Lettura 16 1Re 19,19-21 “Unzione” di Eliseo
1Re 19,19 «Partì di là. Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello (v13). 20 Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te».21 Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio».
Il lettore implicito ha seguito tutte le vicende di Elia: in Israele, presso il torrente Cherit, a Zarepta, sul Carmelo, a Bersabea, nel deserto e fin sull’Oreb dove ha incontrato Dio.
L’ha visto sempre protagonista, fiero, presuntuoso, antipatico e prevaricatore verso la parola di Dio. Adesso il lettore deve cercare di scoprire se dopo l’esperienza mistica di JHWH in Elia c’è stato un cambiamento nelle sue relazioni verso gli altri e verso Dio.
v19- « partì di là ».
Il brano inizia con una frase telegrafica, ma ricca di interrogativi.
È l’inizio di un nuovo viaggio geografico o di una nuova fase della sua vita?
Se si trattasse di un luogo dovrebbe dire dove ha incontrato Eliseo, ma su questo il testo tace.
D’altra parte Dio in 19,15, l’aveva invitato a tornare nel deserto di Damasco ed Eliseo a suo tempo eserciterà i suoi compiti nel nord d’Israele.
Comunque rimane il dubbio: va bene che ha fatto l’esperienza di Dio, ma Elia è cambiato?
Un’osservazione statistica
Le azioni attuate da Eliseo sono 11; dodici se si contiamo anche il verbo “dire” mentre quelle compiute da Elia sono solo 3.
Già questo ci dice che Elia, pur essendo presente sulla scena, è praticamente immobile e parla una volta sola.
Chi si muove, parla, va e viene è Eliseo.
Questo ci suggerisce che Elia si è defilato?
C’è qualcun altro che agisce… oppure Qualcun Altro?
La presentazione di Eliseo è composta da diversi elementi alcuni dei quali hanno valore simbolico; se non si colgono non si comprende il testo.
L’aratura
Anzitutto, uno che lavora con tutte quelle bestie non è un poveraccio.
Che fossero buoi è improbabile perché gli ebrei non castravano gli animali, forse tori o mucche, con molti dubbi. Però non è velato il riferimento ai due vitelli d’oro di Geroboamo di 1Re12, con tutto quello comportano (Lettura 50 di Esodo).
Arare con molti animali può avere una giustificazione tecnica perché prima dell’adozione del basto, avvenuta nel medioevo, cavalli e buoi erano aggiogati per il collo e poiché il peso del traino si scaricava sulla trachea la spinta era di poco superiore a quella di un uomo che tirasse di spalla. Quindi per esercitare una forza maggiore si moltiplicava il numero degli animali al traino, da cui: bighe, quadrighe, ecc.
Nel nostro caso Eliseo ha a che fare con dodici paia di buoi (24 buoi!?!) e il rimando alle dodici tribù di Israele è più che evidente.
Ora, la relazione di Eliseo con le tribù è espressa dall’aratura.
L’aratro di quei tempi era più o meno un grosso chiodo che, ovviamente, lasciava nel terreno un solco.
In ebraico “aratro” è maschile e “solco” femminile; inoltre gli studiosi ci dicono che nelle lingue orientali, greco compreso, “aratro” e “fallo” hanno le stesse radicali.
Allora possiamo dire che Eliseo viene presentato come uno capace di agire con grande vigore e potenza verso le tribù d’Israele: è un eroe vigoroso che sa il fatto suo.
Se il lettore implicito è attento non può fare a meno di cogliere una sottile allusione all’Elia degli inizi… e anche una sottile ironia.
Il nostro autore come sempre e sibilino perché continua a chiederci di riflettere e non cessare di interrogare il testo.
Mantello
Avevamo già incontrato il mantello al v13 quando Elia se ne servì per coprirsi il volto alla presenza di Dio.
Ora, senza dire una parola, si avvicina ad Eliseo e gli “getta” il suo mantello sulle spalle: una azione simbolica che lo definisce discepolo del maestro.
Già, ma quale maestro, il primo Elia o il secondo? perché il gesto sembra alquanto prepotente. Almeno chiedergli se era d’accordo, no?
D’altra parte Elia aveva ricevuto da Dio il compito di “ungere” Eliseo quale suo discepolo. Ora comprendiamo che quell’unzione era intesa in senso lato perché in realtà si tratta di elezione. Infatti in tutta la Bibbia non si parla mai di ungere un profeta. Un profeta è chiamato da Dio senza approvazione di nessuna autorità,
La reazione di Eliseo.
Eliseo chiede di baciare i genitori. Non si tratta di indecisione o ripensamento, ma di lasciare un tipo di vita e di famiglia che non saranno più suoi.
Egli sa che non potrà più avere una famiglia, una casa, ma dovrà vivere come profeta nel deserto: una vita di castità, vissuta nella fraternità dei cosiddetti “figli dei profeti”. Una sorta di monachesimo antico; qualcosa come a Qumran.
Su questo argomento è inevitabile il confronto con Luca perché la una Liturgia Eucaristica richiama entrambi in testi.
Lc 9,59 A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». 60 Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio».
Estrapolare il detto di Gesù dal contesto in cui è stato pronunciato e porlo in opposizione al congedo di Eliseo quasi considerandolo acqua fresca in confronto a quello suggerito da Gesù, non è corretto.In realtà il gesto di Eliseo è un segno di rottura radicale con la vita precedente e lo stesso Gesù non intende mettere in conflitto la famiglia d’origine con la vocazione alla sequela, ma tende a sottolineare in modo paradossale le esigenze del Regno. Ma appunto “paradossale”!Infatti nei Vangeli troviamo un altro modo di Gesù di considerare i rapporti con i genitori:
Mc 7,5 «Quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». 6 Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra,ma il suo cuore è lontano da me.
7 Invano essi mi rendono culto,insegnando dottrine che sono precetti di uomini.8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. 11 Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Ancora una volta dobbiamo richiamare che la Bibbia deve essere valutata nella sua unità e senza prendere spezzoni facendo dire loro quello che vogliamo; lettura, questa, di cui Satana è maestro, come insegnano le tentazioni di Gesù nel deserto.
Rito di passaggio
Quello di Eliseo è un rito di passaggio, una forma rituale di congedo dalla famiglia di origine.
I buoi erano dodici paia ed Eliseo prende i suoi due: ormai non servono più per la sua nuova vita. Adesso egli segue il Dio del deserto, non più il Dio della fecondità della terra e degli armenti. E anche gli attrezzi non servono più.
Più radicale di così!
v21 «fece cuocere» è strano parlare di cuocere e non di fuoco. Forse il fuoco è da un’altra parte e dovrà apparire.
v21 «andò dietro» questo andare è l’atteggiamento del discepolo che segue il Maestro. Anche Gesù dirà a Pietro. “Vade retro”.
v 21«si mise al suo servizio» indica un atteggiamento di umiltà e obbedienza nelle tre dimensioni: castità, povertà, obbedienza. E siamo intorno al 800 a.C.
Se tutto questo tiene, allora possiamo dire che questi primi cenni relativi alla vita di Elia dopo l’Oreb, hanno già un tono differente rispetto all’inizio del libretto.
Qui Elia dice una sola frase; il resto del racconto riguarda esclusivamente Eliseo e si parla di cambiare vita, di affrontare il futuro senza garanzie economiche, politiche e sociali, completamente nelle mani di Dio.
Ma riguarda esclusivamente Elia o anche il lettore implicito?