Lettura 13 Giona 2,1-11 Come ebrei e cristiani leggono l’avventura nel ventre della pescia

Il “soggiorno” di Giona nel ventre della “pescia” è stato ed è tuttora oggetto di continue riflessioni sia da parte della tradizione ebraica che di quella cristiana.

La recezione cristiana

Riportiamo integralmente il testo di Matteo a tal riguardo.

Mt 12,38 Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose: 39 «Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. 40 Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41 Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona! 42 La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!

A ben vedere i segni profetizzati da Gesù sono due:
1- La sua morte e la sua risurrezione dopo avere “soggiornato” per tre giorni nello Sheol o regno dei morti o inferi.
2- La conversione dei pagani che avverrà in particolare a partire da Paolo e per contro il rifiuto da parte dell’ebraismo ufficiale. È quello che accadrà a Ninive come vedremo nelle prossime letture.

La recezione ebraica
Anzitutto dobbiamo ricordare che la lettura del libro di Giona fa parte della liturgia ufficiale della celebrazione dello Yom Kippur, cioè il giorno dell’espiazione annuale, forse la festa più importante del calendario ebraico.

Così abbiamo diverse letture fatte da famosi maestri a commento di questi tre giorni nel ventre della pescia e ne riportiamo una breve sintesi.

Dal ventre della pescia Giona, attraverso gli occhi dell’animale si volge verso Gerusalemme come fa ogni pio ebreo che quando prega deve volgersi vostro il Tempio, casa di Dio (Tb 3,10ss).
Così un maestro può dire che quel ventre e stato trasformato in una sinagoga illuminata dalla luce di una perla misteriosa.
Un altro aggiunge che ad un certo punto sia avvicina alla pescia il Leviatano, il grande mostro che abita le profondità degli abissi. Esso in solo boccone potrebbe ingoiare la pescia con dentro Giona.
Ma il profeta prontamente gli mostra il “sigillo di Abramo”, visto il quale, il Leviatano fugge terrorizzato a “pinne” levate.
In questo modo i maestri d’Israele riescono a collegare tra loro Tempio, Sinagoga, circoncisione e preghiera: gli elementi fondamentali della loro religiosità.
E questo diventa uno splendido richiamo per ogni israelita, perché queste azioni di Giona sono per tutti coloro che vivono in condizioni “normali” e non nel ventre di un pesce, sono più facilmente attuabili.

Certo siamo di fronte a commenti fantastici, alquanto discosti da esegesi rigorose e, tuttavia capaci di alimentare il desiderio, esattamente come fanno i testi spirituali e mistici ebraici o cristiani.

Non dobbiamo dimenticare che l’uomo e fondamentalmente struttura desiderante e che quando il desiderio si ammala l’uomo muore, non riesce più a giocare le sue carte.
Psichiatri e psicologi la chiamano depressione, i maestri di spiritualità la chiamano aridità.
Come che sia in queste situazioni l’uomo sta male fino a morire.

Per questo dobbiamo sempre essere attenti a non spegnere il desiderio.