Lettura 91 Es 40 Epilogo del libro di Esodo
Abbiamo percorso insieme ai “figli d’Israele” il cammino che hanno fatto dalla prodigiosa uscita / yazah da dall’Egitto fino ai piedi del Sinai. Il monte si presenta come “spazio sacro“, per accostarsi al quale questi schiavi fuggiaschi devono purificarsi (Es19,10, lettura 40).
Da sempre il “sacro” non può essere accostato senza una coerente consapevolezza.
Qui sono consegnate da Dio le Tavole della Legge, il Decalogo e gli altri codici la cui conoscenza apre ad uno spazio ulteriore: lo “spazio dell’etico“: le modalità del rapporto con Dio espresse nei primi tre comandamenti e le modalità del rapporto con il prossimo negli altri sette.
Questi due eventi segnano l'”atto di nascita” del popolo d’Israele che diventa il “Mio popolo“.
Già ai piedi del Monte Sacro questo “Mio popolo” può conoscere il suo profondo rapporto con JHWH.
Infatti non hanno ancora ricevuto la Legge sintetizzabile in due parole: “unicità di Dio“, che pur a fronte di tutti i benefici sperimentati durante il processo di liberazione, sono diventati idolatri. Il vitello viene proclamato loro dio.
Abbiamo potuto così descrivere le caratteristiche essenziali dei due partner che abbiamo significativamente chiamato: carte d’identità: “Israele non riesce a non peccare, Dio non può non perdonare“.
Allora la Legge a cosa serve se poi non viene osservata /custodita / shamar?
Abbiamo cercato di chiarire che essa non è la condizione perché Dio dia al suo popolo i suoi doni, ma è il segno attraverso il quale il “Mio popolo” dovrebbe cor-rispondere all’Alleanza, che, ricordiamo ancora una volta, non è mai “nostra Alleanza” ma sempre la “Mia Alleanza“. Solo così essa può sussistere e perdurare perché fondata sulla fedeltà di Dio (Lettura 67).
È comunque un’Alleanza che, ferita, trasgredita, deve essere e può essere sempre rinnovata.
Si apre così accanto allo “spazio del sacro” e dell'”etico” anche lo “spazio liturgico o del culto“.
Infatti il nostro libro termina, all’ultimo capitolo, con il completamento della Dimora o Tenda del Convegno sulla quale:
Es 40,33 «Infine Mosè eresse il recinto intorno alla Dimora e all’altare e mise la cortina alla porta del recinto. Così Mosè terminò l’opera. 34 Allora la Nube coprì la tenda del convegno e la Gloria di JHWH / kavod riempì la Dimora. 35 Mosè non potè entrare nella tenda del convegno, perché la nube dimorava su di essa e la Gloria di JHWH riempiva la Dimora».
In questo modo la Tenda diventa il luogo dove sempre si può incontrare JHWH.
Non è un edificio, un palazzo di marmo con colonne e capitelli elaborati, ma una Tenda perché JHWH possa sempre stare accanto al “Mio popolo” durante il suo cammino verso la Terra e oltre ancora.Questo vuol dire che Dio non ha bisogno di edifici grandi e sontuosi. A Lui basta una Tenda.
Proprio come si dirà più tardi del Figlio.
Gv 1,14 «E il Verbo si fece carne / ed esxenosen / si attendò in mezzo a noi».
(La Cei traduce: “venne ad abitare”, ma così si perde la modalità fondamentale di questo “abitare”).
Perciò pur nel passaggio dei secoli e delle traduzioni il significato è sempre quello: “una tenda“… niente di più!
Nella Antica come nella Nuova Alleanza a Dio interessa una sola cosa: stare vicino al Suo popolo.
Fino al punto di realizzare l’impensabile: il Pane Eucaristico. Che più vicino di così…
Così si attua la Nuova Alleanza che nell’accezione latina “nova” vuol dire: ultima e definitiva.
Anche la Nuova Alleanza dispone di una Legge: è il “Discorso della Montagna” la cui sostanza è sintetizzata dalle Beatitudini.
Mt 5:1 «Vedendo le folle, Gesù salì sul monte e, messosi a sedere, gli si accostarono i suoi discepoli. 2Prendendo allora la parola, insegnava loro dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, / perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti, / perché saranno consolati.
5 Beati i miti, / perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, / perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, / perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore, / perché vedranno Dio.
9 Beati i pacificatori, / perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, / perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni cosa malvagia per causa mia.
12 Gioite ed esultate, / perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi».
Osserviamo la scena:
Gesù sale sul monte e si siede. I discepoli si accostano ed egli insegna mentre le folle restano ai piedi del monte.
Sembra la stessa sceneggiatura del Sinai. Con una differenza “importante”. Mancano tutti i segni cosmici. Non ci sono tuoni, fulmini, eruzioni, terremoti, suoni di trombe e nemmeno la Nube, che tutti insieme, “rivelavano e nascondevano“.
La Kavod / Shekinah / Gloria / Presenza, era percepita solo attraverso segni o simboli.
Qui la visione è diretta, immediata. Si vede esattamente ciò che ha da essere visto: un Uomo che si definisce: Figlio dell’Uomo.
Certo, “un profeta potente in parole ed opere“, ma non ancora percepito quale “Figlio di Dio”.
Per riconoscerlo come tale sarà necessario attendere il compimento della sua esistenza. Perfettamente coincidente con il programma enunciato nelle Beatitudini.
Povero? Certo, dirà che non ha neanche un sasso su cui appoggiare il capo.
Afflitto? Non era certo allegro quando doveva ricuperare lebbrosi, prostitute, adulteri, peccatori ecc. e i sacerdoti, scribi, farisei gliene dicevano di tutti i colori.
Mite? Come no? hanno fatto di lui quello che hanno voluto.
Sarebbe ridondante continuare in questa disanima, ma il compimento della sua esistenza mostra tutta la sua forza rivelativa che si conclude con passione, morte e risurrezione.
Solo dopo questi eventi quei discepoli che stavano attorno al monte, potranno comprendere e proclamare il Kerygma fondamentale, forse il primo in assoluto: “Gesù è il Signore“, cioè: “Gesù è JHWH“.
Ma non possiamo tralasciare un confronto tra Beatitudini e Decalogo. Questo è formulato in termini negativi: dice cosa non deve essere fatto, ma non dice nulla a riguardo di come dovrebbe essere la tua vita. Le Beatitudini, invece non esprimono dei precetti, ma degli stili di esistenza che hanno come modello quella di Gesù.
Esattamente quella che ci siamo impegnati a seguire quando abbiamo ricevuto il Battesimo.
Se è così, allora ti posso augurare: “BUON LAVORO”!