Vita di sant'Ambrogio -3

Vita di sant'Ambrogio -3

AMBROGIO E GLI ARIANI

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11. Si recò un giorno a Sirmio per ordinare vescovo Anemio. Facendosi forte della sua autorità, l’imperatrice Giustina cercò di cacciarlo. Una grande moltitudine di gente la sosteneva. Pretendevano che fosse ordinato vescovo un ariano. Ambrogio stava seduto nell'abside, impassibile. Molto forte era il tumulto provocato dalle donne. Una di loro, una vergine ariana, afferrò la sua veste e cercò di spintonarlo verso il gruppo delle donne. Voleva che queste lo malmenassero e lo Ambrogio, imperterrito, ammonì la donna: "Anche se io sono indegno di un sacerdozio così elevato, non è per nulla conveniente che tu metta le mani su di me. Tu devi temere il giudizio di Dio, perché non ti succeda qualcosa di grave." Gli eventi confermarono le sue parole. Infatti, il giorno dopo, la donna morì. Ambrogio l'accompagnò al sepolcro, ricambiandole in bene l'offesa ricevuta.
Questo episodio provocò non poca paura negli avversari e assicurò una grande pace alla chiesa cattolica e al suo vescovo.

12. Ordinato il vescovo cattolico, Ambrogio tornò a Milano e lì fu oggetto di innumerevoli attacchi da parte di Giustina, che cercava di eccitare il popolo contro il santo vescovo offrendo doni e cariche. Tali promesse allettavano non poco gli animi dei deboli. Giustina prometteva infatti tribunati e diverse cariche a quelli che fossero riusciti a rapire Ambrogio dalla chiesa e a portarlo in esilio. Molti tentarono questa impresa. Ma la protezione di Dio la fece sempre fallire.
Un certo Eutimio, persona assai più sciagurata delle altre, raggiunse un tale grado di follia da procurarsi una casa vicino alla chiesa per collocare nelle sue vicinanze una carrozza in modo da rapirlo più facilmente Ambrogio e, dopo averlo rinserrato in carrozza, trasferirlo in esilio. La sua malvagità ricadde, però, sulla sua testa (Sal. 7, 17). L'anno dopo, infatti, proprio nel giorno in cui aveva progettato di rapire Ambrogio, fu messo su quella stessa vettura e da quella stessa casa fu mandato in esilio. Il giusto giudizio di Dio invertì l'ordine dei fatti.
Tuttavia, il vescovo Ambrogio offrì a quest'uomo non poco conforto, assicurandogli una somma di denaro e altri sostegni necessari al suo stato di esiliato.

13. Ma La follia degli sciagurati ariani continuava a crescere. Sospinti da un crescente squilibrio interiore, cercavano di occupare la basilica Porziana. A custodia delle porte della chiesa fu schierata una milizia. Doveva vigilare sui facinorosi.
Da parte sua, il Signore, che è solito fare trionfare la chiesa sui suoi avversari, convertì i cuori dei soldati. Costoro non si limitarono a difendere la chiesa. Ma, addirittura, so unirono al popolo che acclamava la fede cattolica. In questa occasione per la prima volta si cominciarono a cantare nella chiesa milanese antifone ed inni e a celebrare le vigilie. Questo uso è tuttora praticato devotamente non solo in questa chiesa ma in quasi tutte le province d'Occidente.

14. Proprio in questo tempo ritornarono alla luce i corpi dei santi martiri Protaso e Gervaso. Essi erano stati sepolti nella basilica nella quale ora sono conservati i corpi dei martiri Nabore e Felice. Ma mentre questi santi erano visitati e venerati con grande concorso di gente, di Protaso e di Gervaso si era persa la traccia della sepoltura e, addirittura, degli stessi nomi. La loro tomba era calpestata da quanti si avviavano a raggiungere i sepolcri di Nabore e Felice.
Si racconta che, quando i corpi dei due santi martiri furono estratti dal terreno e deposti su lettighe, molti malati vennero guariti. Un cieco, di nome Severo, tuttora in servizio nella basilica detta ambrosiana, nel momento del trasporto dei corpi dei martiri riuscì a toccare la loro veste e subito riacquistò la vista. Alcune persone oppresse da spiriti diabolici furono liberate e tornarono alle loro case gioiosamente.
I benefici prodotti dai martiri fecero aumentare il credito della fede della chiesa cattolica. In tal modo, diminuiva quello della setta eretica degli ariani.

15. Sempre a partire da questo tempo cominciò a calare la persecuzione voluta dal furore di Giustina, molto determinata a cacciare il vescovo Ambrogio dalla chiesa. Tuttavia nel palazzo reale numerosi ariani, che vivevano attorno a Giustina, deridevano quanto di santo e di misericordioso Gesù elargiva alla gente per i meriti dei suoi martiri. Affermavano che Ambrogio aveva comprato con denaro l'ammissione delle loro guarigioni. Altri sostenevano di essere tormentati sia dai martiri sia da Ambrogio.

16. Ma Dio, che sempre protegge la sua chiesa, non tollerò che gli eretici continuassero a ingiuriare i suoi santi. Successe che uno di questo gruppo di ariani, assalito improvvisamente da uno spirito maligno, cominciò a gridare che, come egli veniva tormentato, così sarebbero stati tormentati coloro che non avessero riconosciuto i martiri o non avessero creduto nell'unità della Trinità, che Ambrogio insegnava. Confusi da queste parole, essi che, di per sé, avrebbero dovuto convertirsi e fare penitenza, immersero quell'uomo in una piscina e l'uccisero.
Da parte sua, Ambrogio cresceva nell'umiltà. Viveva la grazia che Dio gli aveva donato e la faceva crescere di giorno in giorno manifestando fede e amore a Dio e davanti agli uomini (Lc. 2, 51).

17. In quello stesso tempo, c'era un ariano molto abile nel discutere e quanto mai tenace nelle sue convinzioni tanto da non poter essere convertito alla fede cattolica. Un giorno, stava in chiesa mentre il vescovo predicava. Riferì di aver visto un angelo che parlava all'orecchio del vescovo e sembrava suggerirgli le parole da proporre al popolo. Convertito da questa visione, quell'uomo cominciò a difendere egli stesso la fede che prima aveva caparbiamente combattuto.

18. Sempre in quel tempo, due alti funzionari dell'imperatore Graziano, che erano ariani, proposero una questione al vescovo e gli assicurarono di rifarsi vivi il giorno dopo nella basilica Porziana per ascoltare la risposta. La questione riguardava l'incarnazione del Signore.
Il giorno successivo, quei miserabili, gonfi di arroganza, non rispettarono la promessa, disprezzando Dio nel suo vescovo e offendendo lo stesso popolo che era in attesa del dibattito. Saliti su un cocchio, uscirono dalla città iniziarono la loro passeggiata. Nel frattempo, vescovo e popolo aspettavano in chiesa. D'improvviso il cocchio sobbalzò e i due, proiettati fuori da esso, morirono
Ambrogio, ignaro di ciò che era successo e non potendo più a lungo trattenere il popolo, salì sulla cattedra e iniziò a trattare la questione che era stata proposta. "Desidero fratelli - disse - pagare il mio debito, ma non vedo i miei creditori di ieri ... " e continuò secondo quanto è scritto nel libro intitolato Sull'incarnazione del Signore.

 

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