Lettura 1 Giona 1,1
Se il lettore avesse già una certa conoscenza del libro di Giona, 4 capitoli e 40 versetti in tutto, potremmo da subito commentarlo, ma preferiamo metterci nella prospettiva del lettore implicito cioè, quel lettore che interroga e si lascia interrogare dal testo.
Certo dobbiamo supporre un po’ di conoscenza della Bibbia perché essa deve sempre essere colta nella sua unità.
Ora, il più grande profeta dopo Mosè è stato Elia. Questi che credeva di sapere tutto su Dio, profetava nel Suo nome in forme sconcertanti o addirittura insopportabili, ma quando giunge a conoscere Dio da vicino, grazie ad un’esperienza mistica, la sua vita cambia radicalmente.
Giona invece conosce Dio sin dall’inizio anzi, lo conosce molto bene e pertanto dovremmo attenderci da lui i fuochi artificiali o, comunque, le prodigiose opere compiute da un fedele servo della Parola… ma lasciamo parlare il testo.
Gio 1,1 «Ed ecco la parola di JHWH a Giona figlio di Amittay: 2 “Alzati va’ a Ninive la grande città e proclama contro di essa che il loro male è salito fino a me (davanti alla mia faccia)“».
1- L’israelita che legge questo versetto e ha una certa conoscenza della sua storia sa che era esistito un profeta “Giona figlio di Amittay” al tempo del re di Israele (regno del Nord) Geroboamo II°, 783 – 743 a. C.
2Re 14,23 «Nell’anno quindici di Amazia figlio di Ioas, re di Giuda, in Samaria divenne re Geroboamo II figlio di Ioas, re di Israele, per quarantun anni. 24 Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. 25 Egli ristabilì i confini di Israele dall’ingresso di Amat fino al mare dell’Araba secondo la parola del Signore Dio di Israele, pronunziata per mezzo del suo servo il profeta Giona figlio di Amittai, di Gat-Chefer, 26 perché il Signore aveva visto l’estrema miseria di Israele, in cui non c’era più né schiavo né libero, né chi lo potesse soccorrere. 27 Egli che aveva deciso di non far scomparire il nome di Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo II figlio di Ioas».
Questa è l’unica menzione di questo profeta reperibile in tutta la Bibbia, quindi un personaggio poco importante.
2- Questo lettore israelita si rende subito conto che il linguaggio usato dal redattore del nostro libro è del terzo secolo a. C. e non quello dell’ottavo secolo; allora il testo è rivolto al popolo ebraico tornato dall’esilio babilonese e alla situazione politico religiosa di quel tempo, che possiamo riassumere così:
• non c’è più la monarchia e il re di Persia governa tramite i suoi ministri; ad esso si era poi sostituito l’impero di Alessandro Magno e i regni dei suoi successori.
• la promessa o la speranza di ricostituire il Regno davidico appare più che mai lontana
• la specificità ebraica si è ridotta esclusivamente alla pratica religiosa e al suo ripensamento che ruotano attorno al Tempio
• una religiosità popolare diffusa che non è aliena da infiltrazioni provenienti dalle religioni dei popoli circostanti; la tentazione all’idolatria e al sincretismo religioso è sempre presente, quindi una fede piuttosto vacillante, anche perché le promesse divine ribadite lungo tutta la storia, dalla liberazione della schiavitù d’Egitto in poi, sembrano essersi vanificate.
3- Questo nostro lettore non può fare a meno di rilevare che Giona / Yonah significa “colomba”, termine che diversi profeti hanno usato per indicare l’atteggiamento instabile e capriccioso di Israele. Ricordiamo che per gli antichi il nome non è un semplice suono, ma un programma di vita o addirittura il destino di chi lo porta.
4- Figlio di “Amittay”, cioè: “mia verità” per cui Giona sarebbe “figlio della mia verità”.
Con questa premessa è già messa in pista una serie di domande che il lettore deve porre al testo.
Ma già vediamo che i due nomi di cui il primo allude ai capricci e il secondo alla verità di Dio sono tra loro in tensione. Quale dei due incarnerà Giona?
Però, non è che il redattore voglia fare dell’ironia?
5- Già sorprende che quell’omonimia con l’antico Giona rimandi ad un profeta che anziché proclamare il “giorno di JHWH“, il giorno in cui Dio farà i conti con il popolo infedele, è forse l’unico profeta che invece vaticina un evento salvifico: un re che ha riportato il Regno del Nord nei suoi confini originali.
6- Ninive. La semplice nominazione di questa città incuteva paura ad un ebreo. Essa era probamente la più grande città dell’impero Assiro anche se ne fu capitale solo per qualche decennio (704 – 681 a. C.) e venne distrutta rabbiosamente da medi e babilonesi nel 612.
Gli assiri sono noti per la durezza della loro politica verso i popoli conquistati che venivano deportati dalle loro terre e dispersi nelle varie parti dell’impero, per impedire eventuali ribellioni.
È la sorte che subirono gli abitanti del Regno del nord quando nel 721 a. C. cadde Samaria e il Regno di Israele scomparve per sempre.
Impressionante è la ferocia con la quale trattavano nemici e prigionieri; fortunati erano quelli morti in combattimento.
7- Se la memoria è vigile, il nostro dovrebbe ricordare che anche di altre città è detto: «… il loro male è salito fino a me» Gn 18,20-21; si tratta di Sodoma e Gomorra.
8- E Giona dovrebbe andare a profetizzare in questo paradiso!