Vita di sant'Ambrogio -4

Vita di sant'Ambrogio -4

AMBASCIATA PRESSO MASSIMO

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19. Quando fu ucciso l'imperatore Graziano, per recuperarne il corpo, Ambrogio intraprese la seconda ambasceria presso Massimo. Chi vorrà conoscere con quanto coraggio egli abbia affrontato Massimo, legga la lettera che Ambrogio scrisse a Valentiniano III in merito all'ambasceria.
Mi è sembrato fuori luogo inserirla qui: la sua lunghezza potrebbe annoiare il lettore.
Successivamente, Ambrogio scomunicò Massimo, esortandolo a fare penitenza per avere ucciso il suo signore, che - cosa più grave - era per aggiunta innocente. Solo così poteva salvarsi presso Dio.
Ma quello, di animo superbo, rifiutò la penitenza. Così, perse la sua salvezza. Non solo quella futura ma anche quella presente. Come vinto da timore femmineo, depose il regno che malamente aveva usurpato.

 

ALTRI PRODIGI

20. Dopo la morte di Giustina, un indovino, Innocenzo di nome ma non di fatto, mentre il giudice lo sottoponeva alla tortura per indagare su certi malefici a lui attribuiti, cominciò a confessare altro rispetto a quanto gli veniva richiesto. Gridava infatti che ben più grandi erano i tormenti a lui inflitti dall'angelo custode di Ambrogio. Al tempo di Giustina era infatti salito sul tetto della chiesa a mezzanotte e lì aveva compiuto sacrifici di animali per scatenare l'odio del popolo contro il vescovo. Ma quanto più l’indovino compiva riti malefici, tanto più cresceva l'attaccamento del popolo alla fede cattolica e ad Ambrogio. Confessava di avere mandato anche dei demoni per ucciderlo. Quelli, però, gli dissero che non solo non si erano potuti avvicinare alla sua persona, ma neppure avevano potuto raggiungere le porte della casa del vescovo. Infatti un fuoco difendeva l’edificio e impediva loro di procedere. Addirittura li ustionava anche da lontano. Perciò i demoni avevano desistito da ogni attacco contro Ambrogio.
Si narra, inoltre che un altro uomo, armato di spada, giunse fino alla camera da letto per uccidere il vescovo. Quando alzò la mano per trafiggerlo, questa si paralizzò. Rimase bloccata fino al momento nel quale questo individuo confessò di essere stato inviato da Giustina per assassinare Ambrogio.

21. Sempre in quel tempo, l'illustre Probo aveva inviato al vescovo un suo servo, un segretario, che era crudelmente tormentato da uno spirito maligno. Allorché questi uscì da Roma per raggiungere Ambrogio a Milano, il diavolo l'abbandonò, terrorizzato dal fatto di dovere comparire di fronte al santo vescovo. Per tutto il tempo, che il servo restò a Milano presso il vescovo, non si manifestarono fenomeni diabolici. Ma, una volta lasciata Milano, giunto nei pressi di Roma, lo spirito maligno riprese a tormentarlo. Interrogato dagli esorcisti, il diavolo confessò che, avendo avuto paura di Ambrogio, si era momentaneamente allontanato dal malcapitato servo.

 

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