Lettura 12 Giona 2,1-11 La preghiera di Giona, un ultimo sguardo
Dobbiamo ancora cercare di capire cosa ha cambiato l’atteggiamento di Giona verso Dio.
Ci può aiutare il Sal 73che per molti versi richiama la vicenda del nostro profeta
Sal 73,1 «Quanto è buono Dio con i giusti, / con gli uomini dal cuore puro!
2 Per poco non inciampavano i miei piedi, / per un nulla vacillavano i miei passi,
3 perché ho invidiato i prepotenti,/ vedendo la prosperità dei malvagi.
4 Non c’è sofferenza per essi,/ sano e pasciuto è il loro corpo.
5 Non conoscono l’affanno dei mortali / e non sono colpiti come gli altri uomini.
6 Dell’orgoglio si fanno una collana / e la violenza è il loro vestito.
7 Esce l’iniquità dal loro grasso, /dal loro cuore traboccano pensieri malvagi.
8 Scherniscono e parlano con malizia, / minacciano dall’alto con prepotenza.
9 Levano la loro bocca fino al cielo / e la loro lingua percorre la terra.
10 Perciò seggono in alto, / non li raggiunge la piena delle acque.
11 Dicono: «Come può saperlo Dio? / C’è forse conoscenza nell’Altissimo?».
12 Ecco, questi sono gli empi: / sempre tranquilli, ammassano ricchezze.
13 Invano dunque ho conservato puro il mio cuore / e ho lavato nell’innocenza le mie mani,
14 poiché sono colpito tutto il giorno, / e la mia pena si rinnova ogni mattina.
15 Se avessi detto: «Parlerò come loro», / avrei tradito la generazione dei tuoi figli.
16 Riflettevo per comprendere: / ma fu arduo agli occhi miei,
17 finché non entrai nelle Tue stanze / e compresi qual è la loro fine.
18 Ecco, li poni in luoghi scivolosi, / li fai precipitare in rovina.
19 Come sono distrutti in un istante, / sono finiti, periscono di spavento!
20 Come un sogno al risveglio, Signore, / quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
21 Quando si agitava il mio cuore / e nell’intimo mi tormentavo,
22 io ero stolto e non capivo, / davanti a te stavo come una bestia.
23 Ma io sono con te sempre: / tu mi hai preso per la mano destra.
24 Mi guiderai con il tuo consiglio / e poi mi accoglierai nella tua gloria.
25 Chi altri avrò per me in cielo? / Fuori di te nulla bramo sulla terra.
26 Vengono meno la mia carne e il mio cuore; / ma la roccia del mio cuore è Dio,
è Dio la mia sorte per sempre.
27 Ecco, perirà chi da te si allontana, / tu distruggi chiunque ti è infedele.
28 Il mio bene è stare vicino a Dio: / nel Signore Dio ho posto il mio rifugio, / per narrare tutte le tue opere / presso le porte della città di Sion».
Un breve commento per correlarlo al nostro testo.
v4 – 6 viene descritto il comportamento dei malvagi che in tutte le loro opere hanno successo e questo mette in crisi la teologia della retribuzione che teorizza l’ottenimento del bene per le persone rette e il male per i malvagi.
Tanto che l’orante v2-3 non è più sicuro della sua fede in Dio.
Infatti all’orante, il giusto, gli vanno tutte storte.
Il punto di svolta è v17 “finché entrai nelle Tue stanze“.
Tutto il resto v18 -28 è la descrizione del suo ritrovato rapporto con Dio che è la cosa che più conta… non la teologia della retribuzione.
Ricordiamo che già il libro di Giobbe è una lunga dissertazione tesa a mostrare che la teologia della retribuzione non funziona. Per non parlare di Gesù che ammonisce, Mt 5,44:
« Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste,che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti ».
Ora, la svolta del v17 «Allora sono entrato nelle Tue stanze…» dice una cosa molto importante.
Se si immagina il palazzo di un re, ci sono i saloni nei quali si ricevono i parenti, gli amici, i funzionari di corte, ecc. mentre le stanze costituiscono la zona privata, il luogo dell’intimità del signore, dove vivono la moglie, i figli.
Nel nostro caso “entrare nelle Tue stanze” significa: cercare intimità con Dio.
Essere ammesso nelle stanze vuol dire uno stretto rapporto di amicizia con Dio.
Ora, in questo salmo la ricerca di intimità con Dio è opera della ricerca dell’orante, mentre nel caso di Giona è opera di Dio.
È Lui che ha provocato la tempesta, è Lui che ha fatto sì che Giona fosse gettato in mare ed è ancora Lui che lo ha fatto ingoiare da una “grande pescia” isolandolo dal resto del mondo.
Dopo tutti questi eventi, nella più assoluta solitudine, anche Giona è “costretto” ad “entrare nelle stanze di Dio“.