive e invece c’è l’effetto sorpresa.

Infatti dopo solo un giorno di cammino, quindi dopo che Giona ha percorso solo un terzo della città, accade l’imprevedibile: nella città malvagia per eccellenza avviene che:

Gio 3,5 «E credettero gli uomini di Ninive a Dio, indissero un digiuno e si vestirono di sacco dal più grande al più piccolo di loro.
6 La notizia arrivò al re di Ninive, il quale si alzò / qom dal suo trono, si vestì di sacco e si sedette sulla cenere.
7 E proclamo in Ninive questo ordine: “Per decreto del re e dei suoi grandi /gadol dignitari, uomini e bestiame grosso (mandrie) e minuto (ovini) non mangino nulla e non bevano acqua 8 si vestano di sacco uomini e animali e gridino / qarah a Dio con forza. Ognuno si converta / ritorni /shub dalla sua condotta malvagia e dalla violenza / hamas che è nelle sue mani. 9 Chissà che Dio si converta / ritorni / shub dalla sua ardente ira e noi non moriamo.
10 Vide Dio dalle loro opere che si erano si convertiti / ritornati / shub dalla loro via malvagia e si pentì / consolò / niham Dio del male che aveva detto di fare loro e non lo fece».

1- In questa pericope il testo ebraico gioca sui termini.
Ritroviamo il verbo qom: alzare, alzarsi che abbiamo trovato più volte; qui è il re che si alza per poi abbassarsi, cioè accucciarsi nella cenere.
Troviamo ancora il verbo qarah: gridare tradotto con invocare, proclamare. All’inizio erano stati i marinai a “gridare” alle loro divinità a causa della tempesta (lettura 5).

Ben più importante è il rimbalzo prodotto dal verbo shub: ritornare, tradotto con convertire, convertirsi, pentirsi mentre l’ebraico è molto più sintetico. Restiamo al significato più radicale: se il popolo ritorna dalla sua condotta malvagia anche Dio ritorna dalla sua ardente ira, così che quando Dio vede che sono effettivamente ritornati si pente… ma il verbo niham presenta qualche problema. P. Rota Scalabrini suggerisce che debba tradursi con “consolare“. Allora il senso sarebbe: la conversione del popolo consola Dio che si converte a non ribaltare la città.
Questo costituisce uno dei vertici della spiritualità biblica: l’idea che l’uomo nella sua pochezza e nella sua vicinanza al male sia in grado di consolare Dio.

2- Osserviamo che i niniviti «credettero in Dio» non in JHWH, mentre i marinai della nave dopo avere ascoltato l’autopresentazione di Giona: Gio 1,16 «E quegli uomini temettero con grande (gadol) timore JHWH e offrirono sacrifici a JHWH e fecero voti» (lettura 7).
Allora la conversione di Ninive non costituisce un riconoscimento del Dio d’Israele, di JHWH. Al nostro autore non interessa l’identità del Dio a cui niniviti credono, ma il fatto che abbiano abbandonato la via del male.
C’è una legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo che l’annuncio di Giona ha fatto riemergere alla coscienza di questa gente. Quindi si tratta di una conversione morale.

3- L’iniziativa di questa grandiosa liturgia penitenziale è del popolo, non del re e dei suoi dignitari. Il re proclama un decreto che il popolo ha già messo in pratica.
Emerge così il tema delle responsabilità dei governanti circa il comportamento del popolo. C’è un inscindibile rimando tra comportamento del popolo e legislazione, per cui se le leggi sono buone anche il popolo condurrà una vita buona e viceversa.
Forse può fare sorridere che anche gli animali indossino il sacco, non possano bere né pascolare, ma il paradosso vuole mettere in luce la partecipazione generale e capillare di tutta la città al rito penitenziale.

4- La decisione presa dal popolo ha condizionato anche la decisione del re che avrebbe potuto decidere di evacuare la città e trasferire la popolazione altrove o magari salvare solo se stesso e la sua famiglia. L’iniziativa del popolo è così capace di salvare anche la città attraverso la celebrazione di questa grande liturgia penitenziale, i cui segni: vestirsi di sacco, digiunare, sedersi per terra nella polvere, ecc. sono comuni a tutte le religioni dell’antico oriente e si trovano anche in diverse pagine della Bibbia.

5- L’idea che la preghiera e la penitenza dell’uomo cambi l’agire di Dio è ben presente nella Bibbia, ma impensabile per la filosofia e per altre religioni, come l’Islam. In genere si ritiene che quando le divinità abbiano deciso qualcosa, nulla può più cambiare tale decisione. Questa concezione era presente anche nella religione dell’antica Persia perciò anche a Ninive.

6- Ma questi niniviti si sono effettivamente convertiti? E quanto è durata la loro conversione?
Il testo è sibillino perché v10 dice che “Dio vide le loro opere” e Dio non si sbaglia nel valutare la situazione, ma un osservatore esterno cosa vede? E l’osservatore esterno e Giona. Il quale non sembra molto convinto.

Lui vive una situazione simile alla nostra: è facile credere alla conversione dei niniviti, ma sei disposto a credere che il tuo collega… o il tuo vicino di casa… o tuo figlio…?