Vita di sant'Ambrogio -6

Vita di sant'Ambrogio -6

L’ARA DELLA VITTORIA

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26. Successivamente, Teodosio si allontanò dall'Italia e si stabilì a Costantinopoli. Nel frattempo, Valentiniano Augusto viveva in Gallia. Simmaco, che era allora prefetto di Roma, gli inviò a nome del senato una ambasceria per ottenere la riapertura dell'ara della Vittoria e le spese per i riti pagani da celebrare in essa. le cerimonie. Quando il vescovo lo venne a sapere, richiese per lettera all'imperatore che gli fosse inviata una copia di questa richiesta, perché potesse prendere posizione su quanto era di sua competenza. Ricevuta copia della richiesta, scrisse lo splendido documento cui Simmaco non osò mai rispondere. A Valentiniano successe come imperatore Eugenio. Di lì a poco tempo, il prefetto di Roma Flaviano e il conte Arbogaste richiesero l'ara della Vittoria e le spese per le cerimonie. Questa volta Eugenio approvò la richiesta, pur andando contro la sua fede cristiana.

27. Appresa questa notizia, il vescovo lasciò Milano, per non incontrare Eugenio che lì si stava dirigendo. Non temeva il suo potere. Voleva solo evitare il contatto con un uomo sacrilego. Gli inviò una lettera per porlo di fronte alla sua coscienza. Ora citerò alcuni passaggi di questo scritto. "La tua potenza imperiale è grande. Ma Dio è infinitamente più grande di essa. Lui scruta i cuori di tutti. Interroga le coscienze. Conosce tutto, prima che avvenga. Tu, che non sopporti d'essere tratto in inganno, cerchi di nascondere a Dio delle tue decisioni? Era tuo dovere, o imperatore, resistere a richieste di uomini per non offendere la legge divina”.

28. A Firenze, mentre egli abitava nella casa di Decenzio. Il figlio di questi, di nome Pansofio, che era molto piccolo, era tormentato da uno spirito maligno. La preghiera di Ambrogio e l’imposizione delle sue mani lo liberarono da esso. Ma alcuni giorni dopo, colpito da improvvisa malattia, il bambino morì. Sua madre, lo fece allora portare giù dal piano superiore della casa e lo adagiò nel letto del vescovo che, in quel momento, era assente. Quando Ambrogio rientrò in casa, trovò nel suo letto il bambino morto. Allora, imitando Eliseo (2 Re 4, 34), si dispose sopra il corpo del bambino. Con la sua preghiera, restituì vivo il fanciullo alla madre.

29. In questa città costruì una basilica, ove depose le reliquie dei martiri Vitale e Agricola, da lui esumati a Bologna. Qui, i corpi di questi martiri erano stati collocati in mezzo alle salme dei Giudei. Vennero riconosciuti solo perché questi santi martiri si rivelarono al vescovo di quella città.

30. In quel tempo il conte Arbogaste fece guerra contro la sua nazione. In battaglia sbaragliò un gran numero di Franchi e con i restanti fece pace. Durante il banchetto, interrogato dai re della sua gente se conoscesse Ambrogio, egli rispose di conoscerlo e di essere amato da lui. Era addirittura solito pranzare sovente con lui. E allora si sentì dire: "Tu vinci o conte perché sei caro a quell'uomo che dice al sole: «Fermati e il sole si ferma»" (Gios. 10, 12). Ho riferito questo episodio perché i lettori possano concretamente percepire quanto grande era la fama di Ambrogio anche presso i barbari.

 

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